27 Nov

Pensiero e realtà n. 26 (Santo Stefano)

I conviventi sono i fratelli minori degli sposati. Eppure c’è chi si sposa solo per adottare figli o per cambiare nazionalità, per soldi o coercizione, oppure perché ci sono entrambi i presupposti per una stirpe favorevole al regno: il principe sposa la principessa.

 

Ma ci sono quelle coppie che non si giurano l’amore eterno eppure li vedi scambiarsi una siringa per strada e stare vicini fino alla morte, giurare il falso solo per difendersi l’un l’altro. Li vedi consumare amori di nascosto o litigare con le carte e con la burocrazia.

 

Il matrimonio d’interesse è peggio di quello per amore? Chiede su Internet a Caro Lettore una donna smarrita e importuna. 

La domanda è classificata ‘senza categoria’, e la risposta sfugge sia sulla rete che nella realtà (pensiamo ai cari bisnonni che vivevano una vita felice anche se acconsentivano alle “giuste nozze”, non come la mia bisnonna nobile che fu diseredata perché sposò per amore un borghese che la tradiva).

 

Ma dagli avi impariamo e con i contemporanei combattiamo. Ci si sente sempre di dover legittimare qualcosa quando si dice  che si convive. Nessuna chiesa, nessuno stato, nessuno di nessuno può testimoniare quanto siamo importanti l’uno per l’altra. A volte neanche noi ce ne rendiamo conto e così conviviamo perché amiamo stare insieme: il futuro, gli altri, la norma? Chi se ne frega… Forse non siamo sicuri, non abbiamo i soldi per sposarci o è semplicemente troppo presto.

 

Oggi mi ha chiamato una ragazza, aveva letto l’annuncio sul giornale per l’affitto: 

– Bla bla bla bla –

– Ma chi siete? Tu e un’altra studentessa? Tu e il tuo ragazzo? –

– Io e il mio ragazzo, vorremmo fare una prova di convivenza – mi ha risposto.

Mi è presa una sensazione di grande dolcezza.

 

La ‘prova’ è sentirsi vulnerabili, sentirsi fragili, sentire tutta la precarietà di un sentimento. La prova è essere onesti con se stessi e dire: ‘non lo so se ce la farò, anche domani. Lui ce la farà?’. Ecco, la prova è essere amici.

 

Ai miei amici sposati dico ‘bravi’ e a quelli fidanzati con l’anello dico ‘teneri’, ma ogni coppia se è felice presuppone che la sua scelta sia quella ideale.

 

Mi piace guardare i matrimoni alla televisione. Costringo il mio compagno a tuffarsi in un mondo tutto femminile fatto di abiti, partecipazioni, fiori e bouquet, veli e cappelli, scarpe, cibo a volontà, musica dal vivo, balli obbligati, sorprese o (meglio) non sorprese, damigelle e testimoni. Ma sotto sotto, si è sempre in due. Dio benedice l’amore, di qualunque tipo, in qualunque forma. 

matrimonio convivenza

26 Nov

Realtà n. 25 (dicembre a novembre)

Mioaffitto mi chiede di riposizionare l’annuncio ma per il momento intendo spendere zero centesimi per affittare la parte vuota della casa. L’appartamento infiocchettato è molto grande. Io e il fidanzato occupiamo poco più della metà dei metri quadri calpestabili. Abbiamo un salone con cucina, un bagno e una stanza da letto. Oltre la porta, però, c’è uno spazio ancora in parte da arredare: nell’ottica dei miei genitori affittando l’altra zona dovrei avere un reddito utile almeno a pagare le spese e il supermercato. Poi è arrivato il fidanzato – è lui che mi aiuta, adesso, mentre oltre la porta è ancora tutto sfitto.

 

Ci siamo accorti che 1.100 euro al mese non possono bastare per due. E se vogliamo tornare a vivere e a respirare – se vogliamo stare tranquilli con i soldi, gli amici, le uscite e le tante cose belle che il sistema, freddo e incauto, ci vende – non dobbiamo soltanto affittare l’altra parte della casa: dobbiamo affittarla in fretta!

