30 Giu

Cronaca di una convivenza. Il solito inutile resoconto del mio tavolo da pranzo

Più scrivo più diventa difficile dire cose sincere: sapere che qualcuno mi leggerà mi mette una costante ansia. Avevo fatto bene a iniziare questo blog con un nome inventato. Mi ero trovata un’identità inviolabile.

La Cronaca di una convivenza è rimasta sospesa là in autunno, dopo il mio viaggetto a Milano per presentarmi di persona con Isabel Allende. Tutto era finito nell’abisso dei sogni e io ero ritornata a casa, non ricordo bene con quale tipo di umore.

Torno da un altro viaggio anche stavolta e non so bene identificare questo tipo di umore. Daniele già russa, meno male, quell’antipatico vizio mi è diventato una ninna nanna. La nostra foto ci sorride dietro al vetro della libreria, davanti ad alcuni libri. Ogni tanto mi chiedo se è il caso di spostarla per assecondare il feng shui ed evitare oggetti sovrapposti davanti ad altri oggetti. Quella foto lì incorniciata con tanto di coccinella (che mia madre, una volta, guardandola pensava fosse una Madonna) mi ricorda le mie priorità. Davanti noi, dietro i libri, quella è la teca con i miei massimi affetti, al di là del fatto che inevitabilmente tutta la casa non può non ricordarmi mia madre e mio padre per evidenti ragioni.

Ora viaggio di più, da sola intendo, quel processo di smembramento della colla tra di noi sta piano piano lasciando spazio alle nostre individualità, un po’ a come eravamo prima di conoscerci, ma diversi, più belli, più sereni.

È quasi mezzanotte. Sul tavolo ho alla mia destra una bolletta dell’Acea, che non ho capito se ci arriva anche via email o se è una cosa a parte, poi c’è il dvd del film La Caduta, e non so esattamente cosa ci faccia qua sopra, l’abbiamo visto insieme tanto tempo fa, i tovaglioli, il gufetto che dovrebbe proteggere il legno dalle pentole bollenti e invece sta sempre messo a caso – dice per portare fortuna -, dietro ancora c’è il plico con le 3 copie di un mio saggio con aggiunte e cambiamenti che non ho mai approvato (ma sembra che in ambito accademico si faccia così), il telecomando dello stereo, un coltello, una penna, un foglio con gli appunti sui comandamenti di domani: rileggere il saggio per controllare tutto da capo, ritirare le copie delle mie poesie per portarle al prossimo evento, telefonare in biblioteca per ascoltare a voce le scuse del direttore del personale dopo che mi hanno perso la patente e mi hanno fatta tornare a casa senza patente e poi l’hanno ritrovata, contattare la libraia per quell’evento in cui si potrebbero vendere le copie delle mie poesie (è confermato?), correggere l’indirizzo per quell’altro incontro il 7 luglio.

Incontri, eventi, etrenta, scontri, incomprensioni, silenzi, forestierismi, negazioni, assenti. Sì, tanti assenti. Scrivo per le mie mille voci interne, costretta a ricercare le settantamila voci esterne.

06 Nov

Cronaca di una convivenza. Il non lavoro lavorato che amo

Fray Luis de León

Fray Luis de León

Sono le 20 e 3. Ci sarebbe del brodo da riscaldare. Nessun film in tv. Confusione in testa tra la poesia mistica spagnola e Pier Paolo Pasolini. Il rinfresco era molto interessante perché presentava succhi di frutta biologici e torte dai gusti non convenzionali, tipo la torta alla carota e quella allo yogurt e al cioccolato. Il tutto rallegrato da una collega del dottorato che per tutto il tempo mi ha detto: “Non ce la faccio più, non ho prospettive, studio e nessuno mi paga, voglio un lavoro vero, è assurdo continuare questa vita, ho quasi 28 anni!” e io dai miei venerandi 33 sono così ingenuamente beata di questo ultimo anno di non lavoro lavorato che amo, perché il lavoro vero mi fa molta più paura. Ma dovrò mettere la testa a posto, soprattutto per le persone che mi amano.

