22 Giu

La favola dei figli dei fiori – incipit

la favola dei figli dei fiori Ornella Spagnulo

Nel 1967, Oriana, avevi quindici pericolosissimi anni e frequentavi la IV ginnasio del liceo più fascista della città. Avevi la sensazione che tua madre ti zittisse sempre e che tuo padre ti lasciasse parlare solo per dirottare le opinioni su quello che il sistema faceva credere a tutti. Lui si fidava delle leggi e dello Stato. E tu detestavi non avere argomenti validi per ribattere. A tavola, quindi, stavi spesso in silenzio. Eri una sognatrice e volevi costruirti un’identità, ma dentro casa, a quindici anni, non ti sentivi libera di essere te stessa. Fuori, invece, quell’anno il mondo era una giostra e dovevi solo saltare al momento giusto per sederti su uno dei seggiolini e farti trasportare dal vento.

All’inizio eri indecisa. Il cambiamento ti prese piano piano. A Firenze, il 23 aprile del ’67 il poeta e scrittore Franco Fortini, che tu, Oriana, non avevi mai letto ma sembrava consapevole delle circostanze più di altri intellettuali ‘borghesi’, parlò a piazza Strozzi in occasione della manifestazione nazionale antimperialista contro la guerra in Vietnam, leggendo da un canovaccio che aveva preparato:

“Quando gli Stati Uniti producono la metà di tutto quello che il mondo produce, quando la metà di quel che mangiamo, leggiamo, impariamo è prodotto direttamente o indirettamente dalla potenza economica e industriale degli Stati Uniti, questo significa che noi siamo per metà americani e che dobbiamo non solo saperlo ma accettarlo, perché è un modo per dire che siamo cittadini di quel mondo che dall’interno del capitale si dibatte contro il capitale.

Attraverso la politica della nostra classe politica e quella della nostra stessa classe industriale, attraverso il regime della produzione e dei consumi e i criteri del profitto, come attraverso le strutture ideologiche, noi siamo già Stati Uniti”.
Parole di verità dette da uno che aveva studiato sul serio. I ragazzi le approvarono con grida, applausi e cori da stadio, togliendosi le scarpe per manifestare meglio a piedi nudi. La piazza di cemento sembrò quindi piena di piante dalle foglie verdi: le speranze dei giovani, i ramoscelli, gli uomini e le donne di domani.

(Continua…)

Ornella Spagnulo

 

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