 

Stamattina sono stata al negozio “Tutto a mezzo euro” e ho comprato 1 euro e 80 di adesivi per il Natale. Li voglio nascondere fino all’8 dicembre. A dire la verità sono uscita con il pensiero di regalare qualcosa a Daniele ma già rinunciare alla cifra di 1 euro e 80 centesimi – quasi 2 euro: una colazione al bar o una confezione di prosciutto al supermercato – è stato faticoso. Ma Natale sta arrivando e il fidanzato mi ha raccontato che quando lui era piccolo suo padre appiccicava gli adesivi natalizi alle finestre – così ho pensato che poteva essere l’ideale soluzione.

 

Sto davanti a uno dei canali musicali su cui mi sintonizzo spesso, alla tv un video si succede a un altro e io prendo fiato e coraggio: ho già fatto una lavatrice e ora mi tocca mettere a posto bagno, salone con cucina e camera da letto. Alle quattro arriva l’agente immobiliare che ci ha venduto casa – per vedere com’è cambiato l’appartamento dopo la ristrutturazione. Le chiederemo consiglio per gestire l’affitto e i contratti.

 

Il pensiero del Natale mi perseguita quest’anno. E non è ancora dicembre. Al di là degli oggetti, delle Natività, degli adesivi per le finestre e delle stelle di Natale, sotto rifletto su quello che sto facendo di bene e di male. Ho smesso di andare a messa, è da un mese e mezzo, da quando sono entrata in questa casa. La verità è che mi dispiace lasciare il fidanzato da solo, che la domenica improvvisamente mi sembra freddo fuori e non mi va di prendere la macchina e di stare là da sola senza di lui.

 

Per il resto, sono risolti i rapporti familiari, ormai subordinati a un quieto vivere di base. Lascio stare le relazioni che mi portano a sentimenti strani: invidia, gelosia, antipatia, insofferenza. Però rimane forte in me un senso di giustizia e di rispetto che non mi dà pace. Continuo a fare di tutto per portare chi mi ferisce a capire il mio risentimento. Questo forse l’ho preso da mio padre. Ma è qualcosa che allontana molte persone. Così non so come giustificare la mia voglia di Natale. Se bisogna perdonare ‘settanta volte sette’, preferisco, per il momento, ‘non gettare le perle ai porci’

Natale arriva

Pacchetti di Natale, pandori grassi con le gocce di cioccolato, piante rosse dette ‘stelle di Natale’, biglietti da spedire a parenti e amici lontani, etichette brillanti per indicare il nome del destinatario di un regalo, mercatini pieni di presepi, strade affollate con vetrine colorate di fiocchi di neve finti, e poi pranzi, cene ipercaloriche e rumorose, ma non si parla di religione né di politica seduti a tavola, si descrivono solo ricette e si raccontano piccoli aneddoti quotidiani.

23 Nov

Pensiero n. 25 (dicembre)

Il calendario segna la fine di novembre. Uno dei mesi più brutti, se si conta che ospita la ricorrenza dei morti, che è buio e fa freddo; le giornate non durano granché. Per quanto mi riguarda, preferisco dicembre o marzo, aprile, maggio o ancora giugno, luglio, agosto… ottobre. Ma ad agosto tante volte mi sono annoiata e settembre è un momento di passaggio che di solito vivo con un po’ di preoccupazione. Quest’anno è andato diversamente, visto che si progettava la futura convivenza, iniziata un mese e mezzo fa.

 

Dicembre è bello tutto intero. Il freddo si fa secco – non umido, come a ottobre – e le strade non sono più luoghi di solitudine, ma sembrano motivi di aggregazione: caldarroste, raccoglitori di firme per associazioni di volontariato, addobbi natalizi dentro le vetrine dei negozi che invogliano ad entrare…Anche quei 20 metri quadri con merce esposta e relativi cartellini, anche quelle persone che quando salutano lo fanno solo per convenienza – perché è il loro lavoro – e la loro missione è puntare al tuo portafogli, ecco anche quegli oggetti (vestiti, soprammobili, profumi, caraffe per l’acqua, tovaglie, cellulari e porta-cellulari) che spesso non sono altro che derivazioni dell’ego – oppure sono merce utile ma sempre e comunque merce senza anima, senza respiro, in fondo non sono nemmeno piante o animali -, anche tutto ciò acquista toni diversi. E gli oggetti barra soldi, nati per disgregare, salgono sul trono della solidarietà perché la gente non compra più troppo per sé e niente per il prossimo, ma compra tanto e solo per gli altri perché Natale vuole così.

