31 Dic

AUGURI DI BUON ANNO da cronacadiunavitaintima!!

Felicità

 

AuguriIn queste occasioni ci sono poche parole, sempre le stesse. Sono ansiosa per un anno che deve ancora arrivare, pronta a buttare quello che non è andato, conservando con cura l’amore che mi ha riempito e riempie l’anima. Ok allora ai grandi propositi, che se anche non li realizzerò tutti, qualcosa dentro rimarrà. Che Dio porti tanta serenità a me e a tutte le persone che mi vogliono bene. E scusate se è banale!

Buon anno 2013

28 Dic

Pensiero per Nicola

Questo Natale mi sono regalata una ricarica telefonica da 20 euro. Ultimamente, causa scarse risorse monetarie, usavo il cellulare solo per ricevere. Invece di mandare i soliti sms, la mia intenzione era di telefonare a quelle persone a cui volevo fare un augurio con il cuore.

 

Stavo andando a messa, ho chiamato mia zia e subito dopo ho pensato di contattare qualche amico o amica che non sentivo da tanto. Il primo nome che mi è venuto in mente è stato Nico. Bene, ora telefono a Nicola così gli faccio gli auguri, ho pensato. Non lo sentivo da un annetto, anno in cui la mia vita si è rivoluzionata. Al telefono però mi ha risposto suo padre: ‘Nicola?’, ‘no, non sono Nicola, sono il padre.’, ‘e Nicola?’, ho chiesto.

‘Nicola è in coma, sta all’ospedale’, si è messo a piangere.

 

Mi avvicinavo sempre di più alla chiesa, i miei passi si affiancavano a un gruppo di persone che camminava lento. ‘parlate con lui lo stesso, tante persone si risvegliano dal coma, dovete avere speranza’, dicevo senza capire bene da dove mi venissero queste parole: ‘è Natale’.

 

Oggi, al sesto giorno di un sonno che fa paura, Nicola sembra avere aperto gli occhi. Almeno è quello che ho letto su Internet: “Dalle analisi sono riusciti a capire che virus è e lo stanno curando! Sembra che la cura stia facendo effetto, oggi c’è stato un leggero miglioramento.. pare che Nico abbia aperto gli occhi anche se per poco!!”.

 

Aspettando di ricevere la bella notizia, dai suoi genitori al telefono o sulla sua pagina Facebook, voglio dedicargli questo post.

 

Conosco Nicola dalla mia laurea, nel 2009. Abbiamo pranzato insieme alla mensa universitaria, io portavo una busta pesante con la mia tesi rilegata, lui era con un gruppo di amici di Scienze della Comunicazione. All’università mi è capitato di mangiare con tante persone che non ho conosciuto. Nicola, invece, è diventato un amico a partire dalla mia festa di laurea. Ne abbiamo passate tante. Siamo andati in vacanza insieme: lui, io, Mary e Antonio. Ogni sera cucinava per tutti, a volte provavo a prendere il suo posto in cucina ma non c’era verso! Nicola però ha sempre messo qualcosa al primo posto su tutto: la musica. La musica e la fisarmonica. Nicola ama Lucio Dalla, Franco Battiato e tutta la buona musica. Ha una passione per Piazzolla e per la musica popolare.  

 

Quando si mette a parlare non la smette più. Per questo chi lo trova antipatico dice che è logorroico. Ma non è logorroico: è solo un grande oratore. In vacanza insieme, prima in Molise e dopo in Puglia, ci siamo divertiti come si diverte un gruppo di veri amici. Ci raccontava quanto fossero brutte quelle pale eoliche che vedevamo. In spiaggia abbiamo fatto yoga e dopo suonato e cantato. Antonio ha ancora il video di quella giornata: ha sempre detto che lo avrebbe tenuto per ricattarci. A Nicola danno fastidio molti modi di fare di questa società. Per esempio, si dispiace molto quando le persone spariscono. Il fatto è che siamo così tanti in città che si può andare avanti e dimenticare, ci si può confondere e sparire. A volte faceva un gioco che è sconsigliato in tutti i manuali di psicologia: ‘questa settimana ho lasciato il cellulare sul tavolo per vedere chi mi avrebbe scritto o chiamato. Non l’ha fatto nessuno, se non i miei genitori’.

