27 Ott

Mi hai risanato è dir poco

Mi hai risanato è dir poco

e nonostante questo

sei dovuto andare.

Partire per meno di un mese

non dovrebbe essere un problema

se almeno avessi da contare

2 fili a maglia dello stesso colore.

Ma la mia vita si riempie con te

e già so che a questa informazione

qualcuno sentirà puzza sotto al naso

ma da quel giorno magnifico

non m’importa più degli intellettuali,

piuttosto degli intellettivi slanci del cuore.

Voli che mi hanno segnato

un preciso solco.

E ora, devo schiacciare il tempo.

Ornella Spagnulo

20 Lug

Lettere d'amore #ugandaitalia

Caro Amore, dici che da lì chiamare l’Italia costa 10 euro al minuto; la prima telefonata ‪#‎ugandaitalia‬ è durata 2 minuti e 37 ma domani ti danno il telefono aziendale, meno male. Sto facendo prove tecniche per fare un buon tè freddo, hanno ragione quelli del tuo bar, ci vuole tanto tempo: questo tentativo è troppo annacquato. Ma se la casa è così grande non ci potevo venire pure io? Mi mettevi in valigia, in tasca, certo mi sarei dovuta informare sull’antimalaria, perché con gli sbalzi d’umore non sarebbe il massimo avere il nervosismo come effetto collaterale. Caro Amore, qui manchi tanto, e dì a quel cretino che non hai bisogno di diversivi. Cosa stai fotografando? I bambini con il mitra in mano? La bandiera dell’Uganda è rossa gialla e nera, con una specie di tacchino in mezzo, l’ho vista ora. Proprio oggi leggevo il primo capitolo della Storia di Elsa Morante, con quel soldato tedesco che deve partire per l’Africa.

la storia di elsa morante

Amore, dimmi perché ora che sei in Africa cambio così spesso la posizione della mia sedia intorno al tavolo.

Tante zanzare e cielo coperto: in compenso hai mangiato il pesce buono del Nilo. Qui tra poco esplode il temporale, i cani urlano e non so cosa fare. Mi sento triste da ieri sera, ho dormito troppo e ho anche sognato male. Mi chiedi di contattare Aldo perché ha provato a chiamarti e non gli hai potuto rispondere. Saperti a qualche km di distanza non è come considerare che sei in un altro continente. Ieri ho indotto al suicidio quella piccola farfalla ma non l’ho fatta apposta, volevo aprire la finestra per farla uscire e invece si è seduta sul piatto doccia e si è bagnata le ali. Ciao Amore, è venerdì e inizia l’acquazzone. ‪#‎Ugandaitalia‬ (bello chiedersi “che ore sono lì?” e sapere che si è intimamente collegati nonostante tutte le ore di differenza).

Uganda

 

 

 

 

Hai visto che il tacchino ha la cresta rossa e gialla?

arcobaleno

Caro Amore, oggi due acquazzoni qui a Roma, e da casa poi si vedeva anche l’arcobaleno! Nel pomeriggio è venuta Lucia e mi ha fatto ridere tanto. Mi ha raccontato che da piccola, insieme al fratello, rubò un gatto per strada e se lo portò a casa. Aveva riempito la casa di ciotole con il cibo per il gatto, che ingrassava. Una signora in lacrime parlò con sua mamma: “Il mio gatto è sparito!”, così la madre di Lucia lo riconsegnò alla proprietaria. Forse non era troppo affezionato quel gatto alla padrona, altrimenti sarebbe tornato da solo, no? Fatto sta che la padrona chiuse il gatto in casa, così non sparì più, e Lucia rideva ancora a ricordarlo.
Sono uscita nel pomeriggio e ho chiacchierato con una vecchina mentre mi riparavo dalla pioggia. Domani c’è lo stage di danza del ventre, forse la sera si va alla Festa dell’Unità con Emanuela e Luca, sull’Ostiense… è lontano, non so se ci andrò. Amore, mi sono dimenticata di avvisare Aldo, magari domani mando un messaggio. Poi se organizziamo qualcosa qui, dopo chiediamo al tuo amico per le famose tende, così si potranno mettere due sedie e un tavolino sul balcone. Ti amo, sono qui. Ciao

06 Lug

Giornata del bacio 2013

Oggi è la giornata del bacio, non quello Perugina. Il bacio vero, quello che si scambiano due persone quando si amano. O gli adolescenti quando vogliono imparare. Se lo scambiano anche gli adulti che non trovano la loro metà, accontentandosi di baci che non sanno d’amore ma solo di lingua.

