18 Giu

Cronaca di una convivenza. Forse Etiopia.

Cronaca di una vita intima

La mia Africa

Sono stata la prima volta in Africa a 14 anni, Tunisia, Djerba: era estate, facevo amicizie solo con ragazze e ragazzi molto più grandi. Daniele a lavoro ha l’opportunità di lavorare in trasferta, in Etiopia, per un periodo che potrebbe andare dai 2 mesi ai 2 anni.

La mia reazione istintiva è stata: “Vengo con te!”, per fargli compagnia e per avere un nuovo panorama intorno da descrivere. Se andrà per 2 mesi, però, non potrò accompagnarlo – direttive dal suo ufficio. Preferirei che non partisse. Se lo farà mi troverò probabilmente a passare tutte le sere su una webcam, a raccontare una vita italiana sempre uguale al mio uomo dislocato in un altro continente alla ricerca dell’oro in un cantiere di Salini.

Domenica siamo stati a fare un giro a Ostia. Il mio primo mare, quest’anno, visto dal marciapiede e dal balcone panoramico, senza i piedi sulla sabbia, con il caldo che rintontiva e un corteo di Harley-Davidson a celebrare l’anniversario dei motociclisti convinti.

Un aperitivo preso in un posto chic vicino alla piscina. Una cantante improbabile, accompagnata da pochi strumenti, si imbatteva in Mia Martini e Gianna Nannini, senza la competenza necessaria, producendo gargarismi inaccettabili. Osservando l’atteggiamento delle cameriere ho detto: “Ecco perché mi piaceva l’università e non mi trovo nei posti chic. Le ragazze alla Sapienza trattavano in modo uguale gli uomini e le altre donne.

Facoltà di Lettere e Filosofia, Sapienza, Roma

Lettere e Filosofia, Sapienza, Roma.

Negli ambienti eleganti, di destra, fanno le fiche allegre”.

E mentre ne parlavo, notavo un uomo, all’altro tavolo, che dopo aver espresso l’ordine alla cameriera posava solo per un attimo lo sguardo sulla moglie, e dopo lo girava sul fondoschiena della cameriera.

Loro sono avvantaggiate dal fatto che tutte le altre donne sono sedute, non mostrano il corpo. Certe cameriere non hanno rivali, eccetto le altre cameriere.

Mi sembra che alcune di loro provino piacere nell’essere guardate. E giurerei che non sia solo una mia impressione.

Cronaca di una convivenza. Nomade involontaria. Clicca qui

10 Giu

Cronaca di una convivenza. Lo specchio di Kundera

Possono regalarci un sorriso quando l’umore è strano e consigliarci al meglio prima di fare una scelta: troviamo la quintessenza dell’amore in questo, il dono di Dio, l’affetto primitivo e la pazienza. Poi qualcuno ci mette alla prova: “Guardati allo specchio. Sei perfettamente felice?”. Puoi rispondere o forse, tanto non è quella la domanda reale.

“Hai fede? Credi di essere perfetta?” (guardati allo specchio, non sei perfetta e lo sai).

specchio Kundera

Sai di essere felice ma lo specchio non lo ammette. Narciso non può essere felice. Solo Adamo ed Eva lo erano davvero: infatti non si guardavano allo specchio.

Subito dopo una vecchia amica –perché gli amici e i nemici vivono di tempismi: gli angeli ti risollevano da terra, i dannati invece ti ci affossano, gli amici possono essere dannati e i nemici ti possono aiutare come angeli –  ti mette di nuovo davanti allo specchio:

“Ricordi quel ragazzo con cui stavi insieme una vita fa? Mi ha chiesto di te”. L’acqua di Narciso su cui ti specchi ti chiede per un momento di innamorarti di te stessa e di chi ti lusinga.

Ma ora che mi guardo intorno, non esistono più specchi in questa casa. Un soggiorno bianco con applique gialle e blu, un mobile pieno di libri che ricordano le mie tante non identità, qualche foto al muro che so già che cambierò presto – anche oggi –, la cucina, un divano enorme, quattro sedie e i cuscini. La pagina di Kundera che mi ha fatto pensare a questo mi ha tenuto svariati minuti con le lacrime sotto gli occhi. Quanto affetto per un cane sofferente! E ho trovato queste riflessioni in Narciso e Adamo, i due antipodi che vivo a intervalli sulla mia pelle.

