24 Ott

Se il più grande diversivo

Se il più grande diversivo

è prepararsi una tisana al tiglio

vuol dire che qualcosa qui non va.

Sono chiusa

come un’ermetica scatola piena

di ricordi e vecchi incubi.

E se il fidanzato, come dice,

andrà fuori un mese per lavorare

(si è fatto oggi il vaccino per la febbre gialla)

allora la mia persona dovrà trovare

qualcosa da fare, di cui occuparsi,

nei ritagli vuoti del tempo.

E se tutto questo

mi pesa addosso e mi toglie il respiro

vuol dire che non amo tanto male, io

e che un giorno

sarò scagionata anch’io

per avere amato tanto.

Ornella Spagnulo

21 Mar

Pensiero e realtà n. ho perso il conto!

Non poteva fregarmene di meno della giornata internazionale della poesia – tanto per chi è poeta la poesia è il pane, la vita di tutti i giorni. Non me ne poteva fregare nemmeno niente di continuare a cercare una “visibilità” per emergere, un modo per agganciare gli “esperti” del settore, sempre pronti come facevo anch’io a criticare, a bollare, a denigrare (se mi passate il termine antico).

Oggi sono andata a correre e nell’Ipod, regalo del mio amore, avevo messo due canzoni di Elisa. Oggi mi è capitata una di queste: “è pur sempre bellissima un’emozione”, comincia così. E ho pensato a tutti i critici musicali che odiano Elisa o semplicemente la ignorano cercando cantanti più raffinati o incompresi, più d’elite, che li facciano sentire più critici esperti perché al pubblico non è dato di apprezzare certe raffinatezze, e mi viene da pensare a Jane Austen.

Ma sono tornata a scrivere grazie all’aiuto provvidenziale di Katia e del suo compagno, che, scrive nel commento al mio post precedente, ultimo e sperduto fino a pochi momenti fa, amavano leggere tutte le sere sul loro divano bianco (come il nostro) i riassunti della nostra vita intima.

 

La coincidenza – a cui non credo, credendo in qualcosa che sta decisamente Oltre – vuole che oggi sia anche il ritorno della Primavera, il ritorno della vita. E per festeggiarla mi sono ritagliata due pause dal lavoro (che, por fin, ho trovato ma ancora non frutta soldi). La prima pausa è stata concedermi lo yoga prima di pranzo. Con il sottofondo del canto dei delfini – “guaritore”, si dice – mi sono rilassata concentrandomi sul mio corpo e sul respiro, come ho imparato a fare 2 anni fa.

Il sole però mi ha chiamato fuori casa per una corsa al parco qui sotto. Sono scesa con gli auricolari alle orecchie dopo avere scritto al mio fidanzato al computer: “Amore / vado a correre”, e lui mi ha risposto “Va bene principessa”.

 

Poi stavo tornando verso casa e ho incontrato una vecchia signora, che da giovane era molto bella e faceva l’attrice, l’avevo conosciuta in ospedale sempre 2 anni fa, più o meno, l’ho salutata e ci ha messo un po’ a riconoscermi ma è stata contenta. Mi ha offerto un succo di frutta al bar e chiesto di farle compagnia per qualche passeggiata di tanto in tanto. “Va bene” ho risposto, dice che può pagarmi ma non mi sembra il caso. “Facciamo colazione insieme al bar”, le ho detto. Mi chiamerà prima di Pasqua.

 

E alla fine, è sera, è tornato il mio fidanzato e a me non piace pensare al mio corpo o parlare del mio corpo in termini volgari o sessuali, però mi ha fatto i complimenti perché dice che le tette sembrano più gonfie e rido ancora per questa annotazione. Prendo coscienza che a Primavera anche il corpo sta cambiando.

 

E se gli sbalzi d’umore mi spaventano, mi mettono in allarme, non riesco però a porre fine a questa voglia di tornare a essere davvero io, senza sovrastrutture, dimenticando come mi vogliono gli altri, cercando di seguire il Vangelo e di essere felice.

