11 Mag

The Wall di Ornella Spagnulo su Booklosophy

The-wall-spagnulo

Vi segnalo la breve recensione di Antonina Dattola al mio The Wall sul blog Booklosophy, che ringrazio, prendendo in prestito la simpatica fotografia.

Quanti muri non riusciamo ad abbattere durante il corso della nostra vita? La nostra cara autrice cerca, attraverso un racconto introspettivo e la musica dei Pink Floyd, di indicarcene alcuni.(…) La paura del confronto e di non essere accettati pongono le fondamenta per costruire fortezze invalicabili e indistruttibili che ci impediscono di interagire con gli altri. Ma siamo davvero sicuri che siano gli altri a stabilire quanto resistenti debbano essere questi muri? (…) Concludendo con le parole dell’autrice: ‘Io credevo che una volta distrutto il muro sarebbe scomparso tutto. Invece resta, nella cenere, come nella parte più antica di me.’

22 Apr

Cronaca di una convivenza. Sveglia alle 6:30

Sveglia alle 6 e 30, una sveglia spontanea e quasi simultanea. Risvegliarsi con i baci permette di non soccombere durante la giornata, ma tirare avanti, dritto. Una doccia veloce, compresi i capelli che ormai sono molto lunghi, e poi via, all’università, la seconda università, quella del dottorato. Un’ora e mezzo. Metropolitana, linea B, linea A, in metropolitana almeno leggo, ora sono alle prese con una biografia di Teresa d’Avila, santa protettrice degli scrittori, su cui anni fa, di ritorno dalla Spagna, ho scritto qualcosa in The Wall.cronaca di una convivenza

La visita ad Avila fu molto emozionante per me e a distanza di tempo mi trovo ad approfondire conoscenze trasmesse con velocità – ma riuscendo comunque a destare interesse e attenzione – da una professoressa di letteratura spagnola della Complutense. Ricordo ancora quando ci disse: “Ragazzi, non so voi, ma io ho questo problema: quando leggo non riesco a immaginare visivamente, resto solo sulle parole” e per la prima volta capii di non essere l’unica con la fissazione dello stile, delle “parole”, e capii che probabilmente la “normalità” era leggere immaginando tutte le cose descritte, ma la mia lettura è la mia, e non è solo mia, e la difendo. Per me sono importanti quelle parole.

La Spagna è un capitolo che si sta riaprendo grazie alla tesi di dottorato, che adesso mi chiama a ricordare Madrid, a rileggere e approfondire la letteratura spagnola… Dove eravamo rimasti? Ah sì, in metropolitana. Scena buffissima: due suore stanno lì  in piedi, sempre insieme stanno le suore, non le vedi quasi mai parlare con qualcun altro… Insomma leggo da questo libro che in copertina ha un ritratto di Teresa d’Avila e mi chiedo: chissà cosa pensano se mi vedono in quest’istante, chissà se parlassi loro della convivenza, chissà perché hanno scelto di non amare un uomo anche sulla terra… se è una scelta. Ma mentre mi chiedo tutto questo, nell’arco di pochi minuti scendono e mi lasciano sola.

Scendo dalla metro anch’io, prendo il bus (il 20, in mezzo ai campi) e arrivo a Tor Vergata. Il professore, per mia fortuna, è lì con la porta aperta solo, non c’è la fila, e mi dice di entrare. Parliamo di Paolo Di Paolo, di Alda Merini e poi firma quel foglio. A volte le firme sono occasioni per dialoghi-nutrimento: i miracolosi vantaggi della burocrazia! Busso nello studio dove c’è la segretaria-amica, ma trovo chiuso, e non trovo neanche il mio tutor. Scoraggiatissima per la solitudine, vado al bar e mi prendo un decaffeinato (è brutto andare nei posti pensando di incontrare e praticare l’arte della chiacchiera e chiudere troppo presto la magia degli scambi).

