30 Set

Pensiero n. 8

Pomeriggio d’insensata irrequietezza. La clessidra intorno a me – mamma e papà che si fanno vecchi, i giorni che mancano per essere felice nella nuova casa insieme al mio amore e la raggiunta maturità – mi trasmette la voglia di regredire. Ricordo quando ero fanciulla, piccola indifesa. E compilo le tabelle che propongono un concorso da insegnante d’italiano.

 

Non m’importa, in fondo – penso – che il blog sia seguito o no. Serve a me come valvola di sfogo: a dire ‘esisto’ oltre le tabelle ministeriali. A dire: sono creativa anche se al momento non cucino per me né per altri. Serve in fondo a rendere i conti. A recuperare un mio spazio, spazio che ho perso da quando sono di nuovo qua. Perché l’introspezione è aiutata dalla solitudine e quando non c’è  soledad – intorno – la scrittura può recuperare quello spazio perso.

 

In fondo chi sono lo so. E se gli altri non lo sanno, non dispiaccia che io tenti con queste parole – e frasi messe in fila –, non dispiaccia che io provi a essere io. Una me più pura di quella che si firma.

C’è sempre un motivo buono per non dire la verità. E cento motivi per dirla tutta e non essere compresi.

 

Oggi, domenica mattina: fatta colazione al bar con un muffin. Il proprietario: ‘sai che sono più buoni il giorno dopo? Si dovrebbero mangiare il giorno dopo!’.

‘quando li faccio, io, invece, mi piacciono subito, quando sono ancora morbidi e caldi’.

 

Dal giornalaio, preso un quotidiano che compro solo la Domenica – per l’inserto culturale – e inoltre questo opuscolo informativo sulle classi di concorso.

 

Avverto il mio amore che c’è la pioggia e che deve fare attenzione con il motorino.

 

Mi sento una principessa su di una torre. Una maestra vecchia e grassa. Mi sento come mia madre quando aveva in grembo me: ancora un non essere che diventerà.

 

(Ieri, a cena dai suoi genitori, lui si è sentito male con lo stomaco. Mi dispiace ma non vuole essere visitato. Speriamo che questi disturbi gli passeranno presto o non so cosa potrò cucinare).

 

Ragazza allo specchio

28 Set

Pensiero e realtà n. 7

Ragazza allo specchioA complicare di nuovo un equilibrio tornato stabile – in 2 giorni abbiamo fatto tutto: litigato, fatto pace, capito molte cose – si affaccia una novità lavorativa: il cliente non ne può più. Si tratta di un partito politico sceso ormai dalla ribalta. Ci avevano affidato un sito e noi con tanto impegno, ma lui non ne vuole sapere. È subentrato il capo della comunicazione che ha detto: ‘voglio gestirlo io, in prima persona’. Così, a un tavolino di un bar piuttosto centrale (un caffè decaffeinato io, un caffè lungo per il mio capo), apprendo le nuove contrarietà che la vita mi riserva. Stavolta è toccato al lavoro, quindi amici, genitori e fidanzato potrebbero dormire sonni tranquilli.

 

Normalmente si aggiusta qualcosa e qualcos’altro ti porge i conti. Mi arrivano tre ritenute d’acconto di soldi che non bastano per pensare ancora alla mobilia, ai vestiti nuovi, alle rate da pagare. Mi chiedo come farò – il fidanzato guadagna ‘poco’. Mille euro al mese, dice: ‘poco’ per due, io dico ‘abbastanza’. Ma certo, non si potrà andare più a mangiare il sushi una volta a settimana. Il cinema sarà contato e così i dolcetti e le colazioni al bar. Dovremo fare economia, mi ripeto, mentre affogo di nervosismo nel traffico delle vie del centro, per andare a visitare un negozio di tecnologia e dopo addobbi per la casa, libreria e giocattoli per bambini, fantasticando non tanto su un futuro figlio quanto sulla mia ritrovata libertà d’infanzia.

