22 Giu

La favola dei figli dei fiori – incipit

la favola dei figli dei fiori Ornella Spagnulo

Nel 1967, Oriana, avevi quindici pericolosissimi anni e frequentavi la IV ginnasio del liceo più fascista della città. Avevi la sensazione che tua madre ti zittisse sempre e che tuo padre ti lasciasse parlare solo per dirottare le opinioni su quello che il sistema faceva credere a tutti. Lui si fidava delle leggi e dello Stato. E tu detestavi non avere argomenti validi per ribattere. A tavola, quindi, stavi spesso in silenzio. Eri una sognatrice e volevi costruirti un’identità, ma dentro casa, a quindici anni, non ti sentivi libera di essere te stessa. Fuori, invece, quell’anno il mondo era una giostra e dovevi solo saltare al momento giusto per sederti su uno dei seggiolini e farti trasportare dal vento.

All’inizio eri indecisa. Il cambiamento ti prese piano piano. A Firenze, il 23 aprile del ’67 il poeta e scrittore Franco Fortini, che tu, Oriana, non avevi mai letto ma sembrava consapevole delle circostanze più di altri intellettuali ‘borghesi’, parlò a piazza Strozzi in occasione della manifestazione nazionale antimperialista contro la guerra in Vietnam, leggendo da un canovaccio che aveva preparato:

“Quando gli Stati Uniti producono la metà di tutto quello che il mondo produce, quando la metà di quel che mangiamo, leggiamo, impariamo è prodotto direttamente o indirettamente dalla potenza economica e industriale degli Stati Uniti, questo significa che noi siamo per metà americani e che dobbiamo non solo saperlo ma accettarlo, perché è un modo per dire che siamo cittadini di quel mondo che dall’interno del capitale si dibatte contro il capitale.

Attraverso la politica della nostra classe politica e quella della nostra stessa classe industriale, attraverso il regime della produzione e dei consumi e i criteri del profitto, come attraverso le strutture ideologiche, noi siamo già Stati Uniti”.
Parole di verità dette da uno che aveva studiato sul serio. I ragazzi le approvarono con grida, applausi e cori da stadio, togliendosi le scarpe per manifestare meglio a piedi nudi. La piazza di cemento sembrò quindi piena di piante dalle foglie verdi: le speranze dei giovani, i ramoscelli, gli uomini e le donne di domani.

(Continua…)

Ornella Spagnulo

 

01 Dic

Libreria Aiace, Roma

libreria Aiace Roma usato

La libreria Aiace di via Ugo Ojetti 36, Roma, è un punto speciale per i lettori e le lettrici di Roma nord. Ci potete trovare saggi, romanzi, riviste, raccolte di poesie a prezzi incredibili, perché la caratteristica comune a tutti questi libri è che sono usati. Nessun imbarazzo, quindi: aprendo a caso una pagina o iniziando a divorare il testo non si ha la sensazione di profanare qualcosa di sacro che andrebbe conservato così com’è, bianco, immacolato e senza orecchie laterali. Qualcuno prima di voi ha già letto quel libro e lo ha già arricchito di quella patina antica che lo rende così prezioso.

Purtroppo il professor Carlo, con cui potevate attardarvi a parlare di vari argomenti, come per esempio il periodo degli anni Sessanta e Settanta, che aveva vissuto in prima persona, è appena mancato. Ed è in sua memoria che scrivo questo post, visto che è stato sempre disponibile ad aiutarmi con le mie ricerche quando pensavo di scrivere un romanzo su quegli anni. Un progetto che ho dovuto archiviare per lasciare spazio al dottorato. Carlo era un pozzo di conoscenza. E la libreria Aiace conserva fedelmente la sua impronta.

libreria Aiace Roma usato

Se siete ancora indecisi sui regali di Natale ma non riuscite a pensare di regalare un libro usato, fatevi almeno un regalo per voi! Io per esempio stamattina ho comprato le Illuminazioni di Rimbaud a 4 euro, un’edizione molto raffinata con testo a fronte. Chiedete, per esempio, a Luigi, simpatico e socievole, sempre pronto a scambiare qualche battuta, perché c’è anche questo di bello in una libreria come Aiace: il calore umano. Senza retorica.

