28 Set

Alda Merini, vita e poesia

Alda Merini vita

“Sono nata il ventuno a primavera
ma non sapevo che nascere folle,
aprire le zolle
potesse scatenar tempesta”.

In questo intervento riassumo la vita di Alda Merini e la sua fortuna letteraria. 

Il video è stato registrato il 27 settembre 2014 al Maxxi di Roma, per una puntata speciale di Viva, una rivista in carne e ossa dedicata al dibattito tra poesia colta e poesia popolare, all’interno della kermesse poetica Le rose del Parnaso.

Ornella Spagnulo 

25 Set

Cronaca di una convivenza e il conto a rovescio della convalescenza

Il resoconto giornaliero nei tempi di malattia o convalescenza è quasi sempre uguale, si va di sottrazione. Un giorno in meno, un giorno in meno, dalla mattina a quando è buio, la fortuna è che ogni giorno è uno in meno. Al caro Hemingway, che consigliava di scrivere con sincerità: posso raccontare ai miei lettori quello che ha appena detto l’avvocato, cioè che ci farà sapere presto per i soldi dello scorso incidente? E che a me questa somma, incidente più incidente, proprio non piace? E che il più grande divertimento per Daniele in questo periodo è bere una Coca Cola dalla bottiglietta di vetro?

Il prossimo weekend forse una coppia di miei amici verrà a trovarci. Venerdì scorso abbiamo provato a raggiungere un sushi non molto lontano da casa, ma lungo la strada il compagno si lamentava per le buche, le buche di Roma a chi ha la spalla lussata non gli fanno tanto bene. Ma alle autorità della regione Lazio e della città di Roma non si può domandare anche questo: non si può richiedere di livellare l’asfalto, perché sarebbe una spesa troppo costosa, ci sono altre ‘priorità’, come aumentare la tassa dei parcheggi a pagamento, per esempio.

Non mi dispiace, sotto sotto, avere Daniele a casa con me, circa un’ora fa ho pensato: come farò quando tornerà a lavoro?

La sera non fanno più film belli come quest’estate. A volte ce ne stiamo ognuno con il suo computer a fare, a leggere. Ogni giorno, poi, lui mi ascolta ripetere la vita di Alda Merini: sabato ci sarà il grande evento al Maxxi. Nel frattempo, grazie a questa scusa, ho stretto amicizia con tre delle quattro figlie della poetessa, ci siamo scritte. Non l’ho mai viste di persona ma mi sento molto affezionata a loro.

Facebook è il Social in assoluto che più amo. Io e Daniele abbiamo cominciato a relazionarci in maniera intima proprio grazie a Facebook. Nel periodo in cui lavoravamo insieme non c’era mai stato niente, neanche un interesse da una parte o dall’altra. Andavamo a mangiare in pausa pranzo, ci raccontavamo le nostra sconfitte (io le mie angosce d’amore e lui i suoi incontri fatiscenti), dopo mi licenziai, e a quell’altezza non ci eravamo neanche scambiati i nostri numeri di telefono. Fu grazie a Facebook che mi contattò, un mese dopo più o meno. E gli raccontai per la prima volta come sono fatta, così mi invitò a uscire con lui e i suoi amici per non farmi passare il Natale da sola.

blog Ornella Spagnulo

 Ornella Spagnulo

22 Set

Roma è una bugia troppo bella

Roma è una bugia è un libro dedicato a luoghi, sentimenti e citazioni letterarie. Filippo La Porta ci porta a spasso per una città che fondamentalmente sente sua. Forse i tre traslochi, sempre interni alla capitale, gli hanno permesso di abbracciare la totalità di Roma – e non solo una parte. Il critico racconta infatti di avere abitato sia ai Parioli che a Monteverde vecchio, e in zona Piramide-Aventino.

