16 Mag

1968. Il mondo salvato dai ragazzini

Elsa Morante Il mondo salvato dai ragazzini

Il 1968 è l’anno di tanti libri particolarmente fuori dal coro. Ed è l’anno, per esempio, del Mondo salvato dai ragazzini di Elsa Morante. Un testo poetico che ha anticipato i tempi, annusando quello che c’era nell’aria (“la poesia è profezia, prima o poi accade”, scrive il critico d’arte Giulio Carlo Argan a Elsa in una lettera del 9 marzo ’68). Un libro che stravolge i suoi lettori, dall’Addio a Bill Morrow, il giovane pittore amato dalla Morante che nel 1962 lascia questo mondo, alla Canzone finale della stella gialla detta pure La carlottina, sulla seconda guerra mondiale, periodo storico molto caro alla scrittrice.

Ma a interpretare al meglio il clima di quegli anni, di quel ’68 che doveva ancora arrivare al momento della composizione, è La canzone degli F.P. e degli I.M. in tre parti.  Una nuova suddivisione del mondo, non più tra buoni e cattivi (a ben guardare sì, ma non solo, o non in chiave moralistica), in qualche modo tra puri e impuri, o meglio tra vivi e morti dentro: i Felici Pochi e gli Infelici Molti. In questa separazione, la Morante individua personaggi ben precisi. La famosa croce che riproduce all’interno del testo (il Mondo salvato dai ragazzini accoglie volentieri suggestioni visive, grafiche) suggerisce nomi di autorevoli rappresentanti degli F.P., per esempio Platone, Rimbaud, Mozart, Giovanna D’Arco, Simone Weil. Presto, la divisione tra i Felici Pochi e gli Infelici Molti sarà simbolo di quella lotta, a volte pacifica, a volte violenta, tra i rivoluzionari e i reazionari del ’68 e degli anni successivi.

Il mondo salvato dai ragazzini 1968

“Ahò Infelici Molti! Oramai dovreste capire la solfa: non vi resta che abbozzare!
Per quanto vi intignate a sfruculiare
arrabbattarvi decretare ordinare condannare ammazzare,
il risultato finale è sempre uguale. Non c’è niente da fare!
NIEN-TE-DA-FA-RE!
La vostra felicità è triste e la infelicità
dei Felici Pochi
è allegra
irregolarmente assurdamente manicomialmente
ALLEGRA!”
Elsa Morante, Il mondo salvato dai ragazzini

20 Gen

Elsa Morante: inaugurazione della sua biblioteca martedì 26 gennaio


Biblioteca Elsa Morante

Martedì 26 gennaio alle 16.30 sarà inaugurata la Biblioteca personale della scrittrice Elsa Morante all’interno della sala Falqui della Biblioteca Nazionale Centrale di Roma.

Dopo i saluti del direttore Andrea De Pasquale, la curatrice dell’Archivio e della Biblioteca Morante Giuliana Zagra introdurrà un reading di critici, poeti e studiosi, coordinati da Paolo di Paolo.

Leggeranno: Marina Beer, Ginevra Bompiani, Eleonora Cardinale, Rossana Dedola, Maria Teresa De Vito, Paolo Falzone, Angelo Favaro, Giulio Ferroni, Goffredo Fofi, Laura Fortini, Bianca Maria Frabotta, Francesca Gatto, Sonia Gentili, Maria Inversi, Cecilia Oliva, Gabriella Palli, Gianluca Parisi, Giorgio Patrizi, Sandra Petrignani, Fabio Pierangeli, Siriana Sgavicchia, Ornella Spagnulo, Lucia Strappini, Nadia Terranova, Massimiliano Tortora, Giuliana Zagra.

Vi aspettiamo,

Ornella Spagnulo

La Biblioteca di Elsa Morante. Locandina

 

24 Nov

30 anni senza Elsa. Intervista a Giuliana Zagra

30 anni senza Elsa è un blog tour nato per ricordare la scrittrice Elsa Morante a trent’anni dalla sua scomparsa (25 novembre 1985). L’iniziativa è partita dal blog letterario di Ornella Spagnulo, Cronaca di una vita intima, e si realizza in otto tappe. Ogni blog affronta un diverso argomento: dal mondo di Arturo al rapporto con Pasolini al ladro dei lumi eccetera.