 

Ecco, Nicò, vedi che ora il tuo cellulare squilla ogni 2 secondi. I tuoi genitori rispondono al tuo telefono, io li ho chiamati due volte e la seconda volta hanno ricevuto un’altra chiamata mentre erano ancora al telefono con me. Vedi, Nicola, che la gente è mezza matta e siamo tutti un po’ protagonisti egocentrici, se la gente non chiama non è perché non vuole bene ma perché preferisce essere cercata. Nicola, ti stanno cercando tutti in questi giorni, un po’ ovunque. Speriamo di andare presto a bere qualche birra insieme.

Brigantaggio anarchico e assolutamente non sanfedista

“Brigantaggio anarchico e assolutamente non sanfedista”, cit. da Nicola

 

23 Dic

Pensiero e realtà n. 30

Il Natale è arrivato praticamente e io mi sento del tutto impreparata. L’albero è acceso, il presepe creativo installato – ho usato la forma del pandoro Bauli di cartone per fare la casetta della Sacra Famiglia, come a dire: ricordate, sotto il pandoro c’è Gesù, è questo il significato del Natale. Ma non so quali altri significati dare al Natale, visto che sono ancora tanto lontana dal segreto dell’amore.

 

Questo è il primo, anzi, il secondo Natale che passo in compagnia di una persona che mi ha saputo mettere i piedi per terra. Prima volavo, presa da mille cose, mi stranivo per niente e mi infatuavo di fantasmi, Vip e artisti scarsi. Non avevo nessuna autostima. Così cercavo qualcuno, accanto, che brillasse di un valore aggiunto. Non mi bastava un banale essere umano. In Daniele amo tutto, amo la persona, il sentimento, le fragilità, amo le idee che odio e  tutto quello che non sono. È molto più abile di me nelle pubbliche relazioni; ormai parla anche più di me con i miei amici. I miei ex amici, ora i nostri amici.

 

Quello che dico a me stessa è che per riscattarmi, per non essere più in debito verso chiunque per tutto questo amore, dovrei essere amica di tutte le persone che esistono su questo pianeta. Morti inclusi. Invece non mi ci vuole molto per etichettare, come al solito, come facevo prima o forse di più.

 

A volte sono verde di rabbia per la gelosia, perché mi sento in disparte. Non succede spesso. Sabato sera abbiamo litigato. È vero: non mi piace stirare le camice.

 

Non mi piace neanche fare le lavatrici, perché abbiamo la lavatrice in balcone e io prendo freddo. Cucino, però, e non male. Tengo più o meno in ordine la casa, passo la scopa e lo straccio, ogni tanto. Questo non basta per riscattarmi. Dovrei fare molto più di così. Almeno stirare e lavare bianchi, colorati, capi neri eccetera.

 

Stamattina ho ricevuto una telefonata benaugurante da una persona. Si tratta dell’ambito lavorativo. C’è un progetto e crescerà: dopo la Befana tornerò a lavorarci. Abbiamo trovato una persona valida a cui affittare l’altra parte della casa. Lavora molto e risiede fuori Roma. Sono già meno preoccupata di prima, sull’argomento.

 

Oggi nel pomeriggio, dopo una scorpacciata di carne al sangue (non sono vegetariana) in un ristorante in cui eravamo stati 4 mesi fa, abbiamo incontrato un mio amico. Ci ha regalato una splendida cornice in legno. Daniele non vuole essere fotografato, così non so cosa ci metteremo dentro, però è stato un bel pensiero. Noi gli abbiamo portato una confezione di biscotti al cioccolato. La sera a cena è venuta una mia amica, le abbiamo regalato un piccolo albero di Natale in vetro e lei a noi una Stella di Natale.