Per chi non è romano, molte caratteristiche di questo enorme agglomerato possono spaventare. La grandezza, appunto, si può tradurre in dispersione, il menefreghismo dei romani, il loro modo di deridere tutti, la strafottenza e una certa superbia intrinseca scoraggiano gli ‘immigrati’, italiani o stranieri che siano: per fare pace con questo tipo di atteggiamenti la lettura di Roma è una bugia è vivamente consigliata. Il critico letterario spiega pazientemente ogni comportamento ‘spigoloso’ e mette in luce gli aspetti positivi del romanaccio, come quel “rapporto di stupore verso il mondo”, che si traduce con l’espressione “Anvedi”.

Ma non è certo solo una guida attraverso i caratteri, questa di La Porta, anche se le psicologie ne prendono una parte. Come ogni buon libro su una città dovrebbe fare, Roma è una bugia è un tour guidato attraverso monumenti, centri d’interesse, quartieri e palazzi, non solo l’insieme dei punti nevralgici della città, quelli spiattellati un po’ dappertutto, che anche gli spagnoli o gli americani conoscono benissimo già prima di partire per Roma caput mundi. E insieme alla geografia, la letteratura va volentieri a braccetto in questi capitoli. Piazza del popolo, per esempio, la piazza dei pioppi, è descritta come la zona più frequentata dall’indimenticabile scrittrice Elsa Morante. Roma è una bugiaVia Merulana non è solo la strada su Colle Oppio, ma l’indirizzo di un capolavoro di Carlo Emilio Gadda.

La cosa più bella, in tutto questo, è che l’autore non si nasconde. Quindi i romani, i luoghi mitici o meno conosciuti, gli scrittori che passarono o passano dalla capitale non servono a Filippo La Porta per mascherarsi, alzare muri, descrivere senza donare qualcosa di sé. Per questo Roma è una bugia non è una bugia, in fin dei conti. Anche il narratore compare in prima linea, e racconta le vicende della sua adolescenza, tra lotte sessantottine e momenti indimenticabili, come quando ha assistito al concerto di Jimi Hendrix. Roma è una bugia

E se “dalla finestrella rotonda del Pantheon piove una luce metafisica”, da Roma è una bugia piove la stessa luce. Una luce pronta a illuminare i tratti migliori e peggiori di un popolo orgoglioso, i particolari e la storia di certi posti meravigliosi, le frasi e le esperienze di autori che fanno parte della storia della letteratura e aneddoti e pensieri autentici di un critico che riesce ad analizzare una città come se fosse un romanzo. Allora sì, Roma è una bugia è una bugia come tutti i libri sono bugie, bugie parziali e quasi inesistenti che non riescono a nascondere le loro verità.

Roma è una bugia

Ornella Spagnulo

22 Set

Dritto al cuore: l'antologia che dona il ricavato ai bambini ricoverati in ospedale

Con Dritto al cuore (Galaad Edizioni) un’antologia di gialli e noir per la prima volta destina il ricavato al progetto Mettici il cuore dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù di Roma. Tra gli autori c’è anche Carlo Lucarelli.

Ho intervistato Riccardo Bruni, uno degli autori presenti nell’antologia.

antologia dritto al cuore1) Quali sono le tue sensazioni rispetto a questo libro? Hai sentito qualcosa di diverso, dentro di te, al suo lancio? Un’apprensione maggiore verso le vendite o l’annullamento di quel ‘senso di colpa’ che prende a volte gli scrittori e gli artisti?