 

Tra i miei pensieri della giornata, c’è stato questo: “Sana, malata, in carriera, disoccupata, mi basta che ci sia l’amore”.

 delfini

15 Gen

Realtà n. 32

farfalla

In questi giorni mi sento felice. Sarà stata la visita della zia (‘ti sta bene quella casa attorno’, ‘vi volete bene tu e Daniele, si vede’, ‘ora tutte le mattine, quando ti svegli, puoi pensare “Sono felice”’). Sarà stato che abbiamo ritrovato un benessere economico (il fidanzato riceve il suo regolare stipendio e io una quota mensile di affitto), quindi possiamo andare di nuovo a cena fuori e a fare acquisti. In parole povere siamo tornati a raccogliere frutta e verdura e ad andare a caccia nella giungla metropolitana del 2000. Sarà che le energie non sono tutte riversate su queste quattro mura, e ho imparato a stare in silenzio senza l’ossessione della tv accesa in ogni momento. Televisione che ho odiato per una decina d’anni e con cui mi volevo rappacificare, con programmi cadenzati – Cuochi e fiamme, Scrubs, Real Time –. Sarà che ieri abbiamo festeggiato un anno di fidanzamento! Siamo stati molto fortunati: abbiamo realizzato il sogno di vivere insieme in pochissimo tempo e siamo certo più innamorati di un anno fa, della scorsa primavera, della scorsa estate e dello scorso inverno.

Di fronte alla felicità ci sono due possibili modi di comportarsi: fare finta di niente e nasconderla per evitare le ovvie invidie, o sbandierarla e condividerla, come sta scritto sulla Bibbia. Tra fratelli ci si racconta tutto. L’invidia è un problema di chi è invidioso.

Allora: togliendomi i vari sensi di colpa verso chi ci avrebbe intrappolati volentieri in relazioni instabili, facendo una pernacchia a chi non ci credeva capaci di questo (vecchi amici/nemici, vecchie amiche piuttosto: non tutte attirano sanguisuga in maschera come è capitato a me), e ringraziando con un sorriso tutti quelli che hanno avuto compassione di noi quando non avevamo niente, quando non eravamo niente se non solitudine e malinconia, descrivo la festa di ieri sera.

Non sono una ragazza multitecnologica, amo il mio Mac perché ci scrivo e guardo meno all’apparenza e più all’utilità. Ieri però mi sono innamorata dell’Ipod Touch che mi ha regalato Daniele. Una specie di computer portatile con canzoni, Internet wi-fi, messaggi gratis, calendario, sveglia, fotocamera, video…me la rido fra me e me. È bianco, con la copertina viola. Leggerissimo come una piuma e di più. Per ricambiare (sapevo già del regalo da qualche giorno), ho preso un maglione blu per Daniele e un portachiavi dello stesso colore, una chiave a forma di cuore. Ho preparato il salmone al forno e dei piccoli rustici con caprino e wurstel. Sulla tavola c’erano due mini tubi di Baci al cioccolato bianco e un mazzo di fiori tra gerbere, gigli e fiorellini olandesi. Due candele accese e un po’ di sassi attorno.

Volevo fare una fotografia alla tavola ma me ne sono dimenticata. Questa mi varrà come fotografia.

Voglio abituarmi alla felicità, credere di meritarmela, accettarla, moltiplicarla. Ho sofferto troppo in passato e avevo l’anima tutta bucherellata da tarli e insetti, piena di buio e di rancore.

A otra cosa, mariposa!

08 Gen

Pensiero e realtà n. 31

Qualche volta avrei voglia di parlare senza dire niente. Non essere costretta a dire solo la verità, sempre la verità, lo giuro: eppure è la sola cosa che riesco a dire. In assenza di questa, taccio convinta che la verità trapeli anche col silenzio.

Amo Daniele e mi ama. La casa comincia ad avere il nostro sapore, e ora il mobile per la tv è pieno di oggetti che ci rappresentano: un attestato e una foto di Daniele, i suoi liquori e i miei libri. La mia macchina fotografica esposta nella vetrinetta, non la uso da molto, un’altra foto – stavolta mia – incorniciata da due coccinelle d’argento. Un veliero costruito dal mio fidanzato e i miei libri di cucina, uno di sua madre, uno di mia madre, uno comprato e uno regalato dalle amiche di Madrid. Piatti che non penso preparerò: al fidanzato non piace la cucina forestiera, a parte quella giapponese.