(Ci torno oggi pomeriggio perché sto cercando dei libri sul quinto capitolo della mia tesi, dedicato al surrealismo spagnolo). Chi lavora all’Aiace vi saprà aiutare anche con le vostre ricerche di libri smarriti.

Ornella Spagnulo

libreria Aiace Roma usato

24 Nov

30 anni senza Elsa. Intervista a Giuliana Zagra

30 anni senza Elsa è un blog tour nato per ricordare la scrittrice Elsa Morante a trent’anni dalla sua scomparsa (25 novembre 1985). L’iniziativa è partita dal blog letterario di Ornella Spagnulo, Cronaca di una vita intima, e si realizza in otto tappe. Ogni blog affronta un diverso argomento: dal mondo di Arturo al rapporto con Pasolini al ladro dei lumi eccetera.

30 anni senza Elsa MoranteHo pensato di intervistare la dottoressa Giuliana Zagra, che da tempo si occupa di Elsa Morante. Curatrice dell’archivio  conservato presso la Biblioteca nazionale centrale di Roma,  ha dedicato alla scrittrice numerosi saggi, cataloghi, convegni  e due importanti mostre documentarie.

1) Lei pensa che attualmente a Elsa Morante sia dato il giusto posto nel panorama letterario italiano del Novecento?

Per me Elsa Morante può considerarsi il più grande scrittore novecentesco, come  del resto disse il critico letterario  Lucácks dopo avere letto Menzogna e sortilegio, ma quest’opinione al momento non sembra riconosciuta da tutti. È piuttosto singolare per esempio che non si ritenga necessario, almeno per ora, riprendere in mano l’ottima edizione dei due Meridiani, usciti alla fine degli anni ottanta, che meriterebbe un aggiornamento alla luce degli studi e delle scoperte recenti sui manoscritti e che non si pensi di far uscire un terzo volume con gli inediti e gli scritti giovanili.

Per il centenario della nascita, nel 2012, ho curato una mostra in Nazionale, intitolata Santi, sultani e gran capitani in camera mia. Inediti e ritrovati dall’archivio di Elsa Morante. Avevamo già realizzato nel 2006 un bellissimo allestimento, molto ricco: Le stanze di Elsa, una mostra tanto bella che convinse gli eredi a donare alla Biblioteca anche il resto dell’archivio rimasto in loro possesso. Credo comunque che di Elsa Morante bisognerebbe mettere in evidenza non solo la scrittura narrativa e poetica, ma anche il pensiero in cui si esprime una grande coscienza sociale e un forte impegno civile.

Il suo pensiero non è divulgato come quello di Pier Paolo Pasolini, anche se in verità hanno molti tratti in comune, ma Elsa Morante era schiva e fuggiva davanti ai mass media: la tv e i giornali per lei rappresentavano una forma di manipolazione della realtà. Quando sentiva di doversi schierare, però, lo faceva con grande coraggio e determinazione, come fu nel caso Braibanti o per l’omicidio di Moro da parte delle Brigate Rosse, che la turbò enormemente.

Il pensiero civile e la poetica di Elsa Morante sono racchiusi in Pro e contro la bomba atomica: la società porta le persone all’infelicità profonda e ciò che ci può salvare è l’arte, sopratutto la poesia, anche perchè ogni forma di vera arte è sempre poesia… Senza la poesia l’uomo muore dentro. La bellezza  è ciò che Dio ha donato all’uomo per convivere con tutto ciò che c’è di male e di brutto nel mondo.

30 anni Elsa Morante

2) In cosa consiste esattamente l’ultima donazione degli eredi alla Biblioteca Nazionale Centrale?

L’ultima donazione riguarda gli oggetti e gli arredi con cui è stata allestita La stanza di Elsa in Spazi900. La stanza non è una ricostruzione filologica del suo studio ma concentra in un unico spazio tutto quello che la scrittrice aveva di più caro  (i quadri di Bill Morrow per esempio erano distribuiti in varie stanze della casa). Cesare Garboli disse che dopo L’isola di Arturo Elsa Morante uscì da una scrittura felice e paga di se stessa e iniziò a confrontarsi con il mondo. Il trauma arrivò con la fine tragica e prematura di Bill nel 1962,  poi ci fu il ’68 e  tutto si rispecchiò nel Mondo Salvato dai ragazzini e nella Storia.

