23 Mar

Pensiero e realtà n. 33

einstein

La vita è un miracolo, né più né meno. Questa è la base per ogni anelito religioso e per ogni modo di vivere civile.

Il primo sabato di primavera seduce, si potrebbe scendere a fare una passeggiata con il cielo sgombro da nuvole, freddo e incertezze. Ma da quando conviviamo si sta così bene in casa che lasciarla vuota ci sembra un tradimento. Cosa farà la casa senza di noi? Si sentirà sterile senza gli odori della cucina, con la cappa spenta, senza luci, chiacchiere o televisione e senza i nostri computer accesi? La casa si potrebbe sentire sola, così restiamo con lei. Perfino i nostri due peluches, il cane e la papera, si sentirebbero da soli. E pensare che quando vivevo con i miei genitori la casa mi sembrava una prigione. Avevo voglia di incontrare persone, di uscire, chiusa in camera ascoltavo la musica ma volevo scappare. Voglio bene ai miei genitori com’è ovvio, ma è ovvio che a partire dall’adolescenza loro diventino ai tuoi occhi le tue ottime basi, i trampolini da cui ti lanci nella vita. E se mai dovessi avere figli, se e solo se, vorrei educarli all’indipendenza fin dall’infanzia. Invitandoli a vestirsi da soli, a mangiare da soli, a pensare da soli, aiutandoli a capire l’importanza di seguire la propria interiorità, non accusandoli se si daranno alle droghe leggere e all’alcol troppo e presto, ma ricorrendo a un bravo psicologo. Quello che avrei tanto voluto a 14 anni, ero già depressa e chiedevo solo questo ai miei genitori: datemi del Prozac, fatemi andare da uno psicologo. Rifiutarono la mia richiesta e la mia adolescenza degenerò, ma sto scrivendo di queste cose su un altro libro, lo spazio della mia convivenza è un altro.

Negli ultimi mesi abbiamo apportato molte modifiche alla nostra benedetta casa. Benedetta già da tempo, ripeto. Apparteneva a due sposi molto devoti che, non avendo avuto figli, lasciarono tutto alle suore di Madre Teresa di Calcutta. Ci siamo trasferiti qui il giorno di Santa Teresa D’Avila. Quando abbiamo aperto per la prima volta la finestra del bagno ci siamo accorti di un nido di colombi (piccioni in volgare, qui intendo sublimarli). Erano tanto piccoli e una suora dell’Ordine disse che mi avrebbero fatto compagnia (non sapeva che avrei avuto comunque la compagnia del mio fidanzato – non volevo causarle un dispiacere o suscitare il suo disappunto).

E ora, sulla parete destra abbiamo un paesaggio marino arancione, con il sole al tramonto. Il mobile bianco dei libri e della televisione ha il Monopoli e un cappello dell’Aeronautica appoggiati sopra (il mio compagno è fissato con i cappelli degli ordini militari), il divano ha un lungo cuscino in cotone con dei fiori verdi, le piante sono aumentate in linea sotto la portafinestra, c’è una begonia rossa, una viola del pensiero tra il rosa e il violetto, il basilico che uso per cucinare, un ciclamino rianimato che fa fiori bianchi e le due piantine gemelle o innamorate che ci regalarono i miei cugini, Elena e Gino, proprio all’inizio di questa splendida avventura: hanno appena fatto nuovi fiori. Sopra  c’è un quadro con una fotografia di Einstein viola, e una frase del genio del Novecento. “Ci sono due modi di vivere la vita. Uno è pensare che niente è un miracolo. L’altro è pensare che ogni cosa è un miracolo.”

Ecco, io penso che tutto ciò sia un miracolo.

Ornella Spagnulo