22 Set

Dritto al cuore: l'antologia che dona il ricavato ai bambini ricoverati in ospedale

Con Dritto al cuore (Galaad Edizioni) un’antologia di gialli e noir per la prima volta destina il ricavato al progetto Mettici il cuore dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù di Roma. Tra gli autori c’è anche Carlo Lucarelli.

Ho intervistato Riccardo Bruni, uno degli autori presenti nell’antologia.

antologia dritto al cuore1) Quali sono le tue sensazioni rispetto a questo libro? Hai sentito qualcosa di diverso, dentro di te, al suo lancio? Un’apprensione maggiore verso le vendite o l’annullamento di quel ‘senso di colpa’ che prende a volte gli scrittori e gli artisti?

È stato un attimo. Uno dei curatori del libro è Igor De Amicis, con il quale ho condiviso l’esperienza di You Crime per Rizzoli Lab. Ha scritto un messaggio su Facebook per reclutare aderenti e mi ha taggato. I progetti collettivi mi sono sempre piaciuti, credo molto nelle pratiche collaborative. Di Lucarelli l’ho saputo in un secondo momento. Nel libro, poi, ci sono altre vecchie conoscenze come Marco Donna, Cristiano Tanduo e Fabrizio Fulio Bragoni che sono stati altri compagni di viaggio di YouCrime e di una bella serata milanese di cui prima o poi dovremo scrivere un sequel. Tutti gli altri spero di conoscerli, prima o poi, a giro di qua o di là. Sulle vendite posso solo dire: spero che la cosa vada bene, ma i libri in generale sono un pessimo modo per fare soldi, il che, però, aggiunge all’impresa un fascino tutto suo. L’unico senso di colpa che ho è di non essere riuscito ancora a partecipare a una presentazione, ma appena capita l’occasione giusta prendo e parto.

2) È la tua prima opera di beneficenza oppure hai già prestato volontariato o fatto qualche altra donazione importante? (Chi si loda si imbroda, d’accordo, ma non si devono neanche nascondere le buone azioni).

Lavoro da un pezzo nel mondo dell’editoria e qui di volontariato se ne fa parecchio, in generale. Scherzi (mica tanto) a parte, quando faccio una donazione mi appoggio ad associazioni che si occupano di queste cose. Sai che si tratta di una goccia, che cerca di rimediare con pochi mezzi là dove è la politica che dovrebbe intervenire ma, purtroppo, non lo fa e quindi quelle gocce diventano ancora più preziose.

3) Sei passato dal self publishing all’editoria tradizionale. Questo ha cambiato in qualche modo la tua ‘percezione’ di te? Ti senti più riconosciuto come autore?

Non è stato un passaggio definitivo, diciamo che sono rimasto in una zona ibrida. L’autoproduzione in digitale è una frontiera aperta, un luogo stimolante e in pieno fermento. È dove gli editori stessi cercano le novità più interessanti, che scelgono la via del selfpub anziché rimanersene ad ammuffire su qualche scaffale in attesa di una lettura. Una sola lettura, che può deciderne l’esito. Lavorare con un editore è diverso perché ci sono altre persone che si occupano del resto, e quando girando in libreria ti trovi davanti al tuo libro e gli fai una foto di nascosto per farla girare su Twitter ti rendi conto che se ne stanno occupando bene ed è una bella sensazione. Sono dimensioni diverse, per me complementari. Considera che ho pubblicato in ebook il mio romanzo Il Leone e la Rosa dopo che per anni era rimasto fermo in attesa di pubblicazione per un editore e in pochi mesi circa duemila persone lo hanno acquistato per il loro Kindle. Alla fine è questo che fa di te un autore, il fatto che ci siano persone che leggono le cose che scrivi, al di là del supporto su cui sono pubblicate.

4) Con il tuo ultimo romanzo pubblicato, Nessun dolore (Effequ), tra i metodi di promozione la casa editrice ha scelto anche il blog tour. Nella tua esperienza finora qual è stato lo strumento più immediato e concreto per vendere, in assenza di una massiccia distribuzione?

Il blog tour è stata una grande idea. L’ufficio stampa della Effequ si è dato da fare e le cose hanno iniziato a girare. Nel mondo del digitale credo che sia un sistema molto efficace. Anche per Zona d’ombra la presenza nei blog, quel famoso “passaparola online”, ha contato molto. Ma nel mondo della carta, a meno che tu non sia l’autore di punta di una grande casa editrice che riempie le librerie con quantità imbarazzanti del tuo libro impilandone copie ovunque (il che accade ai miei libri solo nella libreria Bastogi di Orbetello, dove mi vogliono bene), il modo più efficace di vendere è sempre la presentazione “live” con la bancarella e i libri in esposizione. Se poi alla fine c’è anche qualcosa da bere ancora meglio. Per il lancio di Nessun dolore, per esempio, la Effequ ha organizzato una festa che ci ricorderemo tutti per un bel pezzo.

5) Quali sono le ragioni emotive della tua scrittura?

Credo che alla fine scrivere sia un modo per fissare delle cose. Ha a che fare sia col desiderio di trasmetterle sia con la consapevolezza che è attraverso questo scambio, questa trasmissione, che le farai tue per sempre. Hai un’idea, una visione, ti sembra di aver capito qualcosa di importante e cosa fai? La scrivi. La scrivi per gli altri, per raccontarla a loro, come quando sei per strada e vedi qualcosa di assurdo e appena passato il momento subito cerchi qualcuno a cui raccontarlo. Ed è lì, in quell’attimo, proprio quando fai da tramite e la consegni a qualcun altro che quella cosa diventa tua. È come un viaggio di andata e ritorno. E questo vale sia per un servizio di cronaca sia per un racconto.

6) Cinque regole d’oro per un buon giornalista (possono riguardare lo stile ma anche l’insieme del carattere e delle virtù in generale).

Cinque sono tante, ne basta una: cercare sempre la verità. Questo deve essere il tuo faro. Ci sono sempre interessi in ballo e ognuno pretende di imporsi, di condizionare il tuo punto di vista e il tuo lavoro. Ma l’unico impegno che deve riguardarti è sempre la ricerca della verità. Se segui questa regola non sbaraglierai mai.

7) Torniamo a Dritto al cuore: sai per caso a quanto ammontano le vendite finora? (Speriamo che crescano. Bravi!)

Il libro è uscito da poche settimane e per avere dei dati ci vorrà ancora un po’. Ma se riusciremo a rendere migliore anche un solo momento a uno dei piccoli pazienti del Bambino Gesù, allora avremo fatto il nostro lavoro.

donazioni per il bambin gesù

Visitate il sito della campagna www.metticiilcuore.net: è fatto bene e fa bene.