La biblioteca di  oltre 4000 volumi è complementare all’archivio e rappresenta un ottimo strumento di approccio alla sua opera e alla genesi dei suoi capolavori, perché riporta le tracce del suo stesso modo di studiare, di leggere, di documentarsi e l’ampiezza dei suoi interessi. L’archivio comprende anche un ampio epistolario, arrivato circa 2 anni fa, dove figurano i nomi di tutti i maggiori scrittori italiani ma anche di oscuri e appassionati lettori. Ne è stato tratto un bellissimo libro curato dal nipote Daniele Morante intitolato L’Amata: lettere di e a Elsa Morante (al quale ho avuto la fortuna di collaborare), dove sono state pubblicate solo una parte limitata delle lettere che effettivamente lo compongono.

30 anni senza Elsa Morante3) Lei ha in programma di radunare i suoi saggi sparsi su Elsa Morante in una monografia?

Sì, ne ho scritti tanti, sparsi, per varie occasioni e vorrei raccoglierli in un unico volume. È già da tempo poi che penso di scrivere un saggio sul suo metodo di lavoro, sulla genesi delle sue opere, di ricostruire in qualche modo l’alchimia del suo laboratorio di scrittura.

4) A quale libro tra quelli di Elsa Morante è più legata?

Il libro che conosco meglio è La Storia, letto e riletto in tante occasioni, dal quale ho tratto anche delle passeggiate letterarie. Ma molti anni fa, quando ancora non potevo immaginare che un giorno mi sarei occupata dei manoscritti di Elsa Morante, sono rimasta folgorata da Menzogna e sortilegio. A ogni modo, ogni volta che rileggo La Storia scopro diversi registri di interpretazione. Uno di questi, come scrive Elsa in margine a un quaderno del manoscritto, è che La Storia è un libro allegro: è il secolo che è triste. In questo romanzo c’è un amore straordinario per la vita in quasi tutti i personaggi. Quale altro scrittore sarebbe stato in grado di scrivere un romanzo di oltre 600 pagine in cui il protagonista è un bambino di pochi anni, che non sa nemmeno parlare? Un bambino meraviglioso, raccontato dal momento del suo concepimento fino alla sua morte, sei anni in tutto, in cui a poco a poco le brutture del mondo prendono il sopravvento sul suo sguardo di poeta incantato per la vita… In questi giorni così bui e angoscianti la visione della Storia di Elsa Morante è di un’attualità impressionante.

Ornella Spagnulo

30 anni senza Elsa Morante, Ornella Spagnulo

Leggi anche: La stanza di Elsa Morante alla Biblioteca Nazionale Centrale di Roma e Elsa Morante. Lettere.

 

20 Nov

30 anni senza Elsa. Le tappe del blog tour

30 anni senza Elsa Morante

Il 25 novembre troverete un po’ di blog coordinati che ricorderanno la morte di Elsa Morante (25 novembre 1985) attraverso il blog tour 30 anni senza Elsa, lanciato proprio da qui, Cronaca di una vita intima.

Ecco i titoli dei post e gli indirizzi dei blog che hanno aderito e che mercoledì prossimo pubblicheranno un articolo sul tema.

  1. Il mondo di Arturo: www.samanthaterrasi.it
  2. Elsa Morante e Pier Paolo Pasolini – in ricordo delle loro idee di letteratura: www.federicaghiasophia.wordpress.com
  3. 30 anni senza Elsa Morante – una biografia per immaginiwww.flavoriauniverse.com
  4. L’Isola di Arturo – il dolore dell’amore respintowww.delfurorediaverlibri.blogspot.it
  5. Il ladro dei lumi e la ragazzina fra i muti: www.annanais.wordpress.com
  6. Elsa Morante, una vita per la letteratura: www.suitcasedilibri.blogspot.it
  7. Elsa Morante – storia di una narratrice: www.intantoleggo.blogspot.it
  8. A proposito di Elsa – intervista con Giuliana Zagra: www.cronacadiunavitaintima.it

Elsa Morante 30 anni

Per il trentennale della morte di Elsa Morante

Ornella Spagnulo

28 Ott

30 anni senza Elsa. Blog tour per ricordare Elsa Morante (1912-1985)

Parte dal blog Cronaca di una vita intima l’iniziativa di lanciare un piccolo blog tour in memoria di una grande scrittrice. Il prossimo 25 novembre saranno passati 30 anni esatti dalla morte di Elsa Morante.

