22 Apr

Cronaca di una convivenza. Sveglia alle 6:30

Sveglia alle 6 e 30, una sveglia spontanea e quasi simultanea. Risvegliarsi con i baci permette di non soccombere durante la giornata, ma tirare avanti, dritto. Una doccia veloce, compresi i capelli che ormai sono molto lunghi, e poi via, all’università, la seconda università, quella del dottorato. Un’ora e mezzo. Metropolitana, linea B, linea A, in metropolitana almeno leggo, ora sono alle prese con una biografia di Teresa d’Avila, santa protettrice degli scrittori, su cui anni fa, di ritorno dalla Spagna, ho scritto qualcosa in The Wall.cronaca di una convivenza

La visita ad Avila fu molto emozionante per me e a distanza di tempo mi trovo ad approfondire conoscenze trasmesse con velocità – ma riuscendo comunque a destare interesse e attenzione – da una professoressa di letteratura spagnola della Complutense. Ricordo ancora quando ci disse: “Ragazzi, non so voi, ma io ho questo problema: quando leggo non riesco a immaginare visivamente, resto solo sulle parole” e per la prima volta capii di non essere l’unica con la fissazione dello stile, delle “parole”, e capii che probabilmente la “normalità” era leggere immaginando tutte le cose descritte, ma la mia lettura è la mia, e non è solo mia, e la difendo. Per me sono importanti quelle parole.

La Spagna è un capitolo che si sta riaprendo grazie alla tesi di dottorato, che adesso mi chiama a ricordare Madrid, a rileggere e approfondire la letteratura spagnola… Dove eravamo rimasti? Ah sì, in metropolitana. Scena buffissima: due suore stanno lì  in piedi, sempre insieme stanno le suore, non le vedi quasi mai parlare con qualcun altro… Insomma leggo da questo libro che in copertina ha un ritratto di Teresa d’Avila e mi chiedo: chissà cosa pensano se mi vedono in quest’istante, chissà se parlassi loro della convivenza, chissà perché hanno scelto di non amare un uomo anche sulla terra… se è una scelta. Ma mentre mi chiedo tutto questo, nell’arco di pochi minuti scendono e mi lasciano sola.

Scendo dalla metro anch’io, prendo il bus (il 20, in mezzo ai campi) e arrivo a Tor Vergata. Il professore, per mia fortuna, è lì con la porta aperta solo, non c’è la fila, e mi dice di entrare. Parliamo di Paolo Di Paolo, di Alda Merini e poi firma quel foglio. A volte le firme sono occasioni per dialoghi-nutrimento: i miracolosi vantaggi della burocrazia! Busso nello studio dove c’è la segretaria-amica, ma trovo chiuso, e non trovo neanche il mio tutor. Scoraggiatissima per la solitudine, vado al bar e mi prendo un decaffeinato (è brutto andare nei posti pensando di incontrare e praticare l’arte della chiacchiera e chiudere troppo presto la magia degli scambi).

cronaca di una convivenza

Torno senza aprire il libro, ma rapita da un’email che mi propone di collaborare con una rivista su un tema nuovo, da cui mi sento attratta. Cerco già le prime informazioni online. Torno a casa e mi dedico a quella recensione iniziata tempo fa, che è finita ma vorrei, a forza di limature, rendere perfetta. Mangio una minestra toscana che mi ha dato mia madre qualche giorno fa, decongelata, ho dovuto solo riscaldarla aggiungendo dell’acqua. Arriva Lucia, la signora che ogni tanto mi aiuta a casa e facciamo il cambio di stagione. cronaca di una convivenzaScopro nuovi-vecchi vestiti e mi sento rinnovata e pronta per la primavera (se non fosse per l’allergia…). Ora ho fame, mi mangerò una mela e casa è ancora in disordine, e la recensione è ancora imperfetta.

(Fra l’altro, ho sonno).

Ornella Spagnulo

19 Apr

Incontro su Oreste Macrì a Maglie

Oreste Macrì

Nella biblioteca del liceo Capece ci sono due busti ai fratelli Macrì.

Il 17 aprile 2015, al liceo Capece di Maglie, in provincia di Lecce, si è tenuto un incontro intitolato: Oreste Macrì. Dal liceo Capece alle Giubbe Rosse.

Le due classi interessate (la quarta del liceo linguistico internazionale e la quarta del classico) avevano già una preparazione di base sull’argomento, grazie al laboratorio “Il sud come prisma dell’anima”.

Oreste Macrì

Con la professoressa Zocchi e la professoressa Chiri.

Ho cercato di ripercorrere l’esistenza del critico e ispanista dalle origini magliesi fino alla sua morte a Firenze. In particolare ho ricordato i rapporti di lavoro e amicizia tra Oreste Macrì e alcuni dei maggiori poeti dell’epoca: il premio Nobel Eugenio Montale e Vittorio Bodini.

Oreste Macrì

Oreste Macrì ha attraversato il Novecento con una spiccata sensibilità verso le esperienze poetiche contemporanee. Ha frequentato il caffè San Marco e poi le Giubbe Rosse fiorentine, sedotto dall’ermetismo, ha insegnato a Parma con coraggio anche negli anni della seconda guerra mondiale, ha viaggiato in Spagna e ne ha fatto conoscere in Italia i maggiori poeti dell’epoca. Macrì è stato anche uno dei primi a scoprire e recensire il genio Alda Merini.

