08 Apr

Cronaca di una convivenza. Sarebbe facilissimo.

cronaca di una convivenza

È un periodo che il tempo non c’è. Si nasconde sotto il letto mentre dormo, mi guarda seduto sul divano se correggo all’infinito la stessa pagina. Mi chiedo come potrei fare bene cinque cose al giorno: a stento ne faccio due, e a rilento. Sarà l’effetto della Primavera, ma qui fa un freddo che sembra febbraio.

Un giorno mi sento piena di amici – è stato il giorno del mio compleanno, il 31 marzo per l’esattezza, in un caffè letterario di Roma, a san Lorenzo, tra dolcetti e tisane calde, confidenze e racconti -. A stare tra amici ci si sente giovani dentro. Poi qualche giorno passa e la festa non si ricorda più: dove sono finiti i miei amici? E si sta bene in casa, o in macchina, soli con quella persona al proprio fianco, riflettendo: in questo spazio mi sento protetta, qui ho tutto e non voglio altro. Ma capita di litigare perché vuoi prendere un caffè al bar e lui no: “Mi potrebbero rompere i vetri della macchina!”. Eravamo alla stazione Tiburtina, in effetti, ma c’erano altre auto parcheggiate, pazienza.

Allora rientri a casa e te ne stai sola per un po’. Volevi correggere quel romanzo che non finisce più, invece non hai energie e ti butti sulla televisione, che ti offre un paio di serie tv che assolvono la funzione di tanti pupazzetti ballerini intorno alla lancetta dell’orologio. Pasquetta: nessuna gita, né fuori porta né dentro la porta. Per fortuna chiama zia a fare gli auguri e a parlare un po’ del più e del meno. E dire che sabato scorso, che poi era il benedetto Sabato Santo, c’è stata la megacena qui a casa: ho cucinato io, con Daniele, i miei genitori e sua madre (suo padre non stava bene). Ho ricevuto tanti regali.

Ma la messa di Pasqua è stata deludente. Un prete nuovo che non parlava l’italiano ha saputo dire solo: “Risorto! Domenica! Sabato!” e io mi chiedevo dove fosse finito don Sandro, perché mi ostino ad andare alla messa delle 19 quando la mattina c’è il parroco che è molto più gagliardo, e altre piccole questioni teologiche che non sto qui ad elencare (per esempio, mi piacerebbe molto se nella liturgia introducessero le testimonianze di santi recenti, italiani e stranieri). Grazie a Dio avevo vicino Giuseppina, con cui si può commentare qualcosa senza passare per anticlericali (lei, come me, è cresciuta con le suore).

La sera, anzi, la notte di Pasqua, siamo stati in una specie di sala giochi con altri amici ed è stata una serata molto piacevole, davvero. Daniele ha detto: “Voglio giocare due euro alle slot machine” e l’ho seguito solo per stargli vicino. Si è seduto, ha giocato e non ha vinto. Seduta lì accanto, ho provato anch’io a giocare i miei due euro e ne ho vinti ventinove. Ecco, allora oggi mi sono comprata una bella collana artigianale.

Sono tornata a casa per correggere questo romanzo. No, non questo del blog, ma quello che ho iniziato nel 2010. Nel frattempo è uscito su Amazon (e altri store) Un anno di facebookun manuale romanzato che ho scritto con il giornalista Raffaele Cirullo, Un anno di Facebook.

Lui, esperto nelle nuove tecnologie, io, esperta di storytelling: questo dovrebbe essere il nostro slogan, più o meno.

Ognuno ha i suoi talenti e vivere in pace con tutti non è il mio. Aspettate! Sarebbe facilissimo stare in pace con me: volermi bene basterebbe! Ve lo assicuro! E con questo piccolo resoconto se ne sono andati via 45 minuti. Dov’è il tempo? Forse l’unico modo per trovarlo è uscire.

cronaca di una convivenza

Ornella Spagnulo 

10 Giu

Cronaca di una convivenza. Lo specchio di Kundera

Possono regalarci un sorriso quando l’umore è strano e consigliarci al meglio prima di fare una scelta: troviamo la quintessenza dell’amore in questo, il dono di Dio, l’affetto primitivo e la pazienza. Poi qualcuno ci mette alla prova: “Guardati allo specchio. Sei perfettamente felice?”. Puoi rispondere o forse, tanto non è quella la domanda reale.

“Hai fede? Credi di essere perfetta?” (guardati allo specchio, non sei perfetta e lo sai).

specchio Kundera

Sai di essere felice ma lo specchio non lo ammette. Narciso non può essere felice. Solo Adamo ed Eva lo erano davvero: infatti non si guardavano allo specchio.

