31 Ott

Libriamoci a Roma. Come è andata

Libriamoci è finito oggi. A Roma ho portato le prime pagine del racconto Il vecchio e il mare di Hemingway in un istituto comprensivo, il “Piazza Minucciano”. Le classi interessate sono state I, II e III media.

Libriamoci Roma

Le mie osservazioni sono queste, in ordine assolutamente sparso.

1) Ogni classe è un organismo a sé. C’è la classe attenta e la classe rumorosa.

2) In ogni classe ci sono poche persone, ma vispe, interessate alla lettura.

3) I generi più letti tra i ragazzini oggi sono i fantasy e i libri di avventura (solo io leggevo Fogazzaro e Silone alle medie?). Su 9 sezioni, solo un’allieva dice di aver letto i Promessi Sposi.

4) Gli studenti hanno in generale molta memoria (alla fine di ogni pagina facevo domande mirate).

5) Gli studenti non hanno molta capacità di immaginazione (quando chiedevo loro di esercitare la fantasia e di immaginare come sarebbe andata avanti la trama, per lo più non sapevano che dire).

6) I ragazzini sono ottimisti! (Dei pochi che avanzavano teorie sul seguito, la maggior parte sperava che finisse bene, quindi che il vecchio riuscisse a pescare e che il ragazzo lasciasse la barca fortunata per tornare a pescare insieme al vecchio).

7) Poche sorprese molto positive: una ragazzina, finita l’ora, ha detto: “Continui lo stesso, per favore!”, un ragazzino, in un’altra classe: “Lei ritorna?” e un altro: “Finirò di leggerlo a casa”.

8) Le professoresse sono state molto contente. Vorrebbero portare avanti questo laboratorio di lettura.

22 Ott

Libriamoci a Roma. Hemingway e l'immaginazione

Libriamoci Roma

Libriamoci a Roma: “Il vecchio e il mare, via libera all’immaginazione” sarà una delle iniziative delle Giornate di lettura nelle scuole, nell’istituto comprensivo Piazza Minucciano. Con gli allievi di III media leggeremo le prime pagine del capolavoro di HemingwayIl vecchio e il mare.

Come si immagineranno i ragazzini il personaggio del vecchio? Libriamoci Roma

Cosa penseranno della sua sfortuna?

Come sapranno descrivere quel mare?

La mia intenzione sarà quella di far sentire i ragazzini protagonisti della lettura, suggerendo poco o niente, e di capire a mia volta qualcosa di più di questo classico, grazie alle loro intuizioni.

29-30-31 ottobre 2014.

Ornella Spagnulo

09 Ott

Cronaca di una convivenza. Tra ottimismo e pessimismo

ottimismo pessimismo

No, non baratterò l’ottimismo con il pessimismo solo perché questa volta, anche quest’altra volta, mi ha fregato. Certo, se ti aspetti il peggio di sicuro ti pari il sedere. Così, se cadi, ti fai poco male: era più il male dell’attesa. Aspettavamo da giorni questo benedetto ritorno nel luogo del bendaggio per levare la fasciatura, ma il conto alla rovescia della convalescenza non ha dato i suoi frutti, almeno non per ora: Daniele ha dolori più forti di prima. Oggi è tornato a prendere l’Efferalgan forte. Senza la fasciatura è più vulnerabile; una signora mentre stavamo andando a ritirare la cartella clinica l’ha inavvertitamente urtato, e lui ha tirato un urlo. Dentro al braccio, la pelle è tutta rosa, nuova. Gli hanno prescritto 10 sedute di fisioterapia che penso farà qui in zona. Ora è nello studio del medico di base con suo padre, per capire quanti giorni ancora dovrà restare a casa.

Io sono rimasta qua a scrivere e progettare, non mi ricordo neanche più quello che ho fatto oggi pomeriggio, ah sì, sono stata al telefono con mia madre per venti minuti, forse un po’ di più. Ho corretto il manoscritto. Sto arrivando a detestarlo: controllo i tempi verbali, le più piccole incongruenze o le grandi, per esempio il piano, sì, è fondamentale che il piano del monolocale resti quello, perché uno mentre scrive non è che ci fa tanto caso a che piano piazza il monolocale, a meno che non abbia particolari fissazioni sui numeri (come ne ho io, ma a volte le dimentico per fortuna). Allora ho dovuto controllare che il terzo piano fosse terzo piano sempre, perché un monolocale non può volare. E ancora: monolocale, sì. È facile descriverlo, ma poi ci sono varie versioni su cosa si intende davvero per monolocale, in genere una stanza sola con il bagno, ma poi si scopre che la cucina ci può essere, se piccola piccola, etc. etc.