cronaca di una convivenza

Torno senza aprire il libro, ma rapita da un’email che mi propone di collaborare con una rivista su un tema nuovo, da cui mi sento attratta. Cerco già le prime informazioni online. Torno a casa e mi dedico a quella recensione iniziata tempo fa, che è finita ma vorrei, a forza di limature, rendere perfetta. Mangio una minestra toscana che mi ha dato mia madre qualche giorno fa, decongelata, ho dovuto solo riscaldarla aggiungendo dell’acqua. Arriva Lucia, la signora che ogni tanto mi aiuta a casa e facciamo il cambio di stagione. cronaca di una convivenzaScopro nuovi-vecchi vestiti e mi sento rinnovata e pronta per la primavera (se non fosse per l’allergia…). Ora ho fame, mi mangerò una mela e casa è ancora in disordine, e la recensione è ancora imperfetta.

(Fra l’altro, ho sonno).

Ornella Spagnulo

03 Apr

Un anno di Facebook. Duemilaquattordici

Drogati di Facebook o assenteisti?

Un anno di facebook

Adolescenti in cerca di informazioni o lavoratori che utilizzano i Social Network?

Un anno di Facebook

Un anno di Facebook. Duemilaquattordici è un ebook di Raffaele Cirullo e Ornella Spagnulo che si trova nei principali store online, da Amazon a Bookrepublic.

Un anno di FacebookTutto è nato dal blog sulle nuove tecnologie cirullo.it, che ha fornito contenuti aggiornati su Facebook lungo il 2014. Ornella Spagnulo, blogger, autrice di racconti e dottoranda di ricerca in Italianistica, ha costruito delle storie con dei personaggi. Ed ecco Un anno di Facebook. Duemilaquattordici, l’ebook

Un anno di Facebook

22 Mar

Era il 21 marzo 2015 e Alda Merini avrebbe compiuto 84 anni

Alda Merini lettere e poesie

Alda Merini. Lettere e poesie, il 21 marzo 2015, ha visto l’alternarsi di quattro interventi sulla poetessa milanese da Mangiaparole, grazie a Ornella Spagnulo, dottoranda di ricerca in Italianistica all’università di Tor Vergata, Lorenzo Masetti, vicedirettore della rivista culturale L’Eco del Nulla e responsabile della sua sezione letteraria, Maria Antonietta Dicorato, psichiatra membro dell’Associazione Familiari Anti-stigma Alda Merini, che ha conosciuto personalmente la poetessa, e Francesca Romana Mancino, vincitrice del premio nazionale di poesia Diana Nemorensis.

È stato un omaggio ad Alda Merini, il giorno in cui la poetessa avrebbe compiuto 84 anni. E l’inizio della primavera coincide già dal 2000 anche con la Giornata mondiale della poesia: la commemorazione di Alda Merini si allinea perfettamente con questa ricorrenza.

Ornella Spagnulo, per cominciare, ha ricordato l’esordio della poetessa, la fortunata frequentazione del salotto letterario di Giacinto Spagnoletti da adolescente, dove conobbe Manganelli, le prime pubblicazioni e la volontà di emergere, ancora più forte e ambiziosa dopo l’esperienza dei ricoveri. Lorenzo Masetti ha accostato l’opera di Alda Merini a quella di Dino Campana, soffermandosi sulla definizione di orfismo. La poetessa dimostrò esplicitamente l’intenzione di richiamarsi a Campana. Maria Antonietta Dicorato è intervenuta raccontando il coinvolgimento di Alda Merini nella raccolta di interviste a degenti dell’ex ospedale psichiatrico di Sondrio, Nero come il sole: la poetessa ne scrisse la prefazione.

Alda Merini. Lettere e poesie

Nero come il sole. Interviste. Con la prefazione di Alda Merini. Editore: L’Officina del Libro.