Una scia di candele colorate sta sopra lo scaffale e due brevi scie di sassi riposano a lato della tv. Sono soddisfatta ma vorrei più colore. Degli amici ci hanno fatto notare un mese fa che la casa risultava troppo fredda e bianca. Stiamo per acquistare le tende, le abbiamo scelte rosse di velluto. Sembreranno un dolce sipario.

La mia vita oggi si traduce in ordine e pulizia, piano suona la radio: ‘I’m not the only one’. E allora penso che non sono l’unica ad amare – e ad odiare. Non sono l’unica che è stata ferita e ricompensata dalla vita e non sono l’unica che non trova divertente caricare la lavatrice. L’albero di Natale è da disfare, e non lo trovo divertente. Per un attimo vorrei tornare al tempo in cui avevo un gruppo di amici veri – sembravano veri – e ridevamo e cantavamo e perdevamo tempo. Ora ho poco da dire al mio fidanzato: praticamente tutto. Ma dirsi che domani verranno a montare l’armadio non ha senso, dirsi che stasera passa mia zia è noioso, vorrei dirgli qualcosa d’importante e gliel’ho già detto: l’amore si rinnova ogni giorno ma le parole restano le stesse.

In un momento scoraggiante, quasi di disperazione, sono tornata a scrivere qualcosa di poetico però la vita mi vuole allegra e torno alla prosa.

Siamo stati 3 giorni fuori. Il secondo è stato favoloso: abbiamo girato per la città di San Francesco pervasi da un senso di gioia esaltante. Abbiamo mangiato divinamente. Daniele mi ha permesso di visitare la chiesa e gli affreschi senza fiatare.

Al ritorno in agriturismo siamo passati da Perugia e siamo ritornati alla materialità. Mi sono lasciata tentare da una liquidazione di abiti firmati e ho comprato 4 articoli a 100 euro. Il fidanzato mi ha consigliato e aspettato.

La vacanza è stata troppo breve e non voglio ricordare quanto abbiamo rischiato la vita all’andata, quando la nostra montagna umbra si è coperta di una nebbia spessa e arrabbiata con noi. Andavamo pianissimo e io dicevo le preghiere.

Io e lui nella casa dell'amore

23 Dic

Pensiero e realtà n. 30

Il Natale è arrivato praticamente e io mi sento del tutto impreparata. L’albero è acceso, il presepe creativo installato – ho usato la forma del pandoro Bauli di cartone per fare la casetta della Sacra Famiglia, come a dire: ricordate, sotto il pandoro c’è Gesù, è questo il significato del Natale. Ma non so quali altri significati dare al Natale, visto che sono ancora tanto lontana dal segreto dell’amore.

 

Questo è il primo, anzi, il secondo Natale che passo in compagnia di una persona che mi ha saputo mettere i piedi per terra. Prima volavo, presa da mille cose, mi stranivo per niente e mi infatuavo di fantasmi, Vip e artisti scarsi. Non avevo nessuna autostima. Così cercavo qualcuno, accanto, che brillasse di un valore aggiunto. Non mi bastava un banale essere umano. In Daniele amo tutto, amo la persona, il sentimento, le fragilità, amo le idee che odio e  tutto quello che non sono. È molto più abile di me nelle pubbliche relazioni; ormai parla anche più di me con i miei amici. I miei ex amici, ora i nostri amici.

 

Quello che dico a me stessa è che per riscattarmi, per non essere più in debito verso chiunque per tutto questo amore, dovrei essere amica di tutte le persone che esistono su questo pianeta. Morti inclusi. Invece non mi ci vuole molto per etichettare, come al solito, come facevo prima o forse di più.

 

A volte sono verde di rabbia per la gelosia, perché mi sento in disparte. Non succede spesso. Sabato sera abbiamo litigato. È vero: non mi piace stirare le camice.