Prima, fino a 24 anni, il 25 aspettavo di poter aprire i pacchetti e mi domandavo curiosa e felice cosa ci fosse dentro. Adesso mi interessa regalare qualcosa che possa far piacere ricevere. Ma questi sono solo pensieri, infatti se non trovo un lavoro decente entro pochi giorni, a Natale non potrò fare neanche un regalo. Allora davvero ricorrerò ai negozi di “Tutto a mezzo euro” per soddisfare con un budget di massimo 10 euro le più importanti dimostrazioni di affetto.

 

Oggi vado in banca, i miei genitori mi hanno regalato, appunto, qualche soldo da mettere nel conto. Ma il primo di dicembre ho appuntamento dalla ginecologa per un’analisi e questo appuntamento dimezzerà le mie risorse finanziarie.

 

Qui fuori, davanti ai balconi, è ancora un cantiere ma le ringhiere sono state ritinteggiate di rosso.

 

A volte perdo la fiducia nella mia maniera di schiacciare il tempo e le avversità. ‘non so se sono brava a scrivere’, dico al mio amore. Faccio finta di voler mollare tutto, però cambio opinione quando il fidanzato mi incoraggia e mi dice di proseguire.

 

dicembre

 

 

 

21 Nov

Pensiero e realtà n. 24

convivenza amore

Due cuori, una casa e la crisi economica

La mancanza di soldi si fa sentire. Agli sperperi di un mese fa si è contrapposta un’imprevista austerità. Niente lavoro per me, almeno per il momento. Ieri, però, ho steso un progetto per un socio dell’agenzia di comunicazione dove avevo lavorato quest’estate. Ero più bella mentre scrivevo.

 

Il fidanzato tornato a casa mi ha chiesto: ‘dove cazzo sei andata?’

‘perché?’

‘ti sei truccata

‘no, veramente ho solo sciolto i capelli’.

 

L’economia di questi tempi presuppone: a) che io non compri niente per me; b) che io non compri più niente per la casa; c) che la sola spesa ammessa e concessa da e per entrambi sia quella al supermercato la domenica; d) che io usi il cellulare solo per ricevere le telefonate; e) che il mio ragazzo non faccia più l’assicurazione alla sua bella auto, parcheggiata ancora e ferma a casa dei suoi genitori; f) che io mi scervelli a più riprese cercando un modo per fabbricare gli addobbi natalizi per conto mio – anche se la mia manualità non è il massimo o è scarsa; g) che non andiamo a cena fuori, né accettiamo inviti a cene fuori; h) che il fidanzato, poverino, si porti il panino al lavoro, invece di pranzare con i colleghi in un ristorante; i) ancora Natale: i regali per gli amici saranno pensierini da un euro presi da qualche negozio cinese; l) ogni tanto riceviamo cinquanta euro – da suo padre o da mia madre – anche se abbiamo già ricevuto moltissimo e a dire la verità ci vergogniamo un po’; m) che io debba presto chiudere il conto corrente – ho ricevuto stamattina la telefonata della banca: o lo chiudo o lo chiudo, perché altrimenti servono circa 1000 euro per mantenerlo; n) che non so come faremo a pagare il divano a rate – forse verranno e ce lo porteranno via? Oppure bisogna trasferire la rateizzazione dal mio conto al conto del fidanzato…

 

Ma non insisto su questa scia, perché in fondo abbiamo niente e abbiamo tutto. Chi mi dà il buongiorno la mattina? Un fidanzato innamorato. Chi mi coccola la sera? La stessa unica, bellissima persona. È vero, forse non mi posso comprare un vestito, ma ne ho tanti. E se il fidanzato si sta facendo degli scrupoli perché – dice –non voleva farmi fare questa vita, gli rispondo: ‘io sono felice così – e banalmente è vero.

 

Domenica i suoi genitori ci hanno portato due grandi contenitori di latta pieni di olio buono, dei mandarini presi al paese, le patate genuine, una tovaglia, un lenzuolo per il letto, per non contare la scrivania che ci hanno regalato e aggiustato, ora nello studio – bianca come lo studio bianco.

La sera abbiamo ospitato gli amici di Daniele che si sono presentati con una bottiglia di Jack Daniel’s.

E oggi, verso le cinque e mezzo del pomeriggio, vado sotto casa di mia madre, usciamo insieme per un aperitivo. Per l’occasione mi darà qualche soldo ma sento che qualcosa sta cambiando.