È stato un attimo. Uno dei curatori del libro è Igor De Amicis, con il quale ho condiviso l’esperienza di You Crime per Rizzoli Lab. Ha scritto un messaggio su Facebook per reclutare aderenti e mi ha taggato. I progetti collettivi mi sono sempre piaciuti, credo molto nelle pratiche collaborative. Di Lucarelli l’ho saputo in un secondo momento. Nel libro, poi, ci sono altre vecchie conoscenze come Marco Donna, Cristiano Tanduo e Fabrizio Fulio Bragoni che sono stati altri compagni di viaggio di YouCrime e di una bella serata milanese di cui prima o poi dovremo scrivere un sequel. Tutti gli altri spero di conoscerli, prima o poi, a giro di qua o di là. Sulle vendite posso solo dire: spero che la cosa vada bene, ma i libri in generale sono un pessimo modo per fare soldi, il che, però, aggiunge all’impresa un fascino tutto suo. L’unico senso di colpa che ho è di non essere riuscito ancora a partecipare a una presentazione, ma appena capita l’occasione giusta prendo e parto.

2) È la tua prima opera di beneficenza oppure hai già prestato volontariato o fatto qualche altra donazione importante? (Chi si loda si imbroda, d’accordo, ma non si devono neanche nascondere le buone azioni).

Lavoro da un pezzo nel mondo dell’editoria e qui di volontariato se ne fa parecchio, in generale. Scherzi (mica tanto) a parte, quando faccio una donazione mi appoggio ad associazioni che si occupano di queste cose. Sai che si tratta di una goccia, che cerca di rimediare con pochi mezzi là dove è la politica che dovrebbe intervenire ma, purtroppo, non lo fa e quindi quelle gocce diventano ancora più preziose.

3) Sei passato dal self publishing all’editoria tradizionale. Questo ha cambiato in qualche modo la tua ‘percezione’ di te? Ti senti più riconosciuto come autore?

Non è stato un passaggio definitivo, diciamo che sono rimasto in una zona ibrida. L’autoproduzione in digitale è una frontiera aperta, un luogo stimolante e in pieno fermento. È dove gli editori stessi cercano le novità più interessanti, che scelgono la via del selfpub anziché rimanersene ad ammuffire su qualche scaffale in attesa di una lettura. Una sola lettura, che può deciderne l’esito. Lavorare con un editore è diverso perché ci sono altre persone che si occupano del resto, e quando girando in libreria ti trovi davanti al tuo libro e gli fai una foto di nascosto per farla girare su Twitter ti rendi conto che se ne stanno occupando bene ed è una bella sensazione. Sono dimensioni diverse, per me complementari. Considera che ho pubblicato in ebook il mio romanzo Il Leone e la Rosa dopo che per anni era rimasto fermo in attesa di pubblicazione per un editore e in pochi mesi circa duemila persone lo hanno acquistato per il loro Kindle. Alla fine è questo che fa di te un autore, il fatto che ci siano persone che leggono le cose che scrivi, al di là del supporto su cui sono pubblicate.

4) Con il tuo ultimo romanzo pubblicato, Nessun dolore (Effequ), tra i metodi di promozione la casa editrice ha scelto anche il blog tour. Nella tua esperienza finora qual è stato lo strumento più immediato e concreto per vendere, in assenza di una massiccia distribuzione?

Il blog tour è stata una grande idea. L’ufficio stampa della Effequ si è dato da fare e le cose hanno iniziato a girare. Nel mondo del digitale credo che sia un sistema molto efficace. Anche per Zona d’ombra la presenza nei blog, quel famoso “passaparola online”, ha contato molto. Ma nel mondo della carta, a meno che tu non sia l’autore di punta di una grande casa editrice che riempie le librerie con quantità imbarazzanti del tuo libro impilandone copie ovunque (il che accade ai miei libri solo nella libreria Bastogi di Orbetello, dove mi vogliono bene), il modo più efficace di vendere è sempre la presentazione “live” con la bancarella e i libri in esposizione. Se poi alla fine c’è anche qualcosa da bere ancora meglio. Per il lancio di Nessun dolore, per esempio, la Effequ ha organizzato una festa che ci ricorderemo tutti per un bel pezzo.

5) Quali sono le ragioni emotive della tua scrittura?

