04 Set

Cronaca di una convivenza. "Quando andiamo via dal mare, io non riesco a sorridere"

Ci sono certi boomerang che non fanno così male. Mi riferisco ai lavori di ristrutturazione dei vicini, che mi torturano ormai da vari mesi: non sono così gravi; c’è l’indifferenza, c’è la cattiveria, ci sono i pregiudizi. Li chiamo boomerang perché anch’io ho afflitto questi stessi vicini con i miei lavori in casa, più o meno due anni e un mese fa.

Era tutto all’inizio, e ogni tanto fa bene fare bilanci. Il 18 settembre 2012 mi lamentavo. Due gli argomenti di accusa: l’aver trascurato, io stessa, certi nonni adottivi, ed essere stata trascurata in presenza di altre femmine dal mio compagno. In tutto questo tempo ci sono andata solo una volta a trovare i cari vecchietti di due piani sopra a mamma e papà. Una o due volte al massimo. E questo rientra in un quadro di solidarietà messa da parte – mi dà fastidio dirlo ma se prima davo 1 euro a senzatetto, zingari e venditori di fazzoletti e similari, ora tengo tutto per me. C’è un motivo per cui lo faccio: sono ancora in rosso e se la coppia di inquilini vorrà andarsene, a marzo, dovrò restituire, tutta intera, la caparra. Ma non ho scuse valide per non andare più a trovare i nonni adottivi. Anche se, in quest’ultimo periodo, ho tanta voglia di visitare i miei nonni al cimitero. Circa 430 km di distanza.

L’altra accusa era rivolta a Daniele, e io ricordo quei momenti, certi passaggi, però ora sono più serena. Che io abbia imparato a farmi valere? Un pochino.

Ieri ho guardato il programma SOS Tata. Non lo reggo quasi mai, ma ieri l’unico film che mi interessava l’avevo già visto, e non era proprio un capolavoro. Mi sarà venuto in mente ora, SOS Tata, perché ieri c’era una madre siciliana che non riusciva a farsi rispettare dai figli. Ma anche i figli stavano male, erano violenti tra di loro e frustrati, irrequieti. Si trattava di una madre single. Quello che mi ha più colpito, tra tutto – a parte i pianti della madre, che veniva da piangere anche a me – è stata una frase della bambina, quando, per una volta tanto, la mamma sotto consiglio della ‘tata’ l’aveva portata a mare: “Noi quasi sempre andiamo via subito dal mare. Io non riesco a sorridere”. E la tata che spiegava alla madre: “Quando i bambini vanno a mare, si devono bagnare: il mare per loro è l’acqua, è una scoperta”. E la povera madre carnefice senza volerlo rispondeva che aveva paura, paura, paura.

cronaca di una convivenza

Ornella Spagnulo

Leggi anche: Cronaca di una convivenza. “Tu sei la bimba amata”.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *