06 Giu

’68: il sesso libero. Considerazioni alla luce dello status quo 50 anni dopo…

Quello che da molti è considerato l’apice del movimento hippie – e che di fatto è l’unico obiettivo dei giovani sessantottini a essere stato raggiunto su scala industriale – è la liberalizzazione sessuale nelle sue varie forme. Ma il problema non è il moralismo.

Una situazione simile è spia e causa di un’impossibilità di vivere una relazione affettiva piena. Il fatto che il sesso sia a portata di mano senza nessun problema non aiuta, toglie tempo, energie. L’amore libero, che in teoria è bello perché toglie lo stigma all’eros, priva l’amore della sua essenza: pensiamo a Platone. Due persone ne formano una. Fin da quando gli uomini hanno iniziato a comportarsi non più come animali ma come esseri pensanti  l’aspirazione comune è stata questa. Tutti lavoravano in quella direzione. In questo, i sessantottini invece di guardare avanti sono tornati indietro. Lo stigma all’eros si può togliere all’interno della coppia, non in rapporti occasionali, che lo aumentano.

Alla società così sono mancate le basi. La società, per non dire lo stato, si dovrebbe basare sull’amore: è già difficile, faticoso, riuscire ad amare una persona sola. Queste sono solo le mie riflessioni ovviamente. Conosco tanti amici che difendono le loro perversioni, solitudini e precarietà esistenziali dicendo che l’amore non esiste.

Non è libertà l’amore, l’amore è eterna schiavitù.

sessantotto-amore-libero

Questo è il vero amore libero. Due anime. Una sola. Dato che è difficile incontrarlo le persone hanno imparato a consumarsi con grande libertà.

30 Giu

Cronaca di una convivenza. Il solito inutile resoconto del mio tavolo da pranzo

Più scrivo più diventa difficile dire cose sincere: sapere che qualcuno mi leggerà mi mette una costante ansia. Avevo fatto bene a iniziare questo blog con un nome inventato. Mi ero trovata un’identità inviolabile.

La Cronaca di una convivenza è rimasta sospesa là in autunno, dopo il mio viaggetto a Milano per presentarmi di persona con Isabel Allende. Tutto era finito nell’abisso dei sogni e io ero ritornata a casa, non ricordo bene con quale tipo di umore.

Torno da un altro viaggio anche stavolta e non so bene identificare questo tipo di umore. Daniele già russa, meno male, quell’antipatico vizio mi è diventato una ninna nanna. La nostra foto ci sorride dietro al vetro della libreria, davanti ad alcuni libri. Ogni tanto mi chiedo se è il caso di spostarla per assecondare il feng shui ed evitare oggetti sovrapposti davanti ad altri oggetti. Quella foto lì incorniciata con tanto di coccinella (che mia madre, una volta, guardandola pensava fosse una Madonna) mi ricorda le mie priorità. Davanti noi, dietro i libri, quella è la teca con i miei massimi affetti, al di là del fatto che inevitabilmente tutta la casa non può non ricordarmi mia madre e mio padre per evidenti ragioni.

Ora viaggio di più, da sola intendo, quel processo di smembramento della colla tra di noi sta piano piano lasciando spazio alle nostre individualità, un po’ a come eravamo prima di conoscerci, ma diversi, più belli, più sereni.

È quasi mezzanotte. Sul tavolo ho alla mia destra una bolletta dell’Acea, che non ho capito se ci arriva anche via email o se è una cosa a parte, poi c’è il dvd del film La Caduta, e non so esattamente cosa ci faccia qua sopra, l’abbiamo visto insieme tanto tempo fa, i tovaglioli, il gufetto che dovrebbe proteggere il legno dalle pentole bollenti e invece sta sempre messo a caso – dice per portare fortuna -, dietro ancora c’è il plico con le 3 copie di un mio saggio con aggiunte e cambiamenti che non ho mai approvato (ma sembra che in ambito accademico si faccia così), il telecomando dello stereo, un coltello, una penna, un foglio con gli appunti sui comandamenti di domani: rileggere il saggio per controllare tutto da capo, ritirare le copie delle mie poesie per portarle al prossimo evento, telefonare in biblioteca per ascoltare a voce le scuse del direttore del personale dopo che mi hanno perso la patente e mi hanno fatta tornare a casa senza patente e poi l’hanno ritrovata, contattare la libraia per quell’evento in cui si potrebbero vendere le copie delle mie poesie (è confermato?), correggere l’indirizzo per quell’altro incontro il 7 luglio.

Incontri, eventi, etrenta, scontri, incomprensioni, silenzi, forestierismi, negazioni, assenti. Sì, tanti assenti. Scrivo per le mie mille voci interne, costretta a ricercare le settantamila voci esterne.

16 Feb

Cronaca di una convivenza. Email indesiderate

Email blog

Cancello l’ultima email indesiderata della giornata, non si trattava in realtà di un’email non desiderata ma di una (e)lettera che ha deluso le mie aspettative. Tutte le lettere sono potenzialmente interessanti, perché con la scrittura si comunica più verità (quando si comunica) rispetto alle normali parole, quelle che volano.

Nel forno, le melanzane cuociono da 5 minuti, giusto da quando una ragazza che voleva vedere l’altra parte della casa se n’è andata. Sarà difficile affittare quella zona di casa fino a che sulla parete in alto resterà una macchia di muffa. L’amministratore ha scritto che manderà presto qualcuno.

Per San Valentino piccoli litigi di una bambina viziata che pretende che a ogni festa comandata il mondo si fermi e giri intorno a lei, intorno a me magari (svelato l’arcano). Daniele ha dormito tutto il giorno e mi sentivo veramente molto arrabbiata, anche perché alcuni giorni prima un’amica single mi aveva chiesto: che farete a San Valentino? E io: di solito non facciamo niente, solo una cena più carina. Ma quella domanda ha poi suscitato in me profonde aspettative: in effetti per un anno potremmo fare qualcosa di diverso, e ho cercato tra le email, quelle indesiderate, le proposte di X Eventi per San Valentino. Costavano tutte un’enormità, o almeno il costo di una cena.

Così niente, mi sono svegliata tardi, era sabato e già appena sveglia mi giravano le scatole perché lui non mi aveva svegliato. Era uscito per aiutare un suo amico a comprare una macchina. Chissà se non l’hanno scambiati per due gay. Poi è tornato a casa e non mi ha portato nemmeno una rosa. In compenso abbiamo mangiato i cioccolatini che avevo comprato alla fiera del cioccolato, tre piccoli quadrati, con le scritte: Ti amo – amore – mio. Non mi ricordo se ho mangiato amore o ti amo, ma mio l’abbiamo diviso. Ho pensato che fosse un bel simbolo dividersi mio a metà col coltello. Poi, il sonno fino all’ora di cena, può capitare, eh, ma a San Valentino!

La mattina dopo ci siamo svegliati tutti e due a un orario decente e siamo andati a pranzo dai miei genitori a piedi. Un grande evento: di solito prendiamo la macchina. C’è stata qualche piccola discussione relativa al numero di uova utilizzate da mamma per la torta ed è stata superata anche grazie alla mediazione di mio padre, mentre Daniele mi stava affossando: ma ti sei mangiata la pizza con la Nutella ieri sera e ora te la prendi per quattro uova!

L’amore è un’email che qualche giorno sembra meravigliosa e qualche altro non riesci a capire. Ma non è mai un’email indesiderata.

Ornella Spagnulo

25 Set

Cronaca di una convivenza e il conto a rovescio della convalescenza

Il resoconto giornaliero nei tempi di malattia o convalescenza è quasi sempre uguale, si va di sottrazione. Un giorno in meno, un giorno in meno, dalla mattina a quando è buio, la fortuna è che ogni giorno è uno in meno. Al caro Hemingway, che consigliava di scrivere con sincerità: posso raccontare ai miei lettori quello che ha appena detto l’avvocato, cioè che ci farà sapere presto per i soldi dello scorso incidente? E che a me questa somma, incidente più incidente, proprio non piace? E che il più grande divertimento per Daniele in questo periodo è bere una Coca Cola dalla bottiglietta di vetro?