Soprattutto per le persone che mi amano, ad esempio mia madre e mio padre che hanno fatto sacrifici per me, soldi spesi per la mia istruzione: vuoi diventare insegnante? Frequenta l’università, con una laurea in mano potrai accedere all’insegnamento, no? Nulla di più difficile. Perché io ho complicato le cose. Con l’Erasmus a Madrid, mi sono messa in testa la questione di scrivere, che scrivere è vitale perché solo in questo modo posso affrontare il mondo. Allora, ritornata a Roma, dopo il pezzo di carta: Bene, vuoi fare la scrittrice? C’è un master creato apposta per te: si chiama Luiss Writing School, sicuramente troverai un posto nel mondo, anche se costa una cifra indecente. Ma niente neanche lì, tanti insegnamenti appresi, tante ore ben spese eppure tutto si è sgonfiato come una bolla di sapone mal riuscita. Quelle dei bambini durano a lungo nelle loro teste… Eppure come la bolla di un bambino, anzi, di una bambina, che sarei io, questa bolla è rimasta nella mia. Allora ho fatto il dottorato, quasi concluso, ma l’università è anche dura e crudele, o almeno questo mi è stato detto appena sono entrata al dottorato come avviso, e questo è rimasto scritto dentro al mio cuore. Ora il dottorato sta per finire e i miei genitori si chiedono che farò dopo.

Soprattutto per le persone che mi amano: il mio compagno Daniele. Lui si aspetta un futuro insieme, accanto a una donna, sono io quella donna ma non posso lavorare, non come vorrei, almeno. E come fare a costruire un futuro, allora? Come avere una casa tutta per noi? Come imbastire un matrimonio come lui vuole, pieno di invitati e di lusso, pieno di soldi sparati via?

Ma non demordo.

Mamma, papà, Daniele, non dovete perdere la fede. Io ce l’ho, sono forte e non sono totalmente ingenua e non ho più la testa all’aria e lo so cosa sto facendo… Vi chiedo solo di pazientare qualche altro anno, magari alcuni mesi, poche settimane, nessuno può sapere! Ecco, nel sapere di non sapere io so, so qualcosa. Sappiatelo con me.

non lavoro lavorato che amo

A casa, è sera. A destra i libri e a sinistra il computer.

23 Ott

Cronaca di una convivenza indipendente

Cronaca di una convivenza indipendente

Da un po’ di tempo non siamo più un unico individuo bifronte con un grande stomaco, una sola testa e un pacco di ore da spendere insieme ogni-millesimo-di-secondo. No. Da qualche tempo abbiamo la grazia di pensare ciascuno per sé, di mangiare ognuno con il proprio criterio e di usare le ore libere come più ci piace. Non è esattamente quello che si consiglia a una giovane coppia, ma sarebbe un avvertimento graditissimo.

1) (Lui non ha fatto come me, ma) sono riuscita a dimagrire dopo gli eccessi dei primi due anni. Ero diventata gonfia e cellulitica. Quello che mi dispiace, non per estetica (per la salute), è che lui sia rimasto un po’ pancione, ma non posso incolparmi se mangia i cornetti al bar e la pasta a pranzo.

2) Ho lasciato l’abitudine di chiedergli sempre un consiglio ed è stato proprio grazie a lui: “Tra un po’ mi chiederai pure quanta carta igienica usare in bagno…”.
La mia arte di chiedere consigli non è svanita, ma si è ridimensionata.
(Chiedere consigli è un modo per non avere responsabilità sui miei sbagli e soprattutto per cercare di capire cos’è giusto fare: cosa il Padre Eterno vorrebbe che facessi, non tanto cosa vorrebbe questa o quest’altra persona… è difficile da spiegare a chi non ha fede).