 

Daniele mi prende la mano, stiamo sul divano, e mi dice: ‘ti amo’, ‘eh?’, ‘ti amo’, ‘sì?’. ‘tantissimo’, dice il fidanzato e mi sento squagliare dolcemente, peggio che il cioccolato, peggio che il caramello. Sta giocando con un videogioco, ora brucia tutti gli alieni. Vicino a noi ci sono il cane e la papera di peluches. Il cane me l’ha comprato da I., me ne ero innamorata, la papera stava seduta sul seggiolino della sua automobile prima che arrivassi io.

 

21 Dic

Pensiero n. 29 (a ridosso di Natale)

Sono sola questa sera, davanti a quella che forse è stata l’ultima puntata di Sex and the City. Ora va in onda l’addio, con interviste alle protagoniste e agli attori. Daniele è andato a una cena di lavoro e saluti natalizi prefestiva, le donne non erano ammesse.

 

Se qualcuno conosce la depressione bipolare, sa che possono prendere scoppi di pianto improvvisi. Ma anche chi non la conosce può sperimentarli. Basta essere donna, senza lavoro. Basta sentirsi in colpa per avere espresso la propria anticonformista opinione.

 

Prima, nel tardo pomeriggio, sono passati mio padre e mia madre per portare quello che serve alla parte di casa che affitterò. Li ha raggiunti un’amica di mamma che vende delle sciarpe artigianali. Sua figlia è diventata giornalista pubblicista scrivendo per un sito web e pagando. ‘non è nella mia etica del lavoro, mi dispiace’, ho risposto a quello che sembrava un suggerimento (e uno sfoggio): ‘se diventerò giornalista, sarà perché scrivo, non perché pago’. Ho visto l’espressione del suo viso cambiare, non era nelle mie intenzioni criticare ma spiegare perché mi comporto in un certo modo. Insomma, qualcuno mi spieghi: posso avere un’idea che non corrisponde ai consigli che tentano di darmi?

 

Ma sto imparando ad annullarmi. Quando si impara ad amare ci si mette da parte, e se si torna in prima linea ci si sente ancora più in colpa. È Natale: mancano pochi giorni. Cerco un equilibrio tra essere e amare, tra pensare e dire, tra fare e non fare. Sono sempre pronta ad accettare consigli da Daniele, ma chissà se non è il tempo di ricominciare a ragionare con la mia testa? A volte sento che ho tutto e a volte che mi manca tutto. Avevo tanti amici, non mi facevo problemi, decidevo quasi sempre di mio impulso. Ora il mio unico amico è lui, e se trovo un ragazzo carino mi sento stronza. Ascolto e metto in pratica la sua soluzione a ogni piccolo e grande problema.

 

L’albero di Natale ha le luci accese e la mia casa è ancora un po’ disordinata. Continuiamo a stare attenti alle spese perché abbiamo solo uno stipendio. L’altra zona della casa si affitterà da gennaio. Sono molto fortunata, lo so. Quanto è brutto pensare di mandare tutti a fanculo e trovarsi un minuto dopo ad aver bisogno di tutti, a sentirsi soli.

 

Sono ancora lontana dall’essere la persona che voglio essere. Anche se non mi manca niente. Sarei più felice se la mia casa fosse pulita da qualcun altro? Se facessi amicizia con le fidanzate dei suoi amici? E se andassimo a mangiare il sushi come facevamo da fidanzati lontani? Alterno la nostalgia per il breve periodo di fidanzamento ufficiale con l’appagante magia dei nostri momenti migliori da conviventi. Mi sento in un limbo e non riesco a credere, come ho detto oggi al telefono a una persona, che passo la maggior parte delle mie giornate a casa. Sono ingrassata di almeno tre chili. Ma sono felice sotto gli strati più superficiali del mio corpo. 