Subito dopo una vecchia amica –perché gli amici e i nemici vivono di tempismi: gli angeli ti risollevano da terra, i dannati invece ti ci affossano, gli amici possono essere dannati e i nemici ti possono aiutare come angeli –  ti mette di nuovo davanti allo specchio:

“Ricordi quel ragazzo con cui stavi insieme una vita fa? Mi ha chiesto di te”. L’acqua di Narciso su cui ti specchi ti chiede per un momento di innamorarti di te stessa e di chi ti lusinga.

Ma ora che mi guardo intorno, non esistono più specchi in questa casa. Un soggiorno bianco con applique gialle e blu, un mobile pieno di libri che ricordano le mie tante non identità, qualche foto al muro che so già che cambierò presto – anche oggi –, la cucina, un divano enorme, quattro sedie e i cuscini. La pagina di Kundera che mi ha fatto pensare a questo mi ha tenuto svariati minuti con le lacrime sotto gli occhi. Quanto affetto per un cane sofferente! E ho trovato queste riflessioni in Narciso e Adamo, i due antipodi che vivo a intervalli sulla mia pelle.

Mi sento in Paradiso spesso, incosciente, quando seguo alla lettera i doveri, le gioie che mi procurano, scanso ogni idea di volontà. Cerco di attuare giustizia e inevitabilità: “Es muss sein!”, in un Paradiso terrestre dove non conto niente ma conta l’amore. Viceversa, sono Narciso nei momenti peggiori: permalosa come le bisce e le semidivinità pagane, egocentrica come i folli e le soubrette televisive, irriconoscente come chi fa carriera e si dimentica i colleghi. Sono stata Narciso con Daniele, quando per raggiungere un Paradiso precettistico mi sono allontanata da lui. E ancora di più quando mi sono specchiata nelle parole di una vecchia amica: “Ricorda il tuo passato. Cercalo nello specchio”.

blog letterario

Preferisco non vivere nel mondo di Narciso, ma in quello di Adamo ed Eva. Non voglio nessuno specchio delle mie inutili brame, mi basterebbe vivere circolarmente in un Paradiso terrestre senza identità, senza volere niente in più di quello che ho.

Male che vada, a Eva e Adamo viene data un’altra possibilità: una vita di fatiche. Narciso invece si butta nell’acqua e muore. Meglio faticare.

Ornella Spagnulo

blog letterario racconti precedenteCronaca di una convivenza. La riunione di condominio.

Cronaca di una convivenza. Il male oscuro della depressione. episodio successivo blog letterario

14 Apr

Cantavo e i ragazzi mi dicevano: "Stonata!"

I vestiti mi servono per coprirmi,

per piacere agli altri, per comunicare

e per spogliarmi quando sono sola.

 

*

 

L’allegria delle risate

con gli amici e i conoscenti:

ricompensa all’amarezza della mia ignoranza.

 

*

 

Cantavo e i ragazzi mi dicevano: “Stonata!”.

Mia madre da piccola diceva: “Piccola stonata!”.

È strano, perché amo molto cantare, e lo faccio ancora.

 

23 Dic

Pensiero e realtà n. 30

Il Natale è arrivato praticamente e io mi sento del tutto impreparata. L’albero è acceso, il presepe creativo installato – ho usato la forma del pandoro Bauli di cartone per fare la casetta della Sacra Famiglia, come a dire: ricordate, sotto il pandoro c’è Gesù, è questo il significato del Natale. Ma non so quali altri significati dare al Natale, visto che sono ancora tanto lontana dal segreto dell’amore.

 

Questo è il primo, anzi, il secondo Natale che passo in compagnia di una persona che mi ha saputo mettere i piedi per terra. Prima volavo, presa da mille cose, mi stranivo per niente e mi infatuavo di fantasmi, Vip e artisti scarsi. Non avevo nessuna autostima. Così cercavo qualcuno, accanto, che brillasse di un valore aggiunto. Non mi bastava un banale essere umano. In Daniele amo tutto, amo la persona, il sentimento, le fragilità, amo le idee che odio e  tutto quello che non sono. È molto più abile di me nelle pubbliche relazioni; ormai parla anche più di me con i miei amici. I miei ex amici, ora i nostri amici.

 

Quello che dico a me stessa è che per riscattarmi, per non essere più in debito verso chiunque per tutto questo amore, dovrei essere amica di tutte le persone che esistono su questo pianeta. Morti inclusi. Invece non mi ci vuole molto per etichettare, come al solito, come facevo prima o forse di più.

 

A volte sono verde di rabbia per la gelosia, perché mi sento in disparte. Non succede spesso. Sabato sera abbiamo litigato. È vero: non mi piace stirare le camice.

 

Non mi piace neanche fare le lavatrici, perché abbiamo la lavatrice in balcone e io prendo freddo. Cucino, però, e non male. Tengo più o meno in ordine la casa, passo la scopa e lo straccio, ogni tanto. Questo non basta per riscattarmi. Dovrei fare molto più di così. Almeno stirare e lavare bianchi, colorati, capi neri eccetera.