30 anni senza Elsa MoranteHo pensato di intervistare la dottoressa Giuliana Zagra, che da tempo si occupa di Elsa Morante. Curatrice dell’archivio  conservato presso la Biblioteca nazionale centrale di Roma,  ha dedicato alla scrittrice numerosi saggi, cataloghi, convegni  e due importanti mostre documentarie.

1) Lei pensa che attualmente a Elsa Morante sia dato il giusto posto nel panorama letterario italiano del Novecento?

Per me Elsa Morante può considerarsi il più grande scrittore novecentesco, come  del resto disse il critico letterario  Lucácks dopo avere letto Menzogna e sortilegio, ma quest’opinione al momento non sembra riconosciuta da tutti. È piuttosto singolare per esempio che non si ritenga necessario, almeno per ora, riprendere in mano l’ottima edizione dei due Meridiani, usciti alla fine degli anni ottanta, che meriterebbe un aggiornamento alla luce degli studi e delle scoperte recenti sui manoscritti e che non si pensi di far uscire un terzo volume con gli inediti e gli scritti giovanili.

Per il centenario della nascita, nel 2012, ho curato una mostra in Nazionale, intitolata Santi, sultani e gran capitani in camera mia. Inediti e ritrovati dall’archivio di Elsa Morante. Avevamo già realizzato nel 2006 un bellissimo allestimento, molto ricco: Le stanze di Elsa, una mostra tanto bella che convinse gli eredi a donare alla Biblioteca anche il resto dell’archivio rimasto in loro possesso. Credo comunque che di Elsa Morante bisognerebbe mettere in evidenza non solo la scrittura narrativa e poetica, ma anche il pensiero in cui si esprime una grande coscienza sociale e un forte impegno civile.

Il suo pensiero non è divulgato come quello di Pier Paolo Pasolini, anche se in verità hanno molti tratti in comune, ma Elsa Morante era schiva e fuggiva davanti ai mass media: la tv e i giornali per lei rappresentavano una forma di manipolazione della realtà. Quando sentiva di doversi schierare, però, lo faceva con grande coraggio e determinazione, come fu nel caso Braibanti o per l’omicidio di Moro da parte delle Brigate Rosse, che la turbò enormemente.

Il pensiero civile e la poetica di Elsa Morante sono racchiusi in Pro e contro la bomba atomica: la società porta le persone all’infelicità profonda e ciò che ci può salvare è l’arte, sopratutto la poesia, anche perchè ogni forma di vera arte è sempre poesia… Senza la poesia l’uomo muore dentro. La bellezza  è ciò che Dio ha donato all’uomo per convivere con tutto ciò che c’è di male e di brutto nel mondo.

30 anni Elsa Morante

2) In cosa consiste esattamente l’ultima donazione degli eredi alla Biblioteca Nazionale Centrale?

L’ultima donazione riguarda gli oggetti e gli arredi con cui è stata allestita La stanza di Elsa in Spazi900. La stanza non è una ricostruzione filologica del suo studio ma concentra in un unico spazio tutto quello che la scrittrice aveva di più caro  (i quadri di Bill Morrow per esempio erano distribuiti in varie stanze della casa). Cesare Garboli disse che dopo L’isola di Arturo Elsa Morante uscì da una scrittura felice e paga di se stessa e iniziò a confrontarsi con il mondo. Il trauma arrivò con la fine tragica e prematura di Bill nel 1962,  poi ci fu il ’68 e  tutto si rispecchiò nel Mondo Salvato dai ragazzini e nella Storia.

La biblioteca di  oltre 4000 volumi è complementare all’archivio e rappresenta un ottimo strumento di approccio alla sua opera e alla genesi dei suoi capolavori, perché riporta le tracce del suo stesso modo di studiare, di leggere, di documentarsi e l’ampiezza dei suoi interessi. L’archivio comprende anche un ampio epistolario, arrivato circa 2 anni fa, dove figurano i nomi di tutti i maggiori scrittori italiani ma anche di oscuri e appassionati lettori. Ne è stato tratto un bellissimo libro curato dal nipote Daniele Morante intitolato L’Amata: lettere di e a Elsa Morante (al quale ho avuto la fortuna di collaborare), dove sono state pubblicate solo una parte limitata delle lettere che effettivamente lo compongono.