Ci sono sere in cui sarebbe meglio non essere soli. L'indipendenza ha i suoi giusti tempi.

Ci sono sere in cui sarebbe meglio non essere soli. L’indipendenza ha i suoi giusti tempi.

17 Dic

Realtà n. 29

Ci sono vari modi per abbassare l’umore e uno di questi è avere problemi di salute. Ma almeno non penso all’umore: penso solo alla salute. Mi sono sottoposta alla “bruciatura” per un virus. 500 euro, anestesia locale. Un’infermiera e una ginecologa guardavano dentro la mia intimità, la chirurga infilava qualcosa per tagliare, e dopo qualcosa per bruciare. Ho scelto di tenere gli occhi chiusi e una caramella in bocca durante l’operazione. ‘come va?’, ho risposto ‘bene’ finché ho potuto. Verso la fine ho cominciato a sentire i dolori: ‘sono gli ultimi 30 secondi’. Mi ha infilato una garza dentro e non riuscivo neanche a stare seduta. ‘toglila stasera’, ha detto prima, poi: ‘toglila subito se ti fa male’. Brutto. Ho tolto quella garza, sarà stata lunga un metro. Era orribile vedere che da lì usciva un pezzo di cotone che non finiva più. Ero in bagno, ho chiesto conforto al mio compagno che dalla cucina mi rispondeva: ‘cosa posso fare?’, ‘niente, dimmi solo qualche parola dolce’.

 

È vero, abbiamo noi e per me è la cosa più potente e bella che potevo avere. Certo, non possiamo fare l’amore per un mese, lui si dovrà prendere una pillola, io devo fare la lavanda tutte le sere e poi dovrò mettere anche degli ovuli. Posso indossare solo mutande bianche. Se la ferita dentro si infiamma sono cazzi. E pensare che subito dopo l’operazione volevo andare al centro commerciale: ‘non è il caso’, ha detto la chirurga. Mi ha trasmesso affidabilità. Sia lei che la segretaria questa volta sono state tanto gentili con me, perché a un certo punto stavo quasi per svenire e mi hanno preparato un tè caldo. Era aromatizzato alla cannella e avrei voluto chiedere il nome di quel tè, per poterlo comprare. Ma era abbastanza forte e probabilmente si trattava di un Earl Grey, così ho deciso di non chiederlo, sia perché non era il momento di annotare marche o nomi di infusi, sia perché se avessi saputo con certezza che era un Earl Grey la notte non mi sarei addormentata. Invece, il bello di questi dolori è che sia ieri che sabato sera mi sono addormentata senza bisogno di medicine, né sonniferi né Valeriana.

 

Il fidanzato è un amore. Di sua iniziativa, ha fatto la spesa e due lavastoviglie. Ha preparato la pasta e spazzato per terra. C’è stato solo un momento di nervosismo, ieri sera, in parte colpa mia perché non ce la facevo più con “Star Wars”. Non avevo mai visto prima “Guerre Stellari” e la convalescenza non è un buon contesto per sottoporsi alla visione di alieni e mostri che parlano un’altra lingua. Di sicuro un bel film, mi ci sarei dedicata volentieri ma ho ricordato quando portai a mio padre in ospedale il romanzo “La metamorfosi” di Kafka. Papà si era appena operato all’orecchio. ‘è orribile’, mi disse, e ci rimasi molto male. Anni dopo ho capito il perché. Quando si ha bisogno di essere rassicurati è quasi meglio la paraletteratura – e il paracinema – rispetto ai film e ai romanzi veri e propri. I libri e il cinema possono tirarti dei cazzotti e quando sei convalescente non sei pronto a ricevere pugni.