 

Credo che questo periodo precario stia per finire. Non ho certezze ma solo una percezione. Abbiamo tante risorse. E non dirò che ho tutto perché lo amo. Non lo dirò ma lo penso, però.

19 Nov

Pensiero n. 23

Ci sono altri misteri da raccontare. Il vicinato: la vicina con gli stivali – li lascia sempre davanti alla porta, con il sole e con il freddo; non so che usanza sia, tenere le scarpe fuori dalla porta. E la farmacista senza laurea – non c’è una legge che vieta l’esercizio della professione, come gli avvocati, i professori e i commercialisti?

 

Perché mi sveglio a giorni alterni con gli occhi arrossati? Non dovrebbe essere allergia perché spolvero la stanza quasi tutte le sere. E perché la doccia non fa uscire l’acqua calda? L’acqua è bollente da tutta la casa, ma nella doccia no.

 

Abbiamo trovato tanti oggetti in garage, tante foto e tante documenti. I figli e i nipoti dei vecchi proprietari della casa non avevano nessun interesse a raccogliere questa parte di eredità? Non gli interessava tenere le fotografie dei genitori – o dei nonni – dentro un’anta insieme a tutte le altre fotografie?

 

Dovevamo capitare nella casa proprio nel momento della ristrutturazione esterna della palazzina? Oggi ho pagato 732 euro ed è solo la seconda rata. (Ma questo non è un mistero, è solo sfortuna).

 

Guardando bene la porta tanto aspettata, ci si accorge che è di un colore del tutto diverso rispetto alle altre porte. Forse il falegname è daltonico o discromatico?

 

Ma il grande mistero è come sia possibile che, in un solo anno che ci conosciamo, il fidanzato e io troviamo tutto questo così normale. Un anno è poco, non basta per conoscersi – direbbe qualcuno. Invece viviamo con tranquillità questo ulteriore avvicinamento. Come se fosse scritto – o detto – o voluto da qualcuno, dai noi di prima, dai noi del futuro.

Nella mia vita non avrei mai pensato di convivere – non avrei neanche creduto che sarei stata amata. E tutt’intorno a me, le persone accettano questo cambiamento, e vengono a cenare da noi senza sbattere ciglio. E io, anche se dormo, anche se faccio sonni più tranquilli in confronto a un anno fa, perché non mi succede più di perdere una notte a settimana per colpa dell’insonnia e di mille pensieri – e di mille distrazioni -, zitta zitta mi stupisco, e mi abbraccio a lui, e trovo pace.

 

L’unico spauracchio che spaventa le notti è il pensiero che a volte mi prende: la paura della morte. La felicità, è colpa della felicità, è che dalla vita ho quello che voglio. In questo momento. A parte il lavoro e dei soldi in più.

 

(Weekend molto vissuto, sabato pomeriggio a piedi da piazza del popolo a un bar oltre il Tevere – tè neri, pasticcini, un cappuccino decaffeinato per me e un Campari per il fidanzato – insieme a una coppia di miei vecchi amici. Domenica cena con amici di lui e venerdì spettacolo teatrale.)

convivenza

16 Nov

Realtà n. 23

blog letterario

La casa ha quattordici misteri. Al posto delle serrande ci sono le saracinesche dei negozi. Per alzarle e abbassarle ogni volta si ha paura di un corto circuito – ce n’è stato uno –. I motori sono troppo vecchi. Ci hanno detto di alzarne una per volta e di controllarne la corretta salita o discesa.

 

Perché mi sono lasciata convincere dal tizio che vende a coprire gli angoli della cucina in acciaio? Odio l’acciaio, che al sole diventa uno specchio e riflette la luce. Sono sensibile alla luce (fotofobica è il termine giusto).

 

Non si sa perché quando passo lo straccio, il marmo si copre di tante macchie più chiare e il pavimento non sembra lavato, sembra sporcato. (Ho passato lo straccio su altri pavimenti e mai mi era capitato questo contrattempo).

 

Lo studio, sulla destra all’entrata, non ha la porta ma una grande scrivania. Il fidanzato ci ha poggiato la bandiera monarchica e il dubbio è se devo piazzarci la mia bandiera anarchica per non essere schiacciata ideologicamente dal fidanzato. Ma se ho un computer su cui scrivere non ce ne sarà bisogno, perché quanto è vero che posso scrivere, tanto è vero che posso mantenere le mie idee.

