06 Nov

Cronaca di una convivenza. Il non lavoro lavorato che amo

Fray Luis de León

Fray Luis de León

Sono le 20 e 3. Ci sarebbe del brodo da riscaldare. Nessun film in tv. Confusione in testa tra la poesia mistica spagnola e Pier Paolo Pasolini. Il rinfresco era molto interessante perché presentava succhi di frutta biologici e torte dai gusti non convenzionali, tipo la torta alla carota e quella allo yogurt e al cioccolato. Il tutto rallegrato da una collega del dottorato che per tutto il tempo mi ha detto: “Non ce la faccio più, non ho prospettive, studio e nessuno mi paga, voglio un lavoro vero, è assurdo continuare questa vita, ho quasi 28 anni!” e io dai miei venerandi 33 sono così ingenuamente beata di questo ultimo anno di non lavoro lavorato che amo, perché il lavoro vero mi fa molta più paura. Ma dovrò mettere la testa a posto, soprattutto per le persone che mi amano.

Soprattutto per le persone che mi amano, ad esempio mia madre e mio padre che hanno fatto sacrifici per me, soldi spesi per la mia istruzione: vuoi diventare insegnante? Frequenta l’università, con una laurea in mano potrai accedere all’insegnamento, no? Nulla di più difficile. Perché io ho complicato le cose. Con l’Erasmus a Madrid, mi sono messa in testa la questione di scrivere, che scrivere è vitale perché solo in questo modo posso affrontare il mondo. Allora, ritornata a Roma, dopo il pezzo di carta: Bene, vuoi fare la scrittrice? C’è un master creato apposta per te: si chiama Luiss Writing School, sicuramente troverai un posto nel mondo, anche se costa una cifra indecente. Ma niente neanche lì, tanti insegnamenti appresi, tante ore ben spese eppure tutto si è sgonfiato come una bolla di sapone mal riuscita. Quelle dei bambini durano a lungo nelle loro teste… Eppure come la bolla di un bambino, anzi, di una bambina, che sarei io, questa bolla è rimasta nella mia. Allora ho fatto il dottorato, quasi concluso, ma l’università è anche dura e crudele, o almeno questo mi è stato detto appena sono entrata al dottorato come avviso, e questo è rimasto scritto dentro al mio cuore. Ora il dottorato sta per finire e i miei genitori si chiedono che farò dopo.

Soprattutto per le persone che mi amano: il mio compagno Daniele. Lui si aspetta un futuro insieme, accanto a una donna, sono io quella donna ma non posso lavorare, non come vorrei, almeno. E come fare a costruire un futuro, allora? Come avere una casa tutta per noi? Come imbastire un matrimonio come lui vuole, pieno di invitati e di lusso, pieno di soldi sparati via?

Ma non demordo.

Mamma, papà, Daniele, non dovete perdere la fede. Io ce l’ho, sono forte e non sono totalmente ingenua e non ho più la testa all’aria e lo so cosa sto facendo… Vi chiedo solo di pazientare qualche altro anno, magari alcuni mesi, poche settimane, nessuno può sapere! Ecco, nel sapere di non sapere io so, so qualcosa. Sappiatelo con me.

non lavoro lavorato che amo

A casa, è sera. A destra i libri e a sinistra il computer.

15 Apr

Dai retta alle opinioni degli altri e muori

Dai retta alle opinioni degli altri e muori:

cerca di ascoltare l’anima,

prima di tutto, stai zitta.

 

*

 

Qualcuno ti dirà con rabbia che non servi a niente,

prova a servire il Signore,

Lui ti ricompenserà.

 

*

 

Alla donna e all’uomo che trattano male subalterni,

colleghi di lavoro, addetti alle pulizie e tassisti schivi,

ritornerà tanta merda indietro che neanche se l’immaginano.

 

11 Apr

Terzine nuove

Sei rimasto un anno e più nella prigione senza passare dal via,

perché non hai scelto con sufficiente cura il tuo maestro,

ma ti sei dato in pasto ai cani e ai maiali.

*

La connessione Internet è lenta,

come per fare una fonduta:

mi fondo virtualmente con gli altri, nel lavoro.

*

Quando non c’è spazio per sane speranze

non c’è motivo per respirare e

per continuare a guidare.