 

Sì, ho fatto pace con i miei genitori grazie all’amore del fidanzato che non mi ha lasciato partire. Mi ha regalato 21 rose per ringraziarmi di non averlo abbandonato. Nel frattempo, molte persone chiedono quale sia la mia reale identità però io non so rispondere. Da quando amo un ragazzo che si merita quest’affetto i miei angoli sono smussati, e mi rendo conto di quanti falsi amici hanno costeggiato la mia vita e con un balzo li relego tutti potenzialmente sottoterra. Pensando a quanto tempo ho sprecato!

 

Stasera si esce ma non si sa quali rischi si correranno. Andremo probabilmente con un gruppo di amici, all’interno del quale una donna spicca e vuole spiccare per protagonismo e femminilità. Ce la farò a reggere il confronto, penso. Poi, realisticamente, mi immagino zitta e in un angolo e quali angoli smussati?

 

Non tanto un ritrovato equilibrio e nemmeno la femminilità appagata e nemmeno l’amore. Non posso relegare nessuno a stare al suo posto – fermo? Sottoterra? Una tomba? -, devo accettare anche chi mi calpesta credendo di essere superiore a me. Così è venerdì e non posso davvero cancellare chi di me ha fatto un fantasma trasparente.

 

Allora le sfide sono due: ritrovare un lavoro gratificante e parimenti stipendiato, e fronteggiare anche le probabili rivali in amore, o meglio, quelle che si credono di essere e dimostrano di essere migliori – di me.

 

Non so quali armi giocare. A parte il curriculum, intendo. Intendo per l’altra gara – la gara di attenzioni. L’unico aspetto che rimpiango della me stessa non legata era quella leggerezza: le risate con gli uomini che ora, forse a torto, mi nego e negano me.

 

Il fidanzato continua a dire. ‘Ucciderò chi con te ci prova, ma tu puoi ridere e scherzare quanto vuoi’, mentre io non riesco ad affermare: ‘ se quella stupida s’impunta di nuovo a parlare con te tutta la sera, giuro che con uno sguardo diventerà fantasma’. Piuttosto suggerisco a lui che mi aiuti. Una mano sul fianco, un braccio sul collo, ‘non distogliere per troppo tempo il tuo sguardo da me’.

 

Non distoglierlo.

 

27 Set

Realtà n. 6

Sono saltati i desideri evasivi e si torna a programmare notte, mattina colazione, visita di una persona amica, pranzo in famiglia ed escursioni presso le botteghe metropolitane per accaparrarsi la giusta lampada da esterno, le corrette piante finte da piazzare davanti ai libri, varie ed eventuali tra cui: un paio di cuori di metallo che da un filo pendono giù per il muro, con un chiodo, utensili da cucina coloratissimi o altrimenti noiosi e tutto, tutto il resto, da sola.

 

Il fidanzato divorato dalle mille furie – quando ha saputo che me ne volevo scappare, o cielo! – non vuole più saperne per tre giorni, che dico? Quattro giorni. Una settimana. Insomma per il tempo che lui crede io sia al Nord.

 

Ma io non sono partita. Non potrei farlo sapendo di causargli un così forte dispiacere. In più, la mia casa in ri-costruzione ha bisogno di un’indispensabile etichetta con il mio nome e cognome e il futuro, già, amministratore del palazzo necessita di essere pagato e io devo trovare una pace con i miei genitori. O me ne andrò come al solito con il cuore martoriato.

 

Il fidanzato invece sparisce proprio a pochi giorni dall’unione legittimata nella casa ‘del cuore’. Mi lascia un’altra volta da sola di fronte a una decisione, a un luogo senza finestre, con sua madre che mi chiede: ‘ma avete litigato?’ e poi: ‘non ti preoccupare, lo controllo io, poi ti dico tutto’.


