25 Set

A sentire questo treno che fa tutto questo rumore

A sentire questo treno che fa tutto questo rumore

mi viene rabbia, ché ti ho lasciato per un pensiero strano,

e a trovarne uno meglio di te nemmeno ci provavo

siamo felici a distanza, ora, ci amiamo e ognuno sta per sé.

Dicevo la sera non vale la pena guardare la tele

non potevo dormire se tu russavi, mi russavi accanto

ed ero ingrassata di quasi sei chili per fare le torte

per darti dolcezza che almeno ti entrasse fin dentro le ossa.

blog letterario

Adesso la sera riscrivo i pensieri e rileggo gli errori

ho cambiato le cose, levato dei quadri, cambiato stagione,

e quando ritorni, lo so, non è uguale, però stiamo insieme.

 

La casa suona strana

senza il tuo piede.

La tele l’ho buttata,

e scrivo tutto il giorno.

Ti chiamo quando è tardi,

parliamo di lavoro,

rinasco quando torni,

ti amo tutto il giorno.

Potrei sembrare matta

davanti a chi non sa

eppure voglio te

e la mia vecchia libertà

non era che illusione

un malvagheggiamento

– sapevi dell’umore,

io te l’avevo detto -.

21 Set

Una scheggia di memoria di Baudelaire

Io lo so quanti oggetti mi rimarranno

Intrappolati dentro schemi predefiniti

di manie finte d’amore antropomorfe.

 

E so anche come questo crepuscolo

non ecciti soltanto i pazzi,

ma anche gli amati – o non amati  – pazzi  o sani che siano – non corrisposti.

 

Angelo, se vuoi suggerirmi tu, per cortesia, una lirica

che sappia di donna angelo e sentimento salvo e

di passione e amore vero…

 

Abbandonerò al cuore il cervello. E così starò.

Fino a che domani non suonerà la prossima sveglia.

La sentirò?

baudelaire autografo

09 Set

Da Malta. Una cartolina.

La mia cartolina da Malta. Partire felici non significa arrivare felici, per quanto il volo sia stato ottimo (non volavo da diversi anni e, a parte la solita paura del decollo, ci sono stata bene). All’arrivo, con venti euro ho preso un taxi che mi ha portato a Saint Julians. La tassista sembrava mia madre. Era nera, aveva occhi mostruosi grandi, simili ai miei, sulle braccia era tatuata e al collo pendeva una croce. Mi parlava in un italiano esasperato, nel senso che metteva un accento in ogni parola che diceva, accompagnando con mani e dita i discorsi, aveva delle unghie lunghissime, dipinte con lo smalto nero a striature bianche. In un’altra vita doveva essere mia mamma, per come mi ha rassicurato.

Malta… tranquilla, puoi girare la sera, non succede niente. Io una volta stata in Sicilia con il mio fidanzato, lui ha pagato 10 euro per entrare in una discoteca, io avevo ingresso gratuito, le donne non pagavano, mentre qui, in Malta, tutte gratis le discoteche. Da bere costa poco”.

La sorpresa è arrivata in hotel, in teoria avevo una stanza prenotata da mio padre – non c’era posto in college – ma questa prenotazione non risultava, la carta di mio padre era stata rifiutata, e io non avevo nessun posto dove dormire a Malta.

La signora dell’albergo, siciliana e musulmana, ha chiamato un altro albergo della stessa struttura. Mi ha detto: “Prendi quel bus e scendi alla seconda fermata”; sul bus sono rimasta in piedi, vicino al guidatore, ho urtato per sbaglio il campanello e il guidatore mi ha detto di non toccare mai il campanello. Lo avevo informato che dovevo scendere alla seconda fermata, dopo un po’ gli ho chiesto informazioni e lui, candido e anche leggermente menefreghista, mi ha risposto

“L’abbiamo passata”.

Ho fatto tutto il giro panoramico, tutta questa baia intorno al mare, che sale, che scende, divertente se non avessi avuto il pensiero di dove alloggiare, e i bagagli.

Parlare italiano qui non risulta semplice: tutti mi scambiano per spagnola o capiscono, dal mio accento, che vengo dall’Italia. Non esercito molto questo linguaggio inglese “universale”, mi vengono incontro e parlano con me direttamente in italiano o in spagnolo. Solo qui al punto Internet mi hanno fatto il complimento: “Your english is nice”, davanti a me ci sono due teli mare stesi ad asciugare forse, uno celeste e blu con i delfini che mi rincuorano, un altro nero appoggiato sopra. Il nero raggruppa tutti i colori, ma il blu rasserena, specie con i delfini; dietro ci sono le palme e il tramonto arancione.

