24 Lug

Giornata della pace 2013 "Il coraggio della speranza". Comunità di Sant'Egidio

Quante parole ci sono per dire pace? E quante azioni per fare la pace? In merito mi piacerebbe ricordare la canzone di John Lennon. Rivedo il video, lui e Yoko Ono, lui che dice: “Immagina che non ci sia il paradiso, ma nemmeno l’inferno, solo il cielo, e il paradiso qui da noi”. Ho parafrasato, ma il senso è quello ed è espresso da tanti artisti, in diverse forme.
Per chi non crede dev’essere molto difficile pensare alla pace. Chi ha fede, spesso, senza volerlo fa guerra alle altre persone, non perché sia cattivo: solo perché non riceve quello che vorrebbe, e allora si arrabbia.
Questa era la mia piccola introduzione a un discorso grande come quello della pace. La Comunità di Sant’Egidio ogni anno organizza incontri di dialogo, a partire da quel Papa recente che è appena diventato beato, e a cui ho avuto il piacere di stringere la mano, da bambina. Giovanni Paolo II diede il via alla storica Giornata di Preghiera del 1986.

Papa Giovanni Paolo II

Da allora, la comunità non si è più fermata, perché loro sono persone che le cose le fanno sul serio.
Ecco che oggi arriva la XXVII edizione. Tra settembre e ottobre: dal 29 settembre al 1° ottobre. La città è Roma.
Appuntatevi queste date, ci saranno uomini religiosi, politici, intellettuali a chiedere la pace, ognuno nella sua lingua, ognuno nella propria religione.
Il coraggio della speranza: religioni e culture in dialogo”, l’appuntamento si annuncia così.

(“Beati i costruttori di pace, perché saranno chiamati figli di Dio”).

Mandate un’email a pace.roma2013@gmail.com per confermare la partecipazione all’assemblea di apertura (Auditorium Conciliazione) o alla cerimonia finale (piazza del Campidoglio), perché i posti sono contati. Sono in programma tanti eventi dalla domenica, in centro a Roma. Durante la cerimonia finale sarà firmato un appello per la pace nel mondo. Che non è solo l’appello delle candidate a Miss Italia, ma una speranza che sta nel cuore di tutti quelli che hanno fede.

Ornella Spagnulo

14 Giu

Beati i giornalisti, perché di essi è il regno dei cieli

Odoardo Focherini sarà il primo giornalista italiano riconosciuto beato dalla Chiesa, sabato 15 giugno, domani, a Carpi, vicino Modena.

In un clima di negazione della vita che esasperava l’individualismo – come abbiamo letto in Primo Levi, Se questo è un uomo – il giornalista Odoardo Focherini divideva la sua razione di cibo quotidiana con gli altri detenuti. Era il numero 21518 nel lager di Hersbruck.

Scriveva per “Avvenire d’Italia” che, insieme al quotidiano “L’Italia”, fece nascere l’attuale Avvenire.

Odoardo Focherini insegnava religione e fece parte di una rete clandestina che aiutava gli ebrei a scappare dai campi di concentramento: procurava documenti falsi. Fu arrestato per ordine della polizia nazista e morì a 37 anni a Hersbruck, in Germania, ferito alla gamba durante i lavori forzati e lasciato morire di setticemia.

Vicino alle figure dei primi giornalisti cristiani che ricordiamo, gli evangelisti, salvò 100 persone durante le assurdità della seconda guerra mondiale.

Più di così non si può amare, di Giuseppe Bellodi, racconta nei dettagli la storia di questa straordinaria persona che non solo lottò per la giustizia, ma sacrificò se stesso per salvare altre vite. Un vero martire cristiano.

Lettera sugli ebrei di Odoardo Focherini

Da un dialogo al carcere di Bologna con il cognato:

 “Se tu avessi visto, come ho visto io in questo carcere, cosa fanno patire agli Ebrei, non rimpiangeresti se non di non averne salvati in numero maggiore”

Ornella Spagnulo

(post fuori programma)

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C’è una coperta per i barboni?