Il prossimo weekend forse una coppia di miei amici verrà a trovarci. Venerdì scorso abbiamo provato a raggiungere un sushi non molto lontano da casa, ma lungo la strada il compagno si lamentava per le buche, le buche di Roma a chi ha la spalla lussata non gli fanno tanto bene. Ma alle autorità della regione Lazio e della città di Roma non si può domandare anche questo: non si può richiedere di livellare l’asfalto, perché sarebbe una spesa troppo costosa, ci sono altre ‘priorità’, come aumentare la tassa dei parcheggi a pagamento, per esempio.

Non mi dispiace, sotto sotto, avere Daniele a casa con me, circa un’ora fa ho pensato: come farò quando tornerà a lavoro?

La sera non fanno più film belli come quest’estate. A volte ce ne stiamo ognuno con il suo computer a fare, a leggere. Ogni giorno, poi, lui mi ascolta ripetere la vita di Alda Merini: sabato ci sarà il grande evento al Maxxi. Nel frattempo, grazie a questa scusa, ho stretto amicizia con tre delle quattro figlie della poetessa, ci siamo scritte. Non l’ho mai viste di persona ma mi sento molto affezionata a loro.

Facebook è il Social in assoluto che più amo. Io e Daniele abbiamo cominciato a relazionarci in maniera intima proprio grazie a Facebook. Nel periodo in cui lavoravamo insieme non c’era mai stato niente, neanche un interesse da una parte o dall’altra. Andavamo a mangiare in pausa pranzo, ci raccontavamo le nostra sconfitte (io le mie angosce d’amore e lui i suoi incontri fatiscenti), dopo mi licenziai, e a quell’altezza non ci eravamo neanche scambiati i nostri numeri di telefono. Fu grazie a Facebook che mi contattò, un mese dopo più o meno. E gli raccontai per la prima volta come sono fatta, così mi invitò a uscire con lui e i suoi amici per non farmi passare il Natale da sola.

blog Ornella Spagnulo

 Ornella Spagnulo

18 Set

Cronaca di una convivenza. L'incidente

Mi sembrava strano che stesse andando tutto così bene. Sabato 13 settembre, data che da giorni mi lampeggiava in testa come se ci fosse qualche ricorrenza ultraimportante da ricordare, all’ora di pranzo il mio compagno ha fatto un incidente mentre ritornava a casa in motorino. Cosa insolita di sabato, gli avevano chiesto di andare in ufficio la mattina. Ero al computer quando dal suo cellulare mi ha telefonato una signora, che poi mi ha passato un poliziotto. Sono arrivata ed era steso a terra, intorno varie persone gli consigliavano di non muoversi. Urlava. Anche il poliziotto ha detto a me di non muovermi, quando sono arrivata. Secondo lui, se mi avesse visto si sarebbe agitato e avrebbe mosso involontariamente la spalla. L’ambulanza l’ha portato in barella al Vannini, Tor Sapienza (lì sono specializzati in ortopedia). Io correvo con la macchina dietro la sua scia rumorosa, fregandomene dei rossi e andando giù di clacson se qualche auto si metteva in mezzo.

Ho aspettato fuori: gli hanno fatto due lastre e le analisi del sangue. Ora è mezzo fasciato, con la spalla immobilizzata per una lussazione e il braccio piegato e la mano sinistra ha uno squarcio che hanno disinfettato, ma intorno alla ferita la mano è ancora sporca. Non vuole che io provi a pulirla, gli fa ancora male. In compenso, gli ho potuto lavare i capelli e mi sono ricordata dell’anno scorso, di quando mia madre mi chiese di farle uno shampoo in clinica, giorni dopo l’operazione. Non capisco quindi se fare lo shampoo alle persone più care sia un bel momento oppure no: il fatto è che se puoi lavare i capelli a qualcuno vuol dire che tutto sommato è vivo, e di questo bisogna ringraziare.

Il medico ha prescritto 30 giorni di riposo a Daniele. Gli capita di avere fitte alla spalla, ma passano con l’Efferalgan da 1000 due volte al giorno. Finalmente riesce a dormire a letto senza problemi: all’inizio vagava come un’anima in pena tra il divano e la camera, a volte si lamentava.

Mi sento ridicola a scrivere di questo, ma se non lo scrivo non cambia. E dire che sabato sera per la prima volta sarei dovuta salire in motorino dietro di lui, fino a Trastevere, per il compleanno di un’amica. Ero andata a prendere il casco a casa dei miei, tutto sporco, non avevo fatto a tempo neanche a pulirlo. Il suo casco si è mezzo spaccato dopo il botto. Il motorino invece non si è fatto nulla.