Elsa Morante 30 anni
Per ricordarla vi invito a partecipare a questo blog tour. Saranno ammesse: recensioni di libri di Elsa Morante, post con citazioni tratte dalle sue poesie, dai romanzi o dalle interviste corredati da fotografie della scrittrice e altri contributi che potrete ideare. Unica regola il filo conduttore: Elsa.

I post dovranno essere pubblicati il 25 novembre o qualche giorno prima. Nel mio blog pubblicherò la lista dei blog aderenti, ciascuno con il titolo del post in programma.

A chi vorrà partecipare invierò anche due righe da condividere sul post (che si potranno eventualmente riformulare), in cui sarà scritto, in linea di massima, che l’iniziativa intende ricordare i 30 anni dalla morte di Elsa Morante e che il tour è lanciato da Cronaca di una vita intima, il blog letterario di Ornella Spagnulo.

L’invito è aperto a tutti i blog.
Se avete dei consigli o dei dubbi scrivetemi: ornella82   @   msn.com.

Un abbraccio,

Ornella

 

13 Ott

Isabel Allende, L’amante giapponese. In Italia dal 15 ottobre

Allende L'amante giapponese

L’amante giapponese di Isabel Allende sbarca in Italia il 15 ottobre e già possiamo immaginare le file alla Feltrinelli di Milano, dove il 22 ottobre alle 20:30 la scrittrice sudamericana più amata al mondo parlerà del romanzo con alcuni dei suoi fedeli lettori.

Traduco in breve il discorso di Isabel Allende che potete seguire nel booktrailer: la storia è ambientata in un ospizio molto particolare vicino a San Francisco, dove si riposano artisti, intellettuali e vecchi hippy. Una giovane immigrata dal passato difficile (Irina) spia un’anziana (Alma), che spesso scompare dalla casa di riposo per ritornare ogni volta più felice. Irina sospetta che Alma abbia un amante: c’è un signore giapponese nell’unica fotografia che la donna ha nella sua stanza ed è probabilmente la persona con cui si vede fuori dalla casa di riposo.

Con il nuovo romanzo, L’amante giapponese, la scrittrice si interroga di nuovo sul peso dei ricordi perché i suoi genitori sono ormai anziani, come ci spiega in questo video. Ma da sempre Isabel Allende ha legato la sua scrittura alla memoria, soprattutto familiare e femminile.

02 Ott

L’esatto contrario di Perrone. Appena finito di leggere e…

L'esatto contrario perrone

Non avevo mai letto gialli o noir perché quella leggera ansia che ti prende quando sei davanti a una scena di sangue e devi capire chi è l’assassino resta in quella minuscola parte di mondo di cui non voglio sapere niente. La mia sensibilità è troppo forte e come una bambina non so fare una grande distinzione tra mondo e finzione.
L’esatto contrario di Giulio Perrone ho iniziato a leggerlo solo dopo avere ricevuto rassicurazioni da parte dei miei più stretti familiari (a cui, come spesso faccio, avevo commissionato la prima lettura, perché non riesco ancora a leggere più di 3 libri per volta. Anzi, in questo caso, il romanzo l’avevo proprio regalato a mio padre per l’onomastico). Da assoluta profana, non potrei dire se il libro si inserisce all’interno del suo genere con innovazioni o seguendo la tradizione. Quello che posso dire invece è che L’esatto contrario, al di là della presenza di omicidi e incognite, mi sembra un romanzo e non romanzo di genere. Nella mia naturale paura della paura ho avuto sempre qualcosa a cui aggrapparmi, in queste pagine: il protagonista, il protagonista e i personaggi che conosce, il protagonista e la sua sfera di affetti e di difetti che ho sentito vicina, schietta e autentica. Mentre cerca di risolvere certi inquietanti misteri, di cui siamo spesso informati nei tg e nei giornali (e io mi chiedo ancora: perché?), Riccardo fa luce nel suo garbuglio tipico della nostra giovinezza e per prima cosa pensa, decide, sbaglia, agisce, in poche parole: vive.

