24 Gen

Casa Moravia

Casa Moravia. Sabato mattina. Lui sta all’ultimo piano, con due splendide terrazze. Al citifono leggo: Fondazione Alberto Moravia. Salgo con l’ascensore e mi apre un signore alto e in carne, la guardia del corpo della casa di Moravia. C’è un libro aperto di fronte all’entrata, sotto a un grande quadro: è il quadernone degli ospiti.

Casa Moravia

“Entrò Carla; aveva indossato un vestitino di lanetta marrone con la gonna così corta, che bastò quel movimento di chiudere l’uscio per fargliela salire di un buon palmo” (Gli indifferenti)

Nell’ingresso i quadri proliferano: Schifano, Scialoja, persone, artisti amici di Alberto Moravia. Lungo il corridoio centinaia di libri, nel soggiorno centinaia di libri, ovunque libri, da Freud a Pavese, da Sciascia a Orwell, ma non è questo il punto, mi trovo nella casa di uno scrittore, mi dico, i libri devono strabordare. Anche i ritratti di Moravia strabordano, ce ne sono due giganti, più una fotografia. Lo studio è minimale, mentre nel salone ci sono cuscini con ricami di fiori sul divano chiaro. Ma nello studio c’è un tavolo da lavoro, una scrivania artigianale, fatta da un falegname e sopra l’immancabile fotografia. Posso sedermi qui? Chiedo, in imbarazzo.

Casa Moravia Museo

«Era stravagante e scontroso e un’amica mia andò a chiedergli: ma tu da grande che farai? E lui subito: lo scrittore di romanzi!» (testimonianza di Adriana Pincherle, la sorella. Moravia era uno pseudonimo).

Vado a vedere la camera da letto, con una valigia sopra: Moravia sta per partire, o è già partito, non lo so. Vado a cercarlo in una delle terrazze, i fiori sono rosa e stanno in salute. Qualcuno allora c’è, a parte il guardiano, o è lui che bagna i fiori di Moravia? In cucina, poi, mi rilasso, mi siedo, appoggio il mio quaderno sul tavolo. Allora, Moravia, dove ti sei nascosto? Mi invita e non si presenta, a casa sua poi! La porta del bagno è semiaperta, la apro del tutto; è vuoto.

Esco ripassando dall’ingresso ovviamente e lascio il mio commento sul librone: “Caro Alberto Moravia, caro scrittore, la prossima volta ti voglio vedere, incontrare, devo chiederti molte cose, perché io sono solo una bambina”. Saluto il buttafuori e gli faccio un sorriso, prendo l’ascensore: “Io l’ho visto Moravia”, mi dice la signora che è già dentro: “L’ho visto tra i tavolini di un bar”. Allora vado al caffè Rosati, ma non ci sono né lui né Elsa Morante.

Casa Moravia ritratto

Il romanzo d’esordio, Gli Indifferenti, fu pubblicato a spese di Alberto Moravia nel ’29.

Ornella Spagnulo

13 Gen

2015: Milano la prima città del libro

Milano Città del Libro 2015. Ora i libri hanno anche una città. Non bastavano le biblioteche, le librerie, i bar letterari, le menti dei lettori: ecco la prima capitale del libro nella storia italiana. Ma solo per un anno. I privilegi vanno fatti girare.

Milano città del libro nel 2015. Tutto inizierà a. marzo.

Milano città del libro nel 2015. Tutto inizierà a marzo.

Milano città del libro 2015

Ma i libri amano volare. E dove voleranno il prossimo anno?

Un’altra iniziativa per promuovere la lettura. La scelta di Milano è stata voluta dal Centro per il libro e la lettura, dall’ANCI e dalla Fondazione per il Libro, la Musica e la Cultura di Torino, dal Comune di Milano e dal Comitato promotore di BookCity.

Da marzo a ottobre, tanti eventi (per i dettagli consultate il sito del Comune di Milano).

Ornella Spagnulo

11 Gen

Cronaca di una convivenza. Taranto, a 7 minuti di distanza da Alda Merini

Ero alla Nazionale questo pomeriggio, a rileggere lettere e poesie scritte da Alda Merini per il critico su cui sto facendo le mie ricerche, Oreste Macrì.