Ed è stupido chiedersi: “Ma perché?”, siamo tutti sulla giostra e l’importante è che ci siamo ancora, chi è mezzo fasciato e non può fare quasi niente per un mese, chi trattiene il pianto perché qualcuno ha detto: “Fatti una risata, non è niente, sai quante volte è successo a me”, chi sta in pensiero perché un figlio è finito all’ospedale e allora prende subito la macchina dal paese per tornare nella capitale, c’è chi ora esorta: “Vedrai, dopo i brutti periodi accadono sempre grandi cose, arriveranno buone notizie”, e lo sapevo che se era successo qualcosa di bello mi dovevo preparare a qualcos’altro, non tanto bello. “Non tanto bene”, scriverebbe Aldo Nove. Proprio non tanto bene.
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01 Dic

Poco prima di Natale

Abbandonata qui –

non credevo che mi sarebbe tornata

la musica,

 

non credevo di poter dire

qualche altra cosa in versi

 

(oltre quello che ho già fatto

di strano)

 

poco prima di Natale.

 

Ma se le campane suonano

anche per molti non udenti

 

forse il mio essere cieca

all’amore

 

(e al bene nelle sue mille forme)

 

finirà – sta per finire – chissà.

 

A tutti è data un’ennesima

manche (neanche fossimo

al gioco dei quizzoni);

 

e magari il vicino

ci sorprenderà con un gesto solidale,

di vicinanza utopica, di sodalizio reale!

 

No, non mi aspetto tanto,

neanche prima di Natale.

 

27 Ott

Mi hai risanato è dir poco

Mi hai risanato è dir poco

e nonostante questo

sei dovuto andare.

Partire per meno di un mese

non dovrebbe essere un problema

se almeno avessi da contare

2 fili a maglia dello stesso colore.

Ma la mia vita si riempie con te

e già so che a questa informazione

qualcuno sentirà puzza sotto al naso

ma da quel giorno magnifico

non m’importa più degli intellettuali,

piuttosto degli intellettivi slanci del cuore.

Voli che mi hanno segnato

un preciso solco.

E ora, devo schiacciare il tempo.

Ornella Spagnulo

25 Ott

Le colpe che pendevano non sono scese

Le colpe che pendevano non sono scese con la doccia

sono forse calate

come quando abbassi una persiana

e sai che ritornerà su.

Non posso dire di lamentarmi

con tutte le glorie che ho ricevuto

(c’è chi, per molto meno,

chiede il pane e ne riceve indietro un pugno).

E non chiedetemi niente sull’amore,

perché sono talmente piccola

che meriterei di soffocare.

Eh sì, perché se la persiana scende

la notte aumenta

ed io non sono più quella di prima:

innocente, perdente,

non lo sono più.

O forse lo sono ma non mi riconosco.

Ornella Spagnulo

24 Ott

Se il più grande diversivo

Se il più grande diversivo

è prepararsi una tisana al tiglio

vuol dire che qualcosa qui non va.

Sono chiusa

come un’ermetica scatola piena

di ricordi e vecchi incubi.

E se il fidanzato, come dice,

andrà fuori un mese per lavorare

(si è fatto oggi il vaccino per la febbre gialla)

allora la mia persona dovrà trovare

qualcosa da fare, di cui occuparsi,

nei ritagli vuoti del tempo.

E se tutto questo

mi pesa addosso e mi toglie il respiro

vuol dire che non amo tanto male, io

e che un giorno

sarò scagionata anch’io

per avere amato tanto.

Ornella Spagnulo

22 Ott

Nessuno in questo sguardo

Nessuno in questo sguardo trova tutto come te.
Non si sa chi ti abbia dato questo potere,
questo pregio o fardello da portare.

Potevo fingere che fosse una coincidenza come il resto
invece solo tu
operi il miracolo d’amore.

E mentre ti ho contagiato
anche una fredda febbre da portare
non posso credere in nient’altro di buono.

Ornella Spagnulo

Quadro di Roy Lichenstein, “Bacio”