*

07 Nov

Realtà n. 20

Il giornale costosissimo che aiuta a cercare lavoro non mi aiuta a trovare lavoro. Ci sono annunci che non mi competono: banche, biglietterie, camerieri abili a portare minestre bollenti due piatti per volta, quattro in due braccia. Il direttore del giornale mi paga veramente poco. Poverino, non dipende da lui, credo. La pagina Social che sto curando per il fisioterapista va avanti da un mese, ma per ora solo un piccolo anticipo e nient’altro.

Ho buttato via quello che avevo trovato. È giusto che i morti stiano con i morti, con le cose morte con loro. Karni Mata ci resterà male: ‘hai trovato un piccolo tesoro’, aveva scritto. Ma a chi la racconto? Erano testi banali, almeno i due racconti. Del dramma teatrale non so niente. È giusto che tutto ciò riposi in pace. Soffro già un’angoscia dell’influenza molto forte, che a volte mi impedisce di continuare a leggere un testo. Mi è successo con Herta Müller: ho dovuto interromperla perché mi stava prendendo troppo. Quando leggevo La coscienza di Zeno, una mia amica epistolare mi stanò – ‘per caso stai leggendo Svevo? Si vede da come scrivi’: le avevo descritto in una pagina mille motivi e dubbi che mi avevano accompagnato nell’acquisto di un semplice paio di occhiali.

Così, se proprio devo avere un punto di riferimento, tanto vale che sia morto da tempo e che sia importante per la letteratura. Per questo sono uscita e – insieme a un romanzo di Tabucchi per mio padre – ho preso un libro di Borges. Giuro che non parlerò più di simili cose per almeno una settimana.

Stasera si festeggia con una cena dai miei genitori il compleanno di papà. Il fidanzato è rimasto male perché i suoi vestiti saranno pronti solo venerdì dalla tintoria – ‘volevo mettermi il vestito!’. Il fidanzato adora mio padre. Dice che è un genio.

Una volta, in un periodo in cui ero molto depressa, compilai un quiz di intelligenza. Il risultato fu che ero molto intelligente, ma dentro la media. ‘ti dispiace, credevi di essere sopra la media vero?’, chiese papà, forse lo credevo, non lo credevo, ‘il risultato di quei test dipende anche da come si sta di umore mentre si compilano’. Qualche anno dopo, infatti, risultò che avevo una personalità ‘geniale’.

Mio padre ha inventato qualcosa – nel settore in cui lavora. Proprio oggi la sua invenzione era dietro a un autobus in corsa. Quando ero una bambina felice disegnò per me una favola la cui protagonista – Ornella – faceva amicizia con un computer. Ornella aveva una coda di cavallo, la stessa che mia madre mi costringeva a portare sempre. ‘così hai sempre i capelli ordinati’, diceva mia madre.

Stamattina ho conosciuto un altro elemento di questo palazzo. ‘Buongiorno, sono Cornelia, lei è quella nuova?’, ‘Sì, sono Ornella’, ‘Buffo: Cornelia e Ornella’, ‘Forte, sì’. In questo palazzo sono quasi tutti più matti di me.

A cominciare da quella alla mia destra che mette sempre un paio di stivali da pioggia fuori la porta, anche con il sole. Poi c’è la farmacista senza laurea (‘sa, sono un’ex docente di latino e greco, poi ho conosciuto mio marito che mi ha detto: non devi più insegnare!, allora ho lasciato la scuola e sono andata a lavorare in farmacia insieme a lui’). ‘Ovvio’, rispondo io, ‘con il greco antico si capisce subito qual è il farmaco giusto’.

Ma il top è stato l’incontro con la donna in ascensore. È uscita guardando verso l’interno dell’ascensore e sorridendo molto. Credevo fosse con qualcuno a cui stava tenendo la porta, invece stava solo sorridendo a se stessa.

libri

06 Nov

Pensieri su Eternità n.

Ho scritto un post orrendo. Non posso essere scesa a parlare di manoscritti, destini che si incrociano, foto vecchie trovate in un garage, segni di volontà divina…Non sono io. Peccato che tutto questo sia successo davvero. Ha rovinato l’originalità di questo blog. Cose vere, autentiche, anche piccole, piccolissime. E non grandi epopee, e non successi annunciati o destini di gloria. Il fatto è che sono scesa in garage e ho trovato quelle fotografie, e davvero mi sono sentita chiamare da quei manoscritti, e davvero tutto ciò è orrendo.