30 anni senza Elsa Morante3) Lei ha in programma di radunare i suoi saggi sparsi su Elsa Morante in una monografia?

Sì, ne ho scritti tanti, sparsi, per varie occasioni e vorrei raccoglierli in un unico volume. È già da tempo poi che penso di scrivere un saggio sul suo metodo di lavoro, sulla genesi delle sue opere, di ricostruire in qualche modo l’alchimia del suo laboratorio di scrittura.

4) A quale libro tra quelli di Elsa Morante è più legata?

Il libro che conosco meglio è La Storia, letto e riletto in tante occasioni, dal quale ho tratto anche delle passeggiate letterarie. Ma molti anni fa, quando ancora non potevo immaginare che un giorno mi sarei occupata dei manoscritti di Elsa Morante, sono rimasta folgorata da Menzogna e sortilegio. A ogni modo, ogni volta che rileggo La Storia scopro diversi registri di interpretazione. Uno di questi, come scrive Elsa in margine a un quaderno del manoscritto, è che La Storia è un libro allegro: è il secolo che è triste. In questo romanzo c’è un amore straordinario per la vita in quasi tutti i personaggi. Quale altro scrittore sarebbe stato in grado di scrivere un romanzo di oltre 600 pagine in cui il protagonista è un bambino di pochi anni, che non sa nemmeno parlare? Un bambino meraviglioso, raccontato dal momento del suo concepimento fino alla sua morte, sei anni in tutto, in cui a poco a poco le brutture del mondo prendono il sopravvento sul suo sguardo di poeta incantato per la vita… In questi giorni così bui e angoscianti la visione della Storia di Elsa Morante è di un’attualità impressionante.

Ornella Spagnulo

30 anni senza Elsa Morante, Ornella Spagnulo

Leggi anche: La stanza di Elsa Morante alla Biblioteca Nazionale Centrale di Roma e Elsa Morante. Lettere.

 

20 Nov

30 anni senza Elsa. Le tappe del blog tour

30 anni senza Elsa Morante

Il 25 novembre troverete un po’ di blog coordinati che ricorderanno la morte di Elsa Morante (25 novembre 1985) attraverso il blog tour 30 anni senza Elsa, lanciato proprio da qui, Cronaca di una vita intima.

Ecco i titoli dei post e gli indirizzi dei blog che hanno aderito e che mercoledì prossimo pubblicheranno un articolo sul tema.

  1. Il mondo di Arturo: www.samanthaterrasi.it
  2. Elsa Morante e Pier Paolo Pasolini – in ricordo delle loro idee di letteratura: www.federicaghiasophia.wordpress.com
  3. 30 anni senza Elsa Morante – una biografia per immaginiwww.flavoriauniverse.com
  4. L’Isola di Arturo – il dolore dell’amore respintowww.delfurorediaverlibri.blogspot.it
  5. Il ladro dei lumi e la ragazzina fra i muti: www.annanais.wordpress.com
  6. Elsa Morante, una vita per la letteratura: www.suitcasedilibri.blogspot.it
  7. Elsa Morante – storia di una narratrice: www.intantoleggo.blogspot.it
  8. A proposito di Elsa – intervista con Giuliana Zagra: www.cronacadiunavitaintima.it

Elsa Morante 30 anni

Per il trentennale della morte di Elsa Morante

Ornella Spagnulo

16 Nov

Dolorose considerazioni del cuore di Petrignani. Appena finito di leggere e…

Dolorose considerazioni del cuore è un libro delicato perché entra nel territorio più difficile da scoprire: quel mondo studiato da psicoanalisti e da psichiatri che è il pensiero, frutto dell’infanzia che emerge coi ricordi, che condiziona o può condizionare una vita intera a meno che non intervenga un miracolo divino, un medico davvero bravo  o un’amicizia importante. Si, perché anche un’amicizia o un affetto potrebbero sollevare per un pomeriggio o una vita, a intermittenza: almeno nei rapporti veri diciamo chi siamo. Sandra Petrignani ha un rapporto autentico con la scrittura, così ci ha sussurrato, detto, gridato un personaggio che è e non può non essere, che ci racconta chi è fin nelle corde più profonde.