3) A parte le trasferte africane di Daniele, a Roma eravamo davvero una cosa sola: se uscivamo con i suoi amici eravamo insieme, se uscivamo con i miei amici eravamo insieme, se andavamo a cena dai suoi genitori andavamo insieme, se andavamo a pranzo dai miei genitori andavamo insieme.
Ora è tutto più flessibile. L’amore c’è in abbondanza ma la simbiosi si sta allentando. (Adoravo quella canzone di Meg).

 cronaca di una convivenza

Così, ieri sono partita per Milano da sola con la speranza di incontrare Isabel Allende. Roma Milano per una foto. Una fotografia con Isabel, che comincia ad avere un’età. Ma la nipote di Salvador Allende era con il polso fasciato perché aveva firmato troppi autografi nelle prime tappe del tour mondiale del suo Amante giapponese. Ho chiesto alla giornalista che presentava e non c’è stato modo: era scappata. Però è stato bello, ci ha fatto tanto ridere. Anche lei odia le ragazze troppo belle. Ha un senso dell’umorismo eccezionale. Quello che mi servirebbe adesso. Perché poi non fare più parte di un umano bifronte non è per forza positivo. Ti può venire da piangere da un momento all’altro. Ho sbagliato tante cose nella mia vita: per questo amo i consigli degli altri.

Ornella Spagnulo

11 Ott

Cronaca di una convivenza. Si quieres cambiar el mundo…

Ci sono momenti in cui capisco che le persone non possono cambiare. Ma durano momenti. Perché io cambio sempre. E così cambia il mio modo di guardarle, e di interpretare i loro atteggiamenti. Ora per esempio sono delusa quasi da tutti. Ma passerà la settimana prossima. Altrimenti non sarei io. E così è giusto che il teatrino cambi. Perché deve cambiare. Non possiamo essere tutti imbecilli per tutta la vita. Prima o dopo chi ci mette la sua buona volontà ottiene il suo riscatto. E al mio ci credo, è la mia preghiera. Magari le persone non cambieranno, ma non me ne importerà più così tanto. Ne sono certa. cronaca di una convivenza

Per esempio, che ha fatto il cielo, che da dieci giorni è bianco tendente al grigio? Avevo detto che odiavo settembre, che odiavo l’estate senza le vacanze. Adesso potremmo partire, ma per dove? Il cielo ti insegue dappertutto e prima o poi bisogna affrontare il cambio di stagione – anche quello è previsto dalla routine. Così farò finta di meravigliarmi di fronte a maglie acquistate cinque anni fa, a pantaloni che chissà come mi andranno quest’anno, e vedere che gli stivaletti beige sono rotti sulla base in plastica mi fa chiedere perché dovrei cambiarli: perché non accettare che le cose si rovinano? Perché sforzarsi di essere sempre perfetti? Certo non è il mio imperativo, non nella vita almeno. Se quella linea sottile, quello sbraco sulle scarpe, non facesse entrare acqua, perché buttare via un paio di buoni stivaletti comprati giusto un paio di anni fa, e beige?

La mia imperfezione è sublimata, perdonata da lui. È grazie a lui se tutto è cambiato. Il 15 ottobre saranno tre anni. Tre anni di convivenza abusiva. Non sono più tanto curiosa dei risultati del Sinodo sulla famiglia di quest’anno. L’anno scorso si diceva che solo chi convive per motivi economici, perché non ha i soldi per il matrimonio, non fa peccato.

Ma se i preti potessero e volessero convivere e amare, forse sarebbero meno pesanti, meno: “Non… di qua! Non… di là!”… tutte divisioni… tutti preconcetti. Ma fate un po’ come vi pare e non venite a dirci cos’è l’amore!

Io l’amore riesco a vederlo solo da vicino negli occhi di Daniele. Sarà che sono miope. Ma da lontano non ci vedo bene. Per cui ditemi ancora che devo tenere le distanze: da chi non mi ama le terrò sicuramente. E invece no. Cambia tutto. Come cambio io, cambia tutto il mondo sempre. Il sindaco si è dimesso, e oggi non è come ieri: l’ansia è andata via, ho iniziato a seguire un corso di danza tribal, ora le pulizie le faccio da sola o mi aiuta lui, sto risparmiando quello che c’è da risparmiare, tornerò a trascrivere le poesie di Alda Merini all’Archivio, abbiamo un telefono nuovo, una pianta di ciclamino rosa, un’orchidea che non fa fiori da mesi ma li rifarà, si spera, ho amici che aspettano le mie telefonate, il venerdì vado a fare l’aperitivo con i miei genitori. È cambiato tutto, non fate i pessimisti! Ma io non so come siano le vostre vite e non ho delle ragioni valide per farvi credere in un cambiamento (perché non sempre c’è, lo so, non sono una specie di guru New Age e nemmeno un’anacronistica cattocomunista, per carità!). Posso parlare solo a Ornella e dirmi: “Non aspettare di diventare insensibile alle delusioni, sono proprio loro che ti fanno trasformare”.

