20 Apr

Prendere e partire in viaggio da sola

Quello che sai in più dev’essere condiviso con tutti:

fatti umile quando insegni,

lava le orecchie quando impari.

*

Prendere e partire in viaggio da sola

non sarebbe un gran problema, per me,

se la mia stessa solitudine non mi facesse pena.

*

C’è chi supplisce alla scarsa intelligenza

con una grande capacità di seduzione,

ma sedurre tutti non fa bene al cuore, lo strozza.

05 Apr

Pensiero n. 37

 

 

I miei sbagli più grandi li ho fatti per la paura di stare sola. Come se potessi vedere uscire qualche mostro dallo specchio. Paura degli scricchiolii sinistri della casa. Paura che la mente potesse andare chissà dove. Ora sono sola di fronte a me stessa. Mi sento nel deserto, faccia a faccia con la paura.

 

Per dormire no, non ho più tanta paura. Quand’ero fidanzata mi stavo facendo contagiare dal suo ateismo e avevo molta paura di dormire – perché avevo paura di morire. M’immaginavo il nulla dopo, cosa che non sono mai riuscita a visualizzare. In questi giorni comincio ad avere sonno intorno alle 22 e 30 e mi sento coccolata.

 

A casa non c’è niente. Nessuna televisione, nessuna radio, nessun telefono, niente Internet. Tutte cose che gli appartenevano e giustamente si è portato via con sé. Sto bene, però, senza frastuoni intorno. Ho sempre detestato la televisione e stavo quasi diventando una teledipendente.

 

Accendo il mio Mac, ho su alcune canzoni che mi piacciono: Ludovico Einaudi, Elisa, il canto dei delfini e via dicendo. Mi stendo sull’immenso divano bianco, con una coperta rossa addosso.

 

Un po’ di tristezza, quella sì. Poi vedo i miei amici e mi passa, un po’. La verità è che detesto stare sola. Amara solitudine, “isola benedetta!”, diceva Battiato. Faccio ordine, lavo, cucino, mi stendo. Forse sto facendo anche ordine dentro me stessa, e sarebbe anche l’ora.

solitudine

30 Mar

Pensiero n. 36

 

Sono seduta sulla vecchia scrivania a casa dei miei genitori, di fronte alla portafinestra (leggera pioggerellina). Ho aperto la serranda – i miei genitori sono andati via per Pasqua, adesso sono sola. Anche a casa mia sono sola, non starò a descrivere motivi troppo intimi, c’è già chi giudica queste mie cose “troppo” intime, come se fosse un difetto parlare di sé. Sì, vorrei parlare a tutti di me e queste non sono neanche le mie riflessioni più interne: i miei occhi analizzano a fondo quello che mi circonda e sto buttando giù solo la “superficie” in questo blog. Per la mia autoanalisi, i miei pregi e le mie colpe c’è un altro quaderno. In ogni caso non credo sia da condannare chi si mette a nudo. Da bambina salutavo tutte le persone che incrociavo per strada: “Ciao!”, dicevo a tutti, e scuotevo la piccola mano. C’era chi al mio saluto rispondeva addirittura con una linguaccia, chi mi ignorava e chi mi salutava contento. Da sempre sento una separazione dalle persone, e vorrei che fosse il contrario. Interno ed esterno: è il mio conflitto. Una chiusura apparente e un desiderio di unione.

 

I miei respiri cercano di uscire da me più ampi e più lunghi. Ieri avevo prenotato un massaggio shiatsu e tra i tanti pensieri emersi ho ricordato i miei nonni. Sono cresciuta con i miei nonni, dalla mia nascita fino ai 3 anni nella lontana Taranto, sul mare. Poi la dipartita: Roma, 6 anni. Poi Firenze, 10 anni. Il ritorno a Roma, a 20 anni. Un anno a Madrid. In tutto questo non sono stanca di viaggiare. Negli ultimi mesi sono stata ferma, immobile. Non ero più la sola padrona della mia vita, consideravo tutto il mio tempo da dividere per due. Ho soffocato alcune parti di me. È appena passato un gatto davanti casa, è tigrato e molto arruffato.