E così, L’esatto contrario è un libro per tutti, che vi piacciano i misteri o che siate interessati alla narrativa. Una conferma della legge del Karma: se fai del bene, del bene ti ritornerà. Giulio Perrone è da anni un punto di riferimento per l’editoria romana. Dal 2005 infatti realizza con costanza sogni di scrittori e di lettori. La domanda che mi faccio, ora, a caldo, è: il prossimo sarà sempre un “noir” oppure no?

Ornella Spagnulo

Appena finito di leggere e… è una rubrica che segnala libri classici o contemporanei. Non è una recensione ma solo un breve resoconto delle sensazioni provate durante la lettura.

17 Ago

18 agosto 1912: nasceva una scrittrice. Era Elsa Morante

elsa-morante-18-agosto

Romana, di origini ebraiche, Elsa Morante, nata il 18 agosto 1912, ha contribuito a rivoluzionare la letteratura italiana del Novecento.

La sua concezione dell’uomo, della storia e della poesia ha dato profondità a testi in prosa e in versi che oggi ci aiutano a osservare il mondo.

La critica l’ha innalzata e poi demolita, ma per molti Elsa Morante è la più grande scrittrice del secolo appena concluso.

Elsa Morante 18 agosto

Il 12 settembre alle 21 la ricorderemo a Ostia, nello spazio della Biblioteca Elsa Morante sul pontile del lungomare dei Ravennati, insieme a Sandra Petrignani, Giuliana Zagra e Leonardo Bonetti.

Ecco alcuni miei contributi sull’autrice:

elsa morante 18 agosto

 

La Biblioteca Nazionale Centrale la ricorda con una bellissima stanza che ricostruisce l’officina di scrittura dell’attico in via dell’Oca 27.

Ornella Spagnulo

15 Lug

Il blog Cronaca di una vita intima è in ferie

Il blog Cronaca di una vita intima, che ormai ha una sua vita autonoma al di là della blogger, da domani sarà ufficialmente in ferie fino al 16 agosto!

Dove andrà? Magari in America Latina: Perù, Chile, oppure in India, per una vacanza all’insegna della spiritualità e della consapevolezza. O nella vicina Olanda, ricca d’arte, o in Francia, la terra del romanticismo. (Credo sia evidente, a questo punto, che la blogger non va da nessuna parte, almeno fino a settembre).

Se siete passati da qui per caso, quindi, anche voi esuli esistenziali senza vacanze, o siete lettori e lettrici abituali, ecco per voi una selezione dei post pubblicati durante questo anno scolastico già finito, che vorrei ricordare.

blog cronaca di una vita intimaLibriamoci a Roma. Come è andata. Qui tiro le somme sulla mia esperienza di lettura in I, II, III media.

Recensione a The Wall sul blog The Obsidian MirrorUn estratto dalla bella recensione fatta da un blogger a The Wall.

Blog in ferieCasa Moravia. Racconto autobiografico ispirato alla visita dell’appartamento dello scrittore, lungotevere della Vittoria 1.

La stanza di Elsa Morante alla Biblioteca Nazionale Centrale di RomaL’allestimento con gli arredi di via dell’Oca 27.

case degli scrittori

Era il 21 marzo 2015 e Alda Merini avrebbe compiuto 84 anni. Resoconto dell’evento su Alda Merini da Mangiaparole il 21 marzo.

Cronaca di una convivenza. Sarebbe facilissimo. Un aggiornamento che fa parte dei racconti Cronaca di una convivenza.

E…

L’avvio e la perdizione, presentazione a Roma il 30 maggio alle 17. La prima presentazione dell’Avvio e la perdizione. Come scordarla?

L’avvio e la perdizione. Reading. Qui si può ascoltare la canzone Aurora boreale, basata sull’omonima poesia (musiche di Giuseppe Dolce, parole di Ornella Spagnulo).

