17 Giu

Cronaca di una convivenza. Nomade involontaria

Venerdì ho aspettato tutto il giorno la telefonata di amici che non hanno chiamato. Ho fatto due passeggiate per prendere aria intorno al quartiere, cercando di non passare per due volte davanti allo stesso bar o negozio. Con i condomini non mi trovo bene, ma con i negozianti sì e non voglio sembrare una sfaccendata che trascorre il giorno a vuoto.

Così ho salutato solo una volta la libraia, solo una volta il barista, solo una volta ho fatto mezzo giro nel parco, solo una volta sono passata da una profumeria. Non vorrei sembrare una che vive dell’affitto di mezza casa a uno sconosciuto. Stiamo chiusi ognuno nella sua metà ma la gente straparla e qualcuno mi ha detto che non posso portare uomini a casa: sono “pericolosi”.

Taranto blog

La “mia” città, Taranto

Chissà cosa penseranno adesso che arriverà Daniele. Vicino alla doccia – mentre pulisco il piatto doccia dal bagnoschiuma con il getto dell’acqua – ricordo la mia città, Taranto. Mio zio Gianni ha telefonato poco prima di cena e mi ha chiesto di andare a Taranto quest’estate, per conoscere la sua compagna. Manco da Taranto da tempo immemore: da quando è morta nonna non ci vado più volentieri, e silenziosamente penso anche che mi porti sfiga.

Solo un mese fa ho ricevuto una notizia che ha cambiato la consapevolezza della mia storia personale. Dalla nascita nella città del porto fino ai 3 anni, allo sradicamento senza ritorno – quando Roma è diventata la mia città – sono cresciuta con i nonni, non con i miei genitori. Mamma lavorava di giorno, papà lavorava a Roma. Non lo sapevo, ricordo poche cose della mia primissima infanzia: un trauma privo di grazia che non racconto volentieri e un vago ricordo di disgusto di fronte al cibo.

Blog letterario

Firenze

Odiavo andarmene dalle città, a Taranto stavo bene all’inizio, questo lo ricordo. A Roma sono stata divinamente fino a 9 anni, poi il trasferimento a Firenze. L’allontanamento meno spiacevole fu proprio da Firenze, ci avevo trascorso gli anni peggiori della mia vita. Di nuovo a Roma, e un anno a Madrid – stavolta l’avevo scelto. Cerco di non pensare più a Madrid, perché quando mi capita sento qualcosa alla pancia, dire nostalgia è troppo poco, è come sentire un pezzo di pancia che manca. Ho imparato a non sentire nessuna mancanza e, anche da magra, tengo sempre un po’ di pancia in avanzo per riempire determinati vuoti.

ricordi di Madrid. Statua di Valle Inclàn

Qui ero vicino alla statua di Valle-Inclàn, Madrid

Leggi Cronaca di una convivenza. Il male oscuro della depressione

Dal vecchio blog Noi e la studentessa Erasmus

Consulta Mappallamano

06 Nov

Pensieri su Eternità n.

Ho scritto un post orrendo. Non posso essere scesa a parlare di manoscritti, destini che si incrociano, foto vecchie trovate in un garage, segni di volontà divina…Non sono io. Peccato che tutto questo sia successo davvero. Ha rovinato l’originalità di questo blog. Cose vere, autentiche, anche piccole, piccolissime. E non grandi epopee, e non successi annunciati o destini di gloria. Il fatto è che sono scesa in garage e ho trovato quelle fotografie, e davvero mi sono sentita chiamare da quei manoscritti, e davvero tutto ciò è orrendo.

 

Orrendo perché è stato scritto già tremila volte. Ogni scrittore – anche il più dilettante – sogna di essere chiamato a scrivere da una volontà superiore. Almeno credo. Io ci credo ma questo non si può leggere, suona falso, sembra una di quelle strane idee che ci salgono in testa quando siamo adolescenti e il mondo ci sembra fatto apposta perché lo possiamo distruggere.

 

Vero è che, quando la notte, a un tratto, mi sveglio (o quando nemmeno riesco a dormire), il pensiero del mio corpo morto e della mia mente inesistente mi fa sentire un tuffo dentro, e tutto sembra nero. Sì che sono cristiana, ma anche ai preti e alle suore vengono pensieri di questo tipo – ci posso giurare. La mia psicologa dice che è normale, che succede solo perché sono felice. ‘hai paura che possa finire la felicità’, dice la psicologa.

 

Intanto il mio amore non mi rivolge parola da ieri. Quando abbiamo trovato quei fottuti manoscritti, ieri sera, la sua faccia ha smesso di sorridermi e in più abbiamo litigato per un motivo stupido, e così è andato a letto senza darmi la buonanotte.

 

Ma dico: non è il motivo della litigata ma la mancata buonanotte che mi fa arrabbiare. Non è possibile che se litighiamo mi toglie l’amore. Da parte mia, ho passato tutta la giornata rintracciando amici che non sento da una vita e amiche gentili con cui non ero stata abbastanza riconoscente. Ho contattato perfino il mio ex datore di lavoro, il direttore del giornale, torno a scrivere per lui – per il giornale di quartiere. Aver cambiato casa può solo essermi da stimolo: è un’altra micro zona, un altro piccolo quartiere, all’interno del quartiere.

 

Tornando a casa ho immaginato come ognuno di noi potrebbe fare tanti mestieri, in modo da lavorare tutti ricevendo lo stesso identico importo. Esempio: un signore vede una macchina in doppia fila e la multa. Manda una lettera ai carabinieri che testimonia l’infrazione (foto, dati, targa, orario e tutto), ed ecco rispettato il codice della strada. Una ragazza telefona al direttore di un giornale per comunicare la nascita di un bambino che era dato per spacciato – grazie all’intervento di medici pieni di cuore, e grazie al cuore del ragazzo della neomamma, che non era padre del figlio appena nato ma si era battuto in mille modi per non far abortire la ragazzina. Un mio amico ha bisogno di essere tutelato di fronte alla legge per un piccolo incidente stradale – e io, senza laurea in Giurisprudenza ma dopo aver letto tutte le norme relative, lo difendo a spada tratta davanti all’amica dell’altro imputato. La mattina non ho niente da fare e posso tenere il figlio piccolo di una vicina di casa, che a sua volta sparge la voce e così ci saranno vari bambini da accudire, un giorno ci penserà una persona, un giorno l’altra.

 

Certo, questo presuppone che tutti siano buoni e onesti – missione impossibile. E allora: che senso ha darci le leggi? Che senso ha combattere ogni giorno con la malignità degli altri?

Sto sbagliando un’altra volta. Vedo malignità perché dentro anch’io non sono altro che marcia. E allora provo a scrivere e a lasciare cadere questi pensieri.