Credo che alla fine scrivere sia un modo per fissare delle cose. Ha a che fare sia col desiderio di trasmetterle sia con la consapevolezza che è attraverso questo scambio, questa trasmissione, che le farai tue per sempre. Hai un’idea, una visione, ti sembra di aver capito qualcosa di importante e cosa fai? La scrivi. La scrivi per gli altri, per raccontarla a loro, come quando sei per strada e vedi qualcosa di assurdo e appena passato il momento subito cerchi qualcuno a cui raccontarlo. Ed è lì, in quell’attimo, proprio quando fai da tramite e la consegni a qualcun altro che quella cosa diventa tua. È come un viaggio di andata e ritorno. E questo vale sia per un servizio di cronaca sia per un racconto.

6) Cinque regole d’oro per un buon giornalista (possono riguardare lo stile ma anche l’insieme del carattere e delle virtù in generale).

Cinque sono tante, ne basta una: cercare sempre la verità. Questo deve essere il tuo faro. Ci sono sempre interessi in ballo e ognuno pretende di imporsi, di condizionare il tuo punto di vista e il tuo lavoro. Ma l’unico impegno che deve riguardarti è sempre la ricerca della verità. Se segui questa regola non sbaraglierai mai.

7) Torniamo a Dritto al cuore: sai per caso a quanto ammontano le vendite finora? (Speriamo che crescano. Bravi!)

Il libro è uscito da poche settimane e per avere dei dati ci vorrà ancora un po’. Ma se riusciremo a rendere migliore anche un solo momento a uno dei piccoli pazienti del Bambino Gesù, allora avremo fatto il nostro lavoro.

donazioni per il bambin gesù

Visitate il sito della campagna www.metticiilcuore.net: è fatto bene e fa bene.

20 Set

Al Maxxi di Roma, un incontro su poesia colta e popolare sabato 27 settembre

blog letterari

Cari amici,
vi segnalo con piacere questo evento al Maxxi di Roma sabato prossimo, 27 settembre. Dalle 17 alle 20, un incontro gratuito su poesia colta e poesia popolare organizzato da Viva, una rivista in carne e ossa.

Prima di me ci saranno Silvia Bre, Renzo Paris, Elio Pecora, Gabriella Sica e molti altri.

Il mio intervento sarà su Alda Merini.

Al termine, un aperitivo.

Ci vediamo lì?

Ornella Spagnulo

(Il Maxxi si trova in via Guido Reni 4A, tra lungotevere Flaminio e via Flaminia, vicino all’Auditorium Parco della Musica)

blog letterari

 

18 Set

Cronaca di una convivenza. L'incidente

Mi sembrava strano che stesse andando tutto così bene. Sabato 13 settembre, data che da giorni mi lampeggiava in testa come se ci fosse qualche ricorrenza ultraimportante da ricordare, all’ora di pranzo il mio compagno ha fatto un incidente mentre ritornava a casa in motorino. Cosa insolita di sabato, gli avevano chiesto di andare in ufficio la mattina. Ero al computer quando dal suo cellulare mi ha telefonato una signora, che poi mi ha passato un poliziotto. Sono arrivata ed era steso a terra, intorno varie persone gli consigliavano di non muoversi. Urlava. Anche il poliziotto ha detto a me di non muovermi, quando sono arrivata. Secondo lui, se mi avesse visto si sarebbe agitato e avrebbe mosso involontariamente la spalla. L’ambulanza l’ha portato in barella al Vannini, Tor Sapienza (lì sono specializzati in ortopedia). Io correvo con la macchina dietro la sua scia rumorosa, fregandomene dei rossi e andando giù di clacson se qualche auto si metteva in mezzo.