 

Venerdì sono stati qui i reciproci genitori. Si erano incontrati, senza farlo apposta, sotto casa, al citofono. Abbiamo mangiato tanto, mi hanno fatto i complimenti per la torta salata e il dolce. Avere persone intorno che appoggiano il nostro amore è importante, aiuta. Ma vorrei che non fossimo pronti a litigare per la minima sciocchezza. Diamo il meglio di noi. E diamo il peggio. Daniele ha appena telefonato, che arriva tardi. È strano ma non dispero ad avere momenti solo per me stessa. Perché non chiamo più i miei amici e non voglio che Daniele resti solo a casa? Siamo qui da quasi 3 mesi e non cambierei niente. Mi capita di pensare a quando tutto questo sarà ufficializzato. ‘voglio l’abito da sposa’, mi è scappato l’altro ieri. ‘tu vedi troppa televisione’, mi ha rimproverato. Vero: mi sto facendo una cultura sui modelli di abiti nuziali e sui prezzi di pranzi, bomboniere e dintorni. Tutto comodamente seduta sul divano. Vorrei vedere meno televisione e avere un lavoro. Spero che il progetto andrà in porto, per ora stiamo in stand by, con le vacanze che intercorrono. ‘prima o poi troverai un lavoro’, dice un funzionario del Caaf, amico di mio padre.

 

13 Dic

Pensiero e realtà n. 28

Tutto ruota intorno alla fatidica cena di venerdì, domani. Ma i preparativi culinari sono soltanto mentali. Ho in programma di preparare un rustico con olive e mozzarella, patate alla piastra cacio e pepe e il mio tiramisù. Comincerò da questo, oggi. Mi sono vestita per scendere al T. – il discount più vicino – e comprare gli ingredienti, poi però mi sono intrattenuta con il pc, le email, le offerte di G. per cene da 29 euro e pernottamenti scontati fuori porta. Peccato che il mio ragazzo non ami le terme, altrimenti avrei già preso un coupon per un albergo vicino Saturnia. La cena con i genitori che conoscono i genitori è praticamente arrivata.

 

Tutto ruota già intorno al Capodanno. Daniele insiste: ‘decidi tu! Decidi tu!’, allora propongo qualcosa e lui risponde: ‘no. Non mi piace’. Ieri c’è stato un piccolo battibecco, così ho detto: ‘facciamo in questo modo: io a Capodanno resto a casa, tu vai dove ti pare’. È vero, da quando ho trovato lui ho cominciato un po’ a trascurare gli amici. Per Capodanno più che organizzare cene fuori e feste improbabili mi piacerebbe solo stare insieme a lui. Ma rimanere tra le mura domestiche non avrebbe senso. Avrebbe senso se vivessimo lontani normalmente, ma queste mura le condividiamo già. Per fare qualcosa di speciale, è sempre essenziale dimenticare cosa si fa tutti giorni, anzi si deve prendere quello che si fa tutti i giorni e stravolgerlo. Così, mi piacerebbe stare in una casa in montagna davanti a un camino, perché normalmente vivo in città con il riscaldamento. Alt! Siamo ancora in tempi di recessione. Il primo stipendio buono del suo nuovo lavoro è arrivato, ma abbiamo ancora questa benedetta casa da affittare. E ci sta dando non pochi problemi. Quanto a me, il progetto di rivisitare il romanzo è da farsi nei ritagli di tempo. C’è un bel progetto con un socio della vecchia agenzia dove lavoravo, ma i ricavi arriveranno in estate. Come una formica, comincio a lavorare.

 

Il battibecco di ieri sera era del tutto inutile. Cambiando canale ho beccato per caso Pretty woman, a un certo punto c’era George Clooney svestito e l’ho guardato come si guarda un bel corpo nudo fuori dalle lezioni di anatomia e di arte. S’è alzato e se n’è andato a letto. ‘cosa succede?’, gi ho chiesto: ‘sei arrabbiato per questo, per quello o per quell’altro motivo?’. Ogni periodo ha i suoi motivi di nervosismo. Non mi voleva rispondere. Alla fine ha detto: ‘ho visto come guardavi George Clooney, se avessi guardato così Belen chissà quanto ti saresti arrabbiata’. Mi ha tenuto il muso per mezz’ora così sono tornata in salone. Poi mi ha detto: ‘vieni a letto’ e si era addolcito.

