09 Set

Da Malta. Una cartolina.

La mia cartolina da Malta. Partire felici non significa arrivare felici, per quanto il volo sia stato ottimo (non volavo da diversi anni e, a parte la solita paura del decollo, ci sono stata bene). All’arrivo, con venti euro ho preso un taxi che mi ha portato a Saint Julians. La tassista sembrava mia madre. Era nera, aveva occhi mostruosi grandi, simili ai miei, sulle braccia era tatuata e al collo pendeva una croce. Mi parlava in un italiano esasperato, nel senso che metteva un accento in ogni parola che diceva, accompagnando con mani e dita i discorsi, aveva delle unghie lunghissime, dipinte con lo smalto nero a striature bianche. In un’altra vita doveva essere mia mamma, per come mi ha rassicurato.

Malta… tranquilla, puoi girare la sera, non succede niente. Io una volta stata in Sicilia con il mio fidanzato, lui ha pagato 10 euro per entrare in una discoteca, io avevo ingresso gratuito, le donne non pagavano, mentre qui, in Malta, tutte gratis le discoteche. Da bere costa poco”.

La sorpresa è arrivata in hotel, in teoria avevo una stanza prenotata da mio padre – non c’era posto in college – ma questa prenotazione non risultava, la carta di mio padre era stata rifiutata, e io non avevo nessun posto dove dormire a Malta.

La signora dell’albergo, siciliana e musulmana, ha chiamato un altro albergo della stessa struttura. Mi ha detto: “Prendi quel bus e scendi alla seconda fermata”; sul bus sono rimasta in piedi, vicino al guidatore, ho urtato per sbaglio il campanello e il guidatore mi ha detto di non toccare mai il campanello. Lo avevo informato che dovevo scendere alla seconda fermata, dopo un po’ gli ho chiesto informazioni e lui, candido e anche leggermente menefreghista, mi ha risposto

“L’abbiamo passata”.

Ho fatto tutto il giro panoramico, tutta questa baia intorno al mare, che sale, che scende, divertente se non avessi avuto il pensiero di dove alloggiare, e i bagagli.

Parlare italiano qui non risulta semplice: tutti mi scambiano per spagnola o capiscono, dal mio accento, che vengo dall’Italia. Non esercito molto questo linguaggio inglese “universale”, mi vengono incontro e parlano con me direttamente in italiano o in spagnolo. Solo qui al punto Internet mi hanno fatto il complimento: “Your english is nice”, davanti a me ci sono due teli mare stesi ad asciugare forse, uno celeste e blu con i delfini che mi rincuorano, un altro nero appoggiato sopra. Il nero raggruppa tutti i colori, ma il blu rasserena, specie con i delfini; dietro ci sono le palme e il tramonto arancione.

Quando sono arrivata, all’aeroporto, m’hanno stupito proprio le palme che mi ricordavano la Tunisia.

Ho voglia di viaggiare, ma ho capito che non posso farlo sola, sarebbe sprecato. Vedere tutte queste bellezze, subire tutti questi contrattempi, trovarmi sola la sera a cenare, e uno specchio in hotel che fa tristemente compagnia.

Cartolina da Malta. Vicissitudini contrarie ai programmi. I love my life.