Ho aspettato fuori: gli hanno fatto due lastre e le analisi del sangue. Ora è mezzo fasciato, con la spalla immobilizzata per una lussazione e il braccio piegato e la mano sinistra ha uno squarcio che hanno disinfettato, ma intorno alla ferita la mano è ancora sporca. Non vuole che io provi a pulirla, gli fa ancora male. In compenso, gli ho potuto lavare i capelli e mi sono ricordata dell’anno scorso, di quando mia madre mi chiese di farle uno shampoo in clinica, giorni dopo l’operazione. Non capisco quindi se fare lo shampoo alle persone più care sia un bel momento oppure no: il fatto è che se puoi lavare i capelli a qualcuno vuol dire che tutto sommato è vivo, e di questo bisogna ringraziare.

Il medico ha prescritto 30 giorni di riposo a Daniele. Gli capita di avere fitte alla spalla, ma passano con l’Efferalgan da 1000 due volte al giorno. Finalmente riesce a dormire a letto senza problemi: all’inizio vagava come un’anima in pena tra il divano e la camera, a volte si lamentava.

Mi sento ridicola a scrivere di questo, ma se non lo scrivo non cambia. E dire che sabato sera per la prima volta sarei dovuta salire in motorino dietro di lui, fino a Trastevere, per il compleanno di un’amica. Ero andata a prendere il casco a casa dei miei, tutto sporco, non avevo fatto a tempo neanche a pulirlo. Il suo casco si è mezzo spaccato dopo il botto. Il motorino invece non si è fatto nulla.

Ed è stupido chiedersi: “Ma perché?”, siamo tutti sulla giostra e l’importante è che ci siamo ancora, chi è mezzo fasciato e non può fare quasi niente per un mese, chi trattiene il pianto perché qualcuno ha detto: “Fatti una risata, non è niente, sai quante volte è successo a me”, chi sta in pensiero perché un figlio è finito all’ospedale e allora prende subito la macchina dal paese per tornare nella capitale, c’è chi ora esorta: “Vedrai, dopo i brutti periodi accadono sempre grandi cose, arriveranno buone notizie”, e lo sapevo che se era successo qualcosa di bello mi dovevo preparare a qualcos’altro, non tanto bello. “Non tanto bene”, scriverebbe Aldo Nove. Proprio non tanto bene.
blog convivenza

12 Set

Guerriere di Elisabetta Ambrosi. Essere mamma e giornalista

Estratto dal nuovo libro di Elisabetta Ambrosi, Guerriere, Chiarelettere Edizioni, uscito ieri, 11 settembre 2014.

La mia giornata

Elisabetta Ambrosi giornalista

“Mi alzo alle sei e mezzo senza bisogno di sveglia: il mio Super-io mammesco-lavoratore fa tutto da solo. Sguscio fuori dal letto cercando di non fare rumore e tentando in ogni modo di non urtare la sagoma di mio figlio Paolo che ogni notte, quando la paura di crescere si fa acuta, si alza come un sonnambulo scavalcando le pile di giocattoli – incredibilmente non inciampa mai – per venire nel lettone, nonostante i vani e ripetuti tentativi di applicare il metodo Estivill sui letti separati: la vita è sempre un’altra cosa.

Ingurgito un caffè e realizzo che il latte in frigo non basterà a riempire il biberon e che mi toccherà fare un’aggiuntina di acqua sentendomi per l’ennesima volta una madre sciagurata e, approfittando del pochissimo tempo di solitudine che mi resta, leggo veloce i giornali, dove si racconta di quello strano mondo parallelo che si svolge tra Palazzo Montecitorio e i salotti tv.

Un passo felpato mi avvisa che il quattrenne si è alzato: eccolo arrivare in pigiama spaiato e ciuffo barbarico a reclamare come suo diritto acquisito, da cui è impossibile retrocedere pena il ricorso alla corte costituzionale dei bambini, biberon e cartoni animati.

Mentre scorrono i barbatrucchi dei Barbapapà, e il loro mondo fantastico dove tutto è facile da ottenere perché ci si può trasformare a piacimento (chissà come sarebbe bello il sesso avendo un barbacorpo), ho già il computer acceso e consulto l’Ansa in cerca di notizie da commentare sui miei due blog: per quello pop scelgo il tradimento, argomento facile che tira sempre, per il blog politico l’ultimo rapporto Istat, dove si racconta che nessuno fa più figli perché costano troppo.