I pensieri si stanno sempre più adeguando alla realtà, e la realtà ai pensieri. ‘time after time’, dice una canzone.

http://www.youtube.com/watch?v=VdQY7BusJNU

 

06 Dic

Pensiero n. 27

senzatetto

In questi giorni il nervosismo si alterna alla felicità con la velocità di un puma non addomesticato. Persone del passato ribussano alla porta della mia esistenza, alcune portando nuovamente gioia e felicità, altre ricordandomi tutto quello che non ho fatto, tutto quello che non ho vissuto.

 

Ed è così che rimetto mano a un testo che ho scritto due anni fa, i caratteri sono 420.000 ma lo voglio ridurre a circa 250.000 per partecipare a una specie di concorso, più una selezione che un concorso. Non penso che vincerò però almeno mi sarò tenuta occupata.

 

Ho talmente tante cose scritte, sono così tante che le costringo a restare mute. Non sono brava nelle pubbliche relazioni. Non sono brava a cambiare le mie idee per rientrare negli standard per minorati. Le idee no, ma le battute sì. Lo farei non solo per ridare voce al mio testo, ma anche per snellirlo e per togliere tutti gli orpelli che non mi piacciono, tutte le frasi che mi fanno vergognare.

 

Intanto, mi vergogno da sola se penso a come ho trattato male, in passato, certe categorie di persone, anche le donne. Ho trattato peggio le donne che gli uomini ed è per questo che da un grande uomo mi sta arrivando tantissimo amore e da tante donne, per lo più sconosciute, provengono invidia, esclusione e maleducazione.

 

Ma non mi piace parlare di massimi sistemi. Preferisco le cose, le azioni, le descrizioni. Le piantine stanno qui davanti, fuori dalla porta-finestra, fanno da vedette, da ancelle e da guardiane. Sono illuminate dalla luce. Due piante grasse dotate di fiori (rosa scuro e chiaro), un rosmarino timido, appena comprato, sottile, una pianta di bacche rosse e una che non ho la più pallida idea di come si chiami, ma che deve stare all’ombra e dev’essere annaffiata una volta a settimana. Dall’altro lato la nuova viola del pensiero. Nuova rispetto a quella che mi regalò tempo fa uno scrittore/editore – a me come a tanti altri scrittori e giornalisti – durante una presentazione. Questa pianta gode di ottima salute e mi è stata regalata dalla mamma del fidanzato.

 

Ora devo andare all’ufficio anagrafe a far mettere un timbro sulla mia carta d’identità – scaduta da diversi mesi. Si stava bene senza documento d’identità: il mio stato poteva cambiare da libero a impegnato e il mio lavoro da libera professionista a dipendente. Ma c’è ancora tempo per far succedere cambiamenti nella mia vita, così farò solo prorogare la scadenza della carta che avevo – con una foto che sembra di un secolo fa – per poi rifarla daccapo solo al momento in cui vorrò espatriare.

 

La lavastoviglie in azione mi culla con il suo lento sciacquettio. Un segnale acustico ripetuto mi avverte che i piatti sono puliti. Stamattina sono andata al mercatino perché mia zia di Treviso mi ha fatto arrivare 100 euro da parte dei miei genitori, a Napoli per il battesimo. Così ho preso varie cose all’usato e devo fare la lavatrice. Una maglia, due pantaloni, una gonna, 3 gambaletti, un paio di orecchini e un paio di scarpe. Tutto alla modica cifra di 40 euro. Gli altri soldi li terrò da parte.