Laboratorio di scrittura creativa Roma

Ricordo che mercoledì 14 ottobre ci sarà la lezione di prova del laboratorio di scrittura creativa al Palco delle Valli alle 20. Qui trovate l’evento su Facebook e potete prenotarvi. Vi aspetto!

27 Ago

Cronaca di una convivenza. L'estate senza vacanze

Quest’estate verrà ricordata come l’estate senza vacanze. Un cane abbaia giù per strada e ora Daniele si è messo a parlare al telefono con il suo amico per decidere tattiche di gioco improbabili utili a sterminare tutto il resto del mondo in modo che loro due possano trionfare in un videogame… Come se non bastasse la lavastoviglie fa un rumore insopportabile.

Eppure quando ho iniziato a scrivere non volevo lamentarmi.

Comunque, avevamo un grande progetto: un viaggio in Puglia perché lui non la conosce. Piano piano le nostre aspettative di vacanza sono andate ridimensionandosi con l’esaurirsi dei soldi: prima dovevamo andare in un albergo, poi abbiamo optato per un b&b, alla fine ci aspettava un soggiorno in un posto di preti che per 30 euro a persona ti davano colazione e un pasto. Non sembrava male. Ci saremmo potuti girare la Puglia, avremmo fatto un tuffo nella Grotta della poesia – già m’immaginavo le fotografie –, poi avremmo visto Otranto sulle tracce dell’omonimo romanzo di Cotroneo e saremmo passati da Martina Franca in onore di Desiati, che al momento pare stia in Germania. Tappa inevitabile sarebbe stata la mia Taranto, mia e non mia, mia non fino in fondo, e lì finalmente avrei conosciuto la nuova zia, la seconda moglie dello zio Giovanni, detto Gianni. Mio padre aveva già suggerito alcuni ristoranti, certi amici molto simpatici ci aspettavano per un pranzo a casa loro, io stavo cercando gli eventi pugliesi più carini nel mese di settembre…

Cronaca di una convivenza

Dicono che una principessa facesse il bagno in quelle acque e che i poeti andassero lì a guardarla per prendere ispirazione… La Grotta della poesia.

Cronaca di una convivenza

Un frammento del mosaico immenso e misterioso all’interno della cattedrale di Otranto. Adamo ed Eva.

Cronaca di una convivenza

Taranto, dove sono nata.

Poi abbiamo fatto due conti, ci sarei anche riuscita a sopravvivere alla vacanza, ma lui aveva paura di non farcela. E per non prosciugare tutte le risorse le vacanze tanto aspettate saranno dirottate verso la casa al paese dei suoi genitori, dove lui ha amici che conosce da quando è piccolo e io non so con chi parlare, esclusi gli alberi e i gatti.

Sotto sotto sono contenta, perché covo una stupida superstizione: che la mia regione natale mi porti sfortuna. La vacanza pugliese infatti era stata oggetto di dibattiti e ripensamenti, però mi sarei messa da parte volentieri di fronte al suo desiderio e alla fine, stuperstizione o no, mi sarebbe piaciuto ritornare.

Ah, dimenticavo: abbiamo fatto un weekend a Sperlonga, ma per dirla tutta abbiamo soggiornato a Lenola, che costava di meno. Siamo stati in spiaggia per circa due ore. E a cena abbiamo mangiato così bene che poi ho vomitato.

Ma il mondo sta ricominciando! Non c’è dubbio: è settembre! Tutti riiniziano a lavorare!

Io riesco solo a pensare a quanto avrò da studiare e spero di fare in tempo per la consegna della tesi di dottorato. Questo è l’ultimo anno.

Ornella Spagnulo

19 Giu

Cronaca di una convivenza. Reazioni

Non vorrei raccontare anche questo, ma tornando in macchina dalla biblioteca mi sono scritta in testa questo post e dunque merita un suo posto nel mondo. Se me lo merito io, se lo merita anche lui.

