23 Ott

Cronaca di una convivenza indipendente

Cronaca di una convivenza indipendente

Da un po’ di tempo non siamo più un unico individuo bifronte con un grande stomaco, una sola testa e un pacco di ore da spendere insieme ogni-millesimo-di-secondo. No. Da qualche tempo abbiamo la grazia di pensare ciascuno per sé, di mangiare ognuno con il proprio criterio e di usare le ore libere come più ci piace. Non è esattamente quello che si consiglia a una giovane coppia, ma sarebbe un avvertimento graditissimo.

1) (Lui non ha fatto come me, ma) sono riuscita a dimagrire dopo gli eccessi dei primi due anni. Ero diventata gonfia e cellulitica. Quello che mi dispiace, non per estetica (per la salute), è che lui sia rimasto un po’ pancione, ma non posso incolparmi se mangia i cornetti al bar e la pasta a pranzo.

2) Ho lasciato l’abitudine di chiedergli sempre un consiglio ed è stato proprio grazie a lui: “Tra un po’ mi chiederai pure quanta carta igienica usare in bagno…”.
La mia arte di chiedere consigli non è svanita, ma si è ridimensionata.
(Chiedere consigli è un modo per non avere responsabilità sui miei sbagli e soprattutto per cercare di capire cos’è giusto fare: cosa il Padre Eterno vorrebbe che facessi, non tanto cosa vorrebbe questa o quest’altra persona… è difficile da spiegare a chi non ha fede).

3) A parte le trasferte africane di Daniele, a Roma eravamo davvero una cosa sola: se uscivamo con i suoi amici eravamo insieme, se uscivamo con i miei amici eravamo insieme, se andavamo a cena dai suoi genitori andavamo insieme, se andavamo a pranzo dai miei genitori andavamo insieme.
Ora è tutto più flessibile. L’amore c’è in abbondanza ma la simbiosi si sta allentando. (Adoravo quella canzone di Meg).

 cronaca di una convivenza

Così, ieri sono partita per Milano da sola con la speranza di incontrare Isabel Allende. Roma Milano per una foto. Una fotografia con Isabel, che comincia ad avere un’età. Ma la nipote di Salvador Allende era con il polso fasciato perché aveva firmato troppi autografi nelle prime tappe del tour mondiale del suo Amante giapponese. Ho chiesto alla giornalista che presentava e non c’è stato modo: era scappata. Però è stato bello, ci ha fatto tanto ridere. Anche lei odia le ragazze troppo belle. Ha un senso dell’umorismo eccezionale. Quello che mi servirebbe adesso. Perché poi non fare più parte di un umano bifronte non è per forza positivo. Ti può venire da piangere da un momento all’altro. Ho sbagliato tante cose nella mia vita: per questo amo i consigli degli altri.

Ornella Spagnulo

09 Giu

Cronaca di una convivenza ad Assisi e invito

Il libro è uscito da quasi un mese ma poverino è stato presentato solo una volta, per cui vado in giro come se non fosse niente. Le notizie però viaggiano veloci e qualcuno già mi presenta come una poetessa basandosi sulla fiducia, e a me non dà fastidio, anzi. Ho come un’ansia, la paura e la voglia di cambiare tutti i mesi e gli anni di anticamera e di scrittura privata con qualcosa di più luminoso. Per andare via da pensieri simili, il weekend scorso siamo stati ad Assisi.

Appena arrivata ho ribattezzato questo luogo la mia seconda patria, lodando la città di San Francesco, la patria della pace gemellata con San Francisco, Betlemme e Santiago di Compostela. Avvicinarsi ai luoghi sacri – la tomba, l’eremo, la Porziuncola – ha certo allontanato tutti quei fantasmi (l’avvio e la perdizione: l’avvio di cosa? E la perdizione verso dove? So le risposte ma sono troppo timida per volerle dire). Ma non mi ha risolto. Partendo, sono stata presa da alcuni demoni. Forse, perché il mio io non se ne voleva andare più.

La stanza era piccolissima e mi piaceva così. Il ristorante chiudeva la cucina alle 21:30, come se fossimo in un monastero meno rigido degli altri (o in un ristorante dagli orari assurdi). Sembra che il popolo di Assisi non metta molta cura nella preparazione dei piatti. A parte gli affettati, i salumi e i tartufi, la pasta era tremendamente scotta, la panna ovunque e i dolci così tanto dolci da farti sentire in palese colpa per averli scelti. Io, peccatrice come Ciacco.