 

Orrendo perché è stato scritto già tremila volte. Ogni scrittore – anche il più dilettante – sogna di essere chiamato a scrivere da una volontà superiore. Almeno credo. Io ci credo ma questo non si può leggere, suona falso, sembra una di quelle strane idee che ci salgono in testa quando siamo adolescenti e il mondo ci sembra fatto apposta perché lo possiamo distruggere.

 

Vero è che, quando la notte, a un tratto, mi sveglio (o quando nemmeno riesco a dormire), il pensiero del mio corpo morto e della mia mente inesistente mi fa sentire un tuffo dentro, e tutto sembra nero. Sì che sono cristiana, ma anche ai preti e alle suore vengono pensieri di questo tipo – ci posso giurare. La mia psicologa dice che è normale, che succede solo perché sono felice. ‘hai paura che possa finire la felicità’, dice la psicologa.

 

Intanto il mio amore non mi rivolge parola da ieri. Quando abbiamo trovato quei fottuti manoscritti, ieri sera, la sua faccia ha smesso di sorridermi e in più abbiamo litigato per un motivo stupido, e così è andato a letto senza darmi la buonanotte.

 

Ma dico: non è il motivo della litigata ma la mancata buonanotte che mi fa arrabbiare. Non è possibile che se litighiamo mi toglie l’amore. Da parte mia, ho passato tutta la giornata rintracciando amici che non sento da una vita e amiche gentili con cui non ero stata abbastanza riconoscente. Ho contattato perfino il mio ex datore di lavoro, il direttore del giornale, torno a scrivere per lui – per il giornale di quartiere. Aver cambiato casa può solo essermi da stimolo: è un’altra micro zona, un altro piccolo quartiere, all’interno del quartiere.

 

Tornando a casa ho immaginato come ognuno di noi potrebbe fare tanti mestieri, in modo da lavorare tutti ricevendo lo stesso identico importo. Esempio: un signore vede una macchina in doppia fila e la multa. Manda una lettera ai carabinieri che testimonia l’infrazione (foto, dati, targa, orario e tutto), ed ecco rispettato il codice della strada. Una ragazza telefona al direttore di un giornale per comunicare la nascita di un bambino che era dato per spacciato – grazie all’intervento di medici pieni di cuore, e grazie al cuore del ragazzo della neomamma, che non era padre del figlio appena nato ma si era battuto in mille modi per non far abortire la ragazzina. Un mio amico ha bisogno di essere tutelato di fronte alla legge per un piccolo incidente stradale – e io, senza laurea in Giurisprudenza ma dopo aver letto tutte le norme relative, lo difendo a spada tratta davanti all’amica dell’altro imputato. La mattina non ho niente da fare e posso tenere il figlio piccolo di una vicina di casa, che a sua volta sparge la voce e così ci saranno vari bambini da accudire, un giorno ci penserà una persona, un giorno l’altra.

 

Certo, questo presuppone che tutti siano buoni e onesti – missione impossibile. E allora: che senso ha darci le leggi? Che senso ha combattere ogni giorno con la malignità degli altri?

Sto sbagliando un’altra volta. Vedo malignità perché dentro anch’io non sono altro che marcia. E allora provo a scrivere e a lasciare cadere questi pensieri. 

 

 

23 Ott

Realtà n. 14

Quella che era la mia stanza, adesso è una camera semivuota e molto ordinata. In compenso, la mia nuova casa fa invidia per quanto è bianca. Pavimento di marmo, tavolo bianco, cucina bianca. Ho appena passato lo straccio e dopo sono corsa qui.

 

Non è che io abbia nostalgia della me di prima. Solo rivorrei la salute completa e la pace. Mi capita infatti di svegliarmi con gli occhi arrossati dalla blefarite – ce l’avevo anche prima, ma da un po’ mi era passata. In più ho questo fastidio che si potrebbe chiamare senza problemi ‘dolore’, lì nella mia parte intima. Mi fa male costantemente: mentre cammino, quando mi siedo, non so perché. La ginecologa dice che i risultati del pap test non mostravano motivi di un dolore così acuto. Che sia una conseguenza psicologica al trasloco? Mi sento grande ma il mio corpo dice: ‘fermati, riposa, basta’, stessa cosa mi dice il fidanzato, che mi vede sempre presa dalla pulizia, dall’acquisto di ciò che manca, dalla cucina, dal resto.