Le Dolorose considerazioni del cuore sono già nel titolo una perfetta sintesi tra emozioni e cervello, dove però le sensazioni ovviamente vengono prima, il cervello invece è rassegnato a renderne conto filtrando l’esperienza. Perché questo in fondo si chiede a un romanzo, ed è la stessa operazione che fa un analista attento: narrazione e psicoanalisi sono più strette di quanto non si sappia, si abbracciano agli archetipi e ai traumi infantili. Innegabilmente ci sono in letteratura descrizioni fisiche e descrizioni intimissime, così intime che quasi si prova vergogna o pudore come davanti a una rappresentazione dell’eros. E Tinissima, la protagonista delle Dolorose considerazioni del cuore, è proprio così: una Maja Desnuda. Credo che solo chi è già iniziato ai misteri della mente possa comprenderla con il pathos necessario.

Dolorose considerazioni sandra petrignani
Il 25 novembre alle 19 verrà presentata la favola di Sandra Petrignani sull’infanzia di Elsa Morante: Elsina e il grande segreto, pubblicata da Rrose Sélavy e vincitrice della targa Morantiana del Premio Elsa Morante 2015. L’appuntamento è da Libri & Bar Pallotta a Ponte Milvio (Roma).
28 Ott

30 anni senza Elsa. Blog tour per ricordare Elsa Morante (1912-1985)

Parte dal blog Cronaca di una vita intima l’iniziativa di lanciare un piccolo blog tour in memoria di una grande scrittrice. Il prossimo 25 novembre saranno passati 30 anni esatti dalla morte di Elsa Morante.

Elsa Morante 30 anni
Per ricordarla vi invito a partecipare a questo blog tour. Saranno ammesse: recensioni di libri di Elsa Morante, post con citazioni tratte dalle sue poesie, dai romanzi o dalle interviste corredati da fotografie della scrittrice e altri contributi che potrete ideare. Unica regola il filo conduttore: Elsa.

I post dovranno essere pubblicati il 25 novembre o qualche giorno prima. Nel mio blog pubblicherò la lista dei blog aderenti, ciascuno con il titolo del post in programma.

A chi vorrà partecipare invierò anche due righe da condividere sul post (che si potranno eventualmente riformulare), in cui sarà scritto, in linea di massima, che l’iniziativa intende ricordare i 30 anni dalla morte di Elsa Morante e che il tour è lanciato da Cronaca di una vita intima, il blog letterario di Ornella Spagnulo.

L’invito è aperto a tutti i blog.
Se avete dei consigli o dei dubbi scrivetemi: ornella82   @   msn.com.

Un abbraccio,

Ornella

 

17 Ago

18 agosto 1912: nasceva una scrittrice. Era Elsa Morante

elsa-morante-18-agosto

Romana, di origini ebraiche, Elsa Morante, nata il 18 agosto 1912, ha contribuito a rivoluzionare la letteratura italiana del Novecento.

La sua concezione dell’uomo, della storia e della poesia ha dato profondità a testi in prosa e in versi che oggi ci aiutano a osservare il mondo.

La critica l’ha innalzata e poi demolita, ma per molti Elsa Morante è la più grande scrittrice del secolo appena concluso.

Elsa Morante 18 agosto

Il 12 settembre alle 21 la ricorderemo a Ostia, nello spazio della Biblioteca Elsa Morante sul pontile del lungomare dei Ravennati, insieme a Sandra Petrignani, Giuliana Zagra e Leonardo Bonetti.

Ecco alcuni miei contributi sull’autrice:

elsa morante 18 agosto

 

La Biblioteca Nazionale Centrale la ricorda con una bellissima stanza che ricostruisce l’officina di scrittura dell’attico in via dell’Oca 27.

Ornella Spagnulo

02 Mar

Elsa Morante. Lettere

L’Amata. Lettere di e a Elsa Morante, a c. di DANIELE MORANTE, con la collaborazione di GIULIANA ZAGRA, Torino, Einaudi, 2012, pp. 663.