Buone vacanze

Ornella Spagnulo

01 Lug

L'Ode al Monte Soratte di Damiani

C. DAMIANI, Ode al Monte Soratte, Monterotondo, Fuorilinea, 2015.

Ode Monte Soratte Damiani

Cè qualcosa che si può chiedere a questo libro e che non si può pretendere da tutti i libri: la pace interiore, l’armonia, la riconciliazione con la natura. Ode al Monte Soratte è una raccolta di versi provocatoria per il mondo in cui viviamo: Claudio Damiani infatti non canta né l’apologia del traffico, né la funzionalità degli elettrodomestici, né le formidabili innovazioni dei pc e nemmeno l’efficacia dei telefonini intelligenti… «Per lui i luoghi sono esseri viventi, come persone, con un loro carattere, un loro modo di essere, di comportarsi, di pensare. E con loro dialoga»: lo leggiamo nella sua breve biografia all’inizio del volume. Ma si allude a un certo tipo di luoghi molto ristretto (eppure infinito): i luoghi naturali.

Sono due i riferimenti che saltano subito alla mente per quanto sono espliciti nel testo. Questa Ode al Monte di Damiani ricorda da vicino il Cantico delle Creature di San Francesco e la lettera al Monte Ventoso di Petrarca (non a caso, il dialogo Quadrara delle Aquile ha come interlocutori proprio un Francesco e una Laura). Credo quindi che il titolo del libro potrebbe essere esteso con l’inserimento di un aggettivo che lo connoterebbe con fedeltà: Ode francescana al Monte Soratte. L’attributo si riferirebbe sia allo stile povero e semplice, sia al contenuto mistico, che non è in secondo piano e inneggia a un recupero del rapporto con la natura e i suoi elementi, come già quel famoso cristiano che un giorno decise di dare via gli abiti di famiglia e prese a parlare con gli animali, riuscendo a muovere a compassione perfino il papa. Claudio Damiani sembrerebbe seguire alla lettera quel Cantico delle Creature, se non fosse per un particolare. Il Sole, che in Francesco simboleggia l’Altissimo, il primo tra i fratelli (a cui seguono a ruota sora Luna e le stelle, frate Vento, sor’Acqua, frate Focu e matre Terra) è qui sostituito dal Monte. Fra tutte le creature, infatti, il poeta Damiani, che vive ai piedi del Soratte dal 2006, canta la montagna, il luogo naturale più vicino al cielo.

Volendo intraprendere un’interpretazione psicoanalitica, possiamo partire dalla semplice constatazione che il sole in Freud e in Jung rappresenta il padre e la sua presenza così forte nel componimento di San Francesco si spiega bene: Francesco cercava soprattutto il padre, o meglio il Padre, per questo aveva affidato al Sole un ruolo primario fra tutte le creature. Ma nelle liriche di Claudio Damiani, nell’Ode al Monte Soratte in particolare, la montagna sostituisce di fatto il sole. Che cos’è, allora, questa montagna? Sigmund Freud fu un grande estimatore delle montagne: amava passeggiare a lungo d’estate per contemplare i paesaggi dalle Alpi (spesso proprio dall’Italia). Il suo imperativo di salire sulle montagne e mangiare le fragole, scritto in una lettera a un amico, è rimasto impresso come un invito ad astrarsi dal mondo per dedicarsi al piacere dopo una faticosa scalata. I significati della montagna possono essere molteplici: già nelle Sacre Scritture questo elemento paesaggistico assumeva ora la sede della dimora del Signore, ora le caratteristiche della malvagità. In Claudio Damiani il monte è quasi un soggetto da sfidare: «Tu te ne stai sopra e troneggi / ma io vengo fin lassù, cosa credi!». La montagna però corrisponde anche alla conoscenza del mondo, alla pienezza del tutto che si può raggiungere solo da una vetta, da lontano, dall’alto: «Tu vuoi farmi vedere tutto, sei come un bambino / e vuoi raccontarmi la tua storia». E in questo riferimento preciso alla storia della montagna si aggiunge un elemento metapoetico.

