14 Giu

Beati i giornalisti, perché di essi è il regno dei cieli

Odoardo Focherini sarà il primo giornalista italiano riconosciuto beato dalla Chiesa, sabato 15 giugno, domani, a Carpi, vicino Modena.

In un clima di negazione della vita che esasperava l’individualismo – come abbiamo letto in Primo Levi, Se questo è un uomo – il giornalista Odoardo Focherini divideva la sua razione di cibo quotidiana con gli altri detenuti. Era il numero 21518 nel lager di Hersbruck.

Scriveva per “Avvenire d’Italia” che, insieme al quotidiano “L’Italia”, fece nascere l’attuale Avvenire.

Odoardo Focherini insegnava religione e fece parte di una rete clandestina che aiutava gli ebrei a scappare dai campi di concentramento: procurava documenti falsi. Fu arrestato per ordine della polizia nazista e morì a 37 anni a Hersbruck, in Germania, ferito alla gamba durante i lavori forzati e lasciato morire di setticemia.

Vicino alle figure dei primi giornalisti cristiani che ricordiamo, gli evangelisti, salvò 100 persone durante le assurdità della seconda guerra mondiale.

Più di così non si può amare, di Giuseppe Bellodi, racconta nei dettagli la storia di questa straordinaria persona che non solo lottò per la giustizia, ma sacrificò se stesso per salvare altre vite. Un vero martire cristiano.

Lettera sugli ebrei di Odoardo Focherini

Da un dialogo al carcere di Bologna con il cognato:

 “Se tu avessi visto, come ho visto io in questo carcere, cosa fanno patire agli Ebrei, non rimpiangeresti se non di non averne salvati in numero maggiore”

Ornella Spagnulo

(post fuori programma)

Articoli simili  Don Andrea Gallo: tieni i tuoi occhi pieni di luce nei nostri pieni di lacrime

C’è una coperta per i barboni?

04 Giu

Cronaca di una convivenza. La riunione di condominio

Quando non c’è, la casa reclama la sua presenza, quando c’è miracolosamente è uguale a prima. Mi chiedo se è vero che dobbiamo essere tutti fratelli. Allora perché alcuni ci spingono nel baratro? Dovremmo porgere l’altra guancia per dare retta a chi ci fa sbagliare? Non è stato solo il prete, no, e queste mura mi sembrano stupide adesso: come al solito me ne andrei. Con Daniele stavolta. Lasciando questa casa a una coppia nuova, che non sentirà il soffitto che pesa sulla testa e il pavimento che vacilla la notte. Colpa del treno che passa qua sotto. Non riesco a curare neanche le piante, spero che piova tutti i giorni così la pioggia le annaffierà. Sono mortificata però continuo a credere che non sia colpa mia. Ognuno viene punito con torture diverse. Chi lavora 20 ore su 24, chi è completamente solo, chi un giorno ha conosciuto l’alcol e non s’è staccato più, chi vomita tutti i santi giorni…

Non è da me essere pessimista, ma sono stata ottimista per un anno e mezzo, quasi due. Si sa che le maree annegano tutto. Non ho più la sua fiducia. Aspetto il ricambio delle maree, sperando che l’unico uomo che sia mai riuscito ad amarmi (ce ne vuole di pazienza per amare me), abbia anche la pazienza di ritrovare la fiducia.

A casa fa freddo, non basta il pigiama con i pantaloncini, di nuovo due coperte sul letto. Le odio perché non lo coprono fino in fondo, è un letto più grande di quelli normali e l’enormità adesso mi irrita, perché non serve. Piccolissime ferite mi fanno piangere e addormentare prima del solito. Ormai ho capito che non mi è chiesto di vivere la fede in maniera integrale. Faccio due conti, e stasera c’è anche la riunione di condominio.

Se il vecchio vicino mi chiederà perché ho tolto la striscetta bianca dal mio citofono, gli dirò che mi piaceva il cognome che c’era sotto, che tornerà con me presto, solo che non so quando. “Stia attenta, è pericoloso portare un uomo in casa, lo può fare solo se porta questa al dito”, indicando l’anello d’oro. “Io la fede ce l’ho anche se non la porto. Ho questo ciondolino con la Madonna al collo, le basta?”.

Infine, stasera sorvolerò la riunione di condominio, tanto di accuse e litigi ne ho abbastanza. Andrò a prenderlo quando stacca da lavoro.

“Vuoi mangiare fuori?” mi ha chiesto

“Voglio stare con te”. E per le decisioni del condominio mi affiderò alla volontà della maggioranza.

Cronaca di una convivenza.  I gamberi.

Cronaca di una convivenza. Lo specchio di Kundera.