Eppure, tutto quello che avevo chiesto a questa vacanza si è avverato. Per due giorni non ho pensato al libro, per due giorni mi sono sentita in nascita e ritrovata. Il punto più bello è stato l’Eremo delle Carceri, con la scritta “Silenzio. Rispetto. Decoro.”

Assisi blog

Vorrei portare un po’ di decoro nella mia vita, ma venti, acque agitate, nervi tesi la perturbano: non sono arresa, sono solo impreparata. Torneremo nell’armonia francescana, ad Assisi. Prima, non mi resta che provare a fare tesoro della pace mentale appendendo in salone una delle sue preghiere e nell’ingresso la scritta “Pace e bene” su una mattonella colorata. Che sia preghiera e comandamento.

INVITO

L'avvio e la perdizione Saturday Night

Mangiaparole sta a pochi passi dalla fermata della metro A Furio Camillo, a Roma.

Ci sarà Giuseppe Dolce, cantautore, ci sarò io, se tutto va bene, ci sarà un piccolo aperitivo, ci sarà Mangiaparole, questo caffè letterario romano, ci sarete voi? Sabato 13 giugno dalle 20 in poi: reading poetico e musica.

Ornella Spagnulo

26 Ott

Realtà n. 16

Quello che ci si aspetta da me litiga con quella che voglio diventare, e in mezzo ci sta quella che sono. Ci si aspetta che io sia mezza matta e che pulisca bene casa – che sbagli a pronunciare le parole corrette nel momento più inopportuno, che legga di tutto, che faccia l’amore, che risponda al telefono ogni volta che squilla. Ma sta di fatto che stamattina ho lasciato il cellulare a casa e sopravvivo lo stesso, che le pulizie mi riescono bene solo se le isolo e le circoscrivo (‘oggi il bagno, domani il salone, quando possibile lo studio’…), che preferisco i libri con i caratteri stampati grossi per non affaticare troppo la vista, che non sto facendo l’amore per un problema di cistite acuta o non so cosa sia, che comincio a saper dire le cose nel giusto momento e…miracolo! Che io non sia più tanto pazza come un tempo.

 

Riportare i piedi a terra è necessario quando si ama. Anche la più piccola parola inutile può pesare più della muraglia cinese. E sì che in Cina non ci sono mai stata, né mi attira. Vorrei andare a New York, in Turchia e in Egitto. Ma nell’ordine vorrei andare prima di tutto in Egitto, poi in Provenza, in Norvegia a vedere i fiordi, poi vorrei fare vacanza in Australia per vedere i canguri e le pianure immense, poi vorrei portare la macchina fotografica con me e non fare nemmeno una foto.

 

Se ci si diverte, non si pensa a fotografare. Comunque, al di là di tutto, sono una donna e questo mi costringe a qualcosa, sì va bene il femminismo e i ruoli che sono cambiati – e la saga delle conquiste decisamente modificata: ora la donna parte all’attacco – ma guarda un po’ io resto a casa a cucinare e lui sta tutto il giorno fuori a cacciare animali, l’equivalente del lavoro, per noi, e non è che mi pesa questo ma sento la solitudine dentro le ossa e sembra che vivo per quei dieci minuti, la sera, quando mi dice belle frasi e mi coccola.

 

Solitudine, fra l’altro, che tempo fa ho cercato con le mie mani, ho affondato le mani nel mio corpo, nel mio cervello, stando sola ho ritrovato un contatto con me. Allora ho cominciato a dire le parole giuste al momento giusto. Ma sempre rimpiangendo quella sbadataggine e quella libertà che mi caratterizzavano – come di una farfalla senza rete, che sfugge e si colora e poi, a un tratto, muore.

 

Stasera si cena dalla mamma del fidanzato con i cugini. Se avrò tempo porterò una macedonia. Ho preso le spezie dal Commercio Equo e Solidale: cannella e altro. La cannella sarebbe l’ideale ingrediente insolito per una macedonia. L’ho già sperimentato una volta.

macedonia

 

Il mio tempo per me è finito. Tra mezz’ora verranno a passare il silicone sugli infissi. Lo studio attualmente è uno sgabuzzino e mi piange la coscienza. Tra non molto, al posto di tutte quelle cianfrusaglie, ci saranno una grande scrivania e due computer. È piccolo ma c’è una specie di finestra che dà sul salone. E io, almeno un po’, riprendo a curare anche il mio corpo e i rapporti sociali. C’è questo lento proposito di diventare più buona. Ma solo per sentirmi meno sola.

 

Il fidanzato dice che non vorrebbe andare a lavorare per stare tutto il giorno con me. Lo amo.