Allora, non è per vanagloria (oggi parlo in accademichese), ma devo descrivere anche le circostanze del preambolo. (È curioso: in questo momento ho pensato che adesso, scrivendo quello che a lui, Daniele, ho già sussurrato ieri sera prima di dormire in uno sfogo da ragazzina insicura, una lamentela insomma — risolvendo in parte, in buona parte, quel dubbio che mi si era insinuato su per la clavicola fino al collo, dentro al cervello — potrei un’altra volta, ma con più convinzione, fargli capire il mio stato psichico in relazione all’accaduto. Mi serve scrivere, that’s all, e che lo sappiano tutti quelli e quelle che hanno interpretato male le mie richieste di chiarificazione nero su bianco, e non a voce! Se vi volete rapportare al mio mondo, dovete passare anche attraverso la scrittura e il suo vaglio, ve lo dico).

Interminabile parentesi chiusa, quella sera c’era stata la seconda presentazione della mia raccolta di poesie, L’avvio e la perdizione, con un musicista di rilievo, Giuseppe Dolce, ad accompagnarmi, e alcuni timidi amici e amiche, che però alla fine si sono affannati con tante domande restituendomi un clima più umano, perché a parlare da sola le loro facce mi erano sembrate tutte perplesse e giudicanti, quando magari non lo erano.

Cronaca di una convivenza

Tra le spettatrici c’era un’amica di mamma, N., fra l’altro già mia lettrice (apprezzò molto la monografia su Isabel Allende). Anche lei con le sue domande e con i suoi suggerimenti, ma più degli altri generosa nei commenti positivi a fine evento: entusiasta. E si capiva che lo diceva sul serio! Siamo andati a cena a casa dei miei genitori in cinque, Daniele, io, N., mamma e papà. N. è sposata ma suo marito non c’era. Il mio momento era finito e così ci eravamo messi a parlare del più e del meno, più del meno che del più. N. a un certo punto ha chiesto, sapendo della convivenza: “Chi di voi fa le pulizie in casa?”. E io, come al solito smoderatamente sincera: “Nessuno!”. La verità è che ora faccio qualche pulizia da sola, prima mi aiutava la signora che pagavo 8 euro l’ora per 3 ore una volta a settimana (non era una grossa spesa ma ho dovuto tagliare anche quella). Non è che la casa brilli, ma nemmeno fa schifo. Daniele mi aiuta quando ci sono gli ospiti suoi amici, è l’unica maniera per coinvolgerlo. A ritmo incalzante, mi è piovuta contro un’altra domanda subito (in sé neanche pericolosa): “Cosa cucini?”. Quando parlo, posso apparire sicurissima o no. In quella situazione, arrancavo cercando di elencare i miei menu: salmone al forno, pollo alla piastra… Considerando che ho quasi smesso di cucinare i primi in vista delle nostre pance sempre più materne, preparo spesso verdure e insalata. “Insomma, non prepari mai primo, secondo e contorno?”. In effetti, no. O primo o secondo, e/o contorno.

Sono ritornata quella sera sentendomi giù di morale. Forse non sono abbastanza una donna, come quelle che si prendono cura dei mariti, che li coccolano con il cibo, che fanno trovare tutte le stoviglie sbrilluccicanti, asciugate con il panno a mano una per una? Però scrivo poesie!

cronaca di una convivenza

Queste domande mi sono rituonate dentro, generando sensi di colpa e disistima diffusa. Ma Daniele dice che cucino bene e non si lamenta per la casa. Non tocca livelli preoccupanti, no. Un po’ di disordine.

Mi piacerebbe — ecco la mia vendetta, non verso N. assolutamente, ma verso questa società — mi piacerebbe chiedere alle altre donne:

“Tu leggi mai a tuo marito dei passaggi da un romanzo che stai leggendo, oppure delle poesie?”

e ancora: “Gli scrivi mai bigliettini e lettere a cui reagisce con gioia estrema?”

“Gli organizzi mai le cacce al tesoro in casa?”.

“Gli gratti la schiena per mezz’ora tutte le sere o quasi?”

“Gli scrivi delle amorose dediche sui libri che ti pubblicano?”.