Con il cattivo umore di Daniele, oggi mi sento a rotoli. Ho chiamato una mia amica e un mio amico ma non mi hanno risposto. Il divano bianco da vari giorni, ormai settimane, ha qualche rigo nero sul cuscino. Quando sono venuti i miei amici, lo scorso sabato, l’ho coperto con una stoffa colorata. Va portato in tintoria, quando ho provato a lavare le fodere del divano bianco in lavatrice si sono ridotte più nere di prima.

Porto avanti con fatica questa rubrica. Sono una promotrice degli inizi. Gli esordi mi piacciono, amo avviare i progetti, poi, alla lunga… Questo blog ha già due anni e un po’. Tra una settimana netta netta saranno due anni che vivo qua. Lui è arrivato un pochino dopo – questione di giorni. Me lo ricordo perché era il giorno di Santa Teresa d’Avila, e pensai che fosse una coincidenza bella. Anche la signora che viveva qua prima di me si chiamava Teresa. Sono stata ad Avila, ho visto dove pregava Teresa, l’albero di fronte al suo convento. Ho appena riletto il post che scrissi quel giorno.  Era di un entusiasmo mai sperimentato prima. Cerco di ritrovarne un po’. Credo che già se potessimo uscire per cena sarei più contenta: sono tre settimane che non usciamo. Spero che il dolore gli passi presto.

02 Ott

La convivenza e la lavastoviglie

A questa fase accetto, forse per la prima volta, il senso dei limiti dell’ispirazione. Nel raptus creativo la strofa di una canzone può perdere una congiunzione, e un sentimento scomparire da una pagina. L’editore mi ha detto: ‘rileggi e fai le tue correzioni. Non c’è da lavorarci tanto’, così mi ritaglio ogni giorno qualche mezz’ora quando tramonta. Purtroppo l’aspetto lirico di questa operazione stasera si è definitivamente perso perché la lavastoviglie in azione ha cominciato a suonare: non caricava l’acqua, così Daniele ha cercato di ripararla – sì, anche fasciato, con una mano sola –. E il destino di questa lavastoviglie mi interessa, visto che non amo molto lavare pentole, scolapasta, posate, bicchieri e piatti vari, piatti grandi e piccoli ed eventuali poggia-posate o spremiagrumi.

Tra una settimanella andiamo in ospedale per togliere la fasciatura alla spalla. Si spera almeno. Ma procediamo a zig zag. Sabato scorso l’evento al Maxxi con la rivista “Viva” è andato bene, ci sono stati tanti interventi, Maria Grazia Calandrone per esempio ha fatto un bel confronto tra l’ottico di Edgar Lee Masters e quello di De André, Simone Di Biasio ci ha storditi, in senso buono, con il dialetto di Fondi – mi manca un dialetto come mi manca una città d’appartenenza, poteva andarmi bene anche la provincia, non chiedevo di nascere a New York, ma sono nata a Taranto e in tre anni, mi dispiace, non mi è nato molto senso di appartenenza –, la poetessa e professoressa Gabriella Sica ha dato spunti acuti per una ridefinizione del concetto di poesia popolare, etc.

Daniele ora si esibisce in un improbabile inglese con il suo amico in Africa. Credo che sappia dire tutto o quasi in inglese, ma ha un accento pessimo, e mi ricorda me quando ero a Madrid (un’altra patria mancata, dopo l’Erasmus non ci sono tornata più). Mi esprimevo bene in spagnolo, parlavo con scioltezza però si capiva che ero italiana, al massimo mi davano della portoghese (non perché non pagassi).

E mentre guardo qua, al mio lato sinistro, il Meridiano Mondadori su Eugenio Montale che mi ha dato l’epigrafe per il  romanzo, Daniele dice a Tesfaye: ‘December is coming! Okay! Of course!’ (sembra che l’amico non sappia ancora se verrà qui a dicembre con la fidanzata). Alla fine, il pensiero va al tiramisù da preparare per sabato, quando verrà una coppia di amici miei qui, a tenerci un po’ di compagnia.

Niente, la lavastoviglie non riparte, non si trova il certificato di garanzia e i filtri sono rotti. Al telefono ora con Daniele c’è sua mamma, o suo papà. E io sto morendo di fame.

La Zanussi mi ha rovinato quest’ultima parte del pomeriggio, che stavo dedicando a un ispirato editing. Ma ora chiudo proprio, perché la fame mi divora.

 

la convivenza

Terzo posto per il blog Cronaca di una vita intima cercando Alda Merini su Google.

Ornella Spagnulo