Francesca Romana Mancino ha letto alcune liriche molto gioiose di Alda Merini e, in chiusura, una sua poesia inedita dedicata proprio al nostro grande aedo del Novecento (Merini amava dettare le sue poesie a voce, al telefono). L’evento si è concluso con una nota di ironia grazie a un aneddoto descritto da Marco Limiti di Mangiaparole: anche lui ha conosciuto la poetessa. Dopo avere ricevuto un piccolo scarabocchio su un libro al posto di una dedica, riuscì a ottenere finalmente una lunga dedica da lei grazie a un consiglio: doveva dirle che era veramente una “bella signora”.

alda_merini lettere e poesie

La realizzazione dell’evento è stata possibile grazie a: Salento in Progress, Arcadia Lecce, Associazione Familiari Anti-stigma Alda Merini e Associazione culturale L’Eco del Nulla, in collaborazione con Ornella Spagnulo.

Alda Merini. Lettere e poesie

Grazie a Mangiaparole!

Ornella Spagnulo

14 Mar

Cronaca di una convivenza. Quando non si lavora, è sempre sabato

Prenotare la pizza entro il pomeriggio, perché sennò ce la portano alle 22: questo significa il sabato. Il sabato significa riposo assoluto per gli ebrei, mentre i cristiani lavorano anche di domenica. Io mi vorrei riposare un po’, ma che cos’è il riposo? Anche scrivere è un’attività lavorativa? Anche andare con la mente da tutte le parti e registrarne i movimenti?

Non so, certo è che per questo weekend cercherò di non fare niente. La casa, però, ha bisogno di una sistemata, i panni asciutti – alcuni da una settimana, altri da due giorni – vorrebbero essere stirati e forse invitiamo qualcuno a cena stasera, o no, non si sa.

Il fatto è che a non fare niente non si sa niente, e a non sapere niente non si ha un appiglio.

Ieri sera mi sono divertita tanto, fino a mezzanotte e mezza, poi mi è venuto sonno. Abbiamo cenato con gli amici di Daniele per festeggiare la laurea di un ingegnere. Ero seduta vicino a Daniele da una parte, e alle ragazze dall’altra. Locale molto accogliente e romanaccio – la Birreria Peroni -, ma tagliatelle scotte. Non volevo dirlo, per non inchinarmi, come spesso faccio, alla dea Lamentela, però oggettivamente lo erano. Tutti i critici onesti sono a volte lamentosi. Per il resto, sono stata bene. Maria e Claudio ci hanno portato due pensierini dall’Australia e dalla Nuova Zelanda: un bel bicchiere e un boomerang con la calamita. boomerangTornando a casa, ieri notte (o stamattina), ripensavo alla filosofia del boomerang, pensavo che avrei potuto scrivere qualcosa a riguardo, in un romanzo. Oppure chiamare un romanzo: Boomerang. Intanto, però, sto ancora correggendo per la centesima volta sempre lo stesso scritto. Quello che sarebbe dovuto uscire a gennaio, ma l’editore ha avuto problemi con la distribuzione, quindi sarebbe dovuto uscire la prossima estate, poi io gli ho raccontato di aver ricevuto una proposta da un altro e lui, secco: “Fatti pubblicare da qualcun altro, allora, io non lavoro per gli altri editori”. Eppure quel giorno non era né sabato, né domenica.

Sabato prossimo sarà dedicato alla memoria di Alda Merini – 21 marzo 2015, da Mangiaparole. Giovedì invece leggerò un paio di mie poesie alla Casa delle Letterature, per la Giornata mondiale della poesia. http://www.casadelleletterature.it/online/giovedi-19-marzo-2015-ore-18-00-in-occasione-della-giornata-mondiale-della-poesiaNominare i prossimi lavori è già lavoro? Non lo so, ma intanto sono in pigiama e sono le cinque. Direi che già dall’abbigliamento si possa affermare che mi sto riposando.