Forse no: almeno tre su cinque no… dai, siate sincere!

Così, ecco vi potrò rispondere. Con altre domande. Io sono così. Sarei, sulla carta. Di persona, mi intimidisco e mi umilio per voi. Ma va bene. Sono fatta così.

Ornella Spagnulo

22 Apr

Cronaca di una convivenza. Sveglia alle 6:30

Sveglia alle 6 e 30, una sveglia spontanea e quasi simultanea. Risvegliarsi con i baci permette di non soccombere durante la giornata, ma tirare avanti, dritto. Una doccia veloce, compresi i capelli che ormai sono molto lunghi, e poi via, all’università, la seconda università, quella del dottorato. Un’ora e mezzo. Metropolitana, linea B, linea A, in metropolitana almeno leggo, ora sono alle prese con una biografia di Teresa d’Avila, santa protettrice degli scrittori, su cui anni fa, di ritorno dalla Spagna, ho scritto qualcosa in The Wall.cronaca di una convivenza

La visita ad Avila fu molto emozionante per me e a distanza di tempo mi trovo ad approfondire conoscenze trasmesse con velocità – ma riuscendo comunque a destare interesse e attenzione – da una professoressa di letteratura spagnola della Complutense. Ricordo ancora quando ci disse: “Ragazzi, non so voi, ma io ho questo problema: quando leggo non riesco a immaginare visivamente, resto solo sulle parole” e per la prima volta capii di non essere l’unica con la fissazione dello stile, delle “parole”, e capii che probabilmente la “normalità” era leggere immaginando tutte le cose descritte, ma la mia lettura è la mia, e non è solo mia, e la difendo. Per me sono importanti quelle parole.

La Spagna è un capitolo che si sta riaprendo grazie alla tesi di dottorato, che adesso mi chiama a ricordare Madrid, a rileggere e approfondire la letteratura spagnola… Dove eravamo rimasti? Ah sì, in metropolitana. Scena buffissima: due suore stanno lì  in piedi, sempre insieme stanno le suore, non le vedi quasi mai parlare con qualcun altro… Insomma leggo da questo libro che in copertina ha un ritratto di Teresa d’Avila e mi chiedo: chissà cosa pensano se mi vedono in quest’istante, chissà se parlassi loro della convivenza, chissà perché hanno scelto di non amare un uomo anche sulla terra… se è una scelta. Ma mentre mi chiedo tutto questo, nell’arco di pochi minuti scendono e mi lasciano sola.

Scendo dalla metro anch’io, prendo il bus (il 20, in mezzo ai campi) e arrivo a Tor Vergata. Il professore, per mia fortuna, è lì con la porta aperta solo, non c’è la fila, e mi dice di entrare. Parliamo di Paolo Di Paolo, di Alda Merini e poi firma quel foglio. A volte le firme sono occasioni per dialoghi-nutrimento: i miracolosi vantaggi della burocrazia! Busso nello studio dove c’è la segretaria-amica, ma trovo chiuso, e non trovo neanche il mio tutor. Scoraggiatissima per la solitudine, vado al bar e mi prendo un decaffeinato (è brutto andare nei posti pensando di incontrare e praticare l’arte della chiacchiera e chiudere troppo presto la magia degli scambi).

cronaca di una convivenza

Torno senza aprire il libro, ma rapita da un’email che mi propone di collaborare con una rivista su un tema nuovo, da cui mi sento attratta. Cerco già le prime informazioni online. Torno a casa e mi dedico a quella recensione iniziata tempo fa, che è finita ma vorrei, a forza di limature, rendere perfetta. Mangio una minestra toscana che mi ha dato mia madre qualche giorno fa, decongelata, ho dovuto solo riscaldarla aggiungendo dell’acqua. Arriva Lucia, la signora che ogni tanto mi aiuta a casa e facciamo il cambio di stagione. cronaca di una convivenzaScopro nuovi-vecchi vestiti e mi sento rinnovata e pronta per la primavera (se non fosse per l’allergia…). Ora ho fame, mi mangerò una mela e casa è ancora in disordine, e la recensione è ancora imperfetta.

(Fra l’altro, ho sonno).