 

Quello che voglio ora è un periodo di solitudine. Non capivo mai chi mi diceva: ‘impara a stare da sola, prima di tutto’, ‘devi innamorarti di te stessa’. Pascal aveva scritto che: tutta l’infelicità degli uomini proviene da una cosa sola: dal non saper restare tranquilli in una camera. Sono ricorsa ai suoi pensieri ieri sera, non trovando assolutamente niente da dire. Quello che voglio ora è riuscire a stare tranquillamente sola in una camera, con me stessa, la mia camera da letto, il salone o la cucina. Mi torna in mente quando in adolescenza non riuscivo nemmeno a stare serena di fronte a un piatto di pasta da mangiare, piangevo e lo buttavo.

 

Spero solo che lui stia bene, che capisca, apra di più il suo cuore al mondo, si innamori subito di un’altra che lo ricambi.

 

la mamma

21 Dic

Pensiero n. 29 (a ridosso di Natale)

Sono sola questa sera, davanti a quella che forse è stata l’ultima puntata di Sex and the City. Ora va in onda l’addio, con interviste alle protagoniste e agli attori. Daniele è andato a una cena di lavoro e saluti natalizi prefestiva, le donne non erano ammesse.

 

Se qualcuno conosce la depressione bipolare, sa che possono prendere scoppi di pianto improvvisi. Ma anche chi non la conosce può sperimentarli. Basta essere donna, senza lavoro. Basta sentirsi in colpa per avere espresso la propria anticonformista opinione.

 

Prima, nel tardo pomeriggio, sono passati mio padre e mia madre per portare quello che serve alla parte di casa che affitterò. Li ha raggiunti un’amica di mamma che vende delle sciarpe artigianali. Sua figlia è diventata giornalista pubblicista scrivendo per un sito web e pagando. ‘non è nella mia etica del lavoro, mi dispiace’, ho risposto a quello che sembrava un suggerimento (e uno sfoggio): ‘se diventerò giornalista, sarà perché scrivo, non perché pago’. Ho visto l’espressione del suo viso cambiare, non era nelle mie intenzioni criticare ma spiegare perché mi comporto in un certo modo. Insomma, qualcuno mi spieghi: posso avere un’idea che non corrisponde ai consigli che tentano di darmi?

 

Ma sto imparando ad annullarmi. Quando si impara ad amare ci si mette da parte, e se si torna in prima linea ci si sente ancora più in colpa. È Natale: mancano pochi giorni. Cerco un equilibrio tra essere e amare, tra pensare e dire, tra fare e non fare. Sono sempre pronta ad accettare consigli da Daniele, ma chissà se non è il tempo di ricominciare a ragionare con la mia testa? A volte sento che ho tutto e a volte che mi manca tutto. Avevo tanti amici, non mi facevo problemi, decidevo quasi sempre di mio impulso. Ora il mio unico amico è lui, e se trovo un ragazzo carino mi sento stronza. Ascolto e metto in pratica la sua soluzione a ogni piccolo e grande problema.

 

L’albero di Natale ha le luci accese e la mia casa è ancora un po’ disordinata. Continuiamo a stare attenti alle spese perché abbiamo solo uno stipendio. L’altra zona della casa si affitterà da gennaio. Sono molto fortunata, lo so. Quanto è brutto pensare di mandare tutti a fanculo e trovarsi un minuto dopo ad aver bisogno di tutti, a sentirsi soli.

 

Sono ancora lontana dall’essere la persona che voglio essere. Anche se non mi manca niente. Sarei più felice se la mia casa fosse pulita da qualcun altro? Se facessi amicizia con le fidanzate dei suoi amici? E se andassimo a mangiare il sushi come facevamo da fidanzati lontani? Alterno la nostalgia per il breve periodo di fidanzamento ufficiale con l’appagante magia dei nostri momenti migliori da conviventi. Mi sento in un limbo e non riesco a credere, come ho detto oggi al telefono a una persona, che passo la maggior parte delle mie giornate a casa. Sono ingrassata di almeno tre chili. Ma sono felice sotto gli strati più superficiali del mio corpo. 

Ci sono sere in cui sarebbe meglio non essere soli. L'indipendenza ha i suoi giusti tempi.

Ci sono sere in cui sarebbe meglio non essere soli. L’indipendenza ha i suoi giusti tempi.