06 Mar

Cronaca di una convivenza. Intellettualismo versus spontaneità

Blog scrivere

Chiederei ai lettori del mio blog una petizione per motivarmi a continuare l’avventura del blog o dissuadermi. Quando ho iniziato non ero io, avevo deciso di scrivere sotto falso nome per non dover rendere conto a nessuno di quanto raccontavo della mia vita. L’esigenza di farmi leggere da più persone mi ha poi portato a firmarmi e così chi mi conosce, ogni tanto, sbircia i fatti della mia vita. Ma non è questo che mi dà fastidio: è che non sento più una spinta forte. Il dottorato mi ingloba, fortunatamente, e nello stesso tempo ho quasi paura che qualche esperto possa leggere queste righe, scritte senza alcun intellettualismo ma spontaneamente, con un organo che quando smette di battere è la fine – o l’inizio di qualcos’altro.

E in tutto questo, la contraddizione è che proprio il post che sto scrivendo è nato da un’esigenza urgente, che mi ha imposto di rinunciare a 10 minuti di operatività per poter condividere quello che brulica sotto.

Varie e interessanti novità si affacciano nella mia vita e la reputazione sembra il requisito più importante. Perciò sappiate che scrivo anche cose concettuali, che si ispirano a scrittori scomparsi o hanno tutto un piano macchinoso dietro, più filosofico di questa Cronaca di una convivenza. Sapere però che le sue pagine lievitano quando riapro il blog, mi fa sentire al sicuro, come se qualcosa crescesse insieme a me. Qualcosa che è me.

Ornella Spagnulo

06 Dic

Fiera della piccola e media editoria. Resoconto di una blogger

Fiera piccola e media editoria

Il pass e Virginia Woolf.

 

Daniele è via da 3 giorni per lavoro e qui è anarchia totale. Un po’ di equilibrio mi serve. In questo periodo per fortuna c’è la Fiera della piccola e media editoria a Roma – Più libri più liberi. Ieri e avant’ieri ci sono stata, ho l’ingresso gratuito, ho rincorso workshop e altri incontri in qualche modo ‘formativi’: un resoconto di Cepell sullo stato della lettura nelle scuole, il self publishing (pro e contro, pro), il mercato della piccola e media editoria, la presentazione di un romanzo appena uscito di una piccola casa editrice, un workshop su come far trovare i libri online, uno su come costruire un sito con l’e-commerce (perché l’ho seguito? un mistero!), finalmente la presentazione della rivista Orlando Esplorazioni e abbiamo finito.

Fiera piccola e media editoria

L’editore Giulio Perrone e lo scrittore Paolo Di Paolo.

Ho mancato di sicuro altrettanti appuntamenti degni di attenzione, ma già questi sette incontri mi hanno regalato tante suggestioni e non è per retorica che lo scrivo (va bene, mi costringo a un po’ di ottimismo in più in virtù del decalogo della buona blogger: bisogna essere sempre un po’ positive! Almeno per contrastare questa solitudine dozzinale e nostalgia in cui sono piombata da quando il mio compagno è dovuto andare in Namibia per lavoro. Ci rimarrà fino al 19, i miei nervi sono tenuti a sopportare la lontananza e anche l’immenso vuoto di questa casa, libera, purtroppo, perfino dagli inquilini che stanno dall’altra parte del muro, e che almeno mi darebbero un senso di quiete, di presenza).