Quanto a me, la spalla sinistra mi fa male e però devo subire tutto questo. Sii forte, cara donna senza identità (sono io). Rifugiati alla Rinascente, le piante finte potrebbero fare al caso tuo. Nel frattempo, a casa, spiego a mamma e papà come a trent’anni io mi senta costretta. Come si complicano le delicate coordinate equilibriste dell’amore, non appena lo trascuro un attimo per cercare di riparare anche un altro aspetto della mia vita – un altro difetto.

 

(Casa in via xy, la cucina arriverà il giorno x. Io mi stanzierò non appena gli infissi saranno sistemati  – la porta del  bagno è indispensabile, e anche le finestre. Qualcuno dica al mio fidanzato, se può, che io non sono partita e che se vuole l’aspetto ovunque – lungo il fiume, davanti al suo ristorante preferito, con il vestito che lui ama di più e con questi capelli lisci, finalmente. I capelli di una donna che sa aspettare e che prega che l’attesa varrà a qualcosa.)

26 Set

Pensiero n. 6

Ricordo a fatica che la casa è dove si trova il cuore. Un posto disordinato e senza finestre, al momento. Gli operai stanno facendo di tutto, ma manca qualcosa – manca ancora la mia pazienza.

 

Non so rispondere su dove sia la mia casa esattamente, ora. Può darsi che sarà quella che un gruppo di operai sta risistemando dopo averla buttata giù da circa due mesi. Un po’ come hanno fatto, negli anni, in diversi modi, due psicoterapeute e due psicoanalisti. È tutta bianca, le lampade sono già attaccate. Già si sa con chi la condividerò: con un uomo più piccolo di me, che mi ama moltissimo, ma contare cos’abbiamo in comune darebbe come risultato una sterile tabellina che ancora non so formulare.

 

 

Pazienza – tocca avere pazienza. Anticipato l’appuntamento con la psicologa ne risulta che sono io a non riuscirmi a staccare dalla casa di mia madre e mio padre. Loro hanno fatto di tutto per lasciarmi volare liberamente verso giorni nuovi. Ma questo luogo temporaneo – la loro casa, i nostri ricordi – mi stringe ad un passato che vorrei vedere fermo, inoffensivo, e non fragile, non potenzialmente pericoloso.

 

 

Ho trent’anni; quest’è l’epoca del lavoro e dell’amore sano e maturo. È già epoca di convivenza (mancano solo pochi giorni) eppure è ancora epoca di fuga. Domani partirò, in assenza di complicazioni. Andrò a celebrare la vita vecchia che se ne va, che resta in un angolo, seppure coccolata, in disparte. In attesa che la nuova prenda il proprio posto: un nuovo io nella congregazione di anime per dirla con un poeta che è scomparso di recente. Poeta anche se scrittore. Alcune narrazioni sono più liriche delle poesie stesse, infatti.

 

 

La mia casa è ancora là. Al ritorno forse sarà pronta e potremo andarci, io e il mio fidanzato. Infissi sistemati, cassetta antifurto, le ultime azioni per legittimare un altro luogo sacro. La cucina, la porta del bagno. Il divano che arriverà i primi di ottobre.

 

 

Tutte le abitazioni sono luoghi sacri, ognuna a suo modo. Ci sono luoghi zen e luoghi estremamente cattolici, ci sono luoghi demoniaci e luoghi un po’ e un po’. Dentro la casa sta il cuore – sta scritto.

 

Occorre avere molta cura di tutto quello che ci sta intorno. Insieme a noi, forse, resusciteranno libri e tazze, penne e oggetti strani – sveglie, elastici per capelli e per chiudere pacchi di farina e cibi freschi in frigo. Resusciteranno uova, latte non marcio, vestiti piegati e riposti con cura negli armadi e cassetti, e lampadine che funzionano mentre le altre sono buttate. Un cuscino, un letto, simboli di ogni gusto ed età. Cuori fiori, ballerine e tende rosse e rosa. Case con l’impronta delle anime sul filo che tiene in vita la luce.

 

 

Posti che segnano un solco – e già inizia l’autunno.

