27 Ott

Mi hai risanato è dir poco

Mi hai risanato è dir poco

e nonostante questo

sei dovuto andare.

Partire per meno di un mese

non dovrebbe essere un problema

se almeno avessi da contare

2 fili a maglia dello stesso colore.

Ma la mia vita si riempie con te

e già so che a questa informazione

qualcuno sentirà puzza sotto al naso

ma da quel giorno magnifico

non m’importa più degli intellettuali,

piuttosto degli intellettivi slanci del cuore.

Voli che mi hanno segnato

un preciso solco.

E ora, devo schiacciare il tempo.

Ornella Spagnulo

06 Set

Il senso, domani, arriverà, dice. Lo stesso.

Mamma si è operata stamattina per la seconda volta nel giro di pochi mesi. Tutto bene, stavolta era superficiale il raggio d’azione dei medici, ma le hanno fatto la totale. Sono molto preoccupata per la prossima operazione, a gennaio, perché tre anestesie totali nell’arco di 7 mesi mi fanno paura. Le ho portato una bottiglia di vino bianco, così quando torna a casa, con papà bevono e non ci pensano più. All’inizio dell’estate, l’operazione d’urgenza è andata liscia, e non aveva moltissime probabilità di riuscita. Ma ero rincuorata, un’infermiera in clinica sembrava mia nonna, mi ha fatto una carezza e ho capito che dovevo stare tranquilla. Ora però quello stesso segno, ricordato, non mi rasserena. Mamma ha smesso di andare in chiesa dalla prima operazione, e ha ripreso a portarsi a casa il pane che trova nei ristoranti. Sono pensieri.

Domenica, comunque, parto, e oggi pomeriggio vorrei cominciare questa benedetta valigia arancione, recuperata l’altro giorno da casa dei miei genitori, dove era in ostaggio. Già che c’ero ho messo in valigia tutti i vestiti invernali che avevo lasciato lì, quindi prima di farla la devo disfare e mettere nelle scatole floreali i cappelli, i maglioni, i pantaloni e le gonne per il prossimo inverno, sperando di emigrare davvero questa volta, perché Roma mi ha stufato.

Ho comprato 4 panforte per le famiglie che conosce papà a Malta, veramente uno è in più. Papà ha detto di regalare il dolce a chi capita, all’insegnante, o alla direttrice della scuola, e non so perché questo discorso mi è sembrato un po’ mafioso: con tutti i soldi che si prendono, questi qui della scuola, senza che nemmeno li conosciamo, che regalo gli dovrei portare? Se saranno simpatici, allora sì! Se farò amicizia con un gruppo di persone, potremmo dividerci il panforte durante un’uscita, ma non ho la più pallida idea delle persone che conoscerò. Certo parto felice, ed è un buon modo per partire. Si va via da un posto quando tutto va male o tutto va bene, diceva la mia amica Chiara in un pomeriggio nuvolo a Firenze, eravamo alla stazione dei treni, se non ricordo male. Secondo la sua teoria non sarei dovuta andare via da quella città, perché le mie cose erano talmente confuse in quel periodo che sarebbe stato un atto ridicolo dire che andava tutto male, o tutto bene, ma non avevo coraggio.

Sono discorsi senza senso adesso che sto andando via solo per due settimane. Ma dal momento che sono rimasta per un anno e mezzo quasi fissa nella capitale perché il mio ex non voleva neanche che andassi a trovare mia zia a Treviso, questa sembra una vittoria. D’altronde anche lui dovrebbe essere partito per l’Africa, era arrivato il momento di partire per noi, ognuno però in una diversa direzione.

Quando le direzioni si disciolgono non è per forza un male, è come pettinare i capelli. A proposito di capelli, spero che il viaggio li rimetterà a posto perché ora sono tutti sconclusionati.

Davanti a me, c’è una pila di cuscini del divano, senza la fodera. Ho messo tutto in lavatrice per dare una sbiancata al povero divano bianco, e si sono sporcate ancora di più. Intorno al cestello quella plastica della lavatrice si è rovinata, per cui sporca. Ma che mi frega!

Vasco Rossi, il senso, domani, arriverà, dice. Lo stesso.

(L’immagine è presa da http://www.informagiovani-italia.com/storia-di-malta.htm)