02 Ott

L’esatto contrario di Perrone. Appena finito di leggere e…

L'esatto contrario perrone

Non avevo mai letto gialli o noir perché quella leggera ansia che ti prende quando sei davanti a una scena di sangue e devi capire chi è l’assassino resta in quella minuscola parte di mondo di cui non voglio sapere niente. La mia sensibilità è troppo forte e come una bambina non so fare una grande distinzione tra mondo e finzione.
L’esatto contrario di Giulio Perrone ho iniziato a leggerlo solo dopo avere ricevuto rassicurazioni da parte dei miei più stretti familiari (a cui, come spesso faccio, avevo commissionato la prima lettura, perché non riesco ancora a leggere più di 3 libri per volta. Anzi, in questo caso, il romanzo l’avevo proprio regalato a mio padre per l’onomastico). Da assoluta profana, non potrei dire se il libro si inserisce all’interno del suo genere con innovazioni o seguendo la tradizione. Quello che posso dire invece è che L’esatto contrario, al di là della presenza di omicidi e incognite, mi sembra un romanzo e non romanzo di genere. Nella mia naturale paura della paura ho avuto sempre qualcosa a cui aggrapparmi, in queste pagine: il protagonista, il protagonista e i personaggi che conosce, il protagonista e la sua sfera di affetti e di difetti che ho sentito vicina, schietta e autentica. Mentre cerca di risolvere certi inquietanti misteri, di cui siamo spesso informati nei tg e nei giornali (e io mi chiedo ancora: perché?), Riccardo fa luce nel suo garbuglio tipico della nostra giovinezza e per prima cosa pensa, decide, sbaglia, agisce, in poche parole: vive.

E così, L’esatto contrario è un libro per tutti, che vi piacciano i misteri o che siate interessati alla narrativa. Una conferma della legge del Karma: se fai del bene, del bene ti ritornerà. Giulio Perrone è da anni un punto di riferimento per l’editoria romana. Dal 2005 infatti realizza con costanza sogni di scrittori e di lettori. La domanda che mi faccio, ora, a caldo, è: il prossimo sarà sempre un “noir” oppure no?

Ornella Spagnulo

Appena finito di leggere e… è una rubrica che segnala libri classici o contemporanei. Non è una recensione ma solo un breve resoconto delle sensazioni provate durante la lettura.

11 Mag

The Wall di Ornella Spagnulo su Booklosophy

The-wall-spagnulo

Vi segnalo la breve recensione di Antonina Dattola al mio The Wall sul blog Booklosophy, che ringrazio, prendendo in prestito la simpatica fotografia.

Quanti muri non riusciamo ad abbattere durante il corso della nostra vita? La nostra cara autrice cerca, attraverso un racconto introspettivo e la musica dei Pink Floyd, di indicarcene alcuni.(…) La paura del confronto e di non essere accettati pongono le fondamenta per costruire fortezze invalicabili e indistruttibili che ci impediscono di interagire con gli altri. Ma siamo davvero sicuri che siano gli altri a stabilire quanto resistenti debbano essere questi muri? (…) Concludendo con le parole dell’autrice: ‘Io credevo che una volta distrutto il muro sarebbe scomparso tutto. Invece resta, nella cenere, come nella parte più antica di me.’

04 Dic

"Poesia come esperienza" di Filippo La Porta

Nella Conversione di San Paolo di Caravaggio viene descritto il momento più importante del gran cambiamento: Paolo, steso a terra, si arrende, e un cavallo sopra di lui evita provvidenzialmente di calpestarlo con il suo zoccolo, mentre a Paolo è rivelata la verità. Ora, se intendiamo la poesia come la intendo io, come la intendevano i simbolisti, gli ermetici e non solo, è possibile sostituire alla Divinità la Poesia, se davvero si crede che i poeti siano solo mediatori di una luce espressa tramite parole assonanti o ritmate, e capita davvero che a chi abbia screditato la poesia per molti anni, la poesia si riveli in data x regalando nuove suggestioni di vita, di “poesia come esperienza”. Questo succede a Filippo La Porta, critico militante, pronto a combattere in passato contro la versificazione, che adesso, come un bambino nelle braccia della madre, si scioglie nel raccontare la sua relazione speciale con quei poeti che sono entrati nel canone, o che, più recenti, ci stanno entrando.

È un amore poi non completamente nuovo, quello di La Porta per la poesia. Infatti l’autore ricorda ancora certe poesie imparate a memoria (“by heart”), scoperte già nell’adolescenza. Ma in questo libro c’è anche tutto quello che un professore non ti può dire: antipatie, simpatie viscerali, predilezioni del tutto soggettive. Un professore non può svelare le sue carte agli alunni, un critico sì. Filippo La Porta si prende questa libertà. Manifestando un pieno soggettivismo, pur nel rispetto verso gli autori accettati ufficialmente e così entrati nella storia della letteratura italiana, oppure in quelle straniere. Da Dante a Zanzotto, ecco le luci e le ombre dei poeti secondo La Porta, per quanto riguarda la scrittura italiana.