Ornella Spagnulo

08 Apr

Cronaca di una convivenza. Sarebbe facilissimo.

cronaca di una convivenza

È un periodo che il tempo non c’è. Si nasconde sotto il letto mentre dormo, mi guarda seduto sul divano se correggo all’infinito la stessa pagina. Mi chiedo come potrei fare bene cinque cose al giorno: a stento ne faccio due, e a rilento. Sarà l’effetto della Primavera, ma qui fa un freddo che sembra febbraio.

Un giorno mi sento piena di amici – è stato il giorno del mio compleanno, il 31 marzo per l’esattezza, in un caffè letterario di Roma, a san Lorenzo, tra dolcetti e tisane calde, confidenze e racconti -. A stare tra amici ci si sente giovani dentro. Poi qualche giorno passa e la festa non si ricorda più: dove sono finiti i miei amici? E si sta bene in casa, o in macchina, soli con quella persona al proprio fianco, riflettendo: in questo spazio mi sento protetta, qui ho tutto e non voglio altro. Ma capita di litigare perché vuoi prendere un caffè al bar e lui no: “Mi potrebbero rompere i vetri della macchina!”. Eravamo alla stazione Tiburtina, in effetti, ma c’erano altre auto parcheggiate, pazienza.

Allora rientri a casa e te ne stai sola per un po’. Volevi correggere quel romanzo che non finisce più, invece non hai energie e ti butti sulla televisione, che ti offre un paio di serie tv che assolvono la funzione di tanti pupazzetti ballerini intorno alla lancetta dell’orologio. Pasquetta: nessuna gita, né fuori porta né dentro la porta. Per fortuna chiama zia a fare gli auguri e a parlare un po’ del più e del meno. E dire che sabato scorso, che poi era il benedetto Sabato Santo, c’è stata la megacena qui a casa: ho cucinato io, con Daniele, i miei genitori e sua madre (suo padre non stava bene). Ho ricevuto tanti regali.

Ma la messa di Pasqua è stata deludente. Un prete nuovo che non parlava l’italiano ha saputo dire solo: “Risorto! Domenica! Sabato!” e io mi chiedevo dove fosse finito don Sandro, perché mi ostino ad andare alla messa delle 19 quando la mattina c’è il parroco che è molto più gagliardo, e altre piccole questioni teologiche che non sto qui ad elencare (per esempio, mi piacerebbe molto se nella liturgia introducessero le testimonianze di santi recenti, italiani e stranieri). Grazie a Dio avevo vicino Giuseppina, con cui si può commentare qualcosa senza passare per anticlericali (lei, come me, è cresciuta con le suore).

La sera, anzi, la notte di Pasqua, siamo stati in una specie di sala giochi con altri amici ed è stata una serata molto piacevole, davvero. Daniele ha detto: “Voglio giocare due euro alle slot machine” e l’ho seguito solo per stargli vicino. Si è seduto, ha giocato e non ha vinto. Seduta lì accanto, ho provato anch’io a giocare i miei due euro e ne ho vinti ventinove. Ecco, allora oggi mi sono comprata una bella collana artigianale.

Sono tornata a casa per correggere questo romanzo. No, non questo del blog, ma quello che ho iniziato nel 2010. Nel frattempo è uscito su Amazon (e altri store) Un anno di facebookun manuale romanzato che ho scritto con il giornalista Raffaele Cirullo, Un anno di Facebook.

Lui, esperto nelle nuove tecnologie, io, esperta di storytelling: questo dovrebbe essere il nostro slogan, più o meno.

Ognuno ha i suoi talenti e vivere in pace con tutti non è il mio. Aspettate! Sarebbe facilissimo stare in pace con me: volermi bene basterebbe! Ve lo assicuro! E con questo piccolo resoconto se ne sono andati via 45 minuti. Dov’è il tempo? Forse l’unico modo per trovarlo è uscire.

cronaca di una convivenza

Ornella Spagnulo 

14 Mar

Cronaca di una convivenza. Quando non si lavora, è sempre sabato

Prenotare la pizza entro il pomeriggio, perché sennò ce la portano alle 22: questo significa il sabato. Il sabato significa riposo assoluto per gli ebrei, mentre i cristiani lavorano anche di domenica. Io mi vorrei riposare un po’, ma che cos’è il riposo? Anche scrivere è un’attività lavorativa? Anche andare con la mente da tutte le parti e registrarne i movimenti?

