luglio 5

Cronaca di una convivenza estiva intrappolati dentro questa casa

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L’inizio dell’estate ha steso un velo scuro sulla mia casa e quello che sembrava regolare disordine ora è un impiccio in più, appiccicoso di un’umidità che va via solo quando è notte. Giusto i ventilatori ci salvano dalle grida di non sopportazione. A nordest una valanga di panni pulitissimi e ugualmente sgualciti attende rassegnata che io attacchi il ferro e mi decida (sotto la sedia c’è una busta di vestiti, saranno estivi o invernali?), le piantine in zona nordovest sono state decimate e delle quattro è resistita solo l’orchidea, che ormai ha compiuto un anno e tre mesi ed è viva e sgargiante, ma le tapparelle sono mezze abbassate per non far entrare i raggi solari, del resto la cucina è quasi pulita, però manca l’olio nella bottiglia e occorrerebbe travasarlo, cosa che non so fare da sola. La camera da letto è una stanza su cui non insisto più: mancano le tende, mancano dei quadretti, manca qualcosa – una testiera, magari in tessuto – da infilare tra letto e parete, ma a Daniele non interessa e quella stanza è bianca da quando viviamo qui, anemica, ci sono vestiti ammucchiati sulla sedia, è anche colpa mia, che così si sgualciscono e andranno rilavati per tornare fantasticamente al punto uno (salone, a nordest una valanga di panni pulitissimi e ugualmente sgualciti attende rassegnata che io attacchi il ferro e mi decida).

Gli inquilini potrebbero andare via a settembre. Come faremo? Non si sa. Di sicuro entrando in casa non si sentirà più odore di fumo, almeno. Un’ex fumatrice diventa sempre intollerante.

Ma non è la casa che va male, no. Sono io che con l’estate tendo ad andare all’aceto, dopo la ridente primavera. E allora mi scaglio contro questo e contro quell’altro e ho propositi vendicativi dentro la mia testa.

blog cronaca di una convivenzaIn questo momento novanta persone su cento potrebbero ritrovarsi mandate a quel paese, se avessi più coraggio. Motivi ce ne sarebbero a palate e graviterebbero tutti intorno a un concetto che si chiama orgoglio. Questo luglio mi sta istigando a una resa dei conti con  “amiche indirette” che ho invitato una, due, tre volte senza ricevere a volte neanche una risposta, o che mi hanno escluso dalle loro uscite una, due, tre volte dopo avere finto di avermi accolto nel loro gruppo. La resa dei conti con i miei amici e le mie amiche è molto più semplice: sono selettiva tutto l’anno e le poche persone che frequento hanno dimostrato realmente di volermi bene.

Per la quasi totalità del mondo, che io esista o non esista è uguale. In certi periodi finisco per dimenticare, in altri non ci riesco.

Ornella Spagnulo




Posted 5 luglio 2016 by Ornella in category "Cronaca di una convivenza

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