Elsa Morante lettere

Nella scelta di un titolo riuscire a rendere l’idea di un libro è un lavoro delicato: si butta qualcosa per dare spazio ad altro, si esalta un aspetto mentre si nasconde un tema importante. Ma il titolo ha sortito un effetto se riesce a incuriosire: e per questo carteggio L’amata è un titolo riuscitissimo, perché attira le lettrici e i lettori innamorati di Elsa Morante, nella promessa di ritrovare delle lettere piene d’amore verso la propria autrice prediletta. Fin dalle prime pagine, però, viene da chiedersi se la raccolta si sarebbe potuta chiamare anche in un altro modo, ovvero: L’amante. Non nel senso di colei che tradisce, ma nel significato antico di colei che ama (se non fosse già il titolo di un romanzo di Yehoshua, della Duras e di altri libri minori). Viene in mente allora un meno suggestivo Colei che amò, ma sarebbe stato decisamente troppo arcaico. È bello, in fondo, che il libro si chiami così, L’amata, ma dalla lettura delle lettere emerge una ben diversa realtà, molto più amara. Sia i romanzi che i racconti e le poesie della Morante sono stati lodati anche in alcune di queste lettere, è vero, ma la reale tristezza è che queste sono tra le sole lettere piene d’amore che si scorgono in queste righe.

Elsa Morante lettere

Dal carteggio pubblicato da Einaudi, Elsa Morante si rivela come una donna colma d’amore per il prossimo: un amore spesso frainteso, snobbato, non capito, lo stesso amore che, con più successo, riversava nei suoi romanzi. «Ma il segreto di tutto è che tu credi forse questo: che tu credi nel genere umano, ne hai ammirazione, senso della bellezza e eccezionalità umana: un modo raro, oggi, di guardare il mondo» (p. 290), le scrisse Italo Calvino a proposito del premiato L’isola di Arturo. Sì, i complimenti non mancarono per questa scrittrice che non rese gli altri, contemporanei e posteri, indifferenti al proprio passaggio nel mondo delle lettere. Ma dall’“amata” ci si aspetta di più, ci si aspetta una donna che sia stata amata e venerata, anche e soprattutto nella sua femminilità, umanità. Invece si trova una delusissima donna che si consola, scrivendo, dalla mancanza d’amore degli altri.

Fin dall’inizio del carteggio, si scorge un’Elsa Morante che non conosce argini nel proprio affetto, non conosce divieti – pensiamo all’amicizia con Luisa Fantini, disegnatrice e illustratrice. Le lettere firmate Elsa sono strabordanti dichiarazioni d’amicizia che finiscono con l’invio di un aiuto economico a vantaggio dell’amica Fantini, non certo l’unica elargizione di soldi a favore di amici testimoniata da questo carteggio, anzi. Le dichiarazioni d’affetto insomma venivano confermate spesso da azioni magnanime e più che amicali. In queste lettere in particolare, spedite presumibilmente tra il ’33 e il ’42, c’era un reale interessamento per Luisa Fantini, per il suo umore, il suo stato d’animo, per il suo lavoro e la sua esistenza, per poi arrivare al famoso invio di denaro molti anni dopo, nel 1965. Seguono le lettere del misterioso RTM, Richard, il fidanzato respinto che tanto galante non fu. Richard infatti ricoprì Elsa di insulti, offese che riguardavano addirittura la sua sfera professionale, e di cui abbiamo traccia. Diede alla Morante della «bugiarda» e della «puttana» (p. 82) ma lei lo perdonò cercandolo di nuovo, anche dopo il matrimonio con Alberto Moravia, per quello che sappiamo. Addirittura, nonostante tutti quegli insulti, fu la scrittrice invece a chiedere scusa a Richard (si presume nel 1957): per «una freddezza offensiva […] ti risposi con una lettera che sembrava piuttosto un bollettino ufficiale che una lettera d’amicizia» (p. 91).

Nel secondo capitolo del libro spicca la corrispondenza con il marito Moravia. Quasi tutte le lettere firmate dallo scrittore, molto placidamente, terminavano con un «Ti abbraccio», o con un «Con affetto», saluti che si addicono più a una conoscenza che abbia appena superato i limiti della formalità, e non a un marito appassionatamente innamorato. Verso il 1938, con tutt’altro stile, Elsa Morante gli aveva scritto: «Io vorrei avere i tuoi trent’anni e avere scritto quello che hai scritto tu. […] Io vorrei disperatamente essere te per essere te, forse solo così potrei dirti, entrare… Ma è difficile spiegarlo» (p. 137), una dichiarazione non tanto di amore, quanto di vera e propria venerazione. Poco più di dieci anni dopo gli lasciò le seguenti parole: «Vorrei poter lavorare davvero, o amare davvero, e sarei felice di dare a qualcuno o a qualcosa tutto quello che posso, purché la mia vita fosse compiuta finalmente e trovassi il riposo del cuore» (p. 147). Del resto, come tacere sul fatto che il carteggio tra i due sposi sia più che altro un rendiconto che ciascun coniuge fa dei propri spostamenti, e non uno scambio di lettere amorose? L’insoddisfazione della scrittrice era palese già nel ’38, a dir la verità, ben prima del matrimonio del ’41. In un abbozzo di lettera leggiamo: «Ogni giorno vedo degli esseri – e devo fingere che non m’importi di niente – e continuamente penso dove sarai, che cosa farai. Se a te importasse, non te ne saresti andato o a quest’ora saresti già tornato. Ma tu sei come un bambino, corri dietro a tutte le cose e mi sembra di vederti sulla piazza o sugli scogli. Corri dietro alla pittrice belga o a quelle due o all’altra di Anacapri, poi vieni e di nuovo scappi via» (pp. 138-139).

Le lettere più appassionate, però, furono senz’altro quelle indirizzate a Luchino Visconti. Il regista seppe tracciare un solco nel cuore della Morante, che ora si ritrovava pienamente nel ruolo di amante: da una parte con una relazione extraconiugale e dall’altra con la certezza, palese, di essere lei colei che amava, almeno all’interno di questa relazione. Le lettere di Elsa Morante al regista furono struggenti ricerche d’amore, mentre di Visconti non ci restano se non brevi messaggi. A contraddire l’apparente indifferenza di Visconti è la notizia, riportata dalla stessa scrittrice, che i due avrebbero parlato addirittura di avere un figlio insieme. Poi il nulla da parte di Luchino Visconti, mentre Elsa Morante gli scrisse e riscrisse bozze di lettere con minime variazioni, e di tanto in tanto fece parlare i gatti al posto suo, per invocare ancora il suo amore perso e cercare nuovi appigli. Sono carte strazianti, queste per Luchino Visconti, di un’intensità inaspettata.

Ma Elsa Morante sapeva essere anche dura nei giudizi: quando qualcosa non le piaceva, lo diceva senza mezzi termini. La schiettezza della scrittrice la portò a dare pareri negativi su autori come Natalia Ginzburg o Italo Calvino. Di entrambi apprezzava l’insieme delle opere, ma a ognuno seppe trovare un singolo difetto (nella fattispecie riguardo un’opera neanche mai pubblicata di Calvino, e a una commedia della Ginzburg).

Nel complesso, l’epistolario – corredato dalle meticolose e utili annotazioni di Daniele Morante e Giuliana Zagra – è una lettura più che interessante, per diverse ragioni. Consente di spaziare tra i più grandi intellettuali del Novecento italiano, conoscendone abitudini, idee, desideri e vizi. Permette di conoscere meglio le opere di Elsa Morante, perché ora ne sappiamo i retroscena e ne leggiamo i giudizi successivi, sia della stessa autrice sia di un nutrito circolo di lettori (e che lettori!). Ma poi questo carteggio apre anche ad altro: apre al mondo interiore di una scrittrice dal tono duro e dal forte cuore. Elsa Morante, che spesso si lamentò per la sua solitudine, aveva una carica di affetto che forse non trovava corrispondenze, e per questo si isolava in mezzo ai gatti.

Forse, il suo, fu un amore inadatto a raggiungere la felicità – amare senza essere ricambiati è una pratica frustrante e deleteria – ma utile, se così si può dire, per riempire di densità quel dolore che noi troviamo nei suoi libri. Forse non fu un amore abbastanza generoso, abbastanza concreto da saper ricambiare chi la amava, ma era un amore che sfarfallava in giro come una falena notturna e che aveva l’enorme difetto – difetto in questa società dove l’umiltà non è un valore e dove si accettano difficilmente le critiche – di dire sempre quello che pensava, anche a costo di criticare gli altri. Lei che, è vero, forse tanto umile non era. Ma Elsa aveva una consapevolezza di sé molto forte, e se la coscienza di sé stessa come scrittrice era alta, la sua opinione di sé stessa come donna era ben più triste (specie se prendiamo l’ultima parte del carteggio). Ecco allora che colei che amò chi non l’amava seppe scrivere (in una lettera a Wilcock del 1° ottobre 1967): «Insomma credo che la generosità e l’amore consistano nell’amare chi ci ama. Amare chi non ci ama è la cosa più facile del mondo, giacché chi non ci ama non ci chiede nulla» (p. 494). [Ornella Spagnulo]

Questa recensione si trova all’interno della rivista “La rassegna della letteratura italiana”, 2014, n. 2 (pp. 697-699).

Il pdf è qui: Academia.edu.

Elsa Morante lettere

10 Feb

La stanza di Elsa Morante alla Biblioteca Nazionale Centrale di Roma

Elsa Morante Biblioteca Nazionale Centrale

Ora Elsa Morante vive qui, ha una stanza nella Biblioteca Nazionale Centrale di Roma.

Qui ha sicuramente modo di continuare a scrivere le tesi di laurea degli altri a pagamento, di conoscere scrittori e artisti attraverso le loro biografie, di scrivere i suoi romanzi interminabili e di rispondere a tutte le lettere. Forse qui le mancheranno i suoi gatti e il camino. Ma di sicuro riceverà molto amore.

Vicino a lei, si alterneranno altri scrittori del Novecento, da D’Annunzio a Pirandello, da Ungaretti a Montale, a ricomporre la storia di un secolo appena terminato e già così lontano (o troppo vicino?).

Gli arredi della stanza sono proprio quelli dello studio di via dell’Oca 27. Sulle pareti, oltre ai libri, i colorati quadri di Bill Morrow.

Alcuni manoscritti sono incorniciati, messi sotto vetro.

L’archivio Morante è considerato uno dei fondi più importanti a livello internazionale.

“L’archivio appare come la testimonianza di quanto la scrittura sia per Elsa Morante una esperienza totalizzante, sovrapponibile alla vita stessa, dove va a confluire interamente e si trasfigura il suo vissuto”, scrive Giuliana Zagra.

Le stanze di Elsa

19 Ago

Per questa estate, le ferie sono finite

E si ritorna piano piano ai propri mestieri. Io ritorno agli studi del dottorato e mi sono data già un calendario da rispettare: lunedì Macrì, martedì Morante, mercoledì Scrittori bipolari, giovedì e venerdì letture libere. Sul prossimo numero della “Rassegna della letteratura italiana” uscirà un mio articolo sul carteggio di Elsa Morante, L’amata. A fine settembre, interverrò al nuovo numero di “Viva. Rivista in carne e ossa” che si terrà al MAXXI, e parlerò di Alda Merini (per questo vi avevo lasciato a luglio con una sua poesia, sul blog). Del mio prosimetro sulle Città Invisibili uscirà un estratto su un volume a cura degli organizzatori del Seminario dei Dottorandi di Tor Vergata. Quando ne saprò qualcosa di più, ve lo farò sapere.

Quest’estate la mia lettera aperta agli editori ha ricevuto una risposta dalla casa editrice emergente Sillabe di Sale, che mi ha invitato a interessarmi al suo sito.

Tornare qui a casa da sola tutto il giorno fa un certo effetto disperante. Non che non abbia cose da fare, ma di certo è più bello condividere, uscire e viaggiare.

La Biblioteca Nazionale Centrale, dove conto presto di fare tappa, riaprirà il 25 agosto con orario fino alle 13:30 e dal 1° settembre a orario continuato. Roma è ancora semivuota.

Ornella Spagnulo