Nella lunga introduzione, il critico tesse il suo stupore di fronte all’”infiltrazione della musica nella letteratura” (signore e signori: questa è la poesia). “La poesia costituisce un’esperienza reale”, anche “perché non si fa mai possedere del tutto”. E non si fa mai spiegare del tutto, se la poesia riesce, con grande ilarità, a uscire con il suo suono dalle pagine di questi capitoli, girellando come una fata che ha operato una magia.

Si mischiano ricordi liceali con assiomi digeriti più tardi, in una storia del tutto personale della poesia perché esperienza, storia perché esperienza. Poesia come esperienza può essere tranquillamente preso come un manuale di scrittura, se si accetta umilmente che l’unico insegnamento valido per chi vuole scrivere è conoscere nei minimi dettagli chi ha saputo scrivere così bene da lasciare una traccia di sé. Filippo La Porta tratta i classici come libri usciti oggi, esprimendo, con coraggio, anche dubbi su determinate opere. La sua si può definire allora una “storia intima della poesia”, aggettivo che ritorna spesso, insieme al termine intimità.

Ornella Spagnulo

22 Apr

Recensione del poeta Angelo Gasparini alle Nuove Terzine

 

 

Le Nuove Terzine di Ornella Spagnulo, tra quotidianità e lirismo

di Angelo Gasparini

 

Nuove terzine è la prima raccolta poetica di Ornella Spagnulo. Le terzine in questione, è bene specificarlo, non sono quella della tradizione dantesca che, più recentemente, hanno conosciuto come massimi esponenti Giovanni Pascoli e Pier Paolo Pasolini, ma si tratta di terzine polimetriche. Questa scelta è, indubbiamente, mossa dal fatto che una metrica di questo genere consente alla poetessa di riprodurre i più intimi moti dell’animo umano.

La Spagnulo punta a scandagliare lo spirito nelle sue corde più sensibili, come il rapporto di coppia, la fede, il rapporto con gli altri, l’Ego e il Superego , la denuncia sociale e la riflessione sulla vita quotidiana e sul rapporto e la natura delle cose. La condizione femminile, tra spiritualità e quotidianità, è sicuramente centrale nella poetica della nostra autrice.

Le terzine in analisi, va sottolineato, sono componimenti alquanto sui generis, non solo perché non rispondenti ai canoni della metrica classica ma, e soprattutto, per i contenuti e i toni che muovono l’intera raccolta. Se da un lato assistiamo a una scrittura incline al gusto del frammento, dall’altro appare piuttosto immediato che si tratti di un frammento circoscritto in uno spazio metrico ben preciso, cioè la terzina. Questo in primisIn secundis, la polimetria, che in prima battuta, può sembrare un mezzo, in realtà è un fine poiché rispecchia gli andamenti umorali di chi scrive; sensazioni che vanno dal fideismo fervente alla satira ironica nei confronti della psicoanalisi. L’ironia, la passionalità e la riflessione/introspezione, in conclusione, sono i sentimenti che prevalgono nell’intera raccolta.

Stilisticamente parlando, i componimenti si segnalano per il gusto dell’inciso, dell’epigramma, della provocazione e della sentenza. Che l’autrice sia una persona colta lo si nota leggendo tra le righe dove, a mio avviso, è facile scovare l’influenza di San Francesco (nelle terzine religiose), di Oscar Wilde (nei componimenti provocatori e sentenziosi) e dell’ultimo Montale (nelle poesie di stampo ironico).

La lingua utilizzata è una lingua prevalentemente semplice, tendente al colloquiale e al discorsivo, ma con il botto quando non te lo aspetti. Il lessico, ultima analisi, risente della variegata formazione dell’autrice e della contaminazione linguistica dei giorni nostri: a mezza via tra letterarietà, quotidianità e speculazione filosofica.

Sempre più spesso, questo genere di componimenti viene paragonato all’haiku, senza tenere conto della normatività intrinsecamente connessa al genere per forma e metro. Queste nuove “Odi barbare” vengono eluse da Ornella Spagnulo che, grazie all’escamotage della polimetria, riesce ad adattare il verso alle occasioni del vivere e dello scrivere rendendolo, in questo modo, più lirico e palpitante.

“La consistenza del silenzio

non è neve che si posa,

ma grazia che ci è data.”

"La via del grano", raccolta poetica di Angelo Gasparini, pubblicata da Edizioni Ensemble

“La via del grano”, raccolta poetica di Angelo Gasparini, pubblicata da Edizioni Ensemble

Angelo Gasparini, poeta

Angelo Gasparini insegna francese, spagnolo e inglese, è traduttore dall’italiano al francese e collabora con il sito di cultura Flaneríwww.flaneri.com). Negli anni ha scritto su diverse riviste e testate giornalistiche.

Ha pubblicato “Sereno Altrove” nel 2011 e “La via del grano” nel 2012, con la casa editrice Edizioni Ensemble.

Nel 1996 ha ricevuto il primo premio nazionale al concorso di poesia “Fuori l’Idea”. Nel ’99 il terzo premio nazionale al concorso “Federico Ozanam”. Ha ottenuto anche il secondo e  terzo premio nazionale al concorso Cittadella Poesia (rispettivamente, nel 2010 e nel 2011).