 

Non mi piace neanche fare le lavatrici, perché abbiamo la lavatrice in balcone e io prendo freddo. Cucino, però, e non male. Tengo più o meno in ordine la casa, passo la scopa e lo straccio, ogni tanto. Questo non basta per riscattarmi. Dovrei fare molto più di così. Almeno stirare e lavare bianchi, colorati, capi neri eccetera.

 

Stamattina ho ricevuto una telefonata benaugurante da una persona. Si tratta dell’ambito lavorativo. C’è un progetto e crescerà: dopo la Befana tornerò a lavorarci. Abbiamo trovato una persona valida a cui affittare l’altra parte della casa. Lavora molto e risiede fuori Roma. Sono già meno preoccupata di prima, sull’argomento.

 

Oggi nel pomeriggio, dopo una scorpacciata di carne al sangue (non sono vegetariana) in un ristorante in cui eravamo stati 4 mesi fa, abbiamo incontrato un mio amico. Ci ha regalato una splendida cornice in legno. Daniele non vuole essere fotografato, così non so cosa ci metteremo dentro, però è stato un bel pensiero. Noi gli abbiamo portato una confezione di biscotti al cioccolato. La sera a cena è venuta una mia amica, le abbiamo regalato un piccolo albero di Natale in vetro e lei a noi una Stella di Natale.

 

Daniele mi prende la mano, stiamo sul divano, e mi dice: ‘ti amo’, ‘eh?’, ‘ti amo’, ‘sì?’. ‘tantissimo’, dice il fidanzato e mi sento squagliare dolcemente, peggio che il cioccolato, peggio che il caramello. Sta giocando con un videogioco, ora brucia tutti gli alieni. Vicino a noi ci sono il cane e la papera di peluches. Il cane me l’ha comprato da I., me ne ero innamorata, la papera stava seduta sul seggiolino della sua automobile prima che arrivassi io.

 

17 Dic

Realtà n. 29

Ci sono vari modi per abbassare l’umore e uno di questi è avere problemi di salute. Ma almeno non penso all’umore: penso solo alla salute. Mi sono sottoposta alla “bruciatura” per un virus. 500 euro, anestesia locale. Un’infermiera e una ginecologa guardavano dentro la mia intimità, la chirurga infilava qualcosa per tagliare, e dopo qualcosa per bruciare. Ho scelto di tenere gli occhi chiusi e una caramella in bocca durante l’operazione. ‘come va?’, ho risposto ‘bene’ finché ho potuto. Verso la fine ho cominciato a sentire i dolori: ‘sono gli ultimi 30 secondi’. Mi ha infilato una garza dentro e non riuscivo neanche a stare seduta. ‘toglila stasera’, ha detto prima, poi: ‘toglila subito se ti fa male’. Brutto. Ho tolto quella garza, sarà stata lunga un metro. Era orribile vedere che da lì usciva un pezzo di cotone che non finiva più. Ero in bagno, ho chiesto conforto al mio compagno che dalla cucina mi rispondeva: ‘cosa posso fare?’, ‘niente, dimmi solo qualche parola dolce’.

 

È vero, abbiamo noi e per me è la cosa più potente e bella che potevo avere. Certo, non possiamo fare l’amore per un mese, lui si dovrà prendere una pillola, io devo fare la lavanda tutte le sere e poi dovrò mettere anche degli ovuli. Posso indossare solo mutande bianche. Se la ferita dentro si infiamma sono cazzi. E pensare che subito dopo l’operazione volevo andare al centro commerciale: ‘non è il caso’, ha detto la chirurga. Mi ha trasmesso affidabilità. Sia lei che la segretaria questa volta sono state tanto gentili con me, perché a un certo punto stavo quasi per svenire e mi hanno preparato un tè caldo. Era aromatizzato alla cannella e avrei voluto chiedere il nome di quel tè, per poterlo comprare. Ma era abbastanza forte e probabilmente si trattava di un Earl Grey, così ho deciso di non chiederlo, sia perché non era il momento di annotare marche o nomi di infusi, sia perché se avessi saputo con certezza che era un Earl Grey la notte non mi sarei addormentata. Invece, il bello di questi dolori è che sia ieri che sabato sera mi sono addormentata senza bisogno di medicine, né sonniferi né Valeriana.

