20 Set

Cronaca di una convivenza. Domenica di settembre

Salve, domenica mattina (se le 13 e 21 possono considerarsi mattina, ma non è nemmeno pranzo, visto che ho appena fatto colazione). La domenica è quel mondo a parte in cui si riflette, si dorme, qualcuno prega, qualcun altro fa lunghe passeggiate, qualcuno piange, chi è solo piange, lo so, l’ho sperimentato anni fa. Il mio blog è tutto rinnovato, con colori magnifici (il fuxia e il giallo), una mia piccola foto in bianco e nero e un layout che disegna un raccoglitore di fogli e, a lato, un utile elenco delle pagine tenuto insieme al resto da una graffetta virtuale. Un amico di Daniele, Marco, che ringrazio pubblicamente, ha provveduto a fare la migrazione – si dovrebbe chiamare così in gergo informatico, non lo so –, e ora il sito è www.ornellaspagnulo.it, ma anche www.cronacadiunavitaintima.it.

Siamo a fine settembre. Inutile ricordare la pesantezza di quest’estate, che il 23 finirà, ma essenziale è invece pensare al futuro, allo studio, ai lavori, alla scrittura. Il mese di settembre è critico per me quasi tutti gli anni. Mi ritrovo a confrontarmi con l’enorme abisso che c’è tra me e gli altri, gli altri e me. Fuori bisogna sempre mostrare coerenza spirituale, energia fisica, parole loquaci, attitudine all’amicizia e alla simpatia, serietà, moralità, certezza su almeno cinque o sei concetti esistenziali. Dentro sono carta velina. I discorsi di qualcuno mi spostano con forza e divento nemica di me stessa. Poi me ne accorgo e scappo via.

A ogni modo, non sono sola nelle lotte clandestine con settembre. Altri provano le mie stesse emozioni. Qualcuno infatti canta: “Svegliatemi quando settembre finisce”. Prendete questa canzone, ascoltatela a palla, come si dice, fate altro e convincetevi che il mese al confine tra la solitudine e l’affollamento verrà sepolto come gli altri da terra e pioggia, anche se non è marzo con i suoi bei fiorellini, anche se non è dicembre con i suoi dolci regali. Del resto, “L’estate sta finendo e un anno se ne va, sto diventando grande, lo sai che non mi va”. Ma non voglio più credere all’infamia. Se c’è del bene anche nel male, ora lo vedo, tutto ci insegna qualcosa. Anche settembre.

(→ Consiglio l’ascolto: Green Day, Wake me up when september ends.)

30 Dic

Cronaca di una convivenza. Come avete passato il Natale? Buon 2015!

I fasti del Natale si sono miseramente conclusi e ora sto seduta su un divano sempre più sporco (era bianco, per santa Monica, l’etichetta recava la scritta: “si sporcherà ogni mese e lavarlo costerà caro, perché non basterà la lavatrice, no, la lavatrice lo sporcherà anche di più con delle strisce nere inaspettate”…), tant’è che ora è per metà rivestito con una copertina rossa (e lo volevo rosso, infatti). Daniele, ritornato da lavoro, ha finito una lattina di Coca Cola, io invece sono mezza stordita perché ho passato il pomeriggio a camminare con i miei genitori fino a raggiungere un viale pieno di negozi a 3 gradi circa.

Luci Roma 2014

Foto presa da www.fanpage.it. Mia didascalia qui sul blog: Le luci in centro a Roma. Quest’anno c’erano le bandiere… bah…

Ci siamo fermati in un bar e ho fatto polemica con la proprietaria di una certa età perché tanti ragazzini fumavano dentro al bar: “Ma qui non c’è il divieto di fumo?” ho chiesto, non tanto per rompere i coglioni ma perché la puzza di fumo mi infastidiva – sono un’ex fumatrice, tolleratemi –.

Fumare minorenni

Da www.genitoriattenti.com.

