23 Nov

Cronaca di una convivenza. Il bilancio di un anno e i soliti stivali

blog letterariAvevo interrotto di nuovo l’aggiornamento di questo status continuo di relazione, casa, persona, perché il tempo non mi bastava per fare tutto, in particolare c’è stato il passaggio ufficiale dal primo al secondo anno che, al di là di una cerimonia accademica a cui poi non me la sono sentita di andare (c’era tutto un complicato sistema di assegnamento dei posti e se non arrivavi in tempo eri costretta a seguire l’evento da una stanza attigua con la proiezione del video), c’era, in soldoni, da consegnare la prima parte della tesi. Il primo anno del dottorato se n’è andato come rincorso da una strega su una scopa. Se scelgo di dire la verità, l’altr’anno non è stato un grande anno, per me. Ero rintronata, letargica, in sovrappeso. Ma quest’anno sembra partito meglio. Sono attiva, meno letargica, meno in sovrappeso. Cerco di rinunciare ai carboidrati e soprattutto evito di cucinare le torte. Anche Daniele è dimagrito. Ieri mi ha detto, stupito e illuminato: “Mi sembra che stiamo mangiando poco”. Nel weekend, però, trasgrediamo di più, e ora c’è l’invito a casa dei miei genitori, ora c’è l’invito dai suoi, alla fine se non si mangia la pasta si mangia qualcos’altro, un dolce, una buona schifezza, e così le tossiche particelle che trasportano i grassi e le calorie si depositano, e per noi che non corriamo e che non facciamo sport, non ci sono moltissimi modi di eliminarle.

Oggi ho fatto un’azione poco ortodossa. Due anni fa ho raccontato in questo blog di come una delle nostre due porte vicine fosse solita occupare parte della scalinata con un suo paio di stivali. Due anni fa, presa da un impeto di ribellione, una volta avevo spostato gli stivali da una parte della scala all’altra parte della scala. Risultato: nessuno, però mi ero divertita. Oggi, tornando piena da casa di mamma e papà, per fortuna a piedi, e memore di quando, mia madre, sempre molto tempo fa (oggi sono in vena di reminiscenze), mi disse: “Che maleducazione lasciare gli stivali sul pianerottolo!”, riferendosi evidentemente a una delle vicine, ho pensato a un piano, e l’ho anche messo in pratica. Ho preso un mio paio di scarpe da ginnastica rosse e le ho messe vicino agli stivali, sullo scalino. Poi mi ha chiamato Daniele, che era andato a pranzo da un amico a Centocelle, e ovviamente gli ho confessato la marachella. “Cos’hai fatto? Toglile subito!”, io ero in pigiama perché stavo facendo la siesta e ho replicato: “Dopo lo farò”. Rientrando, ha riportato le mie scarpette da ginnastica a casa. E penso che crescendo, un certo impeto anarchico non me lo toglierà nessuno.

cronaca di una convivenza

01 Dic

Poco prima di Natale

Abbandonata qui –

non credevo che mi sarebbe tornata

la musica,

 

non credevo di poter dire

qualche altra cosa in versi

 

(oltre quello che ho già fatto

di strano)

 

poco prima di Natale.

 

Ma se le campane suonano

anche per molti non udenti

 

forse il mio essere cieca

all’amore

 

(e al bene nelle sue mille forme)

 

finirà – sta per finire – chissà.

 

A tutti è data un’ennesima

manche (neanche fossimo

al gioco dei quizzoni);

 

e magari il vicino

ci sorprenderà con un gesto solidale,

di vicinanza utopica, di sodalizio reale!

 

No, non mi aspetto tanto,

neanche prima di Natale.

 

19 Nov

Pensiero n. 23

Ci sono altri misteri da raccontare. Il vicinato: la vicina con gli stivali – li lascia sempre davanti alla porta, con il sole e con il freddo; non so che usanza sia, tenere le scarpe fuori dalla porta. E la farmacista senza laurea – non c’è una legge che vieta l’esercizio della professione, come gli avvocati, i professori e i commercialisti?

 

Perché mi sveglio a giorni alterni con gli occhi arrossati? Non dovrebbe essere allergia perché spolvero la stanza quasi tutte le sere. E perché la doccia non fa uscire l’acqua calda? L’acqua è bollente da tutta la casa, ma nella doccia no.

 

Abbiamo trovato tanti oggetti in garage, tante foto e tante documenti. I figli e i nipoti dei vecchi proprietari della casa non avevano nessun interesse a raccogliere questa parte di eredità? Non gli interessava tenere le fotografie dei genitori – o dei nonni – dentro un’anta insieme a tutte le altre fotografie?

 

Dovevamo capitare nella casa proprio nel momento della ristrutturazione esterna della palazzina? Oggi ho pagato 732 euro ed è solo la seconda rata. (Ma questo non è un mistero, è solo sfortuna).

 

Guardando bene la porta tanto aspettata, ci si accorge che è di un colore del tutto diverso rispetto alle altre porte. Forse il falegname è daltonico o discromatico?

 

Ma il grande mistero è come sia possibile che, in un solo anno che ci conosciamo, il fidanzato e io troviamo tutto questo così normale. Un anno è poco, non basta per conoscersi – direbbe qualcuno. Invece viviamo con tranquillità questo ulteriore avvicinamento. Come se fosse scritto – o detto – o voluto da qualcuno, dai noi di prima, dai noi del futuro.

Nella mia vita non avrei mai pensato di convivere – non avrei neanche creduto che sarei stata amata. E tutt’intorno a me, le persone accettano questo cambiamento, e vengono a cenare da noi senza sbattere ciglio. E io, anche se dormo, anche se faccio sonni più tranquilli in confronto a un anno fa, perché non mi succede più di perdere una notte a settimana per colpa dell’insonnia e di mille pensieri – e di mille distrazioni -, zitta zitta mi stupisco, e mi abbraccio a lui, e trovo pace.

 

L’unico spauracchio che spaventa le notti è il pensiero che a volte mi prende: la paura della morte. La felicità, è colpa della felicità, è che dalla vita ho quello che voglio. In questo momento. A parte il lavoro e dei soldi in più.

 

(Weekend molto vissuto, sabato pomeriggio a piedi da piazza del popolo a un bar oltre il Tevere – tè neri, pasticcini, un cappuccino decaffeinato per me e un Campari per il fidanzato – insieme a una coppia di miei vecchi amici. Domenica cena con amici di lui e venerdì spettacolo teatrale.)

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