 

Ornella Inincognita

 

24 Set

Pensiero e realtà n. 5

Gatti

 

Piano di fuga attivato. 1 Per scappare da mia madre 2 Per scappare da mio padre 3 Per non essere costretta a vedere il mio fidanzato nei soli ritagli di tempo serali, cosa che mi suscita ulteriore nostalgia.

 

Ma ci sono anche altri punti: il ciclo tarda a venire perché sono talmente repressa – nella casa dei padri – che non mi concedo neanche il lusso di sentire il mio sangue di donna addosso. Non ho paura di altro – come per esempio gravidanze indesiderate – ho appena fatto una visita ginecologica l’altro ieri, ed è risultato tutto nella norma.

 

Ho i seni ingrossati, a volte capita che tardi il ciclo ma diventa un piccolo stillicidio. Ogni giorno aumentano la sensibilità e il nervosismo tipici della sindrome premestruale. In più mia madre: ‘vatti a cambiare le scarpe’: non le piacevano le mie scarpette rosse, ieri. Non le va bene che io sia troppo femminile: è lei a troneggiare in questa casa.

 

Non si può diventare persone nuove in un luogo vecchio. Qui siamo circondati di anticaglia. Credenze, tavoli, sedie: tutto austero e molto silenzioso. Non si sa perché – è stato aggiunto un lume da terra I. su un angolo, giallo: come a voler dare un tocco di spaesata modernità.

 

Ho perfino sbagliato a comprarmi la cioccolata. Questo tipo è molle, dentro, ha un cuore morbido al latte. E io che volevo cioccolato fondente.

 

Non voglio altre cene relegata in un angolo con il mio povero fidanzato sotto torchio. Sono stufa di giustificare lo spostamento di un tappetino sopra al piatto della doccia. Perché devo ancora essere figlia? Sarò compagna! Il resto non si può resettare?

 

Appuntamento dalla psicologa tra due settimane. Nel frattempo, mi faccio di sonnifero e la mia stanza ha l’aspetto della tana di una zingara momentaneamente infelice. Sarei felice, la felicità arriverà tra dieci giorni circa, aspetterò.

 

23 Set

Realtà n. 4

Lampadari per i comodini. Bianchi, pieghettati, con una splendida catenina che serve ad accendere – e spegnere. Una applique rosa e una celeste, per il mio lato del letto – di fronte – e il suo lato del letto – di fronte. Per il soggiorno: due applique tutte colorate, lunghe rettangolari, celeste e verde, rosa rosso e giallo. Nello studio un semplice binario con i faretti (tre).

 

Siamo stati a I. e L.M. In pochi minuti abbiamo scelto, mentre ci è voluto tanto per pagare. Non mi sono lamentata di niente. Anche se di solito, quando andiamo ai centri commerciali, mi rintontisco, mi sembra di beccarlo che guarda tizia o caia scosciata. Ma per fortuna è passata l’estate. Le donne, anche le più esibizioniste, hanno meno pezzi di carne da mostrare. E, a dir la verità, oggi ero io che indossavo il vestito corto, con le calze. Scarpe rosse dal tacco alto.

 

No, non mi sento una donna dal tacco alto ma la sua fidanzata. Abbiamo pagato a metà, lui da L.M., io da I.

 

Unico difetto di una domenica altrimenti appagante, la cena a casa dei miei genitori. Uno gli faceva il terzo grado (modelli delle macchine e via dicendo), l’altra, fumando, di fronte, mi sembrava investigativa e troppo invadente.

 

Quello che ho sempre rimproverato ai miei genitori: troppo. Siete troppo. Mi fa male la scapola sinistra dal nervoso. Ma tant’è – ci avevano invitato e non ho saputo rifiutare.

 

La luna si stagliava in alto, a metà. Lui mi baciava che contiamo i giorni che mancano per unirci. Non sappiamo contarli perché gli stomaci ci fanno male. Abbiamo mangiato troppa pizza. Il fidanzato torna col motorino. Io torno a piedi.