Da un bacio, spesso, nasce una relazione.

Il mio primo bacio l’ho dato a 13 anni a un ragazzo che subito dopo mi ha detto: “Questo bacio non significa niente”. Un approccio molto difficile con il contatto, il mio. Ma i miei genitori si baciavano spesso, e mi hanno fatto capire, guardandoli, che i baci erano importanti.

Daniele mi dà baci anche da lontano. Me li manda spesso, e li ricambio.

La rassegna sui baci nell’arte la lascio a questo sito, che ne parla in modo accurato: Giornata mondiale del bacio 2013: ecco i baci più famosi nella storia e nell’arte.

Chi dice che San Valentino è una festa stupida, troverà altrettanto ridicola questo evento. Invece io credo che ce ne dovrebbero essere di più, di feste come questa, per ricordarci di amare meglio tutti i giorni.

Come al solito, i giornali danno più risalto alle negatività. Mi sembra giusto, in effetti, essere informata sui disastri senza poter fare niente, e non sapere quante cose belle succedono, in Italia e nelle altre parti del mondo.

Buoni baci alle coppie, ché il bacio può salvare da molte situazioni amare.

 

13 Giu

Nuove Terzine. Versione video!

Le Nuove Terzine elaborate in formato video. Scordatevi i video perfetti che di solito accompagnano le poesie recitate, con immagini di paesaggi perfetti, musica al pianoforte rilassante e altre cose di questo tipo. Sto sperimentando un modo per associare queste brevi forme di poesia a video volutamente “trasandati”, imperfetti, come a ribadire l’importanza della parola sull’immagine, per me.

Comincio da queste due terzine, più che altro con materiale video che già avevo. Buona visione!

Non so con quale pazienza tu mi stia accanto.

Se potessi,

io mi lascerei. [youtube=http://www.youtube.com/watch?v=oktfyW3mIN0]

Pensaci tre volte prima di ferire gli altri.

Pensaci tre volte

prima di ferire te. [youtube=http://www.youtube.com/watch?v=Kngba2HyhCk]

11 Giu

Cronaca di una convivenza. Il male oscuro della depressione

Dovevamo essere io e Daniele, stasera a cena insieme. Non c’era molto in effetti da mangiare: avevo preso la bresaola, la rucola, panini strani dalle forme originali (quando li ho ordinati al banco del forno gli ho detto proprio: “Vorrei quei panini strani”), le fragole già affettate. Daniele oggi l’hanno spremuto bene a lavoro, era stanco e non ce la faceva a venire. “Vengo io sotto casa tua”, “No, lascia stare. Vado a dormire alle nove”.

Cenando sola quella bresaola con un pochino d’olio, i panini strani e la rucola, mi è venuta in mente mia madre. Lei che non mi chiama quasi mai, e aspetta che le telefoni io.

Così in mezzo alla cena ho chiamato mamma. “Come stai?”, “Papà è partito ieri, torna domani. Stavo guardando Un Posto Al Sole e mi hai chiamato!”.

Abbiamo parlato tanto, è tornato tra gli argomenti il discorso della depressione:

“Ti ricordi quando dormivo tutto il pomeriggio, mamma? Ora no, ho la novità della casa da tenere in ordine. Scrivo tutto il giorno

“Io mi sento frastornata di giorno”

“Fai quello che ti piace. Vuoi ballare? Andate con papà a ballare. Non ti sembrerà un impegno faticoso.”

“Hai ragione”.

Scrivendo questo ho pensato a due cose. La prima è quel delizioso film di Nanni Moretti, La stanza del figlio, dove il figlio di uno psicoanalista muore e, alla paziente depressa, quel dottore, interpretato da Moretti, suggerisce:

“Si trovi un interesse. Faccia sport, diamine!”.