Quando sono arrivata, all’aeroporto, m’hanno stupito proprio le palme che mi ricordavano la Tunisia.

Ho voglia di viaggiare, ma ho capito che non posso farlo sola, sarebbe sprecato. Vedere tutte queste bellezze, subire tutti questi contrattempi, trovarmi sola la sera a cenare, e uno specchio in hotel che fa tristemente compagnia.

Cartolina da Malta. Vicissitudini contrarie ai programmi. I love my life.

06 Set

Il senso, domani, arriverà, dice. Lo stesso.

Mamma si è operata stamattina per la seconda volta nel giro di pochi mesi. Tutto bene, stavolta era superficiale il raggio d’azione dei medici, ma le hanno fatto la totale. Sono molto preoccupata per la prossima operazione, a gennaio, perché tre anestesie totali nell’arco di 7 mesi mi fanno paura. Le ho portato una bottiglia di vino bianco, così quando torna a casa, con papà bevono e non ci pensano più. All’inizio dell’estate, l’operazione d’urgenza è andata liscia, e non aveva moltissime probabilità di riuscita. Ma ero rincuorata, un’infermiera in clinica sembrava mia nonna, mi ha fatto una carezza e ho capito che dovevo stare tranquilla. Ora però quello stesso segno, ricordato, non mi rasserena. Mamma ha smesso di andare in chiesa dalla prima operazione, e ha ripreso a portarsi a casa il pane che trova nei ristoranti. Sono pensieri.

Domenica, comunque, parto, e oggi pomeriggio vorrei cominciare questa benedetta valigia arancione, recuperata l’altro giorno da casa dei miei genitori, dove era in ostaggio. Già che c’ero ho messo in valigia tutti i vestiti invernali che avevo lasciato lì, quindi prima di farla la devo disfare e mettere nelle scatole floreali i cappelli, i maglioni, i pantaloni e le gonne per il prossimo inverno, sperando di emigrare davvero questa volta, perché Roma mi ha stufato.

Ho comprato 4 panforte per le famiglie che conosce papà a Malta, veramente uno è in più. Papà ha detto di regalare il dolce a chi capita, all’insegnante, o alla direttrice della scuola, e non so perché questo discorso mi è sembrato un po’ mafioso: con tutti i soldi che si prendono, questi qui della scuola, senza che nemmeno li conosciamo, che regalo gli dovrei portare? Se saranno simpatici, allora sì! Se farò amicizia con un gruppo di persone, potremmo dividerci il panforte durante un’uscita, ma non ho la più pallida idea delle persone che conoscerò. Certo parto felice, ed è un buon modo per partire. Si va via da un posto quando tutto va male o tutto va bene, diceva la mia amica Chiara in un pomeriggio nuvolo a Firenze, eravamo alla stazione dei treni, se non ricordo male. Secondo la sua teoria non sarei dovuta andare via da quella città, perché le mie cose erano talmente confuse in quel periodo che sarebbe stato un atto ridicolo dire che andava tutto male, o tutto bene, ma non avevo coraggio.

Sono discorsi senza senso adesso che sto andando via solo per due settimane. Ma dal momento che sono rimasta per un anno e mezzo quasi fissa nella capitale perché il mio ex non voleva neanche che andassi a trovare mia zia a Treviso, questa sembra una vittoria. D’altronde anche lui dovrebbe essere partito per l’Africa, era arrivato il momento di partire per noi, ognuno però in una diversa direzione.

Quando le direzioni si disciolgono non è per forza un male, è come pettinare i capelli. A proposito di capelli, spero che il viaggio li rimetterà a posto perché ora sono tutti sconclusionati.

Davanti a me, c’è una pila di cuscini del divano, senza la fodera. Ho messo tutto in lavatrice per dare una sbiancata al povero divano bianco, e si sono sporcate ancora di più. Intorno al cestello quella plastica della lavatrice si è rovinata, per cui sporca. Ma che mi frega!

Vasco Rossi, il senso, domani, arriverà, dice. Lo stesso.

(L’immagine è presa da http://www.informagiovani-italia.com/storia-di-malta.htm)

05 Set

Analisi di una convivenza n. 1

Sulla ragione di quest’analisi inutile indagare. Quando mi sento in colpa ho difficoltà a dormire, e questo mi è successo per esempio stanotte. Così, arrabbiata per quei due sogni sospesi troppo presto (in uno di questi, c’era un ragazzo che mi aiutava a prevenire l’insonnia: non sarà perché ti scrocchiano le mani? Aprile e appoggiale contro il muro, si distenderanno). Sono semi-sveglia e la mattina è già a metà, avrei voglia di appoggiare davvero le mani contro il muro per vedere se si distendono, funzionerà questo rimedio onirico? Mi basta passare due dita sul medio dell’altra mano e il medio fa scroc, le dita sono anchilosate. Eppure ieri ho ballato danza del ventre prima di andare a letto, per rilassarmi.

