27 Ott

Mi hai risanato è dir poco

Mi hai risanato è dir poco

e nonostante questo

sei dovuto andare.

Partire per meno di un mese

non dovrebbe essere un problema

se almeno avessi da contare

2 fili a maglia dello stesso colore.

Ma la mia vita si riempie con te

e già so che a questa informazione

qualcuno sentirà puzza sotto al naso

ma da quel giorno magnifico

non m’importa più degli intellettuali,

piuttosto degli intellettivi slanci del cuore.

Voli che mi hanno segnato

un preciso solco.

E ora, devo schiacciare il tempo.

Ornella Spagnulo

18 Apr

Ancora terzine

Andiamo a compiere le nostre incombenze,

in fondo non sembra tutto vano

se lo fai con il cuore.

 

*

 

Indossate maschere e sorrisi falsi

ma cosa vi sforzate a fare?

Saremo tutti nudi, sotto terra.

 

*

 

I disturbi del corpo

riflettono quelli della mente: nei limiti,

è meglio mangiare poco che senza ritegno.

 

26 Set

Pensiero n. 6

Ricordo a fatica che la casa è dove si trova il cuore. Un posto disordinato e senza finestre, al momento. Gli operai stanno facendo di tutto, ma manca qualcosa – manca ancora la mia pazienza.

 

Non so rispondere su dove sia la mia casa esattamente, ora. Può darsi che sarà quella che un gruppo di operai sta risistemando dopo averla buttata giù da circa due mesi. Un po’ come hanno fatto, negli anni, in diversi modi, due psicoterapeute e due psicoanalisti. È tutta bianca, le lampade sono già attaccate. Già si sa con chi la condividerò: con un uomo più piccolo di me, che mi ama moltissimo, ma contare cos’abbiamo in comune darebbe come risultato una sterile tabellina che ancora non so formulare.

 

 

Pazienza – tocca avere pazienza. Anticipato l’appuntamento con la psicologa ne risulta che sono io a non riuscirmi a staccare dalla casa di mia madre e mio padre. Loro hanno fatto di tutto per lasciarmi volare liberamente verso giorni nuovi. Ma questo luogo temporaneo – la loro casa, i nostri ricordi – mi stringe ad un passato che vorrei vedere fermo, inoffensivo, e non fragile, non potenzialmente pericoloso.

 

 

Ho trent’anni; quest’è l’epoca del lavoro e dell’amore sano e maturo. È già epoca di convivenza (mancano solo pochi giorni) eppure è ancora epoca di fuga. Domani partirò, in assenza di complicazioni. Andrò a celebrare la vita vecchia che se ne va, che resta in un angolo, seppure coccolata, in disparte. In attesa che la nuova prenda il proprio posto: un nuovo io nella congregazione di anime per dirla con un poeta che è scomparso di recente. Poeta anche se scrittore. Alcune narrazioni sono più liriche delle poesie stesse, infatti.

 

 

La mia casa è ancora là. Al ritorno forse sarà pronta e potremo andarci, io e il mio fidanzato. Infissi sistemati, cassetta antifurto, le ultime azioni per legittimare un altro luogo sacro. La cucina, la porta del bagno. Il divano che arriverà i primi di ottobre.

 

 

Tutte le abitazioni sono luoghi sacri, ognuna a suo modo. Ci sono luoghi zen e luoghi estremamente cattolici, ci sono luoghi demoniaci e luoghi un po’ e un po’. Dentro la casa sta il cuore – sta scritto.

 

Occorre avere molta cura di tutto quello che ci sta intorno. Insieme a noi, forse, resusciteranno libri e tazze, penne e oggetti strani – sveglie, elastici per capelli e per chiudere pacchi di farina e cibi freschi in frigo. Resusciteranno uova, latte non marcio, vestiti piegati e riposti con cura negli armadi e cassetti, e lampadine che funzionano mentre le altre sono buttate. Un cuscino, un letto, simboli di ogni gusto ed età. Cuori fiori, ballerine e tende rosse e rosa. Case con l’impronta delle anime sul filo che tiene in vita la luce.

 

 

Posti che segnano un solco – e già inizia l’autunno.

 

Ornella Inincognita