 

Il mistero è che ai lati del letto le robe sporche crescono quanto le unghie dei piedi. Facciamo le lavatrici ma la casa aumenta e non basta più un cesto per i panni sporchi, adesso ci sono due sedie con i panni – che a giorni alterni metto a posto – e in più due buste ai lati del letto. (Questo capita perché non abbiamo l’armadio. Ma la camera da letto è piccola e non abbiamo soldi: forse riusciremo a pagare l’Amministratore entro lunedì).

 

C’è un altro mistero: come ho fatto a imparare a stirare? Senza tutoraggio né consigli, quando ho visto il fidanzato ridurre a righe una camicia bianca e riempirla di grinze gli ho detto: ‘levati!’ e ho fatto da me. La camicia si è stesa come pelle al sole. È incerta l’origine del mio apprendistato. Forse per stirare occorre solo amare.

 

La porta del bagno, costruita su misura, scorrevole, presenta delle macchie di colore scuro; un tondo, un’impronta e le sfregature della carta vetrata ma non ho il coraggio di dire che non mi va bene. Per l’Architetto la casa era già finita da tempo. Una porta? È solo un’illusione. A cosa serve, in fondo, una misera porta?

 

I misteri di questa casa sono più noti a me che al fidanzato. Perché lui ci passa poco tempo, mentre io ci convivo notte e giorno. Certe volte, prima di riuscire ad aprire il portone di casa devo fare tre o quattro tentativi. Un mistero è chi sia a divertirsi, nel condominio: qualcuno toglie l’etichetta con i nostri cognomi. Lo fa dal portone di casa, dalla porta del palazzo, dalla cassetta delle lettere, ma sappiamo sempre ritrovare la strada di casa. 

 

15 Nov

Pensiero e realtà n. 22

Ora io che avevo ignorato il valore dei soldi per circa 29 anni, mi ritrovo con un meno davanti alla cifra: 19,77. Questo vuol dire che devo correre alle Poste nel pomeriggio (sono aperte solo quelle di piazza B.), per fare l’assurdo passaggio: libretto postale-conto corrente e poi la costosa transizione: conto corrente-conto dell’Amministratore. Infatti per “lavori di ristrutturazione esterna del palazzo” – mi sono trasferita proprio nel momento giusto – i condomini sono obbligati a pagare in rate l’importo indicato e senza protestare, perché il simpatico fratello dell’Amministratore fa l’Avvocato e ha già spedito 12 lettere di richiamo per i ritardatari, con allegate spese e penali…

 

 

Ma va bene così. “Let me love you” canta una canzone che ha poca grazia ma che incita a ballare. Come quando ti svegli la mattina e senza alcuna voglia scendi dal letto per cimentarti nel ballo mattutino propiziatorio della vita: lavati, vestiti in fretta e fai colazione. E infine esci! Che sotto casa ti aspetta una donna squilibrata che sta suonando il clacson già da 20 minuti: ha una Smart e non riesce a uscire perché qualcuno ha parcheggiato dietro di lei, ma non ha nessuno affianco e ci sarebbe tanto spazio per passare. Tu le chiedi: ‘scusi, ma non ce la fa?’ e la signora, che evidentemente non ha ballato questa mattina e non ha nemmeno fatto colazione, risponde fra i denti qualcosa che non capisci e continua a suonare.

 

Più avanti ci sono due distinti signori molto anziani, dai capelli bianchi, che si insultano con determinazione: ‘vai via!’, dice l’uno all’altro. ‘ma chi la conosce, mi dia del lei’. ‘vada via’, risponde, pronto, l’altro anziano distinto signore.

 

E non importa se quando tornerai a casa, stasera, e ti verrà in mente di passare dal supermercato per prendere il sapone, non importa se vedrai la commessa spruzzare il profumo tutt’intorno a sé e la sentirai pronunciare queste parole: ‘io non li farei neanche entrare. Puzzano da morire e si comprano da bere’. Non ti deve importare perché se ti venisse, come a me, la voglia di replicare: ‘signora commessa, ma se lei si trovasse nelle loro condizioni che cosa farebbe? se la licenziassero di punto in bianco, se andasse in depressione oppure se nel suo paese fosse perseguitata e scappasse in Italia, ecco se avesse ben poche risorse con sé e la disperazione la portasse a bere, avrebbe più “dignità” di quell’uomo che critica? Farebbe la barbona con più grazia, andando a spruzzarsi il profumo nelle profumerie gratis, finché non la caccerebbero anche da lì?’. Ma di sicuro milioni di persone ti darebbero contro. La coda del supermercato si rivolterebbe all’unisono contro di te. E allora, come me, ritorneresti indietro e poggeresti quel sapone sullo scaffale senza dire niente. Andresti via alzando le spalle e uscendo in silenzio.