Se vado sugli archivi di settembre 2012, il blog mi restituisce un’immagine di me un anno fa abbastanza veritiera. Avevo smesso di ballare danza del ventre, anche perché ogni volta che danzavo davanti al compagno, lui mi chiamava a sé e dovevo smettere, le mie preoccupazioni erano rivolte soprattutto alla casa e a lui, ho cominciato uno shopping sfrenato che mi ha lasciato solo a giugno, tutto per la casa, come se fosse un’entità a sé, tutto per il compagno, con regali nelle ricorrenze speciali e non, ed ero ingrassata a forza di cucinare solo i suoi piatti preferiti. Una compagna perfetta fino al momento in cui l’ho lasciato, anzi, i momenti, perché le cose si capiscono sempre tutte insieme, anche se l’affetto rimane.

Un anno dopo mi trovo più grande, più matura e femminile. Sono cambiata dentro, ma forse sono cambiata al contrario, recuperando vecchi sogni che non mi avevano mai abbandonato. Una società più giusta, un modo di vivere anticonvenzionale: ora davvero posso affermarlo, ora che sono stata dall’altra parte della barricata. Non sono riuscita a fare amicizia con i fascisti. Con nessuno dei fascisti e delle loro consorti. L’unico gruppo che mi piaceva era quello dei comunisti, conosciuto al primo appuntamento con il mio ex, simpatici, tranquilli, intelligenti, bravi. Anche gli altri lo saranno, per l’amor di Dio!, c’è qualcosa di buono ovunque, per la legge del Tao, il fatto è che siamo vittime delle nostre repulsioni. E non in modo assoluto; lo testimonia il Pensiero n. 1 in cui parlo di una felicità in arrivo (ed è arrivata, è durata, è finita), dell’entusiasmo trasferito tutto sulla casa e sull’amore, sentimento non tipico nella mia vita. Ma se contiamo la percentuale delle frasi, c’è un 80% sulla casa e un 15% sul fidanzato in questo post (il 5% su di me). Ero affannata dalle tendine che non ho mai messo, dai mobili che mi fanno tutti schifo, dall’obiettivo di rendere questa casa uno specchio della mia identità. Adesso, le tende non mi interessano perché quando guardo fuori mi sento in compagnia, i mobili mi ricordano già qualcosa da cui vorrei scappare – un fallimento – e quelle storie assurde sulla casa mi sembrano tutte stronzate. Vorrei una vita che parlasse di me, non una stupida casa decorata al punto giusto da apparire freakettona e artistica quanto basta, minimale. Mi disinteressavo degli altri (“Fuori, il resto della gente, altre geometrie, diverse case e montagne, non mi farò distogliere dalla mia quiete. I telegiornali parleranno per altre persone e le persone che si picchiano per strada non entreranno.”) e scivolavo nell’egoismo più bieco, eliminando dalla lista di contatti molte persone a cui voglio bene, solo perché quella relazione di coppia risucchiava tutto, e lo permettevo.

Quel bellissimo specchio con una farfalla disegnata sopra non l’ho preso più. L’ex compagno non voleva. Anche le presine originalissime, non le voleva.

E ricordo quando, da adolescente, tornavo tutte le sere in paranoia per le canne. Mai nessuno che mi scuotesse, mi abbracciasse, che mi dicesse: “Che costa stai facendo? Stai perdendo te stessa”. Perché io sono così, ogni tanto scivolo per traiettorie che non mi appartengono, però ci ricavo sempre qualcosa, capisco di più.

Ora basta, vorrei essere me.

specchio-ikea-decorazione-primavera-pane-amore-e-fantastia

02 Set

Sapevo guardarmi allo specchio e sapevo

Sapevo guardarmi allo specchio e sapevo

mentire

perfino a me stessa.

 

Spavento riflette lo specchio:

ora no, io non sono più

quella.

 

E mentre qualcuno

mi ha già etichettato

io libro nell’aria.

 

Esausta riatterro

per terra

mi svesto, e poi dormo per terra.

 

Mi guardo e non sono

non sono più quella

non so più mentire.

 

Spavento riflette lo specchio

sapendo che ho fatto

del male.

 

E mentre i più saggi

mi hanno etichettato

io cambio di nuovo.

 

Non sono nessuno,

non sono più quella,

riatterro per terra.

 

Ornella Spagnulo