 

La laurea in Lettere ma non basta per tenere bene una casa. La casa è uno spazio di bene comune. Così, visto che il fidanzato compagno ora è fuori tutto il giorno, io voglio pensare a tutto il resto, da sola. E mi sento male quando sua zia, al telefono, gli chiede: ‘la tua compagna è sempre a casa, vero? A giorni arriverà la lavatrice, un nostro piccolo regalo’.

 

Non è il regalo a darmi fastidio. È quel ‘la tua compagna è sempre a casa?’. No, non sono sempre a casa, perché devo uscire a fare la spesa, devo comprare quello che ci manca, devo tornare a casa dei miei genitori per connettermi al computer e scrivere, devo, devo, devo…Voglio!

 

Voglio uscire, non voglio fare la casalinga, voglio lavorare e avere, allo stesso tempo, una casa pulita. Oppure fa niente, non voglio neanche lavorare ma datemi, per favore, il mio computer, così che io possa portare avanti i miei contatti, le mie lamentele, i miei desideri virtuali. E non impazzire davanti alla televisione, che la posso pure vedere, per un po’, ma senza il computer, ecco, è tutto così sterile.

 

Il fidanzato non si deve preoccupare. Io sto benissimo con lui (non potrei chiedere di meglio). Anche ieri mi ha fatto tanta tenerezza, quando si è addormentato d’improvviso sul divano e ha cominciato a russare, allora ho cambiato canale e c’era la Marcia dei pinguini. E me lo sono abbracciato tutto e mi commuovevo guardando le immagini, ascoltando le parole, sentendo lui russare. Poi, però, gli occhi hanno cominciato a bruciare quindi la prima cosa che ho fatto stamattina è stata lavare il pavimento – che forse c’erano residui dei lavori. E allora, ieri, ho detto al compagno: ‘alzati, amore, andiamo a letto, e lui senza protestare si è alzato e mi ha chiesto di prendergli il cellulare – che è la sua sveglia, la mattina.

 

Stamattina l’ho salutato piano, o meglio lui ha salutato me. È tornato due volte indietro: uno aveva dimenticato di prendere la giacca, due aveva dimenticato di prendere le chiavi. Sono tornata a letto: ‘dormi’, mi ha detto. Stamattina hanno anche riparato la serranda elettrica che si era incastrata.

 

Sono giorni magici, giorni quasi noiosi, sono giorni d’amore e giorni pieni di domande. Preferisco che il convivio cominci così, in sordina, piuttosto che con fuochi d’artificio e squilli di tromba – e poi il lento degradare di uno slancio iniziale, il tacito prendere atto che indietro non si tornerà. Stiamo lentamente progredendo. Anche il mio corpo più intimo, con il riposo, si migliora.

 

Il fidanzato è dispiaciuto che domani avrà una cena con i colleghi. Non mi preoccupa per niente, l’importante è che ritorni da me, la notte. Forse tra non molto ci saranno anche trasferte di lavoro. Dalla mia parte, devo cercare di riempire questo vuoto, quando lui non c’è. Trovare un lavoro.

 

 

12 Ott

Pensiero e realtà n. 11

Qui ore 15. Nella casa dei padri il computer non è sistemato nella posizione ottimale. Entra sempre troppa luce, in una stanza che per paradosso rimane buia. Il riflesso sul desktop non fa bene agli occhi, e perfino questo cielo grigio di ottobre rimanda, quaggiù, una luce densa e scura, che fa pensare alla depressione, che fa sentire la solitudine nonostante l’amore, i parenti, gli amici. Sì, un’oscura depressione che proviene dal cielo e che è impossibile combattere.

 

Il trolley arancione è felicemente adagiato tra la mensola bassa del mobile a muro e il comodino con la lampada antica (viene da casa dei nonni) e lo stereo. Lampada che butterei volentieri, o perlomeno sposterei di stanza. Buona idea: adesso la sposto. Quando questa tornerà a essere “la stanza del computer” e non più “la stanza di Ornella”, potranno infilarci le anticaglie che vorranno. Mobili brutti, soprammobili oziosi, ridicolaggini di cui non mi curerò più.