 

In realtà tutti questi discorsi li ho pronunciati solo nella mia mente. Niente accuse, niente proteste, niente esibizionismo: nessuna apologia del barbone. Me ne sono andata dopo aver lasciato quel sapone liquido nel suo bello scaffale e la nonsignora da sola nella sua superficialità. In coda tante persone non hanno conosciuto la mia opinione. Che se viene contestata qui, dove si legge, figuriamoci fuori dove non si può rileggere, dove non si può spiegare e rimane tutto sospeso, così, a mezz’aria, e di tutto quello che avrai da dire stai certo rimarrà solo il tuo umore. Solo quello.

 

senzatetto

E in fondo se ti chiedono un po’ di affetto, per la strada, hai da lamentarti. Un euro ti sembra troppo mentre sei pronto a pagare, per una marca, centinaia di euro messi insieme. Con la Comunità di Sant’Egidio ho avuto modo di conoscere tanti senzatetto. Tutte persone rispettabilissime. Ma è inutile che io cerchi di convincere qualcuno con questi ragionamenti: è solo l’esperienza che ti cambia, solo l’esperienza.

14 Nov

Pensiero n. 21

Ognuno di noi ha delle precise ragioni per essere quello che è. Ma guardando bene, dalla finestra allo spiraglio fino al più piccolo spiffero di luce, la consapevolezza di quelle ragioni potrebbe portare ad altri comportamenti, ad altri modi di essere. Così, chi rimane com’era ha delle precise ragioni per rimanere in quello stato. La prima parola d’ordine è la presa di coscienza, la seconda è la volontà di cambiamento, la terza è l’affidamento a Dio, la quarta è la fede – un po’ – negli altri. E così via.

Cambio negli anni – o rimango la stessa, non so. Riesco ad amare solo una persona per volta. L’amore per Daniele mi toglie il fiato e prima di comporre un numero di telefono – che non sia il suo – ci penso almeno dieci volte. (Non voglio correre il rischio di scriverlo male, o di non assumere il tono di voce corretto).

D’altra parte, in molte cose, con lui ritorno come ero da piccola. Da qui anche la gelosia e il bisogno di ricevere più attenzioni, il maggior numero possibile di attenzioni da parte sua. Per la prima volta, cerco di dare più di quello che ricevo, non riuscendoci.

La casa è un bosco complicato. Se pulisco una stanza, l’altra rimarrà nella polvere. Se spazzo per terra, ci sarà bisogno di lavare. Se faccio entrambe le cose, i piatti mi chiederanno una, anzi, due mani per risultare puliti. E la polvere si annida complice, insieme all’essenza delle piante, della mia allergia, polvere che neanche si vede ma che finisce per aggregarsi, riunirsi come in convegni segreti ai lati della stanza. Dicono che quando una casa è nuova, ristrutturata, caccia più polvere del normale.

Non sono abituata a fare tutti questi lavori. Non che sia tanto rifare il letto, cucinare, lavare i piatti a pranzo e a cena, spazzare per terra, lavare, spolverare mobili, soprammobili, ordinare la stanza, stirare camicie. Non è tanto. Certo è più gratificante scrivere un articolo per il giornale. Ma preparare un panino a mezzanotte, perché così l’amore avrà il pranzo pronto per il giorno dopo, è qualcosa di simile alla maternità, alla solidarietà, all’amore di Dio.

Forse sono chiamata a dare questo tipo di amore a un uomo. E a combattere con gli altri quasi tutti i giorni. Il proposito natalizio di dare più affetto alle persone sta dando i frutti. Se non litigo, però, mi manca sempre qualcosa. Le persone con cui litigo e faccio pace restano mie amiche per sempre. Al contrario, quei litigi che rimangono a mezz’aria sono più feroci delle frasi urlate.