Questo con gli occhi, perché le mie orecchie sono tese a intercettare la pubblicità e cambiare canale, ma non solo per Paolo: l’insopportabile réclame di Sofia la Principessa alle sette del mattino può rovinare la giornata persino al più caparbio sostenitore dei ruoli tradizionali (lei è una principessa che sta nel castello e deve sedurre un principe avventuroso che se la spassa per il mondo)”.

Per gentile concessione dell’autrice Elisabetta Ambrosi.

essere mamma e giornalista

12 Set

Chirurgia d'affetto di Emanuela Carniti, figlia di Alda Merini

A mia madre

Alda Merini figlia

In carcere anch’io con te Madre
senza chiavi d’evasione
e la paura fa cornice al giorno.

Nei perfetti giardini del “PINI”
un’errabonda confusione di
corpi e pensieri, storie e parole
saliva al cielo
preghiera infinita.

E là
nell’enorme cattedrale
aspettavamo Dio.

Ma vedi, sto seduta
adesso
a un tavolo diverso
non temo più le folli urla.

Ho bevuto solitudine e strazio
ma le vivo come allora.

Fammi allora un dono Madre:
suona una volta ancora
l’orfica cetra e dimmi addio
come benedizione. 

Il tuo ricordo taglierò allora a strisce
a ornare un grembo avverso
di multicolori stelle filanti.
Ed è di nuovo Carnevale!

Emanuela Carniti

*

E giunge l’ora
del riscatto
comunque vada
con la bisaccia in spalla
partirò
dove mi portano vento ed emozione
e il tuo volto di sfinge non diventa seduzione.

Sai, correvo dietro all’aquilone
credevo magiche peripezie
il suo volo bruciato dal sole.

Invece come sempre era un miraggio.

Noi lontane
come sorelle abbandonate
incomprese amiche
e dannatamente furbe
per dichiararci pace.

Salutiamoci adesso amore
come si confà tra gli amanti,
nel silenzio di un bacio
e le lacrime opprimenti.

Ricordiamo felici i bei momenti
le risa e le battute
le lotte senza tregua.

Tragitti tra un letto e il tuo telefono.

Pensavo non ti avrei raccolta
tra le rovine del tuo tempio.
Ma sei tutta qui
nei grumi dentro l’anima.

TI ho disseppellita
ricreata a somiglianza
e varco con te
la mia speranza.

Emanuela Carniti

Da Chirurgia d’affetto di Emanuela Carniti, Onirica Edizioni, 2014

Emanuela Carniti

11 Set

Cronaca di una convivenza. Il mio primo romanzo

Non sto nella pelle. Ho trovato un editore e il romanzo su cui ho sudato di più sta per prendere le sue gambine e lasciarmi, per esplorare nuovi mondi. So che il testo non sarà più mio d’ora in poi, ma alla mercé di chi vorrà interpretarlo, e non mancherà chi lo liquiderà come inopportuno tra i libri del suo scaffale, ma ci sarà anche chi lo regalerà, spero, perché gli sarà piaciuto, chi forse ci piangerà, chi si ritroverà, come mi è successo con questo blog. È un testo che ha visto varie versioni di se stesso.

Sola con una fotografia ora è un titolo molto lontano dalla mia vita, ho abbandonato la fotografia e la solitudine da tempo. Magari non sarà tra le pile della Feltrinelli, la casa editrice è piccola, ha 3 anni d’età, e non può comprarsi le vetrine dei librai, ma sarà da qualche parte, almeno, in qualche luogo fisico. Si parla di presentazioni, chissà se verrà mai qualche  lettrice o lettore del blog? Io ci spero. Ma mancano ancora mesi.