Ci possono essere senz’altro dei pericoli nei percorsi fino in cima: «Io avevo un po’ paura delle vipere / per la stagione e le erbe troppo alte / così abbiamo battuto la terra prima per allontanarle». Del resto, il monte non è perfetto: ha visto anche il passaggio delle streghe e dei briganti! Ma in queste pagine, come nel rapporto psicoanalitico, l’individuo sul sentiero è solo con se stesso e può essere attraversato da una fatica paralizzante: «Facevo molta fatica. Mi sono fermato / e mi sono seduto / in mezzo al sentiero, / tanto, ho pensato, / su questo sentiero / cammino solo io / non intralcerò la strada /a nessun altro» (straordinariamente novecentesco, qui, si avverte l’impasse per cui sembra che l’io poetico ammetta di poter intralciare la strada a se stesso: «non intralcerò la strada / a nessun altro»).

La montagna è la sede delle difficoltà da superare per arrivare fino all’ultimo tratto da scalare e rilassarsi, da soli o in compagnia, osservando il paesaggio celeste o terreno, con il cervello iperossigenato e i muscoli stanchi: via dai rumori, via dagli obblighi, via dalle incomprensioni. Si ha l’impressione, a tratti, che l’io poetico sperimenti un’identificazione con il monte stesso, una fuga da una condizione umana fragile e insoddisfatta: «Avrei voluto capire di più / e essere più amato, essere più capito / io stesso». Sono svariati i riferimenti all’infanzia come a uno stato di purezza e meraviglia, recuperabile solo con un concreto sforzo.

L’altro riferimento evidente dell’Ode al Monte di Claudio Damiani è la lettera al Ventoso di Francesco Petrarca, indirizzata al monaco Dionigi da Borgo San Sepolcro, che aveva regalato al poeta le Confessioni di Sant’Agostino. Anche qui, una montagna da scalare, anche qui, frequenti difficoltà che però non portavano a mollare la presa, ma a proseguire fino alla vetta. In entrambi i casi è una scalata che avviene con un familiare: Francesco Petrarca saliva sulle altezze insieme al fratello Gherardo, ben più sicuro di lui, Claudio Damiani invece si fa accompagnare dal figlio Antonio, di cui, grazie alla Nota che chiude la raccolta, conosciamo l’età attuale (12 anni) e l’età dell’epoca (al tempo della scrittura della poesia ne aveva 7). Il tema religioso appare chiarissimo nel verso conclusivo, in cui il soggetto si sente il bambino nel quadro Madonna Litta di Leonardo, come se non fosse sul monte nel ruolo di padre che accompagna un figlio, ma come figlio a sua volta.

Il dialogo Quadrara delle Aquile era già uscito nel libro-catalogo di Giuseppe Salvatori, Diomira, 1978-2006 (Galleria d’arte Marchetti, 2006). Si tratta di un dialogo sulle montagne, sugli alberi, sugli uccellini, si tratta di sospensione senza il senso delle vertigini perché sul monte ci si sente leggeri come angeli. Di nuovo un timido richiamo a San Francesco: «Le erbe erano umili», mentre due pagine più avanti Francesco viene finalmente nominato: si parla della necessaria sopportazione delle formiche, che subito saltano addosso quando si è sdraiati sull’erba. Occorre sopportarle seguendo l’esempio: «San Francesco negli ultimi giorni di vita aveva quel tormento dei topi, che lo infastidivano continuamente. Ma lui doveva sopportare».

Doveroso, alla fine, è spendere almeno due parole sulle meravigliose illustrazioni di Giuseppe Salvatori, non perché due parole bastino, ma perché chi scrive questa recensione non si intende particolarmente di storia dell’arte contemporanea. A ogni modo, i disegni neri che affiancano i testi di Damiani presentano stretti richiami con le macchie di Rorschach, il test finalizzato a scoprire la personalità degli individui attraverso associazioni a partire da macchie simili alle illustrazioni di Salvatori. Forse perché le montagne ci aiutano a scoprire noi stessi?

Ornella Spagnulo

Ode Monte Soratte Damiani

La recensione si trova all’interno della rivista letteraria “In Limine”, 2015, n. 11.

Il pdf è qui: Ode Monte Soratte Damiani

(In questa versione online, per comodità, ho eliminato le note).