15 Gen

Realtà n. 32

farfalla

In questi giorni mi sento felice. Sarà stata la visita della zia (‘ti sta bene quella casa attorno’, ‘vi volete bene tu e Daniele, si vede’, ‘ora tutte le mattine, quando ti svegli, puoi pensare “Sono felice”’). Sarà stato che abbiamo ritrovato un benessere economico (il fidanzato riceve il suo regolare stipendio e io una quota mensile di affitto), quindi possiamo andare di nuovo a cena fuori e a fare acquisti. In parole povere siamo tornati a raccogliere frutta e verdura e ad andare a caccia nella giungla metropolitana del 2000. Sarà che le energie non sono tutte riversate su queste quattro mura, e ho imparato a stare in silenzio senza l’ossessione della tv accesa in ogni momento. Televisione che ho odiato per una decina d’anni e con cui mi volevo rappacificare, con programmi cadenzati – Cuochi e fiamme, Scrubs, Real Time –. Sarà che ieri abbiamo festeggiato un anno di fidanzamento! Siamo stati molto fortunati: abbiamo realizzato il sogno di vivere insieme in pochissimo tempo e siamo certo più innamorati di un anno fa, della scorsa primavera, della scorsa estate e dello scorso inverno.

Di fronte alla felicità ci sono due possibili modi di comportarsi: fare finta di niente e nasconderla per evitare le ovvie invidie, o sbandierarla e condividerla, come sta scritto sulla Bibbia. Tra fratelli ci si racconta tutto. L’invidia è un problema di chi è invidioso.

Allora: togliendomi i vari sensi di colpa verso chi ci avrebbe intrappolati volentieri in relazioni instabili, facendo una pernacchia a chi non ci credeva capaci di questo (vecchi amici/nemici, vecchie amiche piuttosto: non tutte attirano sanguisuga in maschera come è capitato a me), e ringraziando con un sorriso tutti quelli che hanno avuto compassione di noi quando non avevamo niente, quando non eravamo niente se non solitudine e malinconia, descrivo la festa di ieri sera.

Non sono una ragazza multitecnologica, amo il mio Mac perché ci scrivo e guardo meno all’apparenza e più all’utilità. Ieri però mi sono innamorata dell’Ipod Touch che mi ha regalato Daniele. Una specie di computer portatile con canzoni, Internet wi-fi, messaggi gratis, calendario, sveglia, fotocamera, video…me la rido fra me e me. È bianco, con la copertina viola. Leggerissimo come una piuma e di più. Per ricambiare (sapevo già del regalo da qualche giorno), ho preso un maglione blu per Daniele e un portachiavi dello stesso colore, una chiave a forma di cuore. Ho preparato il salmone al forno e dei piccoli rustici con caprino e wurstel. Sulla tavola c’erano due mini tubi di Baci al cioccolato bianco e un mazzo di fiori tra gerbere, gigli e fiorellini olandesi. Due candele accese e un po’ di sassi attorno.

Volevo fare una fotografia alla tavola ma me ne sono dimenticata. Questa mi varrà come fotografia.

Voglio abituarmi alla felicità, credere di meritarmela, accettarla, moltiplicarla. Ho sofferto troppo in passato e avevo l’anima tutta bucherellata da tarli e insetti, piena di buio e di rancore.

A otra cosa, mariposa!

10 Gen

Pensiero n. 32 (perbenismi)

bresson

 

 

Ti piace sentirti

perbene:

metti lo zucchero

dentro il caffè.

 

Ti piace sentirti

amato,

annoti su un blocco

gli amici e le età.

 

Ti piace sentirti

annoiato:

guardi la tv

sopraffatto dal rancore.

 

Ti piace sciogliere

stupidi enigmi,

compili cruciverba

sdraiato sul sofà.

 

Ti piace sentirti cattivo:

non rispondi al telefono,

ti sposi in privato,

informi gli anziani

dopo Las Vegas

(con un dito inguaiato

e il pancione cresciuto).

 

Ti piace sentirti sociale,

ti mostri perbene e

affronti ogni male

(soprattutto i mali degli altri).

 

Oppure ti piace sentirti asociale

rinchiuso in città

per la fine del mondo,

aspetti la morte

e aspetti un dispetto

che non avverrà.

 

Ti piace sentirti

immortale:

acquisti vestiti,

frequenti le banche,

vai in giacca e cravatta

o su trampoli stanchi,

ti trucchi ed inganni

la tua vera età.

 

Ti piace sentirti:

immorale, immortale,

sociale, asociale,

perbene, permale,

amato e annoiato.