 

Casa mia, intanto, o “la casa dell’amore”, cresce a dismisura eppure le applique non illuminano ancora la stanza più grande – la cucina più salone – e anche la camera da letto è abbastanza oscura, anche perché non hanno ancora montato le luci sui comodini.

 

Per quanto mi riguarda, ho perso il lavoro ma ho trovato un lavoretto da 100 euro al mese. Aggiorno la pagina Facebook di un’azienda di fisioterapia, sperando di trovare altre aziende da promuovere al più presto – o di ricevere un aumento, com’era andata per quell’altro lavoro.

 

Il fidanzato mi consiglia di rivelare il mio nome e cognome. Ecco fatto. Mi chiamo Ornella, doppia laurea e un master, tanti piccoli lavori, un libro (un saggio), alcune poesie segnalate sul blog della Rai e altro. Soprattutto un carattere indomito per non dire ribelle. La fede in Dio e nell’amore, la scarsa fiducia nelle persone, la sfortuna nelle relazioni prima di trovare il “principe”, l’equilibrio personale e poca attitudine sociale, la scelta di esprimermi con la scrittura. Posso essere molto silenziosa se incontro qualcuno per strada, ma se mi mandano un’email di sicuro risponderò e sarò logorroica.

 

Ora mi accingo a vivere un nuovo capitolo della mia vita – anche se suona tipo telenovelas. Allora lo diciamo meglio: questo insieme di respiro e materia sta cambiando, eccome, sta cambiando. Mi porta altrove, in un luogo mio. Il fidanzato è stato già invitato, quindi saremo in due. Ecco, sto per registrare questo grande cambiamento, un cambiamento epocale. Se solo la mia vita fosse d’interesse per qualcuno, la descriverei su qualche manifesto, sui muri, sulle scartoffie. Non lo è. Ma se non esistono blog “belli o brutti”, ma solo blog “scritti male o scritti bene”, forse ho ancora qualche speranza.

 

Ornella Spagnulo

 

 

 

02 Ott

Pensiero e realtà n. 9

Giovedì mobile per la televisione, sabato divano e mercoledì della settimana prossima si cucina. La casa prende forma e io mi sformo insieme a lei. Sono poco meno di una compagna, quasi moglie, sono poco più di una figlia stufa e sono esattamente senza lavoro – o quasi -.

 

C’è il piccolo aggancio con un’azienda di fisioterapia che cerca di promuoversi attraverso i Social Network. Ho studiato qualcosa a riguardo (Facebook nel marketing e via dicendo) e ho troppo bisogno di soldi per storcere il naso. Il mio compagno si chiede (e mi chiede): ce la faremo con 1.100 euro al mese, in due?

 

Lui ha appena ricevuto una nuova offerta di lavoro. 100 euro in più al mese, che non sono tanti, ma fanno comodo, e ferie assicurate. A pranzo, dopo il suo colloquio, abbiamo mangiato in un self service, lui patate e wurstel ed io pollo con patate.

 

Nel pomeriggio ci aspettano vari negozi per capire come risparmiare sulle pulizie di casa. Ho la nausea di tutto questo: vorrei essere già a casa, con lui sul divano, senza pensare a come andare avanti a stento, senza chiederci se saremo felici, se saremo capaci.

 

Intanto qui è pomeriggio e c’è la signora che aiuta nelle pulizie mia madre. Ultimamente parla molto e lavora poco, tant’è che ha fatto andare via la luce – e sono dovuta scendere per riattivarla, come se fossi l’uomo di casa! Io odio sentirmi un uomo e sentirmi comandare da mia madre. Ma come ribellarmi finché sono qui? Ho addirittura dovuto installare l’orologio del microonde perché a mia madre non riusciva.

 

Mia madre fa la segretaria. Io sono brava solo a ragionare e a viaggiare – e quando, di rado, ho fatto la segretaria per pochi soldi ho causato non pochi problemi, non è nella mia vocazione.

 

Non si tratta di non voler aiutare il prossimo. Ma odio essere comandata, anche questo non è nella mia vocazione. Quanto ad aiutare gli altri, se è per un mio libero impulso lo faccio volentieri.

