13 Ott

Per la Madonna di Fatima

Mentre camminavamo sembrava di stare in Paradiso

con tutto il verde intorno, i ragazzini, il cielo e il sole,

tant’è che dissi esausta: “Ma siamo in Paradiso!”,

in risposta ti fermasti per baciarmi sulla bocca.

 

E allora perché la gente soffre ancora,

qua tutti fanno guerra e nessuno è più contento?

Il Sole che splendeva oggi ,su noi, su tutta Roma,

era della Madonna di Fatima, trasportata per due giorni.

 

Adesso che lo scrivo ho appena ucciso la zanzara

perché farfalle non ne mangio, ma questi insetti mi divorano

e insieme ho sempre il dubbio di scrivere d’avanzo,

 

rubare cose inutili per la popolazione,

ma il nome di Madonna serve a tutti: Dio perdona,

anche se qualche rima l’ho scelta per orgoglio.

 

(Così quando io vivo e pecco con l’orgoglio).

Ornella Spagnulo

10 Giu

Cronaca di una convivenza. Lo specchio di Kundera

Possono regalarci un sorriso quando l’umore è strano e consigliarci al meglio prima di fare una scelta: troviamo la quintessenza dell’amore in questo, il dono di Dio, l’affetto primitivo e la pazienza. Poi qualcuno ci mette alla prova: “Guardati allo specchio. Sei perfettamente felice?”. Puoi rispondere o forse, tanto non è quella la domanda reale.

“Hai fede? Credi di essere perfetta?” (guardati allo specchio, non sei perfetta e lo sai).

specchio Kundera

Sai di essere felice ma lo specchio non lo ammette. Narciso non può essere felice. Solo Adamo ed Eva lo erano davvero: infatti non si guardavano allo specchio.

Subito dopo una vecchia amica –perché gli amici e i nemici vivono di tempismi: gli angeli ti risollevano da terra, i dannati invece ti ci affossano, gli amici possono essere dannati e i nemici ti possono aiutare come angeli –  ti mette di nuovo davanti allo specchio:

“Ricordi quel ragazzo con cui stavi insieme una vita fa? Mi ha chiesto di te”. L’acqua di Narciso su cui ti specchi ti chiede per un momento di innamorarti di te stessa e di chi ti lusinga.

Ma ora che mi guardo intorno, non esistono più specchi in questa casa. Un soggiorno bianco con applique gialle e blu, un mobile pieno di libri che ricordano le mie tante non identità, qualche foto al muro che so già che cambierò presto – anche oggi –, la cucina, un divano enorme, quattro sedie e i cuscini. La pagina di Kundera che mi ha fatto pensare a questo mi ha tenuto svariati minuti con le lacrime sotto gli occhi. Quanto affetto per un cane sofferente! E ho trovato queste riflessioni in Narciso e Adamo, i due antipodi che vivo a intervalli sulla mia pelle.

Mi sento in Paradiso spesso, incosciente, quando seguo alla lettera i doveri, le gioie che mi procurano, scanso ogni idea di volontà. Cerco di attuare giustizia e inevitabilità: “Es muss sein!”, in un Paradiso terrestre dove non conto niente ma conta l’amore. Viceversa, sono Narciso nei momenti peggiori: permalosa come le bisce e le semidivinità pagane, egocentrica come i folli e le soubrette televisive, irriconoscente come chi fa carriera e si dimentica i colleghi. Sono stata Narciso con Daniele, quando per raggiungere un Paradiso precettistico mi sono allontanata da lui. E ancora di più quando mi sono specchiata nelle parole di una vecchia amica: “Ricorda il tuo passato. Cercalo nello specchio”.

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Preferisco non vivere nel mondo di Narciso, ma in quello di Adamo ed Eva. Non voglio nessuno specchio delle mie inutili brame, mi basterebbe vivere circolarmente in un Paradiso terrestre senza identità, senza volere niente in più di quello che ho.

Male che vada, a Eva e Adamo viene data un’altra possibilità: una vita di fatiche. Narciso invece si butta nell’acqua e muore. Meglio faticare.

Ornella Spagnulo

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