15 Nov

Pensiero e realtà n. 22

Ora io che avevo ignorato il valore dei soldi per circa 29 anni, mi ritrovo con un meno davanti alla cifra: 19,77. Questo vuol dire che devo correre alle Poste nel pomeriggio (sono aperte solo quelle di piazza B.), per fare l’assurdo passaggio: libretto postale-conto corrente e poi la costosa transizione: conto corrente-conto dell’Amministratore. Infatti per “lavori di ristrutturazione esterna del palazzo” – mi sono trasferita proprio nel momento giusto – i condomini sono obbligati a pagare in rate l’importo indicato e senza protestare, perché il simpatico fratello dell’Amministratore fa l’Avvocato e ha già spedito 12 lettere di richiamo per i ritardatari, con allegate spese e penali…

 

 

Ma va bene così. “Let me love you” canta una canzone che ha poca grazia ma che incita a ballare. Come quando ti svegli la mattina e senza alcuna voglia scendi dal letto per cimentarti nel ballo mattutino propiziatorio della vita: lavati, vestiti in fretta e fai colazione. E infine esci! Che sotto casa ti aspetta una donna squilibrata che sta suonando il clacson già da 20 minuti: ha una Smart e non riesce a uscire perché qualcuno ha parcheggiato dietro di lei, ma non ha nessuno affianco e ci sarebbe tanto spazio per passare. Tu le chiedi: ‘scusi, ma non ce la fa?’ e la signora, che evidentemente non ha ballato questa mattina e non ha nemmeno fatto colazione, risponde fra i denti qualcosa che non capisci e continua a suonare.

 

Più avanti ci sono due distinti signori molto anziani, dai capelli bianchi, che si insultano con determinazione: ‘vai via!’, dice l’uno all’altro. ‘ma chi la conosce, mi dia del lei’. ‘vada via’, risponde, pronto, l’altro anziano distinto signore.

 

E non importa se quando tornerai a casa, stasera, e ti verrà in mente di passare dal supermercato per prendere il sapone, non importa se vedrai la commessa spruzzare il profumo tutt’intorno a sé e la sentirai pronunciare queste parole: ‘io non li farei neanche entrare. Puzzano da morire e si comprano da bere’. Non ti deve importare perché se ti venisse, come a me, la voglia di replicare: ‘signora commessa, ma se lei si trovasse nelle loro condizioni che cosa farebbe? se la licenziassero di punto in bianco, se andasse in depressione oppure se nel suo paese fosse perseguitata e scappasse in Italia, ecco se avesse ben poche risorse con sé e la disperazione la portasse a bere, avrebbe più “dignità” di quell’uomo che critica? Farebbe la barbona con più grazia, andando a spruzzarsi il profumo nelle profumerie gratis, finché non la caccerebbero anche da lì?’. Ma di sicuro milioni di persone ti darebbero contro. La coda del supermercato si rivolterebbe all’unisono contro di te. E allora, come me, ritorneresti indietro e poggeresti quel sapone sullo scaffale senza dire niente. Andresti via alzando le spalle e uscendo in silenzio.

 

In realtà tutti questi discorsi li ho pronunciati solo nella mia mente. Niente accuse, niente proteste, niente esibizionismo: nessuna apologia del barbone. Me ne sono andata dopo aver lasciato quel sapone liquido nel suo bello scaffale e la nonsignora da sola nella sua superficialità. In coda tante persone non hanno conosciuto la mia opinione. Che se viene contestata qui, dove si legge, figuriamoci fuori dove non si può rileggere, dove non si può spiegare e rimane tutto sospeso, così, a mezz’aria, e di tutto quello che avrai da dire stai certo rimarrà solo il tuo umore. Solo quello.

 

senzatetto

E in fondo se ti chiedono un po’ di affetto, per la strada, hai da lamentarti. Un euro ti sembra troppo mentre sei pronto a pagare, per una marca, centinaia di euro messi insieme. Con la Comunità di Sant’Egidio ho avuto modo di conoscere tanti senzatetto. Tutte persone rispettabilissime. Ma è inutile che io cerchi di convincere qualcuno con questi ragionamenti: è solo l’esperienza che ti cambia, solo l’esperienza.