Gino Gerola, in un suo ritratto, ne ha sottolineato il grande altruismo.

Oreste Macrì Ornella SpagnuloOrnella Spagnulo

08 Apr

Cronaca di una convivenza. Sarebbe facilissimo.

cronaca di una convivenza

È un periodo che il tempo non c’è. Si nasconde sotto il letto mentre dormo, mi guarda seduto sul divano se correggo all’infinito la stessa pagina. Mi chiedo come potrei fare bene cinque cose al giorno: a stento ne faccio due, e a rilento. Sarà l’effetto della Primavera, ma qui fa un freddo che sembra febbraio.

Un giorno mi sento piena di amici – è stato il giorno del mio compleanno, il 31 marzo per l’esattezza, in un caffè letterario di Roma, a san Lorenzo, tra dolcetti e tisane calde, confidenze e racconti -. A stare tra amici ci si sente giovani dentro. Poi qualche giorno passa e la festa non si ricorda più: dove sono finiti i miei amici? E si sta bene in casa, o in macchina, soli con quella persona al proprio fianco, riflettendo: in questo spazio mi sento protetta, qui ho tutto e non voglio altro. Ma capita di litigare perché vuoi prendere un caffè al bar e lui no: “Mi potrebbero rompere i vetri della macchina!”. Eravamo alla stazione Tiburtina, in effetti, ma c’erano altre auto parcheggiate, pazienza.

Allora rientri a casa e te ne stai sola per un po’. Volevi correggere quel romanzo che non finisce più, invece non hai energie e ti butti sulla televisione, che ti offre un paio di serie tv che assolvono la funzione di tanti pupazzetti ballerini intorno alla lancetta dell’orologio. Pasquetta: nessuna gita, né fuori porta né dentro la porta. Per fortuna chiama zia a fare gli auguri e a parlare un po’ del più e del meno. E dire che sabato scorso, che poi era il benedetto Sabato Santo, c’è stata la megacena qui a casa: ho cucinato io, con Daniele, i miei genitori e sua madre (suo padre non stava bene). Ho ricevuto tanti regali.

Ma la messa di Pasqua è stata deludente. Un prete nuovo che non parlava l’italiano ha saputo dire solo: “Risorto! Domenica! Sabato!” e io mi chiedevo dove fosse finito don Sandro, perché mi ostino ad andare alla messa delle 19 quando la mattina c’è il parroco che è molto più gagliardo, e altre piccole questioni teologiche che non sto qui ad elencare (per esempio, mi piacerebbe molto se nella liturgia introducessero le testimonianze di santi recenti, italiani e stranieri). Grazie a Dio avevo vicino Giuseppina, con cui si può commentare qualcosa senza passare per anticlericali (lei, come me, è cresciuta con le suore).

La sera, anzi, la notte di Pasqua, siamo stati in una specie di sala giochi con altri amici ed è stata una serata molto piacevole, davvero. Daniele ha detto: “Voglio giocare due euro alle slot machine” e l’ho seguito solo per stargli vicino. Si è seduto, ha giocato e non ha vinto. Seduta lì accanto, ho provato anch’io a giocare i miei due euro e ne ho vinti ventinove. Ecco, allora oggi mi sono comprata una bella collana artigianale.

Sono tornata a casa per correggere questo romanzo. No, non questo del blog, ma quello che ho iniziato nel 2010. Nel frattempo è uscito su Amazon (e altri store) Un anno di facebookun manuale romanzato che ho scritto con il giornalista Raffaele Cirullo, Un anno di Facebook.

Lui, esperto nelle nuove tecnologie, io, esperta di storytelling: questo dovrebbe essere il nostro slogan, più o meno.

Ognuno ha i suoi talenti e vivere in pace con tutti non è il mio. Aspettate! Sarebbe facilissimo stare in pace con me: volermi bene basterebbe! Ve lo assicuro! E con questo piccolo resoconto se ne sono andati via 45 minuti. Dov’è il tempo? Forse l’unico modo per trovarlo è uscire.

cronaca di una convivenza

Ornella Spagnulo 

03 Apr

Un anno di Facebook. Duemilaquattordici

Drogati di Facebook o assenteisti?

Un anno di facebook

Adolescenti in cerca di informazioni o lavoratori che utilizzano i Social Network?

Un anno di Facebook

Un anno di Facebook. Duemilaquattordici è un ebook di Raffaele Cirullo e Ornella Spagnulo che si trova nei principali store online, da Amazon a Bookrepublic.

Un anno di FacebookTutto è nato dal blog sulle nuove tecnologie cirullo.it, che ha fornito contenuti aggiornati su Facebook lungo il 2014. Ornella Spagnulo, blogger, autrice di racconti e dottoranda di ricerca in Italianistica, ha costruito delle storie con dei personaggi. Ed ecco Un anno di Facebook. Duemilaquattordici, l’ebook

Un anno di Facebook