Torniamo a Più libri più liberi e diciamo che questo titolo forse è molto ottimista, troppo. Il solito retaggio culturale che associa la cultura alla libertà, libertà da chi? da cosa? e perché? non saprei. Anche oggi scrivo tardissimo, sono quasi le 23 e non ho sentito Daniele, per questo il mio umore è così labile, creativo. Ci siamo solo scritti qualche messaggio. Prima che partisse, ero contenta di potermi dedicare full time alla fiera dei libri romana, felice di dedicare più tempo agli amici, a me, libera di poter cucinare anche le verdure e di dormire senza essere costretta a mettere i tappi alle orecchie, perché Daniele russa. Eppure, questi vantaggi si sono dileguati in meno di 3 giorni. Il tempo di Gesù per resuscitare, io l’ho impiegato per scivolare in un baratro infernale. Ma la fiera mi sta salvando! Più libri più liberi, è giusto, in fin dei conti. Più libri hai più sei libero di leggere, meno libri hai meno puoi leggere, più tristezza, al limite ti puoi sempre andare a infognare in una biblioteca pubblica, dove ti fanno leggere, leggere, leggere ma poi i libri non te li puoi portare a casa, non sono tuoi e per costruirti una biblioteca personale non hai niente altro da fare che comprarli. Almeno per il gusto di poterli sottolineare! Un vantaggio inesprimibile, quasi pari a quello di piegare le orecchie delle pagine migliori e di annotare parole di getto.

Durante le affollate ore della fiera ho potuto 1) salutare un grandissimo scrittore e sapere per quale motivo si è cancellato da Facebook (per qualche ragione strana, la sua assenza mi pesava molto), 2) salutare una brava editor che ha un carattere meraviglioso, per quello che conosco di lei, 3) rivedere un caro amico, che nel frattempo è diventato editore, ma che non è l’editore del romanzo in pubblicazione per intenderci (ah, uscita prevista: fine gennaio) e raccontarci tante tante cose che sanno di vita, di sincerità e ammirazione, citando naturalmente, durante l’incontro, la canzone “Incontro” di Guccini, 4) incontrare per caso un’amica che non vedevo dai tempi della laurea triennale alla Sapienza, per poterci dire cosa abbiamo fatto nel frattempo e cosa stiamo cercando ora, 5) conoscere una simpatica ragazza che ha collaborato nello stesso sito dove ho scritto anch’io per un bel po’ di tempo e che ho visto crescere (ci siamo inevitabilmente lamentate per le condizioni di chi lavora nel campo della cultura in Italia, scambiandoci i contatti), 6) rivedere un vecchissimo amico a uno stand, un architetto, e chiedersi che cosa ci facesse seduto dietro a uno stand, per scoprire che si è fidanzato con una editor, e che è rimasto architetto, 7) essere additata davanti a una cinquantina di persone come una specie di nerd (questo è accaduto durante il workshop su come trovare i libri online), 8) incontrare una persona che ha creduto in me quando scrivevo sul sito di cui sopra, curando un blog con i miei racconti. Lui era il mio editor e ora è dottorando di ricerca: si è a quanto pare consacrato alla critica letteraria.

Non ho altre suggestioni da raccontare, è troppo tardi e questo post è troppo lungo per essere letto da qualcuno fino alla fine. Forse uno o due lo leggeranno fino alla fine? Daniele? Forse no… lo scoprirò nei prossimi giorni dalla lettura delle statistiche, se nessuna verrà dall’Africa non mi avrà letto, pazienza, non chiedo attenzioni come una bambina. La domanda ora è: quando finirà la fiera Più libri più liberi, che farò?

Ornella Spagnulo

23 Nov

Cronaca di una convivenza. Il bilancio di un anno e i soliti stivali

blog letterariAvevo interrotto di nuovo l’aggiornamento di questo status continuo di relazione, casa, persona, perché il tempo non mi bastava per fare tutto, in particolare c’è stato il passaggio ufficiale dal primo al secondo anno che, al di là di una cerimonia accademica a cui poi non me la sono sentita di andare (c’era tutto un complicato sistema di assegnamento dei posti e se non arrivavi in tempo eri costretta a seguire l’evento da una stanza attigua con la proiezione del video), c’era, in soldoni, da consegnare la prima parte della tesi. Il primo anno del dottorato se n’è andato come rincorso da una strega su una scopa. Se scelgo di dire la verità, l’altr’anno non è stato un grande anno, per me. Ero rintronata, letargica, in sovrappeso. Ma quest’anno sembra partito meglio. Sono attiva, meno letargica, meno in sovrappeso. Cerco di rinunciare ai carboidrati e soprattutto evito di cucinare le torte. Anche Daniele è dimagrito. Ieri mi ha detto, stupito e illuminato: “Mi sembra che stiamo mangiando poco”. Nel weekend, però, trasgrediamo di più, e ora c’è l’invito a casa dei miei genitori, ora c’è l’invito dai suoi, alla fine se non si mangia la pasta si mangia qualcos’altro, un dolce, una buona schifezza, e così le tossiche particelle che trasportano i grassi e le calorie si depositano, e per noi che non corriamo e che non facciamo sport, non ci sono moltissimi modi di eliminarle.