 

Il fidanzato è un amore. Di sua iniziativa, ha fatto la spesa e due lavastoviglie. Ha preparato la pasta e spazzato per terra. C’è stato solo un momento di nervosismo, ieri sera, in parte colpa mia perché non ce la facevo più con “Star Wars”. Non avevo mai visto prima “Guerre Stellari” e la convalescenza non è un buon contesto per sottoporsi alla visione di alieni e mostri che parlano un’altra lingua. Di sicuro un bel film, mi ci sarei dedicata volentieri ma ho ricordato quando portai a mio padre in ospedale il romanzo “La metamorfosi” di Kafka. Papà si era appena operato all’orecchio. ‘è orribile’, mi disse, e ci rimasi molto male. Anni dopo ho capito il perché. Quando si ha bisogno di essere rassicurati è quasi meglio la paraletteratura – e il paracinema – rispetto ai film e ai romanzi veri e propri. I libri e il cinema possono tirarti dei cazzotti e quando sei convalescente non sei pronto a ricevere pugni.

 

Venerdì sono stati qui i reciproci genitori. Si erano incontrati, senza farlo apposta, sotto casa, al citofono. Abbiamo mangiato tanto, mi hanno fatto i complimenti per la torta salata e il dolce. Avere persone intorno che appoggiano il nostro amore è importante, aiuta. Ma vorrei che non fossimo pronti a litigare per la minima sciocchezza. Diamo il meglio di noi. E diamo il peggio. Daniele ha appena telefonato, che arriva tardi. È strano ma non dispero ad avere momenti solo per me stessa. Perché non chiamo più i miei amici e non voglio che Daniele resti solo a casa? Siamo qui da quasi 3 mesi e non cambierei niente. Mi capita di pensare a quando tutto questo sarà ufficializzato. ‘voglio l’abito da sposa’, mi è scappato l’altro ieri. ‘tu vedi troppa televisione’, mi ha rimproverato. Vero: mi sto facendo una cultura sui modelli di abiti nuziali e sui prezzi di pranzi, bomboniere e dintorni. Tutto comodamente seduta sul divano. Vorrei vedere meno televisione e avere un lavoro. Spero che il progetto andrà in porto, per ora stiamo in stand by, con le vacanze che intercorrono. ‘prima o poi troverai un lavoro’, dice un funzionario del Caaf, amico di mio padre.

 

06 Dic

Pensiero n. 27

senzatetto

In questi giorni il nervosismo si alterna alla felicità con la velocità di un puma non addomesticato. Persone del passato ribussano alla porta della mia esistenza, alcune portando nuovamente gioia e felicità, altre ricordandomi tutto quello che non ho fatto, tutto quello che non ho vissuto.

 

Ed è così che rimetto mano a un testo che ho scritto due anni fa, i caratteri sono 420.000 ma lo voglio ridurre a circa 250.000 per partecipare a una specie di concorso, più una selezione che un concorso. Non penso che vincerò però almeno mi sarò tenuta occupata.

 

Ho talmente tante cose scritte, sono così tante che le costringo a restare mute. Non sono brava nelle pubbliche relazioni. Non sono brava a cambiare le mie idee per rientrare negli standard per minorati. Le idee no, ma le battute sì. Lo farei non solo per ridare voce al mio testo, ma anche per snellirlo e per togliere tutti gli orpelli che non mi piacciono, tutte le frasi che mi fanno vergognare.

 

Intanto, mi vergogno da sola se penso a come ho trattato male, in passato, certe categorie di persone, anche le donne. Ho trattato peggio le donne che gli uomini ed è per questo che da un grande uomo mi sta arrivando tantissimo amore e da tante donne, per lo più sconosciute, provengono invidia, esclusione e maleducazione.