Daniele è stato felicissimo quando gliel’ho detto. Poi ho chiamato i miei genitori, e ho mandato qualche email. Mi sento ancora frenetica. Mentre l’editore parlava, anche se sapevo bene che non era un editore a pagamento, tra me e me pensavo: “Ecco, ora mi dirà che devo contribuire alle spese della casa editrice”. Non sembravo visibilmente contenta credo, perché sono anni che scrivo di nascosto, mando manoscritti, mi rendo conto che fanno schifo, allora li riscrivo e poi li lascio riposare, e li invio di nuovo e aspetto. Le risposte finora erano state poche, qualcuna gratificante ma senza arrivare a nessun risultato finale. Alcuni consigli, più che preziosi direi, li ho afferrati; anche i rifiuti mi sono serviti. Per far crescere quei canovacci.

Intanto, mi preparo per l’evento del 27 settembre, con la redazione di Viva, una rivista in carne e ossa, per la ‘puntata’ su poesia colta e poesia popolare. Il mio intervento sarà su Alda Merini.

Gli aggiornamenti continueranno su questo blog. Siete contenti insieme a me?

 

04 Set

Cronaca di una convivenza. "Quando andiamo via dal mare, io non riesco a sorridere"

Ci sono certi boomerang che non fanno così male. Mi riferisco ai lavori di ristrutturazione dei vicini, che mi torturano ormai da vari mesi: non sono così gravi; c’è l’indifferenza, c’è la cattiveria, ci sono i pregiudizi. Li chiamo boomerang perché anch’io ho afflitto questi stessi vicini con i miei lavori in casa, più o meno due anni e un mese fa.

Era tutto all’inizio, e ogni tanto fa bene fare bilanci. Il 18 settembre 2012 mi lamentavo. Due gli argomenti di accusa: l’aver trascurato, io stessa, certi nonni adottivi, ed essere stata trascurata in presenza di altre femmine dal mio compagno. In tutto questo tempo ci sono andata solo una volta a trovare i cari vecchietti di due piani sopra a mamma e papà. Una o due volte al massimo. E questo rientra in un quadro di solidarietà messa da parte – mi dà fastidio dirlo ma se prima davo 1 euro a senzatetto, zingari e venditori di fazzoletti e similari, ora tengo tutto per me. C’è un motivo per cui lo faccio: sono ancora in rosso e se la coppia di inquilini vorrà andarsene, a marzo, dovrò restituire, tutta intera, la caparra. Ma non ho scuse valide per non andare più a trovare i nonni adottivi. Anche se, in quest’ultimo periodo, ho tanta voglia di visitare i miei nonni al cimitero. Circa 430 km di distanza.

L’altra accusa era rivolta a Daniele, e io ricordo quei momenti, certi passaggi, però ora sono più serena. Che io abbia imparato a farmi valere? Un pochino.

Ieri ho guardato il programma SOS Tata. Non lo reggo quasi mai, ma ieri l’unico film che mi interessava l’avevo già visto, e non era proprio un capolavoro. Mi sarà venuto in mente ora, SOS Tata, perché ieri c’era una madre siciliana che non riusciva a farsi rispettare dai figli. Ma anche i figli stavano male, erano violenti tra di loro e frustrati, irrequieti. Si trattava di una madre single. Quello che mi ha più colpito, tra tutto – a parte i pianti della madre, che veniva da piangere anche a me – è stata una frase della bambina, quando, per una volta tanto, la mamma sotto consiglio della ‘tata’ l’aveva portata a mare: “Noi quasi sempre andiamo via subito dal mare. Io non riesco a sorridere”. E la tata che spiegava alla madre: “Quando i bambini vanno a mare, si devono bagnare: il mare per loro è l’acqua, è una scoperta”. E la povera madre carnefice senza volerlo rispondeva che aveva paura, paura, paura.

cronaca di una convivenza

Ornella Spagnulo

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