 

Propongo delle promesse al fidanzato: ‘quando saremo ricchi, ci iscriveremo per fare beneficenza alla Croce Rossa?’. Ma sarebbe già tanto riuscire a pagare l’IMU e magari una donna delle pulizie da far venire una volta a settimana – quella di mia madre andrà benissimo, Lucia -. Forse tornerò a dare monete agli zingari, anche se il fidanzato mi sta quasi convincendo della non-necessità di questo gesto. Continuo, però, a coltivare una segreta benevolenza verso i barboni. Il fidanzato si comporta bene con tutti ma è riluttante ad accogliere le minoranze. Io invece ce l’ho con tutti ma amo i bisognosi, i poveri, gli sconfitti. ‘se ti farò stare bene, avrò smaltito tutte le mie colpe’, dice il fidanzato.

 

 

03 Dic

Realtà n. 27

casa

Il weekend è passato senza dire niente e ha portato via la tempesta che ha colpito mezza Italia, con picchi su Taranto (la mia città natale) e Toscana (la regione dove ho vissuto l’adolescenza). Roma è tornata sorridente, con il sole, ma si sta già facendo buio. Sono le cinque del pomeriggio e sto cercando di prenotare telefonicamente le ‘bruciature’ – un sistema per eliminare un’infezione ginecologica post anestesia locale e day hospital. Ma la maggior parte delle donne odiano me come io odio loro, anzi no, di più. La segretaria dell’ospedale XX vorrebbe obbligarmi a ripetere una visita che ho fatto due giorni fa, con esame dolorosissimo (colposcopia); le spiego che non ha alcun senso perché ho appena speso 90 euro e varie imprecazioni per l’esame, così mi consiglia di richiamare domani mattina, perché lei non se ne intende ma magari la caposala sì. Ho avuto giusto il tempo di chiedere l’orario più specifico e l’analfabeta, senza rispondere, ha riattaccato.

 

Io non ho parole. Nella stessa dolorosa giornata di sabato è tornata una coppia per vedere la casa con la luce del giorno. Finché parlava con me, settimana scorsa, la ragazza, per quanto mi stesse simpatica, non mostrava nessun entusiasmo su niente, anzi criticava il pavimento e diceva: ‘ci dobbiamo pensare’ e guardava il fidanzato. Ma li ho fatti tornare nel weekend perché così conoscevano il mio compagno, mi sembrava il caso, ecco. La ragazzetta quando ha sentito che il mio uomo fa il sistemista informatico si è esibita in urlettini da assoluta deficiente: ‘uh, allora mi aiuterai! Avrò tanto bisogno di te! Che bello, sai io studio ingegneria e mi servirebbe molto un informatico’. Il mio ragazzo per fortuna ha imparato a conoscermi e per rimanere sano e salvo ha detto: ‘quello che faccio io non c’entra niente con l’ingegneria’.

 

Ma io mi chiedo: come si fa a introdursi nell’appartamento di una coppia per affittare una stanza e comportarsi senza il minimo rispetto o contegno emotivo? Dovremmo condividere lo stesso tetto, secondo te io ti faccio venire a casa mia con il rischio che tu bussi alla mia porta per farti dare ripetizioni dal mio fidanzato? Io non ho parole.

 

Forse sono io che ingigantisco, e questo dolore ginecologico peggiora il mio stato d’animo. Ho capito che non mi devo arrabbiare perché altrimenti mi prendono le fitte là sotto. Quando Daniele ha saputo l’esito della visita si è innervosito parecchio: ‘non voglio che stai male’, mi ha ripetuto tante volte. Ma mia zia – che ha avuto la stessa infezione quando era incinta – e mia madre – idem stessa cosa, solo io in famiglia ho preso questa infezione senza aspettare un figlio – mi hanno assicurato che il più del dolore è l’esame, che le cosiddette ‘bruciature’ non fanno poi male.

 

Il Natale arriva prepotente e non ce la faccio più. Mi sono stufata di pensarci. So solo che sarà difficile riuscire a fare dei regali – gli unici che non elimineremo saranno quelli per i nostri genitori – e che tra due settimane si farà una cena qui così che la mia mamma e il mio papà conosceranno la sua mamma e il suo papà.