So però che non è proprio così. Trovarsi un interesse non è la soluzione decisiva. Virginia Woolf ed Ernest Hemingway amavano scrivere, eppure si sono ammazzati. Non può bastare neanche l’amore per avere l’umore tranquillo. Mamma è felicemente sposata da più di 30 anni. Anch’io sono molto felice in amore.

Un male oscuro si è impossessato della nostra era, e già da tanto. Per rimediare, parliamo con gli psicologi e gli psichiatri, scriviamo o balliamo, sentendo quel mostro alitare. Forse quel mostro è la paura della morte, che è segnata, è là mentre tutti fingono che non ci sia. Solo noi ce ne rendiamo conto. E la ricordiamo agli altri.

Ornella Spagnulo

Leggi Cronaca di una convivenza. Lo specchio di Kundera 

Leggi Cronaca di una convivenza. Nomade involontaria

03 Giu

Dei nemici, del sonno e dell'amore

La notte ha recluso le ore del giorno

nella parte del corpo chiamata “ricordi”.

Se io fossi già una persona migliore

me ne andrei a letto senza più pensare.

 

Ma sono peggiore di ieri, lo so, e per questo

sto sveglia a contare nei polsi

le facce di quelli che mi hanno ferito

avant’ieri, da un anno, oppure anni fa.

 

E a chi ama perfino la mia nera ombra

ho risposto con sterile sufficienza.

È vero che Dio ci manda i nemici

a insegnarci umiltà e perseveranza.

 

Adesso nel mare che immagino scuro

annego me stessa, un bicchiere e il muro.

Rinnego il passato, restauro il futuro

con chili di oro e angeli in braccio.

 

Ma sono me stessa, e neanche mi abbasso

vedendo gli errori – tra i tanti – che faccio.

Divento nemica di chi mi calpesta

e giuro vendetta a chi non mi saluta.

 

Il giorno ha portato amici e nemici

ma resta quell’uomo che mi ama soltanto:

io resto con lui, siamo soli nel raggio

di centotremila chilometri e oltre.

 

Supereremo perfino la morte

è questo, coraggio, che mi fa dormire.

Riguardo poi quelli che ignorano me,

rimangano soli a vegliare per me.

 

Ornella Spagnulo

– quasi una canzone rap –

poesia cronaca di una vita intima

26 Mag

Tu mi dormi sulla spalla sinistra

Ieri sera si sono affacciati i nostri problemi,

che al mattino sono tutti svelati:

siamo bravi a giocarci intorno come due bambini

ma cresceremo prima o poi, dobbiamo farlo.

 

Tu mi dormi

sulla spalla sinistra. Sono le cinque e mezzo,

e affronti il pomeriggio

nel sonno più totale.

C’è che russi e la notte non riesco a dormire.

Ma poi dormo al mattino, e tanto è uguale.

 

Se domani, un giorno o l’altro, saremo famiglia,

se saremo due adulti, non più dei bambini,

chi ci darà ancora la forza per giocare?

 

Mi chiedo se il mio impegno varrà a qualcosa.

Non mi fai mai sentire sola, e questo basta.

Le mie mani hanno tutto quello che ti serve?

Le chiudo in preghiera, chiedendolo a Dio.

 

Dormi sempre sulla mia spalla sinistra,

nel pomeriggio, ma lavori

durante la settimana

e io non me la sento di svegliarti.

 

Sono io che non faccio niente:

attività precarie, scrivo, leggo,

mi rendo inutile alle vite degli altri,

“disoccupata” per la società,

iperattiva se ascolti me.

 

Ho tanti programmi per il futuro:

tra questi c’è il sogno di non crescere mai.

E ci stiamo riuscendo.

Tu dormi ancora sulla mia spalla sinistra,

è l’ora di cena,

scrivo ancora le mie vene di sangue prima di cenare.