 Alda Merini Taranto

Questa è la mappa.

Alda Merini Taranto

La striscia viola indica il percorso da via Pupino 2 a via Pupino 81, Taranto.

Da via Pupino 81 a via Pupino 2 sono 7 minuti a piedi. Una passeggiata nella parte interna di Taranto, nemmeno tanto interna poi perché ai due lati, tutti e due, c’è il mare. Via Pupino 81 è vicino a via Giuseppe Mazzini e via Principe Amedeo, che tagliano via Pupino, invece il civico 2 è vicino all’Ospedale militare, vicino anche a via Pitagora. A questo punto vi chiederete cosa ci sia a via Pupino che tanto mi interessa. Ora, niente. Prima, c’è stato. C’è stato che io vivevo con i miei nonni e mia madre a via Pupino 81 fino all’età di 3 anni. In quegli stessi anni, a via Pupino 2, quindi a 7 minuti a piedi sulla stessa strada, ci viveva Alda Merini con Michele Pierri, poeta suo secondo marito.

Mi viene da chiedermi se qualche volta, per caso, lungo via Pupino o nelle vie là intorno, mi sia capitato un incontro fortunato che io non ricordo, perché non ricordo praticamente niente dei miei primi 3 anni di vita. Niente di molto bello.

Oggi mi verrebbe da scrivere caro diario. Come se mi stessi davvero rivolgendo solo a me stessa. Altre volte lo ammetto ho scritto sul blog pensando di parlare con qualcuno, ricordando quali informazioni avevo scelto di condividere, qual era la cornice e tutto il resto. Ma oggi sono scarica, le mie batterie sono quasi finite e le devo ricaricare.

Per i miei genitori sarebbe una scoperta trascurabile, visto che secondo loro dovrei accantonare ogni velleità artistica e ripetono con tanto rammarico che “Oh non hai fatto gli studi giusti, non hai avuto le giuste insegnanti, il tuo futuro era nella matematica come è stato per tuo padre, lo avevi nel sangue”. Nel mio sangue ci sono ben altre cose, gli altri ideali stanno andando a farsi friggere ormai, tutti gli ideali tranne uno: la letteratura. Il mio sangue è aristocratico e disprezza un po’ il resto. L’unica cosa che il mio sangue concede al mio cervello è il riposo serale davanti alla rimbatelevisione. E ricorderò proprio ora la parte più sgradevole di tutta questa riflessione, il consiglio di mia madre di buttare via questo unico mio ideale (direi infinito perché sto leggendo Amore mio infinito di Aldo Nove, ma una debuttante non può usare certi aggettivi o almeno io non me li concedo, solo che ora sto con il mio diario). Era il primo dell’anno, mezzo mondo mi è scivolato addosso. Ora loro stanno con i parenti altrove ed è un bene, sono ancora arrabbiata e più che altro mi sento incompresa come non mi sentivo da anni anni e anni.

Mi dovrei mettere una maschera? Okay, ora si va a mangiare dai familiari quindi basta con le stronzate letterarie, basta con i poeti e i loro mille problemi, non menzioniamo gli scrittori, persone poco raccomandabili e dal lavoro incerto ma concentriamoci su…su…su cosa? Per me, oltre questo c’è il nulla. E non c’entra niente l’aggettivo ‘infinito’, neanche dell’infinito me ne frega più qualcosa, mi frega solo delle lettere scritte, tant’è che la mia più grande paura è che quando esco di casa vengano i ladri e mi rubino il pc.

Comunque, esternate le mie lamentele, sciacquati i panni non in famiglia ma sul blog (che si fa prima, e non devi neanche uscire di casa, qualcuno di sicuro ti capisce), enuncio con gioia la mia scoperta del giorno.

Una delle lettere di Alda Merini a Oreste Macrì indicava proprio l’indirizzo: via Pupino 2, Taranto, casa di Michele Pierri.

Oreste Macrì

Oreste Macrì a Otranto. Foto di Laura Dolfi.