Non so, certo è che per questo weekend cercherò di non fare niente. La casa, però, ha bisogno di una sistemata, i panni asciutti – alcuni da una settimana, altri da due giorni – vorrebbero essere stirati e forse invitiamo qualcuno a cena stasera, o no, non si sa.

Il fatto è che a non fare niente non si sa niente, e a non sapere niente non si ha un appiglio.

Ieri sera mi sono divertita tanto, fino a mezzanotte e mezza, poi mi è venuto sonno. Abbiamo cenato con gli amici di Daniele per festeggiare la laurea di un ingegnere. Ero seduta vicino a Daniele da una parte, e alle ragazze dall’altra. Locale molto accogliente e romanaccio – la Birreria Peroni -, ma tagliatelle scotte. Non volevo dirlo, per non inchinarmi, come spesso faccio, alla dea Lamentela, però oggettivamente lo erano. Tutti i critici onesti sono a volte lamentosi. Per il resto, sono stata bene. Maria e Claudio ci hanno portato due pensierini dall’Australia e dalla Nuova Zelanda: un bel bicchiere e un boomerang con la calamita. boomerangTornando a casa, ieri notte (o stamattina), ripensavo alla filosofia del boomerang, pensavo che avrei potuto scrivere qualcosa a riguardo, in un romanzo. Oppure chiamare un romanzo: Boomerang. Intanto, però, sto ancora correggendo per la centesima volta sempre lo stesso scritto. Quello che sarebbe dovuto uscire a gennaio, ma l’editore ha avuto problemi con la distribuzione, quindi sarebbe dovuto uscire la prossima estate, poi io gli ho raccontato di aver ricevuto una proposta da un altro e lui, secco: “Fatti pubblicare da qualcun altro, allora, io non lavoro per gli altri editori”. Eppure quel giorno non era né sabato, né domenica.

Sabato prossimo sarà dedicato alla memoria di Alda Merini – 21 marzo 2015, da Mangiaparole. Giovedì invece leggerò un paio di mie poesie alla Casa delle Letterature, per la Giornata mondiale della poesia. http://www.casadelleletterature.it/online/giovedi-19-marzo-2015-ore-18-00-in-occasione-della-giornata-mondiale-della-poesiaNominare i prossimi lavori è già lavoro? Non lo so, ma intanto sono in pigiama e sono le cinque. Direi che già dall’abbigliamento si possa affermare che mi sto riposando.

06 Mar

Cronaca di una convivenza. Intellettualismo versus spontaneità

Blog scrivere

Chiederei ai lettori del mio blog una petizione per motivarmi a continuare l’avventura del blog o dissuadermi. Quando ho iniziato non ero io, avevo deciso di scrivere sotto falso nome per non dover rendere conto a nessuno di quanto raccontavo della mia vita. L’esigenza di farmi leggere da più persone mi ha poi portato a firmarmi e così chi mi conosce, ogni tanto, sbircia i fatti della mia vita. Ma non è questo che mi dà fastidio: è che non sento più una spinta forte. Il dottorato mi ingloba, fortunatamente, e nello stesso tempo ho quasi paura che qualche esperto possa leggere queste righe, scritte senza alcun intellettualismo ma spontaneamente, con un organo che quando smette di battere è la fine – o l’inizio di qualcos’altro.

E in tutto questo, la contraddizione è che proprio il post che sto scrivendo è nato da un’esigenza urgente, che mi ha imposto di rinunciare a 10 minuti di operatività per poter condividere quello che brulica sotto.

Varie e interessanti novità si affacciano nella mia vita e la reputazione sembra il requisito più importante. Perciò sappiate che scrivo anche cose concettuali, che si ispirano a scrittori scomparsi o hanno tutto un piano macchinoso dietro, più filosofico di questa Cronaca di una convivenza. Sapere però che le sue pagine lievitano quando riapro il blog, mi fa sentire al sicuro, come se qualcosa crescesse insieme a me. Qualcosa che è me.

Ornella Spagnulo