“Sì certo, ora provvedo subito”. Un ragazzino ha spento subito la sigaretta, la proprietaria ha fatto arieggiare il locale: tempo 5 minuti, mentre noi ci eravamo seduti a un tavolino, altre tre persone, tutte minorenni, si erano accese tre sigarette che ostentavano quasi, con il polso poggiato sul tavolino, come a dire: “Noi siamo grandi, noi fumiamo”, e alla mia seconda indignazione mio padre mi ha rimproverato: “Non ti ricordi quando fumavi anche tu?”, e mia madre: “Ora non mi posso mettere a fumare, non avrebbe senso, hai detto alla proprietaria che non si può fumare”. Un cappuccino molto pesante, era fatto con il latte intero, non avevano quello scremato. Una frase sincera! Una frase sincera! Mi suggerisce lo spirito defunto di Hemingway. (No, non sto delirando, sto solo ricordando un consiglio dello scrittore amato rivolto a chi si mette a pigiare tanti tasti-lettere tutti insieme, uno dietro l’altro, come impossessato da un demone e senza saperlo fare). Il pomeriggio è stato piacevole. I miei genitori, dotati di sciarpe e cappellini, sono tornati a casa loro e nel frattempo si sono dati il cambio con Daniele. Daniele, appena siamo soli, mi racconta un brutto sogno, ma il mio è ben peggiore tant’è che si mette a ridere lui, dopo che ascolta il mio sogno molto peggiore. Il modo migliore per lasciar scorrere la compassione è attraverso una risata, e la si fa scorrere via. Ma sono tre notti che ho incubi: sono per l’esattezza due vecchi amici che mi vengono a visitare, un’amica che si sentiva migliore di me e che non ho mai perdonato, un amico che ho lasciato solo nel momento del bisogno e non mi sono ancora perdonata (la mia ‘scusa’ sincera era che Daniele potesse essere geloso di lui). Come ho passato il Natale? Bene, cari ‘ricchi’ come me. Per la vigilia mio padre ha stappato uno champagne da 250 euro (un regalo ricevuto), non sto scherzando, e il giorno dopo per liberarmi dai sensi di colpa sono andata ad affettare del pane e lavare le pentole con quelli della Comunità di Sant’Egidio. Un pranzo pieno di anziani e di bambini. “Dove sono i senzatetto?” ho chiesto, “Li hanno lavati e vestiti”, “Ah, bene”, ed è passato Natale.

buon 2015

Buon 2015 a tutti i lettori del blog!

11 Set

Cronaca di una convivenza. Il mio primo romanzo

Non sto nella pelle. Ho trovato un editore e il romanzo su cui ho sudato di più sta per prendere le sue gambine e lasciarmi, per esplorare nuovi mondi. So che il testo non sarà più mio d’ora in poi, ma alla mercé di chi vorrà interpretarlo, e non mancherà chi lo liquiderà come inopportuno tra i libri del suo scaffale, ma ci sarà anche chi lo regalerà, spero, perché gli sarà piaciuto, chi forse ci piangerà, chi si ritroverà, come mi è successo con questo blog. È un testo che ha visto varie versioni di se stesso.

Sola con una fotografia ora è un titolo molto lontano dalla mia vita, ho abbandonato la fotografia e la solitudine da tempo. Magari non sarà tra le pile della Feltrinelli, la casa editrice è piccola, ha 3 anni d’età, e non può comprarsi le vetrine dei librai, ma sarà da qualche parte, almeno, in qualche luogo fisico. Si parla di presentazioni, chissà se verrà mai qualche  lettrice o lettore del blog? Io ci spero. Ma mancano ancora mesi.