 

Soprattutto:

ti piace sentirti amato.

 

Amato e annoiato

perbene e cattivo

morale o immortale.

 

Non tanto amare

ma essere amato ti piace:

mortale e geniale

morale o annoiato,

stupito e indeciso

sul bene e sul male,

contento o asociale,

distratto o attento

giocoso o convinto.

 

Soprattutto:

ti piace sentirti amato.

 

Soprattutto:

ti piace sentirti amato.

 

 

 

 

08 Gen

Pensiero e realtà n. 31

Qualche volta avrei voglia di parlare senza dire niente. Non essere costretta a dire solo la verità, sempre la verità, lo giuro: eppure è la sola cosa che riesco a dire. In assenza di questa, taccio convinta che la verità trapeli anche col silenzio.

Amo Daniele e mi ama. La casa comincia ad avere il nostro sapore, e ora il mobile per la tv è pieno di oggetti che ci rappresentano: un attestato e una foto di Daniele, i suoi liquori e i miei libri. La mia macchina fotografica esposta nella vetrinetta, non la uso da molto, un’altra foto – stavolta mia – incorniciata da due coccinelle d’argento. Un veliero costruito dal mio fidanzato e i miei libri di cucina, uno di sua madre, uno di mia madre, uno comprato e uno regalato dalle amiche di Madrid. Piatti che non penso preparerò: al fidanzato non piace la cucina forestiera, a parte quella giapponese.

Una scia di candele colorate sta sopra lo scaffale e due brevi scie di sassi riposano a lato della tv. Sono soddisfatta ma vorrei più colore. Degli amici ci hanno fatto notare un mese fa che la casa risultava troppo fredda e bianca. Stiamo per acquistare le tende, le abbiamo scelte rosse di velluto. Sembreranno un dolce sipario.

La mia vita oggi si traduce in ordine e pulizia, piano suona la radio: ‘I’m not the only one’. E allora penso che non sono l’unica ad amare – e ad odiare. Non sono l’unica che è stata ferita e ricompensata dalla vita e non sono l’unica che non trova divertente caricare la lavatrice. L’albero di Natale è da disfare, e non lo trovo divertente. Per un attimo vorrei tornare al tempo in cui avevo un gruppo di amici veri – sembravano veri – e ridevamo e cantavamo e perdevamo tempo. Ora ho poco da dire al mio fidanzato: praticamente tutto. Ma dirsi che domani verranno a montare l’armadio non ha senso, dirsi che stasera passa mia zia è noioso, vorrei dirgli qualcosa d’importante e gliel’ho già detto: l’amore si rinnova ogni giorno ma le parole restano le stesse.

In un momento scoraggiante, quasi di disperazione, sono tornata a scrivere qualcosa di poetico però la vita mi vuole allegra e torno alla prosa.

Siamo stati 3 giorni fuori. Il secondo è stato favoloso: abbiamo girato per la città di San Francesco pervasi da un senso di gioia esaltante. Abbiamo mangiato divinamente. Daniele mi ha permesso di visitare la chiesa e gli affreschi senza fiatare.

Al ritorno in agriturismo siamo passati da Perugia e siamo ritornati alla materialità. Mi sono lasciata tentare da una liquidazione di abiti firmati e ho comprato 4 articoli a 100 euro. Il fidanzato mi ha consigliato e aspettato.

La vacanza è stata troppo breve e non voglio ricordare quanto abbiamo rischiato la vita all’andata, quando la nostra montagna umbra si è coperta di una nebbia spessa e arrabbiata con noi. Andavamo pianissimo e io dicevo le preghiere.

Io e lui nella casa dell'amore

07 Gen

Quando non ci sono parole

Forse Dio è stato acchiappato da una zanzariera

o forse io sono stata acchiappata da Dio.

Forse il fidanzato vuole essere ricoverato

così potrà stare lontano da me.

 

 

Nel paesaggio della nebbia e dell’autodisciplina

tutto è sterile, vuoto e inutile. Tutto è Dio.

Anche la lavastoviglie strilla – fa un suono da paura.

Qui è tutto paura dove sono io.

 

Forse, quando arriverà il paese dei morti

e intorno non saranno case, e intorno non saranno semafori

dove le prostitute non potranno esercitare la professione

e non ci saranno preghiere, e non si serberà rancore

 

 

forse lì sarò io, e a me sarò immune.

E nessuno disturberò con le mie dolci preghiere.

Forse senza voce, senza forze, senza niente,

senza me, sarò più tollerabile io,

 

sarò più umana,

non sarà più tutta paura

dove sono io.