 

Domenica sera scorre con pochi slanci. Aspetto le mie gocce di sonnifero per dormire serena. Domani lavoro. E martedì abbiamo il cinema con gli amici.

 

Non chiedo di più. Chiedo solo di non essere figlia, di non essere amica, di non essere triste, di non essere tesa. Chiedo di ripartire dalla data della nostra convivenza come un animale strano – sirena, cagnolina, serpentella -, animale che si accoppia ripetutamente con lo stesso compagno e figli o no, non m’interessa. Una vita serena, a tessere un pezzo di cielo – ecco – a casa…

porta

22 Set

Pensiero n. 4

Pensare non vale – non vale a niente. Se seduti al tavolo di un oscuro pub (strane cose appese alle pareti, come ad esempio una racchetta quadrata, chiodi sporgenti, una cantante più stonata di me), io, accanto il fidanzato di fronte la fidanzata dell’amico, e l’amico e l’amico dei fidanzati: scompaio come se fossi un pezzo della sedia, come Pinocchio. Sono una pinocchietta quando esco con lui and friends. Che mica non la so fare, la stupida?!

Mica non so prendere la conversazione per me. Solo, con lui accanto la mia ala è tarpata, io distrutta, la mia vena femminile – già lieve, insana – diventa ciabatta, mosca indaffarata a bere e a stare zitta. Sì, zitta, così lei potrà essere brillante davanti a noi. Così il fidanzato saprà essere all’altezza della situazione: con me zitta, inquieta, non avrà paura di perdermi.

 

 

Viceversa: io, troneggiando su un tavolo di spettatori; io bella di parrucchiere e di idee intelligenti: io parlando e costringendo gli altri a essere spettatori – soprattutto le altre. Beh, lui potrebbe non sentirsi a suo ‘agio’.

Un tavolo quadrato, lungo, noi cinque intorno. Lei bionda, fidanzata dell’amico del fidanzato; l’altro, in fondo, sta per partire per l’America e invece il mio, il mio amore, lì ogni tanto mi prende la mano, poi mi abbraccia ma di fatto non guarda me, guarda chi parla.

 

E lei, la biondina, non mi si fila per niente ma preferisce essere primadonna. E non vale la pena parlarmi. Posso stare zitta abbastanza e fingere di osservare: racchette rotte, capelli spaghetti, lui il mio lui come se fosse amore anche stasera, il fidanzato della fidanzata di fronte a noi come coppia protagonista indiscussa della serata, e zitta. Per fortuna non faccio televisione, o sarei l’esclusa reietta del canale Xy, con luci abbassate, donne che si spogliano, uomini allupati e io un oggetto senza speranza.

Ho abbandonato l’idea di poter partecipare anch’io dopo 3 tentativi. Poi l’ho detto al mio fidanzato, fuori: “Non scopate” ci ha detto l’amico.

 

“Non ti preoccupare” ho risposto io.

Davanti a quel locale, freddo d’autunno e di idee spente, di nuovo torno come 10 anni fa. Zitta di fronte una psicoanalista che dice: “A che cosa pensa?”

“A niente. Penso ai dadi”

“I dadi?”

“I dadi e la fortuna”.

 

Sì, la fortuna stasera ha voluto che io fossi relegata dentro un angolo buio. Non donna né amante. Intorno tanti attori – protagonisti, spalle, personaggi veri – io a pagare per un unico spettacolo che non mi ha divertito, mi ha solo distrutto.

 

“Emilia paranoica” – cantava una canzone. Ma è già tempo di coltivare l’orto, di assistere la madre malata, di smettere di cantare per il cantante in questione.

Non ascolto più quella canzone. Rinuncio a recitare.

Mostro un viso pieno di noia. La noia a cui mi hanno relegato.

‘ sarei anch’io donna, a tratti – potrei essere partecipativa, se trovassi il modo, se mi faceste spazio’. Se qualcuno mi facesse spazio.