 

Stamattina ho ricevuto una telefonata benaugurante da una persona. Si tratta dell’ambito lavorativo. C’è un progetto e crescerà: dopo la Befana tornerò a lavorarci. Abbiamo trovato una persona valida a cui affittare l’altra parte della casa. Lavora molto e risiede fuori Roma. Sono già meno preoccupata di prima, sull’argomento.

 

Oggi nel pomeriggio, dopo una scorpacciata di carne al sangue (non sono vegetariana) in un ristorante in cui eravamo stati 4 mesi fa, abbiamo incontrato un mio amico. Ci ha regalato una splendida cornice in legno. Daniele non vuole essere fotografato, così non so cosa ci metteremo dentro, però è stato un bel pensiero. Noi gli abbiamo portato una confezione di biscotti al cioccolato. La sera a cena è venuta una mia amica, le abbiamo regalato un piccolo albero di Natale in vetro e lei a noi una Stella di Natale.

 

Daniele mi prende la mano, stiamo sul divano, e mi dice: ‘ti amo’, ‘eh?’, ‘ti amo’, ‘sì?’. ‘tantissimo’, dice il fidanzato e mi sento squagliare dolcemente, peggio che il cioccolato, peggio che il caramello. Sta giocando con un videogioco, ora brucia tutti gli alieni. Vicino a noi ci sono il cane e la papera di peluches. Il cane me l’ha comprato da I., me ne ero innamorata, la papera stava seduta sul seggiolino della sua automobile prima che arrivassi io.

 

18 Set

Realtà n. 1

Ieri poi non era una così gran bella giornata. Tutt’altro: è cominciata con uno sbalzo di pressione e con la solita mezz’ora digiuna dopo la quotidiana pillola Eutirox (per la tiroide). Forse è per questo che sono in carne ultimamente, anche se la donna delle pulizie che è passata ieri mi ha trovato più magra, da sei mesi a questa parte.

 

Non aver salutato i miei nonni adottivi mi ha dato pena e pensiero. Ma li ho visti attraversare la strada a tentoni, lei mezza cieca e lui per la prima volta lo vedevo con il bastone. Hanno quasi 90 anni, ‘sono stati fino a ieri al mare’ dice mamma, quasi come un rimprovero. ‘poveri piccoli’, penso io, che non li vado a salutare da tanti mesi. Ma hanno figli, generi, nipoti, pronipoti. Insomma tanti parenti a fare loro le feste quando c’è da festeggiare.

 

Sono io l’esclusa, che vivo in un posto dove i parenti più vicini stanno a mille chilometri e i nonni sono tutti e quattro sotto terra da un bel po’. Da quando ero piccola. Dicono che i nonni sono fondamentali per la crescita di una persona: con loro non si litiga, non c’è la gelosia, loro sono i saggi, buoni, tolleranti. Almeno la maggior parte. I miei nonni mi coccolavano quando andavo a trovarli, nonna diceva: “Tu sei la bimba amata”.

 

Amata. Ieri con il mio fidanzato ho litigato. Una mezza crisi di gelosia, da perfetta figlia unica, perché non so guerreggiare, non so lottare per l’attenzione di qualcuno ma tutto ‘mi è dovuto’. Poi non mi è dovuto nulla e vengo messa in un angolo. In genere accade quando ci troviamo con esemplari femminili che hanno poco cervello.

 

Lui mi dipinge come una sociopatica ma non sono così. Adoro uscire con le altre coppie di amici suoi. Le fidanzate dei suoi amici mi stanno tutte simpatiche, eccetto una. Mi aspetto – questo è il mio difetto – che le persone che incontriamo quando siamo insieme ci trattino come una coppia. Guardando, con educazione, sia lui che me mentre ci parlano.

 

Ma ci stanno quelle, ho notato che di solito sono le stupide – per quanto io di solito non stia a sottolineare il quoziente intellettivo di chi incontro, anzi, spesso lodo l’intelligenza e stendo un velo pietoso sull’ignoranza. Sì, quando capita che una stupida si avvicina a me e a lui, il suo unico modo per attirare l’attenzione è tagliarmi fuori. Basta che la stupida non mi rivolga parola e non mi guardi  neanche per mezzo secondo: basta per farmi arrabbiare perché è maleducazione.

 

Invece ci sono quelle che giocano così, e io scompaio. Il fidanzato parla con loro e non mi cura. Potrebbe prendermi la mano, o abbracciarmi, lui non lo fa. Lo fa solo quando siamo soli o quando siamo in mezzo ai maschi. Se ci sono amiche femmine, mi lascia tranquillamente in secondo piano. Poi però se un qualsiasi ragazzo mi telefona, il fidanzato si arrabbia e se si mette in polemica, lui è capace di stare un giorno e più senza aprire bocca. Al contrario di me.

 

Ieri poteva essere una bellissima giornata ma ho ricordato un episodio di tre giorni fa e apriti cielo!