 

Ma non mi piace parlare di massimi sistemi. Preferisco le cose, le azioni, le descrizioni. Le piantine stanno qui davanti, fuori dalla porta-finestra, fanno da vedette, da ancelle e da guardiane. Sono illuminate dalla luce. Due piante grasse dotate di fiori (rosa scuro e chiaro), un rosmarino timido, appena comprato, sottile, una pianta di bacche rosse e una che non ho la più pallida idea di come si chiami, ma che deve stare all’ombra e dev’essere annaffiata una volta a settimana. Dall’altro lato la nuova viola del pensiero. Nuova rispetto a quella che mi regalò tempo fa uno scrittore/editore – a me come a tanti altri scrittori e giornalisti – durante una presentazione. Questa pianta gode di ottima salute e mi è stata regalata dalla mamma del fidanzato.

 

Ora devo andare all’ufficio anagrafe a far mettere un timbro sulla mia carta d’identità – scaduta da diversi mesi. Si stava bene senza documento d’identità: il mio stato poteva cambiare da libero a impegnato e il mio lavoro da libera professionista a dipendente. Ma c’è ancora tempo per far succedere cambiamenti nella mia vita, così farò solo prorogare la scadenza della carta che avevo – con una foto che sembra di un secolo fa – per poi rifarla daccapo solo al momento in cui vorrò espatriare.

 

La lavastoviglie in azione mi culla con il suo lento sciacquettio. Un segnale acustico ripetuto mi avverte che i piatti sono puliti. Stamattina sono andata al mercatino perché mia zia di Treviso mi ha fatto arrivare 100 euro da parte dei miei genitori, a Napoli per il battesimo. Così ho preso varie cose all’usato e devo fare la lavatrice. Una maglia, due pantaloni, una gonna, 3 gambaletti, un paio di orecchini e un paio di scarpe. Tutto alla modica cifra di 40 euro. Gli altri soldi li terrò da parte.

 

Propongo delle promesse al fidanzato: ‘quando saremo ricchi, ci iscriveremo per fare beneficenza alla Croce Rossa?’. Ma sarebbe già tanto riuscire a pagare l’IMU e magari una donna delle pulizie da far venire una volta a settimana – quella di mia madre andrà benissimo, Lucia -. Forse tornerò a dare monete agli zingari, anche se il fidanzato mi sta quasi convincendo della non-necessità di questo gesto. Continuo, però, a coltivare una segreta benevolenza verso i barboni. Il fidanzato si comporta bene con tutti ma è riluttante ad accogliere le minoranze. Io invece ce l’ho con tutti ma amo i bisognosi, i poveri, gli sconfitti. ‘se ti farò stare bene, avrò smaltito tutte le mie colpe’, dice il fidanzato.

 

 

03 Dic

Realtà n. 27

casa

Il weekend è passato senza dire niente e ha portato via la tempesta che ha colpito mezza Italia, con picchi su Taranto (la mia città natale) e Toscana (la regione dove ho vissuto l’adolescenza). Roma è tornata sorridente, con il sole, ma si sta già facendo buio. Sono le cinque del pomeriggio e sto cercando di prenotare telefonicamente le ‘bruciature’ – un sistema per eliminare un’infezione ginecologica post anestesia locale e day hospital. Ma la maggior parte delle donne odiano me come io odio loro, anzi no, di più. La segretaria dell’ospedale XX vorrebbe obbligarmi a ripetere una visita che ho fatto due giorni fa, con esame dolorosissimo (colposcopia); le spiego che non ha alcun senso perché ho appena speso 90 euro e varie imprecazioni per l’esame, così mi consiglia di richiamare domani mattina, perché lei non se ne intende ma magari la caposala sì. Ho avuto giusto il tempo di chiedere l’orario più specifico e l’analfabeta, senza rispondere, ha riattaccato.

 

Io non ho parole. Nella stessa dolorosa giornata di sabato è tornata una coppia per vedere la casa con la luce del giorno. Finché parlava con me, settimana scorsa, la ragazza, per quanto mi stesse simpatica, non mostrava nessun entusiasmo su niente, anzi criticava il pavimento e diceva: ‘ci dobbiamo pensare’ e guardava il fidanzato. Ma li ho fatti tornare nel weekend perché così conoscevano il mio compagno, mi sembrava il caso, ecco. La ragazzetta quando ha sentito che il mio uomo fa il sistemista informatico si è esibita in urlettini da assoluta deficiente: ‘uh, allora mi aiuterai! Avrò tanto bisogno di te! Che bello, sai io studio ingegneria e mi servirebbe molto un informatico’. Il mio ragazzo per fortuna ha imparato a conoscermi e per rimanere sano e salvo ha detto: ‘quello che faccio io non c’entra niente con l’ingegneria’.

