11 Gen

Cronaca di una convivenza. Taranto, a 7 minuti di distanza da Alda Merini

Ero alla Nazionale questo pomeriggio, a rileggere lettere e poesie scritte da Alda Merini per il critico su cui sto facendo le mie ricerche, Oreste Macrì.

 Alda Merini Taranto

Questa è la mappa.

Alda Merini Taranto

La striscia viola indica il percorso da via Pupino 2 a via Pupino 81, Taranto.

Da via Pupino 81 a via Pupino 2 sono 7 minuti a piedi. Una passeggiata nella parte interna di Taranto, nemmeno tanto interna poi perché ai due lati, tutti e due, c’è il mare. Via Pupino 81 è vicino a via Giuseppe Mazzini e via Principe Amedeo, che tagliano via Pupino, invece il civico 2 è vicino all’Ospedale militare, vicino anche a via Pitagora. A questo punto vi chiederete cosa ci sia a via Pupino che tanto mi interessa. Ora, niente. Prima, c’è stato. C’è stato che io vivevo con i miei nonni e mia madre a via Pupino 81 fino all’età di 3 anni. In quegli stessi anni, a via Pupino 2, quindi a 7 minuti a piedi sulla stessa strada, ci viveva Alda Merini con Michele Pierri, poeta suo secondo marito.

Mi viene da chiedermi se qualche volta, per caso, lungo via Pupino o nelle vie là intorno, mi sia capitato un incontro fortunato che io non ricordo, perché non ricordo praticamente niente dei miei primi 3 anni di vita. Niente di molto bello.

Oggi mi verrebbe da scrivere caro diario. Come se mi stessi davvero rivolgendo solo a me stessa. Altre volte lo ammetto ho scritto sul blog pensando di parlare con qualcuno, ricordando quali informazioni avevo scelto di condividere, qual era la cornice e tutto il resto. Ma oggi sono scarica, le mie batterie sono quasi finite e le devo ricaricare.

Per i miei genitori sarebbe una scoperta trascurabile, visto che secondo loro dovrei accantonare ogni velleità artistica e ripetono con tanto rammarico che “Oh non hai fatto gli studi giusti, non hai avuto le giuste insegnanti, il tuo futuro era nella matematica come è stato per tuo padre, lo avevi nel sangue”. Nel mio sangue ci sono ben altre cose, gli altri ideali stanno andando a farsi friggere ormai, tutti gli ideali tranne uno: la letteratura. Il mio sangue è aristocratico e disprezza un po’ il resto. L’unica cosa che il mio sangue concede al mio cervello è il riposo serale davanti alla rimbatelevisione. E ricorderò proprio ora la parte più sgradevole di tutta questa riflessione, il consiglio di mia madre di buttare via questo unico mio ideale (direi infinito perché sto leggendo Amore mio infinito di Aldo Nove, ma una debuttante non può usare certi aggettivi o almeno io non me li concedo, solo che ora sto con il mio diario). Era il primo dell’anno, mezzo mondo mi è scivolato addosso. Ora loro stanno con i parenti altrove ed è un bene, sono ancora arrabbiata e più che altro mi sento incompresa come non mi sentivo da anni anni e anni.

Mi dovrei mettere una maschera? Okay, ora si va a mangiare dai familiari quindi basta con le stronzate letterarie, basta con i poeti e i loro mille problemi, non menzioniamo gli scrittori, persone poco raccomandabili e dal lavoro incerto ma concentriamoci su…su…su cosa? Per me, oltre questo c’è il nulla. E non c’entra niente l’aggettivo ‘infinito’, neanche dell’infinito me ne frega più qualcosa, mi frega solo delle lettere scritte, tant’è che la mia più grande paura è che quando esco di casa vengano i ladri e mi rubino il pc.

Comunque, esternate le mie lamentele, sciacquati i panni non in famiglia ma sul blog (che si fa prima, e non devi neanche uscire di casa, qualcuno di sicuro ti capisce), enuncio con gioia la mia scoperta del giorno.

Una delle lettere di Alda Merini a Oreste Macrì indicava proprio l’indirizzo: via Pupino 2, Taranto, casa di Michele Pierri.

Oreste Macrì

Oreste Macrì a Otranto. Foto di Laura Dolfi.

17 Giu

Cronaca di una convivenza. Nomade involontaria

Venerdì ho aspettato tutto il giorno la telefonata di amici che non hanno chiamato. Ho fatto due passeggiate per prendere aria intorno al quartiere, cercando di non passare per due volte davanti allo stesso bar o negozio. Con i condomini non mi trovo bene, ma con i negozianti sì e non voglio sembrare una sfaccendata che trascorre il giorno a vuoto.

Così ho salutato solo una volta la libraia, solo una volta il barista, solo una volta ho fatto mezzo giro nel parco, solo una volta sono passata da una profumeria. Non vorrei sembrare una che vive dell’affitto di mezza casa a uno sconosciuto. Stiamo chiusi ognuno nella sua metà ma la gente straparla e qualcuno mi ha detto che non posso portare uomini a casa: sono “pericolosi”.

Taranto blog

La “mia” città, Taranto

Chissà cosa penseranno adesso che arriverà Daniele. Vicino alla doccia – mentre pulisco il piatto doccia dal bagnoschiuma con il getto dell’acqua – ricordo la mia città, Taranto. Mio zio Gianni ha telefonato poco prima di cena e mi ha chiesto di andare a Taranto quest’estate, per conoscere la sua compagna. Manco da Taranto da tempo immemore: da quando è morta nonna non ci vado più volentieri, e silenziosamente penso anche che mi porti sfiga.

Solo un mese fa ho ricevuto una notizia che ha cambiato la consapevolezza della mia storia personale. Dalla nascita nella città del porto fino ai 3 anni, allo sradicamento senza ritorno – quando Roma è diventata la mia città – sono cresciuta con i nonni, non con i miei genitori. Mamma lavorava di giorno, papà lavorava a Roma. Non lo sapevo, ricordo poche cose della mia primissima infanzia: un trauma privo di grazia che non racconto volentieri e un vago ricordo di disgusto di fronte al cibo.

Blog letterario

Firenze

Odiavo andarmene dalle città, a Taranto stavo bene all’inizio, questo lo ricordo. A Roma sono stata divinamente fino a 9 anni, poi il trasferimento a Firenze. L’allontanamento meno spiacevole fu proprio da Firenze, ci avevo trascorso gli anni peggiori della mia vita. Di nuovo a Roma, e un anno a Madrid – stavolta l’avevo scelto. Cerco di non pensare più a Madrid, perché quando mi capita sento qualcosa alla pancia, dire nostalgia è troppo poco, è come sentire un pezzo di pancia che manca. Ho imparato a non sentire nessuna mancanza e, anche da magra, tengo sempre un po’ di pancia in avanzo per riempire determinati vuoti.

ricordi di Madrid. Statua di Valle Inclàn

Qui ero vicino alla statua di Valle-Inclàn, Madrid

Leggi Cronaca di una convivenza. Il male oscuro della depressione

Dal vecchio blog Noi e la studentessa Erasmus

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