Daniele è stato felicissimo quando gliel’ho detto. Poi ho chiamato i miei genitori, e ho mandato qualche email. Mi sento ancora frenetica. Mentre l’editore parlava, anche se sapevo bene che non era un editore a pagamento, tra me e me pensavo: “Ecco, ora mi dirà che devo contribuire alle spese della casa editrice”. Non sembravo visibilmente contenta credo, perché sono anni che scrivo di nascosto, mando manoscritti, mi rendo conto che fanno schifo, allora li riscrivo e poi li lascio riposare, e li invio di nuovo e aspetto. Le risposte finora erano state poche, qualcuna gratificante ma senza arrivare a nessun risultato finale. Alcuni consigli, più che preziosi direi, li ho afferrati; anche i rifiuti mi sono serviti. Per far crescere quei canovacci.

Intanto, mi preparo per l’evento del 27 settembre, con la redazione di Viva, una rivista in carne e ossa, per la ‘puntata’ su poesia colta e poesia popolare. Il mio intervento sarà su Alda Merini.

Gli aggiornamenti continueranno su questo blog. Siete contenti insieme a me?

 

04 Set

Cronaca di una convivenza. "Quando andiamo via dal mare, io non riesco a sorridere"

Ci sono certi boomerang che non fanno così male. Mi riferisco ai lavori di ristrutturazione dei vicini, che mi torturano ormai da vari mesi: non sono così gravi; c’è l’indifferenza, c’è la cattiveria, ci sono i pregiudizi. Li chiamo boomerang perché anch’io ho afflitto questi stessi vicini con i miei lavori in casa, più o meno due anni e un mese fa.

Era tutto all’inizio, e ogni tanto fa bene fare bilanci. Il 18 settembre 2012 mi lamentavo. Due gli argomenti di accusa: l’aver trascurato, io stessa, certi nonni adottivi, ed essere stata trascurata in presenza di altre femmine dal mio compagno. In tutto questo tempo ci sono andata solo una volta a trovare i cari vecchietti di due piani sopra a mamma e papà. Una o due volte al massimo. E questo rientra in un quadro di solidarietà messa da parte – mi dà fastidio dirlo ma se prima davo 1 euro a senzatetto, zingari e venditori di fazzoletti e similari, ora tengo tutto per me. C’è un motivo per cui lo faccio: sono ancora in rosso e se la coppia di inquilini vorrà andarsene, a marzo, dovrò restituire, tutta intera, la caparra. Ma non ho scuse valide per non andare più a trovare i nonni adottivi. Anche se, in quest’ultimo periodo, ho tanta voglia di visitare i miei nonni al cimitero. Circa 430 km di distanza.

L’altra accusa era rivolta a Daniele, e io ricordo quei momenti, certi passaggi, però ora sono più serena. Che io abbia imparato a farmi valere? Un pochino.

Ieri ho guardato il programma SOS Tata. Non lo reggo quasi mai, ma ieri l’unico film che mi interessava l’avevo già visto, e non era proprio un capolavoro. Mi sarà venuto in mente ora, SOS Tata, perché ieri c’era una madre siciliana che non riusciva a farsi rispettare dai figli. Ma anche i figli stavano male, erano violenti tra di loro e frustrati, irrequieti. Si trattava di una madre single. Quello che mi ha più colpito, tra tutto – a parte i pianti della madre, che veniva da piangere anche a me – è stata una frase della bambina, quando, per una volta tanto, la mamma sotto consiglio della ‘tata’ l’aveva portata a mare: “Noi quasi sempre andiamo via subito dal mare. Io non riesco a sorridere”. E la tata che spiegava alla madre: “Quando i bambini vanno a mare, si devono bagnare: il mare per loro è l’acqua, è una scoperta”. E la povera madre carnefice senza volerlo rispondeva che aveva paura, paura, paura.

cronaca di una convivenza

Ornella Spagnulo

Leggi anche: Cronaca di una convivenza. “Tu sei la bimba amata”.