 

Forse dormiamo per non capire che diventeremo grandi

e dormiamo per realizzare meglio tutti i nostri sogni,

e dormiamo perché gli altri non ci capiranno mai,

io lo so,

e dormo io perché non ho lavoro,

e dormi tu che ce n’hai troppo.

 

Usciremo questa sera? Tanto è uguale.

Da quando c’è l’amore, è bello anche non fare niente.

Ti sveglierai, mi vestirò.

Ieri ero io che non volevo uscire.

Avevo tanto sonno, finita la cena.

 

Ci sveglieremo domani l’altro. Avremo figli,

ed immensi grattacapi.

Ma saremo ancora due bambini: me lo prometti?

Me lo prometti che non cresceremo mai?

 

Dormi ancora,

se continui farai venire voglia pure a me.

Ma siamo giovani, siamo due bambini,

dobbiamo uscire dopo cena,

dobbiamo andare a divertirci!

 

Forse quando saremo famiglia

non potremo fare tutto questo:

perciò dormi,

che tra qualche ora avrò sonno anch’io.

 

Nel sonno non cresceremo mai.

Nei sogni saremo sempre due bambini.

blog letterario poesia25 maggio 2013 – Ornella Spagnulo 

 

11 Mag

Torna "Cronaca di una convivenza"!

Sola. Quello che avevo sempre voluto: “Cosa vorresti fare da grande?” chiedeva papà. “Andare a vivere da sola”. Le altre bambine: “Sposarmi, avere figli, diventare una principessa…diventare…”. Avevo ambizioni lavorative, ero indecisa tra essere ballerina o giornalista. Di giornalisti in casa non ne avevamo. Era tutto mio quel desiderio. La tisana al limone e allo zenzero comunque non si può bere.

Così, hai voglia a ragazzi da deludere! In determinati modi. Mi bastava essere me stessa e venivo liquidata nel giro di un solo mese, 3 se ero fortunata. In 29 anni la mia relazione più seria aveva toccato i 10 mesi. Poi mi sono trasferita in questa casa. Quando mi sono trasferita, stavo già da 9 mesi con Daniele. Era automatico chiedergli: “Vieni con me?”, anche perché io non ci sapevo stare, da sola. Volevo, mi sarebbe piaciuto da piccola, ma anche la ballerina sarebbe stato un bel mestiere!

Daniele era incerto, non voleva condividere casa con me perché era casa mia, e si sentiva ospitato. “Ma vieni, che ci frega?”.

Tempo 6 mesi e l’ho lasciato. Volevo essere libera, per la prima volta: casa mia, amici miei, pensieri miei; mie scelte. Non stavo passando neanche un bel periodo equilibrato, diciamo. Mi è bastata la frase di un prete a farmi mettere in questione tutto quello che avevo creato e desiderato fortemente per un anno.

Ma non voglio parlare di preti, dare la colpa ad altri. L’uomo che con tanta pazienza avevo convinto a dormire, mangiare, guardare la tv dentro le mie mura domestiche, vicino a me, era andato via perché volevo riprendermi il mio spazio, forse – in qualche modo devo ancora motivare perfino a me stessa una decisione che ancora non capisco – . Bene, serena, cene a casa con amiche e amici, compresa un’ex compagna dell’università che ora sta in America, temporaneamente nella capitale, a casa mia. Via tutto quello che mi ricordava di lui.

È durata circa 3 settimane questa situazione. Poi è bastata una citofonata, alle dieci di sera. “Amore”, mi parlava dal marciapiede, siamo stati mezz’ora e più a parlare, con l’acqua nel pentolino che bolliva ininterrottamente, gli ho detto: “Se mi amavi venivi oggi pomeriggio. Lo sai che io la sera devo stare calma, per riuscire a dormire”. Ho chiuso il citofono, e tutta l’acqua era evaporata.

Mi sono stesa sul divano e ha cominciato a farmi male la schiena. Mi capita quando sono molto triste, per non dire depressa.

La mattina dopo, appena sveglia, come se niente fosse gli ho mandato un messaggio per dirgli: “Andiamo stasera a mangiare il sushi?”. E siamo tornati insieme, lui a casa sua e io a casa mia però.

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