Enjoy or don’t enjoyhttp://www.youtube.com/watch?v=nrGxA-Ena5s (CCCP, “Emilia Paranoica”)

21 Set

Realtà n. 3

Tornata rilassata e con il viso splendente dopo 20 minuti di pulizia del viso, l’acquisto di un paio di prodotti da A., un saluto veloce alla cartolaia, che è sempre una dolce persona, e un no secco alla commessa della profumeria che mi dava per oro due spugnette ‘naturali’ per le quali voleva più di 7 euro.

 

L’importante è che tra poche ore usciamo con fidanzato, amico suo e fidanzata dell’amico, più due colleghi. Sono abbastanza tranquilla dato che la coppia in questione è seria, la ragazza è simpatica, lui anche. Sembro strana quando dico di non sopportare persone e situazioni indigeste, ma non c’è proprio nulla di strano. Strano è chi sopporta tutto come se fosse tutto uguale. Come se non ci fossero il paradiso e l’inferno.

 

Anche questo blog non sta riscuotendo quel tanto di interesse – fidanzato dice: ‘dai tempo al tempo’. La nuova estetista dice che pulendo il viso con le salviette struccanti vengono le rughe: ‘evita, sai’: già ha capito di essere più giovane di me.

 

Eppure i miei anni non me li porto male, almeno ho questa sensazione. Soprattutto quando sono felice: mi sembra sempre di esserlo per la prima volta!

 

Poi cammino e vedo queste strade sempre identiche a se stesse. A parte il semaforo eliminato a favore di un attraversamento a strisce, ci sono nell’ordine: estetista (nuova), mercato solidale (A.), cartolaia (e fotografa), un bar accogliente che ha il tema dei girasoli (piatto, disegno alle pareti, portaoggetti: è tutto un girasole), poi attraversamento, altro bar (molto più grosso), altra estetista (molto più grande), e la mia strada – la strada dei miei genitori. Uguale a se stessa da vari anni e, sì, un po’ triste.

 

20 Set

Pensiero e realtà n. 2

Incognita Ornella

Mantenere  la calma anche prima di varcare la soglia di casa è fondamentale, quando, dopo il varco, c’è tua madre pronta a chiederti: “Hai per caso fatto la doccia?”. Fare la doccia è un bel problema, perché dopo si lascia tutto bagnato  e soprattutto il tappettino appena davanti al bagno doccia potrebbe non essere allineato nella maniera giusta. Sono tutti problemi da risolvere velocemente. In effetti, ogni giorno, dopo essermi lavata, potrei passare uno straccio su tutta la doccia, dal vetro al piatto doccia fino alle mattonelle, solo in questo modo potrei evitare fulminee domande che rallentano il giusto relax che dovrebbe aspettarmi entrando in una casa, in una qualsiasi casa.

Invece questa è la casa dove ho vissuto dai 24 circa agli anni che porto, un periodo denso di cambiamenti, sì, nel rapporto con tutti: genitori, sempre più lontani, più vicini gli amici, più vari i fidanzati. Fino all’arrivo di lui, quello che mi aspetta anche stasera, la fuga, il tempo perso riconquistato. Che poi non è tutto facile, ora che sono di nuovo figlia, pronta a subire domande persecutorie.

Ma in fondo ciò che turba me, farebbe felicissima la prima orfana d’Italia. Un turbine di attenzioni – affetto, domande, domande, affetto, domande – a cui non ero più abituata. La provvisorietà mi costringe per il momento in questa stanza carica di trolley e scatoloni.

Devo mettere a posto i libri nella valigia arancione. L’unica valigia decente che ho. Devo metterci i libri più belli, che so che entreranno nella nuova casa. Letteratura italiana, straniera, continenti estranei, Europa. Venderò i libri deludenti, lascerò a casa i libri su cui ho studiato.