28 Ago

Cronaca di una convivenza ricomincia. La casa che cambia

Ci eravamo lasciati, fine di una convivenza. L’ennesima mia reazione di gelosia (anche se solo sussurrata) aveva causato la sua ennesima impazienza. Dal centro commerciale mi aveva accompagnato sotto casa: “Scendi”, aveva detto, e se n’era andato. E non si era fatto più sentire per qualche giorno. Quando mi aveva richiamato, avevo risposto che chi non si fa sentire non merita di esistere nella mia vita, o cose del genere. Allora lui, inorgoglito, aveva riattaccato, poi aveva preso a farmi degli squilli, e l’ansia saliva, ma ero troppo offesa. Così ero partita, sola, prima per uno squallido hotel di Fondi, dove ho rischiato perfino di essere violentata, poi per Malta, per una vacanza-studio. Di questo vi avevo parlato nei miei ultimi post di settembre scorso.

Ritornata a Roma prima del tempo, ero andata, una mattina, a trovarlo a casa sua – sua madre mi aprì al citofono. Lui stava ancora dormendo. Lo svegliai cercando di convincerlo, ma non ne voleva sapere. Ci è voluto circa un mese.

I cambiamenti nella mia casa da settembre scorso: più orpelli africani, frutto delle missioni di Daniele; un tavolino marrone scuro di provenienza Ikea a tre gambe (su cui abbiamo finalmente poggiato la mia lampada particolare in rame, comprata ancora prima di avere una casa e tenuta per mesi nello stesso negozio, con il cartellino “Venduta” appiccicato su, poi in un angolino dello studio, sul ripiano di cristallo, in alto, a oziare, tristemente scollegata da qualsiasi fonte di elettricità, e oltre a quella, le pipe di Daniele, tutte allineate e belle, poi un calice per la birra e infine un pupazzetto a forma di civetta, buffo); una specie di comodino che abbiamo messo vicino alla libreria, rosso, su cui c’è una nostra fotografia incorniciata con delle coccinelle sul vetro, uno stereo che, volendo, mentre suona potrebbe ricaricare contemporaneamente un Iphone o Ipod, un fiore di stoffa giallo e, per il momento, un foglietto preso da me a messa con l’immagine della Madonna (in attesa di trovare un quadro o qualcos’altro che la raffiguri, perché, si dice, l’immagine della Madonna protegge la casa); un cuscino nero con un unicorno rosa, sempre Ikea (che rispecchia il mio dubbio senso del gusto); una serie di modellini di aeroplani sopra al mobile della tv, e vicino a loro tre bandiere: Italia, Uganda e Salini Costruttori, tutti soprammobili di Daniele; anche lo studio è cambiato, ora ci sono ben tre pc, di cui uno grande e due piccolini, e il bello è che io non uso mai nessuno di questi, affezionata come sono al mio Mac portatile, ma Daniele ci fa gli esperimenti informatici; varie bottiglie di superalcolici nella vetrinetta, io astemia, utili soprattutto quando abbiamo invitati (non siamo soliti alcolizzare le persone, ma a fine cena un bicchierino è gradito); e la più bella cosa: c’è una giacca grigio chiaro, adagiata qui sopra la sedia di fronte a me, che testimonia più di ogni altro segno o oggetto il ritorno del mio compagno, dopo l’ondata che ci aveva travolto.

Ornella Spagnulo. Continua

cronaca di una convivenza

Tutti i giovedì Cronaca di una convivenza di Ornella Spagnulo

 

27 Ago

Cronaca di una convivenza torna su questo blog tutti i giovedì

Questo blog ha avuto e ha molte anime. Quando è nato, il 17 settembre 2012, si proponeva di descrivere un’avventura del tutto nuova per me: la convivenza. Con il tempo, si sono aggiunti altri impulsi e quindi nuove sezioni del blog (le Nuove Terzine, Anonima Scrittori, gli eventi culturali, le recensioni, i Probabili Rap e altre varie ed eventuali). La cronaca di una convivenza si è interrotta, anche per motivi personali, ma in fondo era l’origine e aveva reso il blog, nel suo piccolo, seguito da lettori fissi.