Mi sento in Paradiso spesso, incosciente, quando seguo alla lettera i doveri, le gioie che mi procurano, scanso ogni idea di volontà. Cerco di attuare giustizia e inevitabilità: “Es muss sein!”, in un Paradiso terrestre dove non conto niente ma conta l’amore. Viceversa, sono Narciso nei momenti peggiori: permalosa come le bisce e le semidivinità pagane, egocentrica come i folli e le soubrette televisive, irriconoscente come chi fa carriera e si dimentica i colleghi. Sono stata Narciso con Daniele, quando per raggiungere un Paradiso precettistico mi sono allontanata da lui. E ancora di più quando mi sono specchiata nelle parole di una vecchia amica: “Ricorda il tuo passato. Cercalo nello specchio”.

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Preferisco non vivere nel mondo di Narciso, ma in quello di Adamo ed Eva. Non voglio nessuno specchio delle mie inutili brame, mi basterebbe vivere circolarmente in un Paradiso terrestre senza identità, senza volere niente in più di quello che ho.

Male che vada, a Eva e Adamo viene data un’altra possibilità: una vita di fatiche. Narciso invece si butta nell’acqua e muore. Meglio faticare.

Ornella Spagnulo

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23 Mag

Presentazione della rivista "Viva" e racconto di Angelo Gasparini

Blog tra poesia e racconti

Oggi vi segnalo un evento a Roma e ospito l’incipit di un racconto di Angelo Gasparini pubblicato dall’Erudita.

Presentazione della rivista “Viva”

Per chi si trova a Roma, oggi presentazione di “Viva, una rivista in carne e ossa”, in via del Corso 530, alle 18:45. Nella redazione: Claudio Damiani, Nicola Bultrini, Stas’ Gawronski, Giuseppe Salvatori. Il tema del primo numero è “Terre”.

Opere d’arte nuove o riproposte, nuova socialità nel nome dell’arte e per l’arte, come una rivista dovrebbe fare.

Tra gli ospiti: Maria Pia Ammirati (La danza del mondo, Mondadori), Daniele Mencarelli (Figlio, Nottetempo), Lucio Saviani (Voci di confine. Il limite e la scrittura, Moretti & Vitali), Lucilla Catania (scultrice): Stareeandare (Museo Nazionale d’Arte Orientale e Palazzetto Venezia – Giardino degli Aranci). Aperitivo finale.

La Nuova Pesa Centro per l’Arte Contemporanea

 blog poesia

Rui Costa, la Fenice. Racconto di Angelo Gasparini. Incipit

Rui Costa è arrivato al Milan nell’estate del 2001, fra tanto entusiasmo e i soliti scettici che dicevano che non avrebbe trasformato un buon battaglione nell’armada invincibile. Il mio vicino di casa, che è da sempre un tifosissimo viola, mi aveva detto “i traditori li giustizieremo quando passano a Firenze”. Lo diceva con rabbia, ma in realtà era molto dispiaciuto, era il disprezzo degli amanti quando non sono più ricambiati. L’anno prima, era andato al canile ad adottare un cucciolo e l’aveva chiamato Rui.

Di Rui Costa, si diceva che fosse un uomo del presidente, uno di quelli che il proprietario dell’A.C. Milan avesse comprato senza consultare allenatori od osservatori. Nella Fossa dei Leoni, si definiscono uomini o acquisti del presidente tutti quei giocatori che hanno doti balistiche ineccepibili, belli da vedere, spettacolari ed entusiasmanti, non per forza determinanti, ma esteticamente parlando perfetti e imposti dal presidentissimo, quasi aprioristicamente. Rui, in effetti, aveva tutte le carte in regola per rientrare a pieno nella categoria e, rispetto a tanti altri numeri dieci che oscillavano tra genio e sregolatezza, in più era un grande professionista. Rui Costa avrebbe preso il posto di un certo Zorro Boban, un giocatore dal grande carisma e dal carattere assai difficile; solo il vulcanico Ibrahimovic, qualche anno più tardi, sarebbe riuscito a farci scordare il temperamento del campione croato. Ad ogni modo, facendo dietrologia, Zorro era stato il numero dieci di un decennio incantato e irripetibile, un periodo fatto di successi nazionali e internazionali ma, soprattutto, l’eroe di quella strepitosa rimonta che nel 1999 ci aveva portato a vincere uno scudetto in rimonta contro una Lazio molto più forte (ma anche più stanca) della compagine rossonera.

(da I più grandi numeri 10 della storia del calcioL’Erudita, 2013)