 

I giorni si stanno dilatando e mi basterebbe mettere in casa mia almeno il letto, solo il letto. Gli infissi saranno montati probabilmente tra lunedì e martedì.

 

 

 

28 Set

Pensiero e realtà n. 7

Ragazza allo specchioA complicare di nuovo un equilibrio tornato stabile – in 2 giorni abbiamo fatto tutto: litigato, fatto pace, capito molte cose – si affaccia una novità lavorativa: il cliente non ne può più. Si tratta di un partito politico sceso ormai dalla ribalta. Ci avevano affidato un sito e noi con tanto impegno, ma lui non ne vuole sapere. È subentrato il capo della comunicazione che ha detto: ‘voglio gestirlo io, in prima persona’. Così, a un tavolino di un bar piuttosto centrale (un caffè decaffeinato io, un caffè lungo per il mio capo), apprendo le nuove contrarietà che la vita mi riserva. Stavolta è toccato al lavoro, quindi amici, genitori e fidanzato potrebbero dormire sonni tranquilli.

 

Normalmente si aggiusta qualcosa e qualcos’altro ti porge i conti. Mi arrivano tre ritenute d’acconto di soldi che non bastano per pensare ancora alla mobilia, ai vestiti nuovi, alle rate da pagare. Mi chiedo come farò – il fidanzato guadagna ‘poco’. Mille euro al mese, dice: ‘poco’ per due, io dico ‘abbastanza’. Ma certo, non si potrà andare più a mangiare il sushi una volta a settimana. Il cinema sarà contato e così i dolcetti e le colazioni al bar. Dovremo fare economia, mi ripeto, mentre affogo di nervosismo nel traffico delle vie del centro, per andare a visitare un negozio di tecnologia e dopo addobbi per la casa, libreria e giocattoli per bambini, fantasticando non tanto su un futuro figlio quanto sulla mia ritrovata libertà d’infanzia.

 

Sì, ho fatto pace con i miei genitori grazie all’amore del fidanzato che non mi ha lasciato partire. Mi ha regalato 21 rose per ringraziarmi di non averlo abbandonato. Nel frattempo, molte persone chiedono quale sia la mia reale identità però io non so rispondere. Da quando amo un ragazzo che si merita quest’affetto i miei angoli sono smussati, e mi rendo conto di quanti falsi amici hanno costeggiato la mia vita e con un balzo li relego tutti potenzialmente sottoterra. Pensando a quanto tempo ho sprecato!

 

Stasera si esce ma non si sa quali rischi si correranno. Andremo probabilmente con un gruppo di amici, all’interno del quale una donna spicca e vuole spiccare per protagonismo e femminilità. Ce la farò a reggere il confronto, penso. Poi, realisticamente, mi immagino zitta e in un angolo e quali angoli smussati?

 

Non tanto un ritrovato equilibrio e nemmeno la femminilità appagata e nemmeno l’amore. Non posso relegare nessuno a stare al suo posto – fermo? Sottoterra? Una tomba? -, devo accettare anche chi mi calpesta credendo di essere superiore a me. Così è venerdì e non posso davvero cancellare chi di me ha fatto un fantasma trasparente.

 

Allora le sfide sono due: ritrovare un lavoro gratificante e parimenti stipendiato, e fronteggiare anche le probabili rivali in amore, o meglio, quelle che si credono di essere e dimostrano di essere migliori – di me.

 

Non so quali armi giocare. A parte il curriculum, intendo. Intendo per l’altra gara – la gara di attenzioni. L’unico aspetto che rimpiango della me stessa non legata era quella leggerezza: le risate con gli uomini che ora, forse a torto, mi nego e negano me.

 

Il fidanzato continua a dire. ‘Ucciderò chi con te ci prova, ma tu puoi ridere e scherzare quanto vuoi’, mentre io non riesco ad affermare: ‘ se quella stupida s’impunta di nuovo a parlare con te tutta la sera, giuro che con uno sguardo diventerà fantasma’. Piuttosto suggerisco a lui che mi aiuti. Una mano sul fianco, un braccio sul collo, ‘non distogliere per troppo tempo il tuo sguardo da me’.

 

Non distoglierlo.