Durante il litigio capisci chi hai di fronte. Avverti quanto ci tiene al vostro rapporto e soprattutto quanto è in grado di dare per ricomporlo, e quanto puoi dare. Per ricevere perdono. Io non sono in grado di parlare di questo. Durante la mia vita fino a oggi – per trent’anni – ho combattuto contro di me, perché non riuscivo a parlare, ho messo in silenzio me, perché non sapevo litigare, e alla fine il risultato è che non so più se corro per rabbia o per amore, non lo so più.

farfalle

Blog. Un modo per uscire da se stessi.

12 Nov

Realtà n. 21

Riassunto del week-end: sabato e domenica di grande sonno. Il pomeriggio di sabato abbiamo dormito a intervalli, davanti alla tv, e anche la domenica pomeriggio.

(Sabato: il fidanzato dorme come me fino a mezz’ora fa. Mi sono svegliata davanti al programma Nuvolari. Acrobazie di motociclisti e donne che spiegano i motori: credibili i primi, patetiche le seconde.

Il programma del pomeriggio era di uscire per fare qualche acquisto. Il fidanzato aveva bisogno di camicie. Volevamo unire la necessità a una passeggiata, magari fermandoci in un bar, cappuccino decaffeinato per me, per favore, ma siamo rimasti dentro casa fino alle sei e mezza; televisione accesa, occhi di sonno, e un appuntamento alle nove meno cinque verso il centro per ritrovare alcuni amici spagnoli di mio padre venuti qua per turismo, una coppia con tre figli, cena in un ottimo ristorante italiano.

Con la scusa della visita straniera, io e il fidanzato abbiamo messo piede in un ristorante dopo circa un mese. Da quando viviamo qua non possiamo più permetterci di cenare fuori. Stiamo sopravvivendo con il suo stipendio e non c’è modo di comprare niente di niente. Io cerco lavoro ma nulla. Ormai i miei acquisti si limitano al mercato e al supermercato. Nessun problema ma non voglio pesare sul bilancio. Il fisioterapista non è contento della pagina Social della sua azienda, ha detto che se la può fare da solo per cui addio anche ai cento euro al mese che mi prometteva.

Le giornate corte, già i primi addobbi di Natale, qualcosa manca ancora alla casa ma c’è tutto).

 

L’invidia, comunque, è una brutta cosa. Quindi rispondo a chi mi ha rimproverato nell’espressione di una libera opinione: ‘Caro polemico, mi piace predicare male ma la differenziata la faccio anch’io. Non credo, come dici, che sarebbe più utile buttare tutto a terra, caro tizio. Dico semplicemente che se chi governa avesse davvero a cuore questo paese – o questa terra – non ci stresserebbe tanto con la “differenziata”. Caro polemico, non credi che i supermercati dovrebbero svuotarsi di inutili contenitori di plastica pieni di limoni spremuti, saponi che durano quattro giorni e contenitori di pesti e surgelati? Fossi in te, ci penserei. Se, invece di riciclare, tutti potessero comprare quello che serve usando contenitori che hanno già in casa – invece di buttarli e ricomprarli, buttarli e ricomprarli – ci risparmierebbero molte perdite di tempo. E questo è solo un esempio che ti voglio fare, perché mi piace differenziare il mio tempo e riciclarlo, senza perdere tempo con le persone sbagliate.’

 

Ma non amo discutere: amo litigare. Ho imparato con gli anni a reagire e se prima mostravo un’apparenza calma e pacifica anche se mi pestavano i piedi e la dignità, ho solo immagazzinato tanta rabbia e orgoglio da voler vincere, adesso. E non farmi più pestare i piedi. Perciò, caro tizio, e cari vecchi amici stronzi, e care persone che mi hanno sbattuto la porta in faccia, e cara parrucchiera che prima mi dici che mi pettini i capelli gratis e dopo mi dici che sono venuta troppo tardi quindi devo pagare, e cara ginecologa che mentre soffrivo con delle fitte fortissime laggiù, tu mi davi un appuntamento e non ti presentavi, e cara segretaria stronza che mi hai fatto aspettare più di un’ora per farmi esaminare da un altro medico… E cara amica del fidanzato che parli solo con lui, non con me; e cara anche tu crisi economica che non ti hanno creato: ti hanno inventato. Caro Natale in anticipo nelle apparenze ma assente nei cuori, e cara anche me del passato: che ero così silenziosa, così noncurante, che non me ne fregava niente degli altri e passavo per ‘buona’. E cara me di ora: che se voglio veramente bene a qualcuno e si comporta male glielo dico ma non ottengo niente.