L’avventura ricomincia domani, 28 agosto 2014, e continuerà tutti i giovedì. Parallelamente, nel blog Cronaca di una vita intima ci saranno le altre sezioni, tra segnalazioni di eventi culturali e non solo, anche accademici, visto che nel frattempo ho iniziato un dottorato di ricerca, e magari prenderanno nuove fisionomie.

Per ora, i post di Cronaca di una convivenza sono stati raccolti in un file e corrispondono a 113 cartelle. Gli iscritti al blog nel frattempo sono diventati 2.756. In questo link sono riportati alcuni giudizi positivi: Dicono bene del blog.

“Hai un bel modo di cogliere i dettagli, certe sfumature: sì, proprio un bel modo”. Simone Ghelli

“Io e il mio ragazzo amavamo leggere il tuo blog seduti la sera insieme sul nostro divano bianco (anche noi!!!). Perché non torni a scrivere? Ci mancano le cronache della tua (nostra) vita intima“. Una lettrice

Ornella Spagnulo

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04 Giu

Cronaca di una convivenza. La riunione di condominio

Quando non c’è, la casa reclama la sua presenza, quando c’è miracolosamente è uguale a prima. Mi chiedo se è vero che dobbiamo essere tutti fratelli. Allora perché alcuni ci spingono nel baratro? Dovremmo porgere l’altra guancia per dare retta a chi ci fa sbagliare? Non è stato solo il prete, no, e queste mura mi sembrano stupide adesso: come al solito me ne andrei. Con Daniele stavolta. Lasciando questa casa a una coppia nuova, che non sentirà il soffitto che pesa sulla testa e il pavimento che vacilla la notte. Colpa del treno che passa qua sotto. Non riesco a curare neanche le piante, spero che piova tutti i giorni così la pioggia le annaffierà. Sono mortificata però continuo a credere che non sia colpa mia. Ognuno viene punito con torture diverse. Chi lavora 20 ore su 24, chi è completamente solo, chi un giorno ha conosciuto l’alcol e non s’è staccato più, chi vomita tutti i santi giorni…

Non è da me essere pessimista, ma sono stata ottimista per un anno e mezzo, quasi due. Si sa che le maree annegano tutto. Non ho più la sua fiducia. Aspetto il ricambio delle maree, sperando che l’unico uomo che sia mai riuscito ad amarmi (ce ne vuole di pazienza per amare me), abbia anche la pazienza di ritrovare la fiducia.

A casa fa freddo, non basta il pigiama con i pantaloncini, di nuovo due coperte sul letto. Le odio perché non lo coprono fino in fondo, è un letto più grande di quelli normali e l’enormità adesso mi irrita, perché non serve. Piccolissime ferite mi fanno piangere e addormentare prima del solito. Ormai ho capito che non mi è chiesto di vivere la fede in maniera integrale. Faccio due conti, e stasera c’è anche la riunione di condominio.

Se il vecchio vicino mi chiederà perché ho tolto la striscetta bianca dal mio citofono, gli dirò che mi piaceva il cognome che c’era sotto, che tornerà con me presto, solo che non so quando. “Stia attenta, è pericoloso portare un uomo in casa, lo può fare solo se porta questa al dito”, indicando l’anello d’oro. “Io la fede ce l’ho anche se non la porto. Ho questo ciondolino con la Madonna al collo, le basta?”.

Infine, stasera sorvolerò la riunione di condominio, tanto di accuse e litigi ne ho abbastanza. Andrò a prenderlo quando stacca da lavoro.

“Vuoi mangiare fuori?” mi ha chiesto

“Voglio stare con te”. E per le decisioni del condominio mi affiderò alla volontà della maggioranza.

Cronaca di una convivenza.  I gamberi.

Cronaca di una convivenza. Lo specchio di Kundera.