24 Mag

Sottili, continue, nascoste, invisibili. Riscrittura delle Città invisibili di Italo Calvino

Per il VI Seminario Interdisciplinare dei Dottorandi, Dottori di Ricerca e Ricercatori di Tor Vergata (questo è il link) presenterò il 7 giugno alle 9:30 il mio prosimetro Sottili, continue, nascoste, invisibili. Riscrittura delle Città invisibili di Italo Calvino, ispirato al libro pubblicato nel 1972. Insieme a me ci saranno il professor Carmine Chiodo e il dottor Gabriele Marsiglia.

Questo è l’incipit:

Kublai Kan si era svegliato presto quella mattina. Intavolava il suo gioco a scacchi cominciato settimane prima con una nuova conversazione insieme al viaggiatore solitario. “Virtualmente”, ribadiva il viaggiatore, “Viaggio solo virtualmente”.

“E cosa ci vede, laggiù?”, domandava un imperatore che cresceva ogni giorno di peso e manteneva il disinteresse reale per ogni cosa.

“Vedo lettere, immagini, fotografie”, rispose l’internauta. “Ma vedo anche cose ben distinte: vedo persone”. L’imperatore diede un colpo di tosse, colpito evidentemente da una condanna che tutto il popolo gli attribuiva: Kublai Kan non voleva conoscere le persone, perché non voleva conoscere se stesso.

“Ma sono persone differenti”, precisò l’altro, come a scusarsi: “Sono persone che ti attaccano e poi chiedono scusa, stringono rapporti fasulli credendoci come matti”. La luce fuori aumentava. “Nella rete si scambiano messaggi ma è facile fare finta. Tutto qui”.

“Potresti dirmi allora cos’è questa città che tutti mi dicono stia scomparendo?”. Kublai Kan aveva deposto le armi e si era lasciato incantare da quel barbuto giovane, che si era rifugiato nella rete per la sua incapacità di vivere e di amare in una città che, tra le tante, stava scomparendo…

La città. Convegno dottorandi, dottori di ricerca e ricercatori

Il tema di quest’anno è “La città”.

Siete tutti invitati.

Lo stesso giorno si esibiranno vari artisti e musicisti. Il convegno inizia il 5 e finisce il 7 giugno.

Ornella Spagnulo

 

10 Mag

Ti racconto il giorno in cui ho letto "Raccontami la notte in cui sono nato"

Raccontami la notte in cui sono nato di Paolo Di Paolo viene ripubblicato a 6 anni di distanza dalla prima edizione (con Giulio Perrone Editore) da Feltrinelli nell’aprile 2014. Nel frattempo l’autore ha sfiorato lo Strega con un altro romanzo, Mandami tanta vita, vincitore del Premio Fiesole e del Premio Salerno Libro d’Europa.

In realtà sto prendendo tempo. Incornicio questa recensione con un minimo di coordinate geografiche e temporali per non perdermi anch’io, come ho appena fatto nel romanzo. Raccontami la notte in cui sono nato, parlando di una nascita, parla anche dell’adolescenza, e di quel tuffo che si dovrebbe compiere (e di fatto si compie, in qualche modo) passando dalle scuole superiori all’università, e poi ai fatidici 25 anni. Anni in cui una donna può diventare madre, e un uomo vendere la propria vita. Lo spunto del libro, infatti, proviene proprio da una bislacca notizia apparsa sui giornali nel 2007: un australiano, Nicael Holt, metteva in vendita la propria vita su eBay. Pirandello non aveva pensato a qualcosa di così irreale, imbastendo la storia de Il fu Mattia Pascal. E scrivere altro non è se non scambiarsi vite. Ma al di là dei riferimenti metanarrativi di cui è impregnato questo primo romanzo di Paolo Di Paolo, è la vividezza dei sentimenti che colpisce, ancora di più. Quello scavare nei meandri dell’adolescenza, nell’inadeguatezza, nella svogliatezza delle relazioni e se vogliamo nella mancanza di coraggio. Lucien si fa sostituire da Filippo, nella vita, e gli permette di conquistare anche quella donna che tanto amava. Perché, “aveva ragione Francesca, quando diceva che io sto in bilico su una frase, non saper chiedere né dare il cuore”? Se i critici sono gli psicoanalisti degli scrittori – frase che mi è venuta in mente, così formulata, l’altro giorno, mentre ero in giro per la città – posso allacciare a questo dubbio la stessa risoluzione del finale, la parola chiave: coraggio. È la mancanza di coraggio (che viene proprio da ‘cuore’), ma il coraggio è la manifestazione del cuore, che può avvenire oppure no senza che si sia messa in discussione la sua essenza, la sua supremazia. Non per altro l’investigazione sul termine cuore fa capolino a più livelli, nel romanzo, tornando anche negli studi di medicina dell’alter ego/sostituto Filippo. Personaggio a cui avrei voluto chiedere: “Non ti prendere la vita di Lucien, per favore!”, ma ormai era troppo tardi, era tutto già scritto e quando si legge, si sa, si soffre anche.

Leggendo questo libro con un lapis in mano, mi sono riproposta di farlo molto più spesso, in futuro. In questo caso, mi sono trovata a sottolineare frasi da estrarre come aforismi, perfette definizioni di stati d’animo e di esperienze di vita, che sembra strano rintracciare in uno scrittore così giovane, già padrone di pagine chiare e pulite e di inserti più sperimentali e innovativi. Cosa ho da aggiungere, se non evocare tutto lo stupore che mi ha accompagnato dall’inizio alla fine? Paolo Di Paolo ha una scrittura cristallina che mette al servizio di una splendida storia; non ci sono sbavature, è meraviglioso. I suoi personaggi sono reali e respirano con noi.

“Un giorno ti verrà da dire basta, questa vita non mi piace più, succede a tutti, è successo mille volte anche a me. Lascia passare un minuto, un’ora; poi cambia angolo e prova a guardare da lì. Ti accorgerai di qualcosa che c’era e che hai trascurato, come gli spazi dietro ai mobili, come i dettagli di un quadro. Ricomincia da lì”, Paolo Di Paolo, Raccontami la notte in cui sono nato.

Ornella Spagnulo

08 Mag

"Fare l'amore" di Rossana Campo

Il nuovo romanzo di Rossana Campo, edito da Ponte alle Grazie, si chiama Fare l’amore: un titolo provocatorio come al solito per un romanzo intimo, come sempre dalla parte delle donne.

Fare l’amore è stato presentato a Roma il 6 maggio (Feltrinelli Colonna), oggi sarà a Milano alle 19:30 (Libreria Spazio Open) e domani, venerdì 9 maggio, eccolo al Salone del libro di Torino, ore 14 al Caffè Letterario.

Rossana Campo

“Per me la letteratura è sempre stata un modo di sentire la verità del dolore, non per compiacersene o per caderci dentro, ma per provare a trasformarlo.”
(Da un’intervista di Paolo Di Paolo del 2007).

 

Ah,  come annuncia la “scrittora” nella sua pagina ufficiale, è già partita la ristampa!

Ornella Spagnulo