Oggi ho fatto un’azione poco ortodossa. Due anni fa ho raccontato in questo blog di come una delle nostre due porte vicine fosse solita occupare parte della scalinata con un suo paio di stivali. Due anni fa, presa da un impeto di ribellione, una volta avevo spostato gli stivali da una parte della scala all’altra parte della scala. Risultato: nessuno, però mi ero divertita. Oggi, tornando piena da casa di mamma e papà, per fortuna a piedi, e memore di quando, mia madre, sempre molto tempo fa (oggi sono in vena di reminiscenze), mi disse: “Che maleducazione lasciare gli stivali sul pianerottolo!”, riferendosi evidentemente a una delle vicine, ho pensato a un piano, e l’ho anche messo in pratica. Ho preso un mio paio di scarpe da ginnastica rosse e le ho messe vicino agli stivali, sullo scalino. Poi mi ha chiamato Daniele, che era andato a pranzo da un amico a Centocelle, e ovviamente gli ho confessato la marachella. “Cos’hai fatto? Toglile subito!”, io ero in pigiama perché stavo facendo la siesta e ho replicato: “Dopo lo farò”. Rientrando, ha riportato le mie scarpette da ginnastica a casa. E penso che crescendo, un certo impeto anarchico non me lo toglierà nessuno.

cronaca di una convivenza

09 Nov

Caduta del muro di Berlino. Da "The Wall" di Ornella Spagnulo

Caduta del muro di Berlino

BERLINO

Is there anybody out there?

(Pink Floyd, Is there anybody out there?)

Caduta del muro di BerlinoCaduta del muro di Berlino

Berlino è fatta di foto di due realtà diverse: come due sovrapposizioni. Da un lato l’arte, dall’altra il conformismo. Berlino mi sembra quella città che mi trovo a vivere pur non essendoci mai stata. La vivo nella mia identità: con quel muro sbriciolato, fatto a pezzi, dopo la resa amnistia tra comunismo e filo conformismo occidentale, percorsa da punk, piena di tolleranza e naziskin. Berlino: la mia dicotomia interiore, che mi fa vivere in un Occidente scarno di ideali, io timidamente intrappolata in richiami dello spirito che non riesco a trattenere. E allora grido alle ingiustizie e mi vesto di bianco e mi sporco la camicia, e allora mi ribello con lo Stato che è una truffa e con i politici che sono con lui, e con questo sistema stanco di pragmatismi, mi libro come fossi in Oriente, e a dirla tutta, neanche il comunismo mi soddisfa, troppe regole e troppi divieti. La mia forma dell’essere è l’anarchia, e si vede nei miei rapporti sociali dove di maschere non riesco a metterne e posso farti un sorriso come farti capire amabilmente che mi stai prendendo in giro e me ne accorgo, posso sfogarmi sia per miei errori, sia per i tuoi, arrabbiarmi non vale niente, lo so, eppure lo faccio con tutta me stessa per tornare più vuota, con sensi di colpa che mi mangiano le budella e in fin dei conti sono io. Con quella Berlino che è il mio modello: se una città è riuscita a sopravvivere a un muro che l’ha divisa in due per anni, perché non dovrei riuscirci io, che il mio muro mi ha percorso per anni?©

Da The Wall (2012) di Ornella Spagnulo.

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Una delle recensioni e informazioni.