Un esame mancante per potere insegnare la letteratura. Non era quella la mia strada e ora lavoro con Internet e con una serie di dati inesistenti, non  fisici né reali. Ho visto il sito di un ristorante biologico nella mia città. Un menu fisso a 18 euro prevede carne in abbondanza e una bruschetta.

Chissà se ci andremo.

Ultimamente non vado neanche in chiesa, ho perso una messa e mi sembra basti il mio impegno quotidiano ad amare il mio fidanzato. Dopotutto, sto pur sempre amando una persona estranea a me. E non è faticoso ma credo basti per salvarmi.

 

18 Set

Realtà n. 1

Ieri poi non era una così gran bella giornata. Tutt’altro: è cominciata con uno sbalzo di pressione e con la solita mezz’ora digiuna dopo la quotidiana pillola Eutirox (per la tiroide). Forse è per questo che sono in carne ultimamente, anche se la donna delle pulizie che è passata ieri mi ha trovato più magra, da sei mesi a questa parte.

 

Non aver salutato i miei nonni adottivi mi ha dato pena e pensiero. Ma li ho visti attraversare la strada a tentoni, lei mezza cieca e lui per la prima volta lo vedevo con il bastone. Hanno quasi 90 anni, ‘sono stati fino a ieri al mare’ dice mamma, quasi come un rimprovero. ‘poveri piccoli’, penso io, che non li vado a salutare da tanti mesi. Ma hanno figli, generi, nipoti, pronipoti. Insomma tanti parenti a fare loro le feste quando c’è da festeggiare.

 

Sono io l’esclusa, che vivo in un posto dove i parenti più vicini stanno a mille chilometri e i nonni sono tutti e quattro sotto terra da un bel po’. Da quando ero piccola. Dicono che i nonni sono fondamentali per la crescita di una persona: con loro non si litiga, non c’è la gelosia, loro sono i saggi, buoni, tolleranti. Almeno la maggior parte. I miei nonni mi coccolavano quando andavo a trovarli, nonna diceva: “Tu sei la bimba amata”.

 

Amata. Ieri con il mio fidanzato ho litigato. Una mezza crisi di gelosia, da perfetta figlia unica, perché non so guerreggiare, non so lottare per l’attenzione di qualcuno ma tutto ‘mi è dovuto’. Poi non mi è dovuto nulla e vengo messa in un angolo. In genere accade quando ci troviamo con esemplari femminili che hanno poco cervello.

 

Lui mi dipinge come una sociopatica ma non sono così. Adoro uscire con le altre coppie di amici suoi. Le fidanzate dei suoi amici mi stanno tutte simpatiche, eccetto una. Mi aspetto – questo è il mio difetto – che le persone che incontriamo quando siamo insieme ci trattino come una coppia. Guardando, con educazione, sia lui che me mentre ci parlano.

 

Ma ci stanno quelle, ho notato che di solito sono le stupide – per quanto io di solito non stia a sottolineare il quoziente intellettivo di chi incontro, anzi, spesso lodo l’intelligenza e stendo un velo pietoso sull’ignoranza. Sì, quando capita che una stupida si avvicina a me e a lui, il suo unico modo per attirare l’attenzione è tagliarmi fuori. Basta che la stupida non mi rivolga parola e non mi guardi  neanche per mezzo secondo: basta per farmi arrabbiare perché è maleducazione.

 

Invece ci sono quelle che giocano così, e io scompaio. Il fidanzato parla con loro e non mi cura. Potrebbe prendermi la mano, o abbracciarmi, lui non lo fa. Lo fa solo quando siamo soli o quando siamo in mezzo ai maschi. Se ci sono amiche femmine, mi lascia tranquillamente in secondo piano. Poi però se un qualsiasi ragazzo mi telefona, il fidanzato si arrabbia e se si mette in polemica, lui è capace di stare un giorno e più senza aprire bocca. Al contrario di me.

 

Ieri poteva essere una bellissima giornata ma ho ricordato un episodio di tre giorni fa e apriti cielo!