Cara casa di adesso, che siamo io e il mio amore a viverla, e anche se possiamo arrabbiarci poi facciamo pace. Ecco, ora sono nel posto giusto.

blog

Suggerirei di allestire albero di Natale e presepe l’8 dicembre, come vuole la tradizione. Sono molto grata al Natale. Mi ha restituito un papà, mi ha fatto incontrare con il mio compagno. Perciò piano piano che arriva anche questo Natale cercherò di capire cosa posso dare in cambio.

08 Nov

Pensiero n. 20

Accendendo il computer mi auguro di ricevere qualche notizia o comunicazione nuova, ottima, decisiva, un lavoro, una pubblicazione, un’email di un’amica del passato, ma al solito il Mac ci mette alcuni minuti prima di connettersi e la pagina iniziale – con il doodle stavolta dedicato a Stoker – annulla presagi e aspettative inutili. Così mi dico che posso ancora aspettare qualche minuto prima di accedere alla posta, e carico il video di un nuovo rapper italiano – Emis Killa – perché mi sembra autentico: si capisce che ha qualcosa da dire sul serio.

 

Questo è il pensiero n. 20. Di regola dovrei parlare di Daniele, il mio amore, perché il numero 2 associato allo 0 rimane comunque 2, e il 2 rimanda alla coppia e quindi all’amore. E devo ricordarmi anche che è un pensiero, quindi se voglio restare coerente con me stessa seguo l’imperativo di riflettere, e non di descrivere una realtà – quello che avevo fatto ieri.

 

Allora rifletto su questa realtà: ieri sera, a cena dai miei genitori, abbiamo chiacchierato tutti e quattro per tanto tempo. Si festeggiava il compleanno di mio papà – ha ricevuto una camicia, un libro e delle tisane. Pare che da alcuni mesi sia andato in fissa con le tisane drenanti. Tale figlia, tale padre. Verso la fine della cena, la mamma fa a Daniele una domanda fatidica (o è stato papà, non mi ricordo): cosa pensi del 2 dicembre?

 

Il 2 dicembre il piccolissimo figlio di mia cugina P. e suo marito passa attraverso il rito cattolico del battesimo. Un’immersione più apparente che reale nell’acqua benedetta, regali da parte dei parenti e proclamazione, da parte del prete incaricato, di precise parole di benedizione. Si entra nel mondo del Signore. P. ci ha invitato e siccome abita in un altro paese c’è bisogno di organizzarsi, pianificare un minimo il viaggio e i tempi. Daniele risponde di nuovo con la sua teoria da libero pensatore. ‘non è giusto battezzare qualcuno decidendo per lui’, dice il fidanzato. Aspettare che compia 18 anni e che decida da solo. Ma non scegliamo praticamente niente da piccoli: neanch’io ho acconsentito a traslocare due volte – a tre anni e poi a nove -, neanch’io volevo essere messa sempre al banco sotto alla finestra, dove nessuno voleva stare perché si sbatteva la porta contro lo spigolo della finestra. ‘che c’entra? Io parlo del battesimo’, ripete Daniele.

 

Se continua con questa presa di posizione, mi toccherà andare da sola al battesimo e al pranzo, sola con le zie, i genitori e basta – a parte la neomamma e la neozia. Rispondo con l’indifferenza. Ieri il fidanzato è tornato a darmi la buonanotte e stamattina il buongiorno. Per questo il giorno risplende nonostante la schiavitù dei neri, l’Inquisizione e le streghe maledette.

 

Voglio rispondere invece a chi mi costringe alla differenziata: ‘va bene, capisco il vostro impegno e la vostra positività. Ma dedichiamoci a un impegno più preciso e imminente: disarmiamo le nazioni, annulliamo le armi nucleari. Solo così questo mondo marcio avrà una possibilità di resistere al passare dei millenni. E non mi rompete le scatole con questa storia della differenziata. Si sa che l’atto stesso di riciclare provoca inquinamento, che molti rifiuti selezionati con cura vengono poi rimescolati, che non è di certo la spazzatura il rischio più grande che corre adesso il pianeta.’