 

Ma io mi chiedo: come si fa a introdursi nell’appartamento di una coppia per affittare una stanza e comportarsi senza il minimo rispetto o contegno emotivo? Dovremmo condividere lo stesso tetto, secondo te io ti faccio venire a casa mia con il rischio che tu bussi alla mia porta per farti dare ripetizioni dal mio fidanzato? Io non ho parole.

 

Forse sono io che ingigantisco, e questo dolore ginecologico peggiora il mio stato d’animo. Ho capito che non mi devo arrabbiare perché altrimenti mi prendono le fitte là sotto. Quando Daniele ha saputo l’esito della visita si è innervosito parecchio: ‘non voglio che stai male’, mi ha ripetuto tante volte. Ma mia zia – che ha avuto la stessa infezione quando era incinta – e mia madre – idem stessa cosa, solo io in famiglia ho preso questa infezione senza aspettare un figlio – mi hanno assicurato che il più del dolore è l’esame, che le cosiddette ‘bruciature’ non fanno poi male.

 

Il Natale arriva prepotente e non ce la faccio più. Mi sono stufata di pensarci. So solo che sarà difficile riuscire a fare dei regali – gli unici che non elimineremo saranno quelli per i nostri genitori – e che tra due settimane si farà una cena qui così che la mia mamma e il mio papà conosceranno la sua mamma e il suo papà.

 

23 Nov

Pensiero n. 25 (dicembre)

Il calendario segna la fine di novembre. Uno dei mesi più brutti, se si conta che ospita la ricorrenza dei morti, che è buio e fa freddo; le giornate non durano granché. Per quanto mi riguarda, preferisco dicembre o marzo, aprile, maggio o ancora giugno, luglio, agosto… ottobre. Ma ad agosto tante volte mi sono annoiata e settembre è un momento di passaggio che di solito vivo con un po’ di preoccupazione. Quest’anno è andato diversamente, visto che si progettava la futura convivenza, iniziata un mese e mezzo fa.

 

Dicembre è bello tutto intero. Il freddo si fa secco – non umido, come a ottobre – e le strade non sono più luoghi di solitudine, ma sembrano motivi di aggregazione: caldarroste, raccoglitori di firme per associazioni di volontariato, addobbi natalizi dentro le vetrine dei negozi che invogliano ad entrare…Anche quei 20 metri quadri con merce esposta e relativi cartellini, anche quelle persone che quando salutano lo fanno solo per convenienza – perché è il loro lavoro – e la loro missione è puntare al tuo portafogli, ecco anche quegli oggetti (vestiti, soprammobili, profumi, caraffe per l’acqua, tovaglie, cellulari e porta-cellulari) che spesso non sono altro che derivazioni dell’ego – oppure sono merce utile ma sempre e comunque merce senza anima, senza respiro, in fondo non sono nemmeno piante o animali -, anche tutto ciò acquista toni diversi. E gli oggetti barra soldi, nati per disgregare, salgono sul trono della solidarietà perché la gente non compra più troppo per sé e niente per il prossimo, ma compra tanto e solo per gli altri perché Natale vuole così.

Prima, fino a 24 anni, il 25 aspettavo di poter aprire i pacchetti e mi domandavo curiosa e felice cosa ci fosse dentro. Adesso mi interessa regalare qualcosa che possa far piacere ricevere. Ma questi sono solo pensieri, infatti se non trovo un lavoro decente entro pochi giorni, a Natale non potrò fare neanche un regalo. Allora davvero ricorrerò ai negozi di “Tutto a mezzo euro” per soddisfare con un budget di massimo 10 euro le più importanti dimostrazioni di affetto.

 

Oggi vado in banca, i miei genitori mi hanno regalato, appunto, qualche soldo da mettere nel conto. Ma il primo di dicembre ho appuntamento dalla ginecologa per un’analisi e questo appuntamento dimezzerà le mie risorse finanziarie.

 

Qui fuori, davanti ai balconi, è ancora un cantiere ma le ringhiere sono state ritinteggiate di rosso.

 

A volte perdo la fiducia nella mia maniera di schiacciare il tempo e le avversità. ‘non so se sono brava a scrivere’, dico al mio amore. Faccio finta di voler mollare tutto, però cambio opinione quando il fidanzato mi incoraggia e mi dice di proseguire.

 

dicembre

 

 

 

21 Nov

Pensiero e realtà n. 24

convivenza amore

Due cuori, una casa e la crisi economica

La mancanza di soldi si fa sentire. Agli sperperi di un mese fa si è contrapposta un’imprevista austerità. Niente lavoro per me, almeno per il momento. Ieri, però, ho steso un progetto per un socio dell’agenzia di comunicazione dove avevo lavorato quest’estate. Ero più bella mentre scrivevo.

 

Il fidanzato tornato a casa mi ha chiesto: ‘dove cazzo sei andata?’

‘perché?’

‘ti sei truccata

‘no, veramente ho solo sciolto i capelli’.

 

L’economia di questi tempi presuppone: a) che io non compri niente per me; b) che io non compri più niente per la casa; c) che la sola spesa ammessa e concessa da e per entrambi sia quella al supermercato la domenica; d) che io usi il cellulare solo per ricevere le telefonate; e) che il mio ragazzo non faccia più l’assicurazione alla sua bella auto, parcheggiata ancora e ferma a casa dei suoi genitori; f) che io mi scervelli a più riprese cercando un modo per fabbricare gli addobbi natalizi per conto mio – anche se la mia manualità non è il massimo o è scarsa; g) che non andiamo a cena fuori, né accettiamo inviti a cene fuori; h) che il fidanzato, poverino, si porti il panino al lavoro, invece di pranzare con i colleghi in un ristorante; i) ancora Natale: i regali per gli amici saranno pensierini da un euro presi da qualche negozio cinese; l) ogni tanto riceviamo cinquanta euro – da suo padre o da mia madre – anche se abbiamo già ricevuto moltissimo e a dire la verità ci vergogniamo un po’; m) che io debba presto chiudere il conto corrente – ho ricevuto stamattina la telefonata della banca: o lo chiudo o lo chiudo, perché altrimenti servono circa 1000 euro per mantenerlo; n) che non so come faremo a pagare il divano a rate – forse verranno e ce lo porteranno via? Oppure bisogna trasferire la rateizzazione dal mio conto al conto del fidanzato…

 

Ma non insisto su questa scia, perché in fondo abbiamo niente e abbiamo tutto. Chi mi dà il buongiorno la mattina? Un fidanzato innamorato. Chi mi coccola la sera? La stessa unica, bellissima persona. È vero, forse non mi posso comprare un vestito, ma ne ho tanti. E se il fidanzato si sta facendo degli scrupoli perché – dice –non voleva farmi fare questa vita, gli rispondo: ‘io sono felice così – e banalmente è vero.

 

Domenica i suoi genitori ci hanno portato due grandi contenitori di latta pieni di olio buono, dei mandarini presi al paese, le patate genuine, una tovaglia, un lenzuolo per il letto, per non contare la scrivania che ci hanno regalato e aggiustato, ora nello studio – bianca come lo studio bianco.

La sera abbiamo ospitato gli amici di Daniele che si sono presentati con una bottiglia di Jack Daniel’s.

E oggi, verso le cinque e mezzo del pomeriggio, vado sotto casa di mia madre, usciamo insieme per un aperitivo. Per l’occasione mi darà qualche soldo ma sento che qualcosa sta cambiando.

 

Credo che questo periodo precario stia per finire. Non ho certezze ma solo una percezione. Abbiamo tante risorse. E non